Illudere gli studenti è giusto ?

Stavo discutendo di Invalsi sui forum del fatto quotidiano e sono capitato in un tread dove si discuteva delle “valutazioni personalizzate” ovvero:

eppy •
Quale è il difetto delle prove invalsi? Tanto per cominciare: le prove sono uguali per tutti. Secondo il nostro ordinamento, però, i gradi di apprendimento si
fissano preventivamente e sono diversi non solo tra indirizzo e indirizzo ma anche tra scuola e scuola dello stesso indirizzo. Stabilire obiettivi e finalità disciplinari spetta al docente o eventualmente ai dipartimenti interni a ciascuno istituto. Per fortuna , non c’è ancora un Ministero della Cultura Popolare unico erogatore di obiettivi competenze e conoscenze (fino a quando?). Le prove standardizzate, dati i loro scopi prevalentemente classificatori e discriminatori, sono degli ottimi strumenti selettivi.Sono, invece, scadenti strumenti formativi.Difficilmente, infatti, esse possono rispondere del tutto agli obiettivi
che i docenti si propongono di raggiungere in una specifica situazione.Invece la costruzione di prove riassuntive fatte “in casa” viene fatta in funzione di una situazione specifica, senza pretesa di
confrontabilità. Con gli insegnanti che se ne occupano e con gli studenti ad esaminare i propri risultati.

E’ microeconomia e la si vuole passare per macro. Ma crediamo davvero che il PIL misuri il benessere del paese?

La migliore valutazione per una scuola è il numero di iscrizioni all’anno successivo. Se si contrae il numero degli alunni la scuola potrebbe essere accorpata ad altre. E gl iinsegnanti perdere il loro posto. Questo è l’unico feedback valido. Vi basta? .

e le risposte

b-luca -> eppy • 6 ore fa
difatti invalsi NON e’ uno strumento formativo e’ uno strumento per misurare il trasferimento di alcune competenze di base e trarre delle conseguenze sulla qualita’ della scuola e dell’insegnamento. misura gli insegnanti e la scuola non certo i ragazzi.

barbara cinel -> b-luca • un’ora fa
Non misura gli insegnanti e la scuola: ha come compito quello di standardizzarla eimpoverirla di creatività.

Shevathas -> barbara cinel • 27 minuti fa
… eppure non vedo la richiesta di medicina creativa, meccanica creativa, ingegneria strutturistica creativa, in opposizione alle versioni accademiche banali e noiose.

Shevathas eppy • 8 ore fa
***i gradi di apprendimento si fissano preventivamente e sono diversi non solo tra indirizzo e indirizzo ma anche tra scuola e scuola dello stesso indirizzo.***

Quindi un 100 a milano non ha lo stesso significato di un 100 a palermo. Cosa che depone alquanto a favore dell’attendibilità dei voti scolatici nell’indicare precisamente quale sia il livello di preparazione raggiunto dall’alunno…

barbara cinel ->  Shevathas • un’ora fa
No. Semplicemente un ragazzo di una famiglia che non offre stimoli culturali o di una famiglia problematica che non gli dà serenità di studio, avrà talune difficoltà che percorsi individuali possono far superare . Nel valutare una sua verifica io devo tener conto del punto di partenza (difficoltà iniziali e familiari) e di quanto ha lavorato per il suo punto d’arrivo e misurare l’effettivo impegno valorizzando il suo sforzo in relazione a quello di un compagno che, invece, è costantemente aiutato a casa. Certo che a sentire gli ignoranti di questo post (nel senso etimologico di chi non sa) pontificare su elementi di cui è chiaro non conoscono nulla, è una pena infinita!

p_iq -> barbara cinel •  un’ora fa −
sento tanti insegnanti fare di questi discorsi e non capire quanto sono campati per aria. Non si possono valutare più dimensioni (la conoscenza della matematica e l’impegno profuso nello studio) con un solo indicatore (il voto in matematica). Altrimenti il voto non serve più a nulla e non consente di discriminare chi la matematica la conosce da chi, per quanto si sia impegnato non la conosce.
Valutare l’impegno è giusto, ma sia una valutazione separata: 7 in impegno e 4 in matematica non possono e non devono diventare un 6.
Oppure utilizziamo un bel test standardizzato, come, per esempio, il vostro odiato invalsi…

eppy -> Shevathas • 7 ore fa
Aridaje…se per questo anche il 6 in una stessa classe può avere significato diverso.
Se si cerca un’attendibilità scientifica si va proprio fuori strada. Non ci sono le condizioni (prego riguardare il metodo) per definire scientifica la valutazione scolastica.

Ma si insiste come se stessimo a misurare la durata di vita di una lampadina o la lunghezza di un tavolo.

Shevathas -> eppy • 7 ore fa
Allora definiamola semplicemente inattendibile e aboliamola del tutto, semplice no.
Poi però non lamentiamoci se i privati preferiscono valutare loro le competenze dei candidati all’assunzione e qualche brillantissimo 130 e lode viene lasciato a terra.

 

che offre interessanti spunti di riflessione. Ovvero se la valutazione scolastica è slegata dal quantitativo di competenze e capacità acquisito dall’allievo quanto potrà essere considerata attendibile da un esterno? Pierino ha 6 in matematica, è uno studente medio (impegno 6 capacità 6), uno studente brillate che non si impegna (impegno 4 capacità 8) o una capra che lavora tanto e che non leva un ragno dal buco (impegno 8 capacità 4) ? Uno studente che si lamenta che nonostante il 110 e lode all’università, magari in scienze della fuffa applicata o in aria fritta teoretica, riceve solo proposte per pulire i cessi è uno studente con capacità 110 oppure uno che si impegna tanto ma taaanto, ma taaaaanto che però non riesce a capire una frase che contiene più di 8 parole?

Logico che se la valutazione scolastica non è attendibile gli altri cercheranno altri sistemi per stimare la qualità di un potenziale candidato. Spesso ci si lamenta che prima un 110 e lode spalancava le porte, oggi invece sembra non venga considerato, senza fermarsi a riflettere che ieri il 100 e lode mediamente lo prendeva, cifre a caso, il 5% dei più preparati e magari qualche capra iperaccozzata, cioè era un marchio di qualità abbastanza affidabile, oggi lo ricevono tutti. E, a parte l’aver trasmesso N Joule di calore agli arredi scolastici, certifica ben poco.

Come avevo già scritto questa situazione paradossalmente penalizza principalmente i bravi con poche risorse, proprio quelli che, puntualmente, si racconta di voler aiutare.

E secondariamente se Tizio è una capra fatta e finita ha senso illuderlo facendoli credere di avere certe competenze, solo perché si “impegna”(1).

Ha  senso illuderlo? ha senso stabilire che la scuola debba riconoscere “l’impegno” qualsiasi cosa questo significhi quando il resto del mondo più che l’impegno riconosce il risultato? Credo che la risposta debba essere negativa: se hai una manchevolezza e sei consapevole di questo cerchi di attivarti per risolverla oppure cerchi strade alternative. Sono una pippa a calcio, provo qualche altro sport o qualche altra carriera diversa dalla carriera sportiva. Se invece vieni convinto di essere più meglio di pelè, di maradona, di messi, di meritare di giocare in champions e per quel motivo non hai bisogno di migliorarti,  poi lo svegliarsi al provino cui vieni scartato è molto doloroso, molto.

E, lo svegliarsi al provino reale, è quello che spesso capita agli studenti convinti di essere bravissimissimi, perché usciti da scuola con voti mediamente alti, che si trovano ad affrontare un esame serio dove non ci sono i professori che fanno aiutini… Per rendersi conto del trauma che ricevono basta leggere i vari forum dove si dibatte del numero chiuso…

(1) Diciamoci la verità, quello dell’impegno era la foglia di fico usata nei consigli di classe per promuovere gente che, secondo giustizia, avrebbe meritato un sacrosanto calcione nel didietro e l’avvio verso percorsi professionali maggiormente consoni al livello culturale. “Non ha brillato ma si è impegnato” suona meglio di: “se non lo promuoviamo l’anno prossimo perdiamo una classe”.

Usare la scuola per diffondere ignoranza

Un popolo ignorante è più facile da governare

Questo slogan trito e ritrito salta fuori ad ogni puntuale protesta del mondo della scuola, studenti, docenti, talvolta genitori, tutte le volte che si parla di riorganizzare, tagliare oppure valutare (l’invalsi figlio del demonio). È una frase vera; l’ignorante lo illudi con due trasmissioni televisive e qualche discorso vacuo infarcito di termini scientifici a supporto di una presunta cura miracolosa, si veda il caso stamina. Il mondo della scuola paradossalmente si è piegato alla richiesta della politica creando un popolo di ignoranti, e peggio di ignoranti irrecuperabili, ignoranti convinti di essere dei grandi dottori, dei nobel, e scandalizzati se qualcosa o qualcuno, fosse anche un freddo computer(1), mette in discussione tale lapalissiana verità. Come ha soddisfatto la richiesta di creare un popolo di ignoranti la scuola? Semplicemente ha preso degli slogan principalmente del ’68, alcuni tutto sommato giusti, e gli ha stravolti affinché gli studenti non solo rimanessero ignoranti ma anzi perdessero consapevolezza della propria ignoranza illudendo loro di essere dei grandi dottori.

Nessuno deve rimanere indietro. invece di interpretarlo come “bisogna fornire agli studenti meno fortunati il supporto affinché abbiano la possibilità di mettersi alla pari” è stato declinato come: “bisogna andare alla velocità del più lento” e pazienza se si saltano parti di programma. Peccato poi che gli esami, reali che poi pone la vita, si basino su tutto il programma e non solo sulla misera parte fatta a lezione. Il brutto è che te ne accorgi dopo che in realtà nessuno è rimasto indietro perché siete tutti indietro. E il resto del mondo è andato avanti.

Diritto al successo formativo. Altro slogan bellissimo ma che invece di venire interpretato come “diamo la possibilità a tutti di formarsi, diversifichiamo l’offerta formativa proponendo il liceo, l’ITS e i corsi professionali” è stato tradotto con un più semplice “diamo otto a tutti”. Questo comportamento accontenta la maggior parte dei ragazzi, tranne forse qualche secchione irrecuperabile che vorrebbe imparare, la maggior parte dei genitori, fa felice il dirigente scolastico perché la scuola non perde alunni e riduce alquanto, ai docenti, le polemiche con i genitori. Generalmente un genitore insoddisfatto perché il pargolo a scuola fa poco non è polemico e violento come qualche altro convinto di avere Einstein come figlio e scandalizzato dal fatto che uno zotico di docente di matematica abbia osato dare un 4 al pupo.  C’è anche da dire che dando otto a tutti i danni, di tale comportamento, verranno rivelati solo quando il pargolo non è più a scuola ma va ad affrontare esami veri ove verrà misurato e valutato, come le preselezioni universitarie o i colloqui di lavoro. 

Sembra che Euclide, alla richiesta di Tolomeo I riguardo ad un modo facile d’apprendere la matematica, avesse risposto “Non c’è una via reale alla geometria”

La cultura deve essere facile. No, deve essere facile l’accesso alla cultura, biblioteche, scuole, libri… l’apprendere è un lavoro che può essere faticoso ma se si vogliono raggiungere risultati bisogna lavorare. Non esistono scorciatoie o vie reali per apprendere le cose, cari studenti, dovete metterci del vostro. Il facilitare l’apprendimento abbassando il livello di difficoltà e contrabbandando per alto livello un livello medio basso significa solo dare alle persone una illusione di competenza. Illusione che quando viene spezzata, ad esempio da una preselezione per l’accesso al corso di laurea in medicina oppure da un ipocrita “le faremo sapere” ai colloqui di lavoro, causa un bel po’ di bruciore nelle parti basse…

Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza [A. Gramsci]

La cultura non si misura. Quella invece è una grossa stupidaggine: la cultura non si misura, vero, ma si valutano e si misurano le competenze e le capacità che la cultura ti deve fornire. Si può valutare quanto sei in grado di compiere ragionamenti logici e discernere fra sillogismi corretti ed errati, quanto sia capace di distinguere in un gruppo di quattro parole il sostantivo dagli altri tre verbi(2). La cultura non si può misurare direttamente ma si possono misurare facilmente gli effetti. In termini informatici si potrebbe dire che non si misura il processo ma si misura l’output. Peccato che le persone di cultura si scaglino veementemente contro qualsiasi tentativo di misurare l’output fosse anche quello approssimativo e grossolano dell’invalsi(3).  Da notare che i sindacati della scuola, proprio quando si parla di valutazione, si concentrano sul processo, su quante ore si usano per fare questo o quello ma non si curano della valutazione del risultato del processo, risultato che a vedere i test ocse giustificherebbe una decimazione del corpo docente.  Cioè se il docente sta X ore alla settimana in classe, Y ore alla settimana a casa a correggere i compiti e Z alla settimana ore a lavorare per la scuola(4)   è stato bravissimissimo, anche se i suoi studenti ritengono, senza ombra di dubbio, che: siccome tutti i gatti sono mortali e socrate è morto allora socrate miagola…

Fossi un aristocratico, ma di quelli tosti, quelli che hanno tutto l’interesse che i figli del popolo rimangano ignoranti come capre farei in questo modo:

  1. Chiunque deve avere diritto al successo quindi la scuola deve diventare facile, ad esempio per avere 10 in matematica basterà conoscere le equazioni di primo grado e se quelle sono troppo difficoltose il programma si abbasserà alle tabelline. Per avere la sufficienza basterà saper contare fino a 10.
  2. Niente esami e nessuna valutazione di studenti per evitare loro stress da prestazione e dei docenti perché impossibile, aboliti i voti e fra i diversi ordini di scuola esami facilitati nei quali chiunque possa venire promosso. A 19 anni tutti avranno il titolo garantito, e poi pazienza se firmeranno con una X.
  3. Chissenefrega di materie obsolete e astruse come scienze, latino, matematica. A scuola dovranno essere svolte materie moderne, alla moda o utili nel caso si sia selezionati per il grande fratello come blogghing, ecologia consapevole solidale, ikebana oppure comunicazione attiva. Per avere 10 in informatica sarà sufficiente riuscire a comporre un numero con un cellulare moderno. Per la lode invece è richiesto di riuscire a salvarlo in rubrica.

Tempo 10 anni e si otterrà una generazione di gente che farà sembrare ottusangolo e pierino la peste dei nobel.

(1) Polemiche sul concorsone, polemiche sull’Invalsi, polemiche sulle preselezioni universitarie. In pratica qualsiasi sistema di misurazione, per quanto grossolano possa essere, delle competenze e delle capacità acquisite, abbastanza oggettivo e difficilmente “taroccabile” ha generato infinite polemiche.

(2) Una domanda del concorsone era: dire quale fra le quattro è la parola che non c’entra nulla con le altre tre. E le parole erano leggere, rosticcere, sapere, cuocere.

(3) Per come è strutturato non consente di poter randellare sui denti ne il singolo docente e neppure la scuola…

(4) Ovviamente X+Y+Z >= 168

La meritocrazia favorisce anche le classi basse o si limita a discriminare ?

Fatto: un liceo, che ha ricevuto più domande di iscrizioni di quante ne poteva soddisfare, ha deciso di selezionare gli studenti che potranno iscriversi mediante un test di valutazione delle capacità, principalmente in italiano e matematica. E questo ha scatenato la solita ridda di polemiche, fra le quali una delle più gettonate era: “la meritocrazia è male perché discrimina le classi più povere, un ricco può eventualmente pagarsi le ripetizioni mentre un povero che ha fatto una pessima scuola no“.

Affermazione apparentemente condivisibile; la scuola dovrebbe livellare e mettere il povero figlio dell’operaio al livello del ricco figlio del dottore, e il test lo discrimina in quanti il ricco, come è naturale, avendo più risorse può riparare agli errori di una pessima scuola media. Se si esamina attentamente la frase c’è una assunzione alla base: la scuola media è stata pessima e, mentre il ricco può riparare, il povero no e rimane condannato.

Ma a discriminare non è il test del liceo, la causa di discriminazione è una pessima scuola o elementare, o media, o entrambe. Eliminare il test del liceo è una falsa soluzione, la soluzione reale sarebbe migliorare la scuola, o meglio , fare in modo che la scuola funzioni, che faccia il suo lavoro: insegni agli studenti. E questo significa anche allontanare da scuola i docenti non in grado di svolgere il loro lavoro. La meritocrazia verso gli studenti si riflette nella meritocrazia verso le scuole e verso i docenti, e a molti docenti questo non piace(1).

Ai polemici contro la meritocrazia giova ricordare che tutte le volte che finisci in mano ad un incompetente è anche colpa di chi, in spregio alla meritocrazia, ha deciso di promuoverlo nonostante non avesse le competenze che il titolo di studio implicava.  Anzi se si da il titolo di dottore anche agli incompetenti, il titolo di dottore non darà più garanzia di competenza(2).

Seconda cosa: il mondo del lavoro è abbastanza meritocratico; a nessuno piace dover pagare per l’incompetenza altrui(3) e chi può pagare spesso sceglie il più competente che può permettersi, chi non può pagare deve accontentarsi di quello che passa il convento (e che può essere molto indigesto).

Immaginate di essere il direttore di una clinica per ricconi, gente che può permettersi di far cause con il supporto di avvocati nutriti con carne umana, gente confronto alla quale “lo squalo” è pericoloso quanto una sardina affumicata. Chi assumete e mandate ad operare, il figlio del cugggino promosso perché la meritocrazia è male oppure qualcuno che è stato valutato ed è di cui è stata verificata la competenza ? Ovviamente il competente andrà ad operare e il figlio del cugggino, anche se accozzato, avrà qualche ruolo altisonante e vacuo (direttore della divulgazione medica interna) nel quale  potrà fare pochi o nulli danni.  Se invece il figlio del cugggino non ha sufficienti accozzi magari finirà assunto in qualche posto pubblico (mica possiamo discriminare gli incompetenti) a massacrare poveracci.

Se non si viene selezionati dalla scuola (o dall’università) spesso si finisce selezionati dal mondo del lavoro. Prima o poi, a meno di non avere a disposizioni eredità pesanti(4), una selezione la si trova.

Quindi, ad esempio, una seria meritocrazia che impedisca agli incapaci di accedere alla sanità od alla scuola, si traduce nella possibilità per le classi basse di avere validi medici e validi docenti, invece che pessimi medici e pessimi docenti. E ciò è un ovvio vantaggio anche per le classi povere, però tale vantaggio si ottiene segando le persone con le preselezioni in medicina, segando i docenti con i concorsi, usando la meritocrazia ed allontanando chi non ha il merito.

Se si vuole avere roba selezionata bisogna fare selezione, se non si vuol fare selezione qualcuno, spessissimo chi non ha i mezzi per fare lui la selezione, un ricco può ricorrere a lezioni private o andare in cliniche private, rischia di trovarsi roba non selezionata. E quella di prima è banalissima logica aristotelica.

(1) Spiace dirlo ma molti, in italia, son finiti ad insegnare perché non riusciti a trovare altri lavori. L’insegnamento era un ripiego, e questi, in un sistema realmente meritocratico, verrebbero spediti ai margini.

(2) Basta vedere il numero di disoccupati laureati per rendersene conto.

(3) Si, talvolta gli incompetenti accozzati vengono assunti allo scopo di ricevere favori politici oppure altri vantaggi. Ma spesso vengono anche posti in posizioni nelle quali possono fare pochi danni.

(4) Si, piersilvio e bla bla bla… ma esistono anche casi di nobiltà decaduta.

Una scuola non selettiva favorisce i poveri ?

ovvero di come una scuola non selettiva neghi al povero la possibilità di migliorare il suo stato sociale.

Sul fatto si discuteva della proposta di Giavazzi ed Alesina, ripresa poi da Trento, di alzare le rette universitarie, aggiungendo un sistema di borse di studio per incentivare i meritevoli e di rendere l’università maggiormente selettiva.

Alla proposta è partito il solito codazzo di proteste: diritto alla cultura… costituzione… il figlio del povero operaio sfruttato… l’ascensore sociale sbroc. sbroc.

In realtà quello che impedisce al povero figlio dell’operaio di salire, se capace, sull’ascensore per arrivare ad un piano più alto di quello di partenza è proprio una scuola non selettiva ed una università iperfacilitata che regala titoli a tutti.  Si immagini il titolo di studio come un “certificazione di qualità”;  la persona che ha quella  certificazione ha delle capacità garantite, ad esempio, nel caso di quelle informatiche, l’attestato di certificazione dimostra che la persona che l’ha conseguito conosce ed è in grado di utilizzare professionalmente la tecnologia oggetto della certificazione.

Immaginiamo adesso che la ACME  conceda certificazioni di qualunque tipo a chiunque le paghi. Che valore avrebbe una certificazione ACME ? A parte il certificare che ti puoi permettere di pagare la ACME, praticamente nessuno.

Allo stesso modo se una scuola promuove cani et porci, chi deve assumere e cercare personale, visto che la ricerca del personale e i colloqui costano(1), scarterà in automatico qualsiasi diplomato in quella scuola.

Il ragionamento può  sembrare cinico ed antimeritocratico, ma in primo luogo chi deve assumere e chi mette i soldi ha tutto il diritto di scegliere le scuole che più gli aggradano; se nell’istituto X  su 100 diplomati 80 sono farlocchi, mentre nell’istituto Y su 100 diplomati gli incompetenti che conseguono il titolo sono solo 20, a qualsiasi azienda converrà esaminare prima i diplomati dell’istituto Y visto che un proveniente dall’istituto Y ha meno probabilità di essere un incompetente(2).

Questo per quanto riguarda i privati; nel caso del pubblico oramai il vizio di aprire finestre per far entrare gente è stato notevolmente ridotto.  La via maggiormente battuta è la porta principale del concorso pubblico. E se non sai, anche se hai il titolo rilasciato dalla scuola X, vieni scavalcato da chi ha studiato in scuole più serie.

Quindi a chi serve una scuola stile X che concede titoli a tutti ? solamente al ricco ignorante che si trova ad avere lo stesso in mano lo stesso titolo con lo stesso punteggio di un povero colto. Però il ricco può utilizzare altri sistemi per trovare opportunità di lavoro: conoscenze della famiglia in primis. Mentre un povero avrà si il titolo ma difficilmente, se il titolo è non selettivo, troverà serie opportunità di lavoro. E nei concorsi dovrà lavorare molto autonomamente per integrare la propria preparazione.

***

Vediamo adesso un esempio di una ipotetica azienda che deve assumere un dipendente; dipendente che obbligatoriamente deve avere uno specifico titolo di studio. Ci sono due candidati, il figlio, ricco, di un amico del direttore e il figlio di un operaio.  Il direttore, in caso di parità di titoli sceglierà il figlio dell’amico. Supponiamo che ci sia il 50% di possibilità di essere competente e il 50% di non esserlo, ovvero essere ignorante.

Caso A, scuola non selettiva, titoli a tutti siano essi competenti o ignoranti.
(P povero. R ricco, C competente, I ignorante)

[1A] RC vs PC –>siccome sia il povero che il ricco hanno lo stesso titolo e le stesse capacità, il ricco verrà scelto.

[2A] RC vs PI –> non c’è storia, vince il ricco.

[3A] RI vs PC –> siccome sia il povero che il ricco hanno lo stesso titolo, quindi non è palese l’ignoranza del ricco, il ricco in ogni caso avrà il lavoro. Poi che lo mantenga è un altro paio di maniche.

[4A] RI vs PI –> siccome sia il povero che il ricco hanno lo stesso titolo e le stesse (in)capacità, il ricco verrà scelto.

Nel caso A il povero sia esso meritevole o incompetente non ha possibilità di avere da subito il lavoro.

***

Vediamo adesso il caso B, una scuola selettiva, ovvero se sei ignorante non consegui il titolo.

[1B] RC vs PC –>siccome sia il povero che il ricco hanno lo stesso titolo e le stesse capacità, il ricco verrà scelto.

[2B] RC vs PI –> Non c’è storia neanche stavolta.

[3B] RI vs PC –>Il ricco non ha il titolo, quindi è palese l’ignoranza del ricco. Siccome il titolo è richiesto il ricco verrà scartato ed il povero verrà scelto.

[4B] RI vs PI –>Nessuno dei due ha il titolo, entrambi scartati.

***

Nel caso A il povero, sia esso competente o ignorante non ha possibilità di ottenere il posto da subito, potrebbe sperare, nel caso ricco incompetente, che questo venga scartato (o destinato ad altre mansioni) in un secondo tempo. 0% di possibilità per il povero, viene sempre scelto il ricco.

Nel caso B il ricco preparato ha il 100% di avere subito il posto. Il povero preparato ha il 50% di possibilità di averlo subito, se consideriamo equiprobabile che il ricco possa essere preparato o incompetente.  Gli incompetenti, siano essi ricchi o poveri, non hanno possibilità.

Abbiamo avuto un aumento del 50% delle opportunità per il povero meritevole a discapito del ricco non meritevole, che vede passare le sue possibilità di assunzione immediata da 100% a 0%.

Sì, nella meritocrazia ideale il ricco meritevole ed il povero meritevole dovrebbero giocarsela 50% a testa, purtroppo il mondo non è perfetto. Ma, a meno che non abbia una sfortuna degna di paperino, il povero meritevole non è detto che si trovi sempre contro ricchi meritevoli. Comunque per il povero meritevole passare da 0% a 50% di probabilità di essere assunto immediatamente è un aumento di possibilità non indifferente.

Conclusione: una scuola selettiva che blocchi i non competenti favorisce i poveri e meritevoli in quanto blocca i non meritevoli siano essi ricchi o poveri. Una scuola non selettiva, che promuove cani et porci, non favorisce i poveri e meritevoli in quanto occulta il loro merito (il titolo l’hanno tutti e quindi non è palese l’incompetenza).

Ecco perché considero utile il numero chiuso all’università e sono per i test preselettivi(3) per l’accesso ai corsi di laurea.

PS

Se il problema è semplicemente il permettere a chiunque di usare il titolo di dottore basta una legge che reciti:
Chiunque abbia superato il ciclo di istruzione elementare verrà proclamato “dottore elementare” e potrà a norma di legge usare il titolo di dottore e il dott. davanti al nome.

(1) Il personale che parla con voi del vostro CV è pagato dall’azienda, il tecnico che chiacchiera con voi di tecnologia e cerca di stabilire quanto ci sia di vero nel vostro CV è pagato, e spesso abbastanza, dall’azienda. E queste persone quando parlano con voi non stanno a fare, nel caso dei tecnici, il loro lavoro. Ecco perché i colloqui si concentrano solo sulle persone che hanno un CV interessante, non infarcito di pesanti buzzword e con esperienze reali dimostrabili.

(2)Un mio docente alle superiori aveva raccontato che nel periodo immediatamente successivo al  ’68, in molti annunci di lavoro era scritto: cercasi laureato in qualocosologia ed il titolo non dovrà esser stato conseguito nelle università A, B, C. Dove A, B, C erano le università che usavano il 18 politico e gli esami di gruppo.

(3) I promossi all’esame di maturità sono puntualmente più del 98% dei candidati. Se si escludono i privatisti la percentuale va oltre il 99%. Il vero esame di stato sono gli esami per l’accesso all’università.

Meritocrazia ci bolidi, ma in domu alena

“Meritocrazia ci vuole, ma in casa d’altri”.

Ogni volta che si parla di accesso all’università e di numero chiuso saltano su, immediatamente, i sindacalisti degli studenti a protestare conto un sistema falsamente meritocratico, contro i quiz e i test. Vediamo le obiezioni principali ed il perché sono farlocche.

Il diritto allo studio, la costituzione sbroc sbroc…

Allora la costituzione dice esattamente questo:

Art. 34.

La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Da notare che per i gradi più alti si parla di “capaci e meritevoli” e a rigor di costituzione anche la scuola superiore dovrebbe essere compresa nei “gradi più alti”.  Non c’è scritto che un asino semianalfabeta ha il diritto di andare all’università e di iscriversi in medicina (o in qualche altra laurea a numero chiuso). Anzi se le superiori funzionassero realmente gli incapaci dovrebbero venire segati direttamente nelle superiori.

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Tutti sono uguali, la costituzione (di nuovo) sbroc…  sbroc…

Bene, domani posso operarvi di appendicite?  No, non ho la laurea in medicina. No, non ho neppure studiato medicina.  No, non sono andato all’università. Mah a scuola in biologia avevo il 5, ma cosa ci vuole a tagliare una appendice dai, mia mamma dice che taglio divinamente l’arrosto… Cosa ci vuole, e poi non siamo tutti uguali come dice la costituzione ?

***

I test non valutano la motivazione sbroc… sbroc…

Vero, come parimenti è vero che i test valutano la preparazione pregressa e cercano di stimare quanto il candidato possa essere capace di studiare con profitto all’Università.  Se uno non è motivato o poco interessato poi nel caso mollerà dopo. Ma meglio far entrare un immotivato competente che un perfetto incompetente motivatissimo, caso poi alquanto improbabile: se sei motivato ti prepari e studi, se nonostante lo studio e la motivazione non riesci forse è che non hai le capacità per riuscire.

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I test non valutano l’impegno fatto per prepararsi sbroc… sbroc…

Altra motivazione farlocca; nella gara dei 100 metri vince chi taglia per primo il traguardo non chi si è allenato di più. C’è una certa correlazione fra il tempo passato ad allenarsi e i risultati ottenuti, ma la medaglia d’oro va, giustamente, a chi taglia per primo il traguardo, non a chi si è impegnato di più.

***

Ma i test chiedono italiano, filosofia, questo e quello e io ho non ho fatto quelle materie…

In realtà i test valutano i prerequisiti per affrontare quell’indirizzo universitario. Ci possono essere anche domande di cultura generale, che poi sono poche al più una o due su ottanta domande. Per il resto se si vuole conseguire un risultato ci si deve impegnare per raggiungerlo. Non è che se pretendo qualcosa lo stato e gli altri siano tenuti a darmelo.

***

Verdi non era stato ammesso al conservatorio…

Si, ma quanti hanno fatto domanda di ammissione al conservatorio e sono stati esclusi ? e di questi quanti sono diventati come Verdi ? Verdi è una eccezione, non la regola. E, cinicamente, è preferibile rischiare di escludere un novello Verdi che saturare ogni conservatorio riempiendolo di gente che a malapena riesce a suonare il campanello di casa. Piaccia o no le risorse sono scarse ed è meglio destinarle a chi, teoricamente, potrebbe riuscire meglio. Per un Verdi non ammesso al conservatorio ci sono 1.000 incompetenti non ammessi al conservatorio.

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E gli accozzati ? e i concorsi pilotati ? ai test passano solo gli accozzati che hanno la lista delle domande risolte a casa sbroc… sbroc…

Ecco la classica frignata che l’italiota, che magari chiede l’aiutino, tira fuori. Beh conosco, da concorrente e da commissario, come funzionano i concorsi pubblici.  Con i moderni sistemi di selezione con i test è molto, molto difficile barare. Ciò significa che gli accozzati che passano al più possono essere due o tre per ateneo, una esigua minoranza rispetto al numero di candidati ammessi.  Accozzandone di più si correrebbe il rischio di farla troppo grossa e che arrivi la magistratura a verificare tutto. Come capitato ad esempio a bari un paio di anni fa.

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La meritocrazia non serve e penalizza i poveri.

Al contrario una vera meritocrazia favorisce i poveri per diversi motivi:

  • il primo è che il povero realmente meritevole può raggiungere risultati lavorativi migliori e aumentare il suo livello di benessere.
  • il secondo è che in ogni caso nella sanità e nella scuola il povero, che deve accontentarsi di quello che passa il convento (lo stato) e non può rivolgersi al privato, avrà docenti, medici e servizi forniti da gente preparata e non da incompetenti plateali, assunti per “democrazia” e “non discriminazione”.
  • Il terzo è che in un sistema realmente meritocratico contano molto le capacità personali e l’influenza di fattori esterni come il reddito della famiglia di provenienza od il livello culturale dell’ambiente cui cresce la persona vengono ridotti. Ridotti, non eliminati.

***

Conclusione; ogniqualvolta si parli di meritocrazia o che si cerchi di rendere più meritocratico un sistema che meritocratico non è, saltano subito i professionisti della protesta a citare tutti i pretesti cui sopra, o variazioni sul tema.  Per smentirli basta porre una semplice domanda: preferireste essere curati da un incompetente plateale o da un bravo medico ?

PS
Il sottoscritto ha studiato in corsi ad accesso programmato, facendo la sua brava selezione, e afferma che è meglio essere pochi competenti e ben seguiti che tanti e seguiti malissimo dai docenti.  E ricorda generalmente che chi frignava di più contro i test con le crocette era chi alle superiori si limitava a tirare a campare cercando di essere promosso impietosendo i docenti. Beh signori, una cosa che il mio docente di matematica mi aveva insegnato è stato che: prima o poi un esame vero arriva, e se lo si vuol passare bisogna lavorare, e lavorare duro.  Babbo Natale non esiste, o, come disse Manuel TANSTAAFL. La Luna è una severa maestra.

PPS

Condivido pienamente l’articolo del prof. Trento, il cui link è stato posto all’inizio di questo post, e credo che il TAR stavolta abbia sbroccato alla grande.

Risultati interessanti dalle statistiche sul concorsone.

fonte repubblica: http://www.repubblica.it/scuola/2013/01/12/news/concorsone_prof_i_vincitori-50362658/?rss

Concorsone, le pagelle dei prof i vincitori:

fisici, matematici, ingegneri. Male i filosofi

Il “quizzone” superato da poco meno del 50% dei docenti per le superiori. Tra i laureati in materie scientifiche la percentuale salta quasi al 70%, seguiti (66%) da latinisti e grecisti. In fondo alla classifica i laureati in filosofia: passati solo al 33%
di SALVO INTRAVAIA

Nel test di preselezione del concorsone a cattedre spiccano fisici, matematici e ingegneri. E’ invece un tonfo quello registrato da filosofi, laureati in giurisprudenza e architetti. Il divario tra i primi e gli ultimi è imbarazzante. Il quizzone per la selezione di 11.542 nuovi insegnanti – svolto lunedì 17 e martedì 18 dicembre scorsi – consente di stilare le pagelle dei 321 mila laureati e dei precari della scuola che si sono presentati al primo step della selezione attesa da 13 anni. Limitandosi soltanto alle discipline per insegnare le quali è necessario possedere il diploma di laurea, la classifica per “classi di concorso” – come si chiamano in burocratese le discipline di insegnamento – riserva non poche sorprese.

(…) occorreva totalizzare almeno 35 punti [per passare il test]. (…)

Ma all’interno dei singoli segmenti scolastici, la situazione è tutt’altro che omogenea. Al superiore, in cima alla classifica degli ammessi si piazzano i fisici e gli ingegneri che aspirano ad insegnare Fisica, con ben tre candidati ammessi agli scritti su 4. Seguono con percentuali sempre superiori al 70 per cento matematici e ingegneri(1) che si candidano ad insegnare Elettronica – negli istituti tecnici industriali e negli istituti professionali – e Matematica e Fisica nei licei. Ma si piazzano bene – con quasi il 66 per cento di ammessi – anche latinisti e grecisti che concorrono per una cattedra presso i licei classici. Una circostanza che fa cadere l’idea che il test fosse tagliato su misura per i laureati in materie scientifiche. 

In fondo alla classifica, un po’ a sorpresa, troviamo invece i filosofi della classe di concorso A036 che intendono lavorare presso i licei delle scienze umane. Per loro la selezione è stata particolarmente dura, visto che soltanto il 33 per cento è riuscito ad ottenere il lasciapassare per le prove scritte.(…) Poco meglio – sempre attorno al 33 per cento di ammessi – per laureati in architettura in lizza per insegnare Educazione artistica alla media e Disegno e Storia dell’Arte nei licei e per i laureati in giurisprudenza e in economia che vorrebbero insegnare Diritto negli istituti tecnici.

Per questi ultimi la percentuale di ammissione è stata pari al 36 per cento.(…)

Io non vedo nulla di stupefacente; per passare il test occorreva pensare e non è strano che chi sia andato meglio sia stato chi possedeva lauree per conseguire le quali, generalmente, non bastava ripetere a pappagallo ma occorreva pensare e capire realmente la materia.  Come avviene nel caso di matematica, fisica, latino e greco.

Questi dati dimostrano, platealmente, che la preselezione ha funzionato in maniera egregia: chi è passato sono i candidati che sanno pensare, che conoscono e capiscono bene la loro materia e le cui conoscenze non si limitano solo ad una ripetizione meccanica di quanto scritto sul testo di riferimento(2). Per gli incapaci e i pappagalli(3) non ci deve essere spazio dietro ad una cattedra.  Questi fatti dovrebbero far riflettere chi si vorrebbe iscrivere in scienze della fuffa solo per prendere, quello che alla fine dei conti non sarebbe altro che un inutile pezzo di carta da appendere in soggiorno.

Gli umanisti, ad esclusione di chi affronta percorsi di studio “seri” come lettere classiche, si son dimostrati per la maggior parte ignorantoni colossali gonfi di boria. Pappagalli capaci di ripetere a memoria ma incapaci di capire. Ed è giusto che vadano a  fare lavori da pappagalli nei call center invece di andare a scuola a rovinare studenti(4).

È la meritocrazia(5) baby

(1) Credo che l’articolista abbia sbagliato e che per fisica ci siano matematici e fisici e in elettronica fisici ed ingegneri.

(2) Per tradurre dal greco e dal latino serve pensare, ripetere a pappagallo è inutile.

(3)Ci sarebbe anche una piccola percentuale di sfortunati. Pappagalli ed incapaci non si riferisce a loro.

(4)Un precario che non è stato in grado di passare la preselezione, ha chiesto al ministro Profumo, per coerenza, di disporre la sua esclusione dalle graduatorie per l’insegnamento.  Questo blog sostiene pienamente la richiesta del maestro di venire escluso dalle graduatorie per l’insegnamento in tutte le scuole del regno e delle colonie, e lo invita a presentare immediate dimissioni da qualsiasi incarico nella scuola pubblica.

(5)Quella reale, non quella farlocca alla CGIL: premiare tutti per essere sicuri di premiare i più bravi.

ottima riflessione di D. Giacalone sulla scuola

fonte: http://www.davidegiacalone.it/politica/protestino-per-il-contrario/

Protestino per il contrario

Non ha senso che gli studenti protestino contro i tagli alla spesa pubblica, dovrebbero protestare contro la strutturazione di tutta intera quella spesa. A sentire certi slogan e a leggere certi resoconti ci si rende conto che il vecchio e il nuovo non hanno confini necessariamente anagrafici. Alcuni di questi giovani sembrano non aspirare ad altro che ad avere la vita dei loro genitori e dei loro nonni. A loro andrebbe detta una parola sincera: non è possibile. E neanche bello. Supporre che la difesa dei loro interessi coincida con quella dei loro docenti, all’interno di una scuola i cui risultati sfigurano rispetto ai sistemi istruttivi nostri diretti concorrenti, non è una semplice bischerata: è una truffa.

L’interesse degli studenti dovrebbe essere quello di far prevalere la meritocrazia, prima di tutto fra le cattedre. E’ vero che quando si è ragazzi non si disdegna punto la supplente impreparata, nel corso delle cui ore si può far caciara, ma è anche vero che se non si è ragazzi stupidi ci si rende conto che con quel sistema si diventa polli allevati in batteria, senza eccellenze che non siano dono di natura.Senza altro privilegio che non sia la condizione economica della propria famiglia. Sicché, se ci tengono alla democrazia e all’apertura del nostro sistema formativo, affinché sia trampolino di lancio verso i successi della professione e del mercato, devono chiedere il contrario di quel che reclamano: scuola selettiva e di altro profilo. Altrimenti si fermano gli ascensori sociali che, difatti, sono già inceppati.

In quanto alla spesa, posto che la sua pressoché totalità è destinata ai costi correnti, vale a dire al pagamento degli stipendi e della gestione, si vorrebbe sapere cosa gliene importa agli studenti dei suoi eventuali tagli. Credono di avere meno opportunità, nella vita, se il loro docente è tenuto a insegnare più ore? Semmai dovrebbero mobilitarsi proprio per chiedere la compressione della spesa corrente e il ritorno degli oramai scomparsi investimenti. (…)

La sgradevole impressione, invece, è che il rito della protesta si ripeta uguale a sé stesso, di anno in anno, senza neanche aggiornare ragionamenti e parole d’ordine. Una specie di dannazione, una coazione a ripetere gli errori di sempre, una voglia di conservare quel che, invece, andrebbe cambiato. (…)

Devo dire che Giacalone ha perfettamente ragione su tutta la linea, per quanto questo possa far incazzare studenti e docenti.

Se il filtro scolastico di passare i bravi e fermare i non bravi non funziona, nessuno crederà a tale filtro e verranno utilizzati altri filtri per scremare i bravi dai non bravi. Come ad esempio il numero chiuso all’università o la richiesta di referenze e certificazioni da parte delle aziende.

Nella scuola italiana si è scelto di portare avanti un vuoto egualitarismo di facciata, apparentemente comodo per i docenti, se promuovi tutti hai pochi problemi con preside e colleghi.Per un un genitore che si chiede come mai il figlio che non sa niente è uscito promosso ne hai 99 che se ne fregano di quanto realmente conosca il figlio e son contenti che sia uscito promosso. Salvo rendersi conto che il figlio è funzionalmente analfabeta quando verrà valutato, con serietà, dalle aziende o dovrà dare un concorso pubblico od una prova di accesso ai corsi a numero chiuso. Ma in quel momento non possono più protestare contro chi, a parte loro, ha rovinato il figlio che invece di fargli prendere consapevolezza della propria ignoranza gli ha fatto credere di essere un gran dottore.