Iacoboni e i grillini, stavolta hanno ragione loro

Riprendo un commento fatto nel blog di Fallischaung riguardo all’esclusione di Iacoboni dalla convention dei grillini;

Per me i grillini hanno ragione ; ad una mia convention io invito solo chi mi va a genio. Siccome non esiste alcuna legge che mi impone di far entrare qualsiasi giornalista voglia farlo, io posso, legittimamente, fare qualsiasi selezione all’ingresso. E questa selezione non è affatto un attentato alla libertà di stampa.

Iacoboni è ancora libero di scrivere quello che vuole? qualcuno ha impedito fisicamente o minacciato Iacoboni per impedirgli di esprimere le sue opinioni? Che io sappia no. Inoltre credo che il lavoro del giornalista vada un poco oltre la mera copia di veline ma comprenda anche il reperimento dell’informazione, soprattutto se tale informazione vuole essere, goffamente, tenuta nascosta.

Per questo trovo, che in questo caso, gli attacchi ai grillini colpiscano il bersaglio sbagliato; più che attaccarli per non aver accreditato Iacoboni blaterando di un inesistente attentato alla libertà di stampa, sarebbe da chiedere loro come mai “il partito della trasparenza” alle sue convention accredita solo “pennivendoli” allineati e coperti alle sue posizioni che si limitano a trascrivere le veline di partito. E le dirette? e lo streaming?

A me i grillini ricordano tanto il comunista di questa barzelletta

Due comunisti si ritrovano, come tutte le sere, alla
sezione del partito.
Il primo chiede all’altro:
«Se tu possedessi due palazzi nel centro storico,
che cosa ci faresti?».
Il secondo, prontamente:
«Ne donerei subito uno al partito!».
L’altro insiste:
«E se avessi due appartamenti?».
«Uno a me e uno al partito!».
«E se avessi due barche a vela?».
«Una a me e una al partito!».
«E se avessi due Ferrari?».
«Una a me e una al partito!».
«E se avessi due biciclette?».
«Ah, no, quelle ce le ho veramente…»

Fare solenne rinuncia di quello che non si possiede è facilissimo, il problema è rinunciare a quello che invece si possiede. I grillini hanno rinunciato a tutto quello che non possedevano, quando hanno iniziato ad avere hanno iniziato a rinunciare di meno…

Perché quindi non li si attacca sulla “trasparenza” più che su Iacoboni? Perché se si batte il tasto “trasparenza” scatterebbe automatica la risposta: “è allora gli altri?” che sarebbe, cosa grave, fondata. L’impressione sarebbe la stessa di sentire Valentina Nappi  dare della “svergognata” a Sasha Grey.

ad usum sputtanandum

questo articolo è un clamoroso esempio di pessimo giornalismo, giornalismo che usa le intercettazioni e i verbali delle perquisizioni per stuzzicare gli istinti più prurignosi dei suoi lettori

il religioso indagato per la scomparsa di Guerrina Piscaglia da Ca Raffaello, nell’Aretino, il primo maggio scorso, aveva nel suo computer foto pornografiche di suore «senza veli». Il particolare, ininfluente per l’inchiesta condotta dalla Procura di Arezzo, è emerso dalle analisi tecniche effettuate dai Ris di Roma sul computer del sacerdote(…).

Che senso ha mettere in piazza vicende tutto sommato private? Ok è un comportamento colossalmente ipocrita scagliarsi contro il sesso e scambiarsi foto zozze ma, finché non viene commesso reato si tratta solo di banale ipocrisia non perseguibile. Perché pubblicare quello stralcio del verbale dei RIS se, anche a detta dell’autore dell’articolo, è ininfluente?ù

I motivi potrebbero essere principalmente due, ed entrambi sconfortanti.

Il primo è che per raccattare lettori oramai i giornalisti debbano strapparli anche ai lettori di cronaca vera et riviste similari. Peccato che così facendo spingano giù per il cesso quanto rimane della loro credibilità ed autorevolezza.

E il secondo, peggiore, è il cercare di far processare una persona sulla pubblica piazza e far emettere dal bobolo una condanna morale propedeutica ad una auspicata condanna penale. Comportamento degno dell’alto medioevo e dell’inquisizione dove il colpevole veniva prima condannato dalla pubblica piazza e poi spedito al rogo.

E tra i processi urlati in piazza e la museruola per i giornalisti preferisco la seconda, i giornalisti dovrebbero esserne coscienti quando abusano del “metodo boffo e della macchina del fango”.

No alla libertà di stampa

Stavo leggendo su faccialibro le reazioni scomposte allo sciopero di wikipedia. Un fiorire di appelli contro la libertà di stampa e la “legge liberticida”. Appelli che purtroppo dimostrano quanto la gente sia pigra a voler verificare le fonti originali ma si limiti spesso a bersi come acqua fresca e rilanciare a pappagallo quanto sentito da altri, oltre a dimostrare quanto le notizie, vere o false che siano, si diffondono nel web. Web che spesso viene considerato come un giardino di infanzia dove vige un impunità quasi totale rispetto a quanto si scrive.

Niente di più falso. Su internet non sei al bar con solo quattro amici fidati, che ti conoscono, è come se ti mettessi a parlare a voce alta in strada dove dei perfetti estranei possono sentire quanto dici e possono fraintendere quello che stai dicendo. Una cosa è dire al bar: se Tizio non porta la birra l’ammazzo, una cosa è urlarlo per la strada dove qualcuno potrebbe fraintendere e interpretare male. Hai si la libertà di scrivere quello che ti pare, così come hai il dovere di rispondere di quanto scrivi. Non esiste libertà senza responsabilità, e se non vuoi la responsabilità l’unica cosa è levarti anche la libertà.