A cosa servono i vaccini se non ci sono epidemie?

Legionarius • 11 ore fa
Semplifichiamo il ragionamento:
Quanti casi mortali si sono verificati negli ultimi decenni?
E’ il caso di un’ allarme epidemiologico?
Davvero dobbiamo sottostare ai capricci di una liceale messa lì a fare il ministro della sanità?

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Powers of Ten -> Legionarius • 10 ore fa
Semplifichiamo il ragionamento:
Quanti casi di gastroenterite si sono verificati nell’ultimo decennio a causa di acqua corrente contaminata?
Esiste ancora 1 allarme epidemiologico?
Davvero dobbiamo sottostare ai capricci delle società di potabilizzazione delle acque che pretendono che il loro lavoro sia ancora necessario?
Petizione: STOP ai processi di potabilizzazione delle acque!!! E’ uno spreco di soldi inutile per lo stato e per i cittadini!!!

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/19/vaccini-burioni-morbillo-in-italia-ce-una-vera-epidemia-per-me-e-una-umiliazione-come-cittadino/3740912/#comment-3426407508

La teoria delle malattie sconfitte solo dall’igiene…

Uno dei cavalli di battaglia degli antivaccinisti è che le malattie siano state sconfitte solo grazie al miglioramento delle condizioni igieniche e non anche grazie all’uso dei vaccini. L’affermazione non è del tutto campata per aria; una migliore igiene: pulizia, acqua corrente in casa, sistemi fognari funzionanti, aiutano e di molto nel prevenire malattie.

Vero, verissimo, nessuno lo nega. È banale che sia più probabile che scoppi un epidemia di colera in una fogna a cielo aperto che in un lindo villaggio. Parimenti vero è che la pulizia da sola non basta per eradicare le malattie come il morbillo. Tale fatto è stato brutalmente dimostrato dall’epidemia di morbillo scoppiata a Disneyland in California, Stati Uniti. Disneyland in California, Stati Uniti non in qualche remoto villaggio del Burundi.

In California son zozzoni? nessuno si lavava le mani? Obama ha razionato il sapone? A Disneyland ci sono le fogne a cielo aperto? I californiani hanno scarso e difficile accesso a medici e medicinali? Direi di no, non si parla di terzo, quarto o quinto mondo, parliamo degli Stati Uniti.

Sarei curioso di sapere come qualche antivax sostenitore della teoria che basta l’igiene giustifica quanto avvenuto a Disneyland alla luce della sua teoria. Per il momento limitiamoci a registrare che abbiamo un fortissimo controesempio di tale teoria.

PS
Metto le mani avanti, lo yunk food lo mangiano ovunque in america, e se la colpa fosse dello stile di vita americano mi aspetterei focolai un poco ovunque, dove mangiano male e son tutti vaccinati e dove mangiano male e ci son pochi vaccinati.

Perché mi viene negato il diritto di curarmi come voglio?

da: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/09/23/sfavorita_perch_non_faccio_la_chemio_la_storia_di_una_donna_malata_di_cancro-6-387499.html
“Sfavorita perché non faccio la chemio”

Giuditta Di Matteo, è una maestra elementare di 47 anni, ha tre figli e ha un tumore che ha deciso di curare con la terapia Gerson (dopo la chemioterapia e un trapianto di midollo osseo).

La cura che sta seguendo – non riconosciuta dalla medicina ufficiale – attiverebbe la capacità del corpo di autoguarirsi e autodisintossicarsi attraverso una dieta rigorosamente vegetariana: dalla mattina alla sera ogni ora si mangiano succhi di frutta freschi, integratori naturali e si fanno clisteri di caffè per depurare il fegato. Sta meglio ma a dicembre dovrebbe tornare al lavoro perché scadono i 18 mesi di malattia. Se non lo farà il suo stipendio sarà tagliato del 10% i primi due mesi, del 50% poi. “La legge italiana tutela solo i malati di cancro che si curano con la chemioterapia – dice – Perché mi viene negato il diritto di curarmi come voglio?”.

La storia di questa donna e il suo appello – chiede che anche chi sceglie cire alternative per il cancro possa per esempio avere un’estensione del periodo di malattia retribuito al 100% – sono riportati da Fabio Manca su L’Unione Sarda oggi in edicola. In calce, nell’articolo, è precisato quanto segue: “Questo articolo non vuole invitare nessuno a servirsi della cura di cui si parla. È solo la storia di una donna che vuole essere libera di curarsi come crede senza per questo perdere buona parte del suo stipendio, senza il quale non potrebbe pagarsi la cura né vivere dignitosamente”.

Perché? perché ovviamente il servizio sanitario nazionale passa, come è giusto che faccia, solo cure riconosciute valide in maniera scientifica. La cosidetta “cura Gerson” non è una cura. La signora in realtà non si sta curando e quindi è giusto che torni al lavoro. La domanda “Perché mi viene negato il diritto di curarmi come voglio?” è quindi tendenziosa, ognuno ha il diritto di curarsi come vuole o con le cure scientificamente approvate o con la fuffa newage ma non c’è un obbligo da parte del SSN di passare cure non validate. (1) La signora può curarsi come vuole, ma a spese sue.

Purtroppo i fondi a disposizione della sanità non sono illimitati e quindi bisogna essere leggermente selettivi sulle cure da finanziare magari scegliendo quelle più efficaci ovvero quelle che hanno dimostrato sperimentalmente di funzionare meglio. La libertà di cura deve essere intesa come libertà, da parte di un adulto consenziente, di curarsi o rovinarsi come più gli pare non come obbligo da parte della collettività di pagare senza fiatare qualsiasi ciarlatanata venga inventata e spacciata come cura alternativa. Ecco il perché.

(1) Io soffro di vaiolo di drago e la cura migliore è la spesa di un sacco di galeoni d’oro (1 galeone son circa 6€ e un sacco Gringott standard ne contiene 200) a settimana. E pretendo che il SSN mi passi la cura, perché non posso curarmi come voglio?

Eppur si muove…

In breve tempo due sbroccate, due, dei tribunali italiani riguardo alla medicina:

1) Nonostante quanto detto da AIFA (agenzia italiana del farmaco) e dai NAS, il metodo stamina deve essere usato:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/13/stamina-caso-trapani-per-vannoni-un-nuovo-inizio-ma-le-carte-lo-smentiscono/

2) Il metodo di bella, nonostante gli esiti negativi della sperimentazione, deve essere passato dal servizio sanitario nazionale.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/02/metodo-di-bella-per-giudice-deve-essere-a-carico-della-servizio-sanitario-nazionale/866476/

Che dire? che purtroppo senza un serio processo di revisione scientifica delle perizie con annessa cazziata di chi le ha svolte mentula canis e annullamento della sentenza le cui motivazioni si basano su tali perizie (e nel caso provvedimenti anche contro il giudice) sentenze che stabiliscono che 2+2=5 e che sulla base di ciò condannano saranno sempre possibili.  L’inquietante è che la legge possa, a furia di supercazzole, sostituirsi alla scienza o peggio decidere lei quali siano le verità scientifiche e quali no. In pratica una riedizione del processo a Galileo Galilei.

Cose da pazzi…

fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/02/metodo-di-bella-per-giudice-deve-essere-a-carico-della-servizio-sanitario-nazionale/866476/#comment-1227731908

Se non si registrano miglioramenti con i metodi tradizionali, la cura Di Bella non dev’essere a carico del cittadino, ma del Servizio Sanitario Nazionale. È la portata dirompente della sentenza emessa lo scorso 16 gennaio dal giudice del Lavoro del Tribunale di Lecce, Francesca Costa, che ha condannato la Asl salentina al rimborso di quasi 25mila euro per spese già sostenute da una paziente, difesa in giudizio dai legali Carlo e Valentina Madaro. (…)

Si ammette che non si può “pretendere dal giudice una consulenza tecnica che accerti l’efficacia terapeutica e la maggiore economicità” di questi medicinali “rispetto a quelli elencati dalla Commissione unica del farmaco”. Non si arriva a tanto. Si trova la strada, tuttavia, per bypassare questo scoglio e per andare dritti al dunque, ai casi concreti.

Questo è quello di una donna sottoposta, nel 2003, a intervento chirurgico per carcinoma alla mammella. Nel 2010, ha una recidiva e non ottiene risultati con la radioterapia. Di fronte all’avanzata della malattia, decide di sottoporsi a trattamento Di Bella, prescritto da Giuseppe Di Bella, figlio del fisiologo Luigi. Riscontra, “oltre che notevoli benefici di tipo soggettivo, anche un miglioramento oggettivo”: i referti medici dicono di “evidenti riduzioni e addirittura scomparsa di alcune lesioni”. La cura diventa, per la paziente, “insostituibile”. Ma come si fa a stabilire se davvero quei farmaci del multitrattamento Di Bella siano, appunto, unici e “indispensabili”, tanto da ordinare che i loro costi siano a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale?

A fronte di una sperimentazione fallita, “non ci si può soltanto affidare ad una consulenza medico legale”, secondo il giudice Costa. Insomma, non ci si può infilare nel tunnel della disquisizione scientifica, ma bisogna guardare agli effetti che la terapia provoca su ogni singolo malato.

“In un caso specifico – è scritto nella sentenza-, ferma restando la legittimità delle valutazioni operate dalla Commissione unica per il Farmaco, bisogna prima accertare l’efficacia terapeutica di un medicinale, richiedendo la prova di un effettivo miglioramento della patologia tumorale sotto il profilo curativo e non soltanto palliativo, e poi dimostrarne l’insostituibilità per l’inutilità del trattamento con farmaci compresi nelle classi a e b (i primi a totale carico del SSN, i secondi cofinanziati dal paziente al 50%, ndr). Il metodo Di Bella potrà, pertanto, risultare terapia farmaceutica da porsi a carico del SSN quando le cure tradizionali garantite dal SSN con oneri a suo carico (chemioterapia, radioterapia, ecc.) non dovessero risultare utili all’arresto o alla cura della malattia tumorale o non potessero più essere tollerate dal paziente per tali finalità curative”.

Cose da pazzi, trovo profondamente scorretto che la magistratura creda di fare scienza e medicina a colpi di sentenze, sentenze senza alcun fondamento scientifico. È molto grave.  La valutazione del singolo caso significa “uccidere” la medicina come scienza e aprire la porta a mille mila sciamani venditori di olio di serpente a 500 euro a bottiglia. Nella massa qualcuno che, per mero effetto placebo, ha dei miglioramenti si trova, e l’SSN dovrà coprire d’oro il venditore, assurdo…

sui commenti alle notizie mediche

Legge di Godwin: Mano a mano che una discussione su Usenet si allunga, la probabilità di un paragone riguardante i nazisti o Hitler si avvicina ad 1

Corollario di WeWee (S. Di Grazia) alla legge di Godwin:  “In un dibattito sull’efficacia di una medicina alternativa la discussione verterà sugli effetti della chemioterapia”

Mia chiosa (principio delle fonti referenziate) al corollario di WeWee: : “In un dibattito sulla medicina alternativa, a qualsiasi richiesta di fonti “refereed” che supportino le tesi dei sostenitori delle teorie alternative verrà risposto di cercare su youtube/google.”

medicina di genere…

A quanto pare internet è una fucina instancabile di bufale e di nuove mode di chiamare le solite cose con nomi fantasiosi e spacciarle come il nuovo che avanza.  Ad esempio il DHMO ad elevata energia cinetico-molecolare che sostituirà l’oramai obsoleta acqua calda.

E per la medicina, dopo la cura mirabolante, sponsorizzata dalla televisione, che cura tutto dall’alopecia alle zoonosi, abbiamo la “medicina di genere”.

Ovvero una medicina migliore che tiene conto del genere del paziente, se uomo o donna e di altre caratteristiche come lo stato di salute generale, l’età, il peso corporeo.

Una idea innovativa cui nessuno ci aveva mai pensato, nessuno si era reso conto che l’assorbimento di certe sostanze poteva essere diverso per uomini e donne. E che poteva dipendere da un sacco di fattori.

notate i valori uguali indipendenti dal sesso e dal peso corporeo.
notate i valori uguali indipendenti dal sesso e dal peso corporeo.

Seriamente, cosa trovo di male nel pubblicizzare la medicina di genere come una medicina innovativa maggiormente orientata alla persona quando altro non è che la solita, grazie a dio, medicina tradizionale?

Alcune cose: la prima è che “medicina maggiormente orientata alla persona”, richiama alla mente tanta fuffa come l’omeopatia e le innumerevoli stupidaggini simili. Secondariamente trovo sconfortante che tanta gente beva simili campagne e creda alla loro innovatività, cioè non dico leggersi attentamente un bugiardino ma almeno le tabelle per il tasso alcoolemico che sono esposte oramai in tutti i locali dove si servono alcoolici? La terza, più sconfortante, è che questi geni fanno apparire  i ricercatori, che non si occupavano della medicina di genere, come pericolosi incompetenti, diffondendo per l’ennesima volta sfiducia verso la ricerca e i suoi risultati. E poi ci si stupisce di manifestazioni per una cura che esiste solo in un servizio televisivo o la raccolta firme contro la sperimentazione animale.

Bisogna iniziare a dirlo, siamo un popolo di ignoranti boriosi convinti di essere dei grandi dottoroni perché ascoltiamo quello che dice la gggente… 😦

 

Usare il popolo per sovvertire la scienza.

Condivido la lettera aperta scritta da un gruppo di medici al Ministro della Sanità, sulla vicenda della povera sara e della cura con le cellule staminali. E ritengo opportuna una risposta “forte” del ministero contro chi cerca di vendere i rimedi alla Wanna Marchi.

E sarebbe opportuna anche una forte presa di posizione da parte della scuola e di chi dovrebbe insegnare la scienza.

Nello specifico la lettera è una reazione a questo appello: http://cervelliamo.blogspot.it/2013/03/cellule-staminali-per-sofia-il-secondo.html

Ecco la lettera:

Fonte: http://www.lastampa.it/2013/03/15/cultura/opinioni/lettere-al-direttore/staminali-lettera-aperta-al-ministro-della-sanita-26fUz0SvvJLtlulJCWZzYN/pagina.html

Staminali, lettera aperta
al ministro della Sanità

(…)

La libertà di ogni cittadino di curarsi o non curarsi come vuole, non implica l’obbligo del Governo di autorizzare come appropriate sul piano medico le proposte di terapie presunte da parte di chiunque. Scegliere per sé una terapia impropria, o anche solo immaginaria, rientra tra i diritti dell’individuo. Non rientra tra i diritti dell’individuo decidere quali terapie debbano essere autorizzate dal Governo, e messe in essere nelle strutture pubbliche o private. Non rientra tra i compiti del Governo assicurare che ogni scelta individuale sia tradotta in scelte terapeutiche e misure organizzative delle strutture sanitarie. Non sono le campagne mediatiche lo strumento in base al quale adottare decisioni di carattere medico e sanitario. Il diritto del singolo a curarsi con l’olio di serpente, se così reputa opportuno, non implica la preparazione dell’olio di serpente nella farmacia di un ospedale, né la sua autorizzazione da parte del Governo(1).

(…)

Una delle prove della mancanza di cultura scientifica in italia è anche il fatto che molti acriticamente abbiano condiviso l’appello per sara, magari commossi dalla storia della povera bambina che sarebbe curabile ma non viene curata per i cattivi complotti di big pharma e del mondo scientifico. Quasi che i medici, in massa, fossero solo dei sadici a cui piace vedere la gente soffrire e a big pharma non interessi vendere la cura per le malattie. La storiella dell’appello non stava in piedi eppure…

Da notare anche un altra contraddizione, spesso i ricercatori indipendenti  fuffari si paragonano a Galileo o ad Einstein sostenendo che anche con loro venne usato lo “argumentum ad populum” per chiudere loro la bocca; adesso, con l’appello, si sta usando tale argomentazione per chiudere la bocca alla scienza ufficiale.

PS

Capisco i genitori e capisco il loro dolore. Il vedere un figlio condannato è durissimo ed è comprensibile che si cerchi qualsiasi cosa possa aiutarlo e, quasi disperatamente, si creda al miracolo. Si diventa molto fragili e, anche per questo, più a rischio di finire vittima di chi vende, a caro prezzo, terapie inefficaci(2).  Ed è giusto che il ministero della sanità vigili contro chi cerca di approfittare di certe situazioni.

(1) L’olio di serpente (snake oil) era un olio spacciato come medicinale miracoloso dai truffatori nel far west.

(2) Qui su medbunker il debunking della vicenda.

Meritocrazia ci bolidi, ma in domu alena

“Meritocrazia ci vuole, ma in casa d’altri”.

Ogni volta che si parla di accesso all’università e di numero chiuso saltano su, immediatamente, i sindacalisti degli studenti a protestare conto un sistema falsamente meritocratico, contro i quiz e i test. Vediamo le obiezioni principali ed il perché sono farlocche.

Il diritto allo studio, la costituzione sbroc sbroc…

Allora la costituzione dice esattamente questo:

Art. 34.

La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Da notare che per i gradi più alti si parla di “capaci e meritevoli” e a rigor di costituzione anche la scuola superiore dovrebbe essere compresa nei “gradi più alti”.  Non c’è scritto che un asino semianalfabeta ha il diritto di andare all’università e di iscriversi in medicina (o in qualche altra laurea a numero chiuso). Anzi se le superiori funzionassero realmente gli incapaci dovrebbero venire segati direttamente nelle superiori.

***

Tutti sono uguali, la costituzione (di nuovo) sbroc…  sbroc…

Bene, domani posso operarvi di appendicite?  No, non ho la laurea in medicina. No, non ho neppure studiato medicina.  No, non sono andato all’università. Mah a scuola in biologia avevo il 5, ma cosa ci vuole a tagliare una appendice dai, mia mamma dice che taglio divinamente l’arrosto… Cosa ci vuole, e poi non siamo tutti uguali come dice la costituzione ?

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I test non valutano la motivazione sbroc… sbroc…

Vero, come parimenti è vero che i test valutano la preparazione pregressa e cercano di stimare quanto il candidato possa essere capace di studiare con profitto all’Università.  Se uno non è motivato o poco interessato poi nel caso mollerà dopo. Ma meglio far entrare un immotivato competente che un perfetto incompetente motivatissimo, caso poi alquanto improbabile: se sei motivato ti prepari e studi, se nonostante lo studio e la motivazione non riesci forse è che non hai le capacità per riuscire.

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I test non valutano l’impegno fatto per prepararsi sbroc… sbroc…

Altra motivazione farlocca; nella gara dei 100 metri vince chi taglia per primo il traguardo non chi si è allenato di più. C’è una certa correlazione fra il tempo passato ad allenarsi e i risultati ottenuti, ma la medaglia d’oro va, giustamente, a chi taglia per primo il traguardo, non a chi si è impegnato di più.

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Ma i test chiedono italiano, filosofia, questo e quello e io ho non ho fatto quelle materie…

In realtà i test valutano i prerequisiti per affrontare quell’indirizzo universitario. Ci possono essere anche domande di cultura generale, che poi sono poche al più una o due su ottanta domande. Per il resto se si vuole conseguire un risultato ci si deve impegnare per raggiungerlo. Non è che se pretendo qualcosa lo stato e gli altri siano tenuti a darmelo.

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Verdi non era stato ammesso al conservatorio…

Si, ma quanti hanno fatto domanda di ammissione al conservatorio e sono stati esclusi ? e di questi quanti sono diventati come Verdi ? Verdi è una eccezione, non la regola. E, cinicamente, è preferibile rischiare di escludere un novello Verdi che saturare ogni conservatorio riempiendolo di gente che a malapena riesce a suonare il campanello di casa. Piaccia o no le risorse sono scarse ed è meglio destinarle a chi, teoricamente, potrebbe riuscire meglio. Per un Verdi non ammesso al conservatorio ci sono 1.000 incompetenti non ammessi al conservatorio.

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E gli accozzati ? e i concorsi pilotati ? ai test passano solo gli accozzati che hanno la lista delle domande risolte a casa sbroc… sbroc…

Ecco la classica frignata che l’italiota, che magari chiede l’aiutino, tira fuori. Beh conosco, da concorrente e da commissario, come funzionano i concorsi pubblici.  Con i moderni sistemi di selezione con i test è molto, molto difficile barare. Ciò significa che gli accozzati che passano al più possono essere due o tre per ateneo, una esigua minoranza rispetto al numero di candidati ammessi.  Accozzandone di più si correrebbe il rischio di farla troppo grossa e che arrivi la magistratura a verificare tutto. Come capitato ad esempio a bari un paio di anni fa.

***

La meritocrazia non serve e penalizza i poveri.

Al contrario una vera meritocrazia favorisce i poveri per diversi motivi:

  • il primo è che il povero realmente meritevole può raggiungere risultati lavorativi migliori e aumentare il suo livello di benessere.
  • il secondo è che in ogni caso nella sanità e nella scuola il povero, che deve accontentarsi di quello che passa il convento (lo stato) e non può rivolgersi al privato, avrà docenti, medici e servizi forniti da gente preparata e non da incompetenti plateali, assunti per “democrazia” e “non discriminazione”.
  • Il terzo è che in un sistema realmente meritocratico contano molto le capacità personali e l’influenza di fattori esterni come il reddito della famiglia di provenienza od il livello culturale dell’ambiente cui cresce la persona vengono ridotti. Ridotti, non eliminati.

***

Conclusione; ogniqualvolta si parli di meritocrazia o che si cerchi di rendere più meritocratico un sistema che meritocratico non è, saltano subito i professionisti della protesta a citare tutti i pretesti cui sopra, o variazioni sul tema.  Per smentirli basta porre una semplice domanda: preferireste essere curati da un incompetente plateale o da un bravo medico ?

PS
Il sottoscritto ha studiato in corsi ad accesso programmato, facendo la sua brava selezione, e afferma che è meglio essere pochi competenti e ben seguiti che tanti e seguiti malissimo dai docenti.  E ricorda generalmente che chi frignava di più contro i test con le crocette era chi alle superiori si limitava a tirare a campare cercando di essere promosso impietosendo i docenti. Beh signori, una cosa che il mio docente di matematica mi aveva insegnato è stato che: prima o poi un esame vero arriva, e se lo si vuol passare bisogna lavorare, e lavorare duro.  Babbo Natale non esiste, o, come disse Manuel TANSTAAFL. La Luna è una severa maestra.

PPS

Condivido pienamente l’articolo del prof. Trento, il cui link è stato posto all’inizio di questo post, e credo che il TAR stavolta abbia sbroccato alla grande.