Gran Sasso: così il “metodo Iene” mina le istituzioni scientifiche – Il Foglio

Magistrale articolo del foglio sulla vicenda. La conclusione

L’Italia è, tra i paesi occidentali, uno di quelli che hanno il più basso livello di fiducia nelle istituzioni e nella democrazia. Le campagne mediatiche e politiche che insistono nel prendere a picconate, usando il sospetto e la menzogna, anche quel poco che è rimasto di parzialmente sano, come le istituzioni scientifiche, stanno perseguendo malvagiamente l’obiettivo di trascinare il paese in una nuova barbarie civile.

Per quanto sconfortante possa essere è purtroppo vera.

Sorgente: Gran Sasso: così il “metodo Iene” mina le istituzioni scientifiche – Il Foglio

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Sulla risoluzione SOX della commissione attività produttive dell’abruzzo

Fonte: https://www.consiglio.regione.abruzzo.it/acra/esperimento-soxapprovata-risoluzione-del-m5s

22/11/2017 – 17:25)

(ACRA) – Approvata all’unanimità in Commissione Attività produttive la risoluzione del M5S che chiede il blocco immediato e definitivo dell’esperimento radioattivo SOX nei laboratori INFN del Gran Sasso. “Siamo soddisfatti” – spiega il Consigliere Riccardo Mercante – “Questa risoluzione approvata da tutta la maggioranza e da tutti i gruppi di opposizione impegna il presidente e la giunta tutta della Regione Abruzzo a mettere in campo tutte le azioni necessarie per interrompere e bloccare in modo definitivo, senza se e senza ma, l’esperimento. Della sua pericolosità abbiamo già argomentato precedentemente, così come dell’assoluto silenzio della Regione relativo all’autorizzazione rilasciata già due anni fa. Abbiamo messo in campo ogni azione possibile dentro e fuori dal palazzo per bloccare questa pericolosa operazione. Alle nostre numerose battaglie si aggiungono anche le dichiarazioni rilasciate dal direttore dei laboratori dell’INFN alla trasmissione le Iene: “Siamo noi nel posto sbagliato se li c’è la captazione dell’acqua”…ed ancora “Come direttore di laboratorio se potessi decidere di non erogarla sarebbe un grande sollievo per me”. Questo Governo Regionale non può continuare ad operare in questa direzione mettendo a rischio un patrimonio acquifero immenso e la salute di 800.000 cittadini. L’esperimento radioattivo deve essere immediatamente bloccato revocando qualunque tipo di autorizzazione data in precedenza. Colgo l’occasione per porgere a nome della Regione Abruzzo come istituzione e di tutti i suoi residenti le più sentite scuse alla giornalista Nadia Toffa per l’ atteggiamento del Presidente D’Alfonso nei suoi confronti”. (com/m.f.)

Dell’idiozia di tale risoluzione, dal punto di vista dei motivi scientifici e di merito, hanno già parlato tanti altri molto più titolati di me. Io invece vorrei far notare un altro fatto: che in Italia si ha difficoltà ad accettare che un procedimento amministrativo si concluda con una decisione “sgradita” e si cerca in tutti i modi di ostacolarne l’attuazione con tecniche di guerriglia e dilatorie.

In nome della certezza del diritto, se si è giunti ad una decisione definitiva nella quale non si può più entrare nel merito, tale decisione dovrebbe diventare effettiva. Altrimenti, se fosse possibile rimangiarsi dall’oggi al domani qualsiasi decisione, anche sulla base di argomentazioni vaghe e fumose, chi investirebbe in italia? Quale costruttore si azzarderebbe a costruire se scoprisse che, dall’oggi al domani solo perché a qualche politico son girate le scatole, le autorizzazioni sono carta straccia? Quale azienda investirebbe per aprire un impianto per poi vederselo bloccare perché nonna Pina pensa che emani karma negativo che ostacola la fioritura dei suoi gerani?

L’effetto di questa mentalità nelle opere pubbliche è dannato: consideriamo una azienda, la ACME, che vince una gara d’appalto. E prima di iniziare viene bloccata da mille cavilli e manifestazioni di protesta. Quei ritardi nell’avvio causano ovviamente dei costi extra all’azienda, costi della quale lei non è direttamente responsabile e che quindi può ricaricare sulla stazione appaltante. E chi paga quei costi extra? L’ente che vede lievitare il costo dell’opera dall’X inizialmente previsto a X+cifrone. Ecco un motivo della lievitazione dei costi della TAV, o del TAP, tanto per avere esempi reali.

Il fatto è che una volta giunti ad una decisione, a meno che tale decisione non sia stata presa in maniera fraudolenta, quella è e conviene mettersi il cuore in pace. Invece molti vogliono fare i paladini della gggente facendo colossali danni. Danni che però si guardano bene dal pagare e dal prendersene la paternità.

Se si blocca l’esperimento, chi paga i danni? ovviamente se l’esperimento si blocca per scelta unilaterale del governo dell’abruzzo chi risarcisce l’INFN dei danni dovuti alla perdita dei finanziamenti? alle penali per la rottura di contratti di fornitura? alla perdita di lavori dell’indotto? Non si sta parlando di bruscolini. Mi chiedo quanti che adesso si stanno spellando ad applaudire continueranno gli applausi entusiasti quando i soldi di quei risarcimenti dovranno essere trovati nel bilancio della regione.

Quando ci si lamenta dell’aumento “monstre” dei costi delle opere pubbliche in italia o del perché molte aziende non vengano qui ad investire ma preferiscano delocalizzare, forse una qualche riflessione sui comportamenti descritti sopra sarebbe opportuno farla invece di limitarsi a frignare: politici corrotti, aziende farabutte, tutti ladri contro la gggente onesta e studiata.

 

l’incidente di Goiània

L‘incidente nucleare avvenuto nella città di Goiània, Brasile è stato di uno dei più gravi incidenti nucleari capitati nel mondo. E’ stato classificato con un valore di 5 nella scala ines dell’agenzia ONU per l’energia atomica AIEA. Per intenderci gli unici incidenti più gravi di questo sono stati solo tre: chernobyl, fukushima, che son stati classificati di grado sette, e l’incidente di Kyštym, Unione Sovietica, classificato di grado sei.

Di grado cinque oltre goiània ci son stati, solo, l’incidente di Windscale, Regno Unito e l’incidente di Three Mile Island, Stati Uniti.

Brevemente cosa è successo? Che due persone hanno rubato, da un ex ospedale in dismissione, un apparato per la radioterapia, e per venderlo come “rottami” lo hanno smontato fino ad estrarre le capsule di “cesio 137” contenute al suo interno ed utilizzate per generare le radiazioni utilizzate per la radioterapia. La capsula ha poi viaggiato, insieme ai resti dell’apparato, fra diversi depositi di rottami.

Ciò causò una serie di contaminazioni radioattive e di vittime: circa 130.000 persone invasero gli ospedali. In circa 250 persone furono trovati, grazie all’uso di contatori Geiger, residui radioattivi sulla pelle. Alla fine, 20 persone mostrarono segni di sindrome acuta da avvelenamento da radiazioni rendendo necessario il trattamento richiesto. I decessi diretti furono 4.

Perché non se ne parla molto e perché non se ne è parlato per il SOX visto che si tratta di un incidente con caratteristiche molto, molto simili, a quello che teoricamente (ma molto molto molto teoricamente1) potrebbe capitare alla sorgente radioattiva usata per l’esperimento SOX?

Perché si tratta di un incidente “anomalo” riguardo agli altri elencati. Perché non riguarda una centrale nucleare od un sito di predisposizione del combustibile nucleare ma riguarda un uso civile ospedaliero del nucleare o meglio di una sorgente radioattiva utilizzata in ambito civile ospedaliero.

Causare fobie ingiustificate, per lucrarci sopra, riguardo ad  esperimenti che avvengono in laboratori la cui struttura ed il funzionamento interno è poco conosciuto è molti più facile, e redditivo, che causare fobie ingiustificate verso, ad esempio, i vaccini2 o gli ospedali.  Vedere una folla che chiede la chiusura del laboratorio del gran sasso in nome dell’assenza di rischio nucleare è molto più probabile di vedere una folla, che per lo stesso motivo, chiede la chiusura del reparto di radiologia e medicina nucleare dell’ospedale vicino a casa.

 


  1. un cilindro di lega di tungsteno, nichel e ferro con le pareti spesse 19 cm e dal peso di 2,5 tonnellate è un poco difficile da rubare nascondendoselo in tasca… 
  2. con molti medici antivax, l’ordine dei medici ci è andato con mano “pesante” arrivando anche all’espulsione. Espulsione che causa un danno economico evidente. 

Intervista di Marco Pallavicini sul SOX

Start Magazine pubblica una interessante intervista a Marco Pallavicini, vicedirettore dell’esperimento SOX. Devo dire che mi è piaciuta molto, soprattutto la conclusione.

L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare sta lavorando (da anni) ad un complesso esperimento sulla fisica dei neutrini, volta in particolare a stabilire se esista un tipo di neutrino fino ad ora sconosciuto, il cui nome è SOX.

Per SOX è necessaria una fonte di particelle sub-atomiche, ovvero una fonte radioattiva, e a questo scopo è previsto da qui a diversi mesi l’arrivo di Cerio 144 presso il Laboratorio Nazionale del Gran Sasso, in Abruzzo.

La notizia dell’arrivo di questo radioisotopo presso i laboratori del Gran Sasso ha messo in agitazione movimenti ambientalisti e popolazione locale, e in un crescendo di allarmismi e notizie incontrollate, di SOX e del Cerio144 ha parlato, nei giorni scorsi, la trasmissione televisiva “Le Iene” (che ha già un curriculum di servizi antiscientifici poco inviadiabili, a partire dal caso Stamina). In un servizio di Nadia Toffa si evocano scenari apocalittici di inquinamento da radiazione e incidenti nucleari.
Non a caso il servizio si apre con le sinistre immagini dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima, in Giappone, incidente che durante il servizio la Toffa richiama più volte, con paralleli scientificamente azzardati.

Ne abbiamo parlato con Marco Pallavicini, vicedirettore del Dipartimento di Fisica dell’Università di Genova, coordinatore del progetto SOX.

(…)

Il servizio inizia evocando l’incidente di Fukushima, un reattore nucleare per la produzione di energia. Cos’hanno in comune un esperimento che utilizza un radioisotopo e una centrale nucleare?
“Assolutamente nulla se non il fatto che c’è di mezzo la radioattività, ma è un legame molto labile.
Se sposassimo questa tesi dovremmo dire che anche le sorgenti al cobalto che si utilizzano in ospedale per la radioterapia, o le sorgenti radioattive utilizzate da tutti i rivelatori di fumo presenti nelle case dovrebbero essere considerati pericolosi.

Se i rivelatori di fumo utilizzano quantità minime di fonti radioattive, le sorgenti al cobalto che si usano negli ospedali non sono affatto quantità minime, sono quantità molto importanti che, però – come nel caso di SOX – sono utilizzate in modo assolutamente sicuro, perché la tecnologia per farlo esiste.

La ragione di fondo per cui il paragone con una centrale nucleare e con l’incidente di Fukushima è veramente una truffa, è che una sorgente radioattiva non è un reattore. Una sorgente radioattiva non è un dispositivo in cui avviene una reazione nucleare di fissione, che per essere gestita dev’essere controllata come accade nei reattori. In una sorgente radioattiva, anche in presenza di un quantitativo importante di radiazioni, come nel caso di SOX, non c’è nessuna reazione.

Si tratta di decadimenti naturali, che per nessuna ragione possono essere accelerati o rallentati o cambiati e una volta che uno ha – come nel caso di SOX – sigillato completamente la fonte radioattiva e schermato con del materiale passivo, che quindi non si può guastare, non si può rompere, non si può aprire in nessun caso, non esiste alcun pericolo.

Quella con Fukushima è veramente un’associazione di idee truffaldina, non è neanche un errore, a mio giudizio c’è dientro la volontà precisa di spaventare la popolazione, facendo un paragone scientificamente inconsistente, tra un disastro planetario come quello di Fukushima e un progetto assolutamente sicuro e innocuo come SOX”.

Quindi la fonte radioattiva è più simile alle fonti radioattive che contengono gli ospedali piuttosto che a quelle delle centrali nucleari?
“Assolutamente sì. Nella maggior parte dei casi, negli ospedali si tratta di una sorgente a Cobalto 60, e in quel caso c’è un’emissione di radiazioni gamma che viene utilizzata per la radioterapia.

Nel caso di SOX, il quantitativo di Cerio144 è significativamente maggiore, ma il concetto è lo stesso. Tanto è vero che il nostro contenitore pesa 2,5 tonnellate, proprio perché non abbiamo una sorgente che pesa pochi kg come nel caso delle sorgenti ospedaliere. In questo modo la schermatura che noi abbiamo costruito è totalmente sicura”.

(…)

Risponde a requisiti di sicurezza superiori rispetto a quelli delle centrali nucleari?

“Il paragone non conta: la centrale nucleare è un’altra cosa. I requisiti di una centrale nucleare sono altri, ma stiamo veramente parlando di cose non confrontabili.

Il contenitore del Cerio144 per SOX risponde a requisiti che hanno a che fare con la scrematura della radiazione. Tanto per dareun valore, la radiazione residua che esce dal tungsteno è tale per cui gli operatori che misureranno la sorgente – quindi quelli che ci vanno più vicino, che faranno la calibrazione, che installeranno gli apparati, isomma quelli che ci staranno attaccati – prenderanno una dose confrontabile con un paio di radiografie dentistiche o molto meno di una ordinaria radiografia che uno si fa quando si fa male al polso. Meno di 100 micro sievert.

Una normale radiografia viaggia sui 300/400 microsievert e si va verso i 1000 sievert per una normale radiografia. Se facciamo una TAC si va addirittura a 500-100 volte di più. Un viaggio in aereo andata e ritorno a New York, porta un’esposizione alle radiazioni molto maggiori rispetto alla SOX per gli operatori che ci stanno in contatto. Tutti gli operatori che non vi entrano in contatto, il personale del laboratorio non coinvolto in SOX, non prenderanno alcuna dose, zero”.

(…)

Come vivete il clamore intorno a questa vicenda?
“Male, perché io in questo momento non so se riuscirò a fare mai l’esperimento. Può ben capire che disastro sarebbe se non dovessimo farcela, dopo aver lavorato circa 6-7 anni, aver anche coinvolto una decina di giovani ragazzi brillanti, il cui futuro nella ricerca in Italia di fatto al momento dipende da SOX. Se l’esperimento non si fa è veramente una catastrofe per loro, per l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, per il laboratorio Gran Sasso ma – mi faccia dire – è una catastrofe per l’Abruzzo perché se si fa così, poi prima o poi il laboratorio del Gran Sasso chiude e chi ha da rimetterci sono in primis i cittadini abruzzesi, che perderebbero un centro di eccellenza mondiale”.

Non solo loro: quanto rischia di perdere la ricerca in Italia?
“La ricerca italiana rischia moltissimo. Basti pensare a cosa significa arrivare a chiudere un laboratorio perché si prendono delle decisioni deliranti, basate su posizioni antiscientifiche che rasentano in molti casi il ridicolo – se non fosse che non c’è niente da ridere.
Quello che noi diciamo è che, facendo le cose bene, esistono i modi – e lo facciamo – di tenere tutti al sicuro”.

Insomma, non c’è il rischio di un incidente nucleare
“Quello è fantascienza. Non sparpagliamo terrore dicendo falsità assolute o paventando pericoli che davvero non esistono”.

 

Se salta l’esperimento i primi a pagare sarebbero le brillanti menti che stanno lavorando nei laboratori INFN, un centro di eccellenza mondiale. Centro che genera il suo indotto nel territorio, basti pensare che chi vi lavora mangia, beve, vuol divertirsi ed andare a dormire. Perdere il centro avrà colossali ricadute sul territorio. Immagino succederà un altro caso “la maddalena”. Un sacco di gente che urlava “yankee go home” e quando gli americani hanno, realmente, abbandonato la base di santo stefano gli stessi son scesi in piazza ad urlare contro l’impoverimento del territorio. Posso capire che una base di supporto per sottomarini nucleari possa non piacere, ma i laboratori del gran sasso sono laboratori civili.

Strano che adesso che è stata dichiarata la santa crociata contro le fake news nessuno di chi la mena con le fake news ogni tre per due, abbia osato dire qualcosa contro queste, plateali, fake news. Paragonare il SOX a fukushima sarebbe come paragonare una autocisterna alla exxon valdez. Se proprio si volevano fare paragoni azzeccati si sarebbe potuto parlare dell’incidente di Goiàna; perché non l’hanno fatto? Dire che i fisici sono brutti e cattivi e che vogliono distruggere il mondo con il nucleare, è una panzana che molti, ignoranti, potrebbero bere. Dire che negli ospedali ci son bombe atomiche, pur essendo una panzana di pari livello, verrebbe creduta di meno.

Purtroppo un pseudo ambientalismo che basa le decisioni solo sugli occhi dolci dei cuccioli di foca e su una colossale, mastodontica, ignoranza scientifica ha molto seguito in italia e condiziona pesantemente le politiche. Spero che qualche procura non decida di indagare sulla base di ipotesi fantascientifiche con indagini che avranno come unico risultato quello di distruggere completamente la ricerca scientifica in italia. Purtroppo pochi si son resi conto dei danni colossali che hanno prodotto, alla scienza italiana, i casi di Ilaria Capua e della Xylella.

Un articolo sull’odio della scienza in italia.

Sul corriere della sera ho letto questo articolo, a firma di Paolo Mieli(1), veramente inquietante anche se, imho, sia uno sprazzo di luce. Uno sprazzo di luce perché finalmente si comincia a criticare la pretesa di alcuni magistrati di voler fare scienza non con esperimenti ma a colpi di supercazzole giudiziarie. E finalmente, invece di tenere il bordone qualunque cosa facciano e rispondere alle critiche urlando alla delegittimazione, si comincia a chiedere conto di certi comportamenti “oltre le righe”.

Un Paese che odia la scienza
di Paolo Mieli
(…)
L’Italia sta diventando sempre più un Paese ostile al metodo scientifico e amante delle teorie del complotto. L’ennesima dimostrazione viene dal caso della «Xylella fastidiosa», batterio che produce grave nocumento all’ulivo, penetrato in Europa diciotto anni fa e più recentemente in Italia, nel Salento. Nelle Americhe la si combatte da un secolo, purtroppo senza successo. Il Consiglio nazionale delle ricerche di Bari ha lavorato sodo per scoprire origini e modo di debellare quello che prende il nome di CoDiRO (Complesso del disseccamento rapido dell’olivo). Prendendo in seria considerazione anche l’ipotesi di sradicare gli ulivi già colpiti per provare a sterminare gli insetti diffusori dell’infezione e creare un cordone sanitario che isoli le piante infette.
Ma la magistratura, con un’inchiesta della Procura di Lecce, si è opposta. Di più: ha accusato il Cnr barese di aver favorito la diffusione del batterio, ne ha fatto sequestrare il materiale sia informatico che cartaceo e ha deciso che gli ulivi malati restino lì dove sono. Ha poi anche denunciato «inquietanti aspetti» relativi al «progettato stravolgimento della tradizione agroalimentare e della identità territoriale del Salento per effetto del ricorso a sistemi di coltivazione superintensiva». In parole povere, i ricercatori avrebbero deliberatamente cospirato per abbattere i vecchi ulivi e soppiantarli con piante nuove. Gli indagati sono accusati di diffusione colposa della malattia delle piante, violazione dolosa delle disposizioni in materia ambientale, falso materiale e ideologico, getto pericoloso di cose, distruzione di bellezze naturali. La «peste degli ulivi», secondo i magistrati leccesi, sarebbe stata volontariamente importata in Puglia dall’Olanda nell’ottobre del 2010 con un convegno ad essa dedicato. Poi, nel 2013, un professore barese, Giovanni Paolo Martelli, avrebbe messo in scena la «folgorante intuizione» di aver individuato la Xylella come agente patogeno del disseccamento degli ulivi salentini. Quindi il capo della Guardia forestale, Giuseppe Silletti, peraltro su sollecitazione dell’Unione Europea, avrebbe disposto il taglio di cinquemila alberi (così da salvarne un milione). In combutta con il professore di Agraria Angelo Godini fautore dell’eliminazione degli alberi infetti, in particolar modo, secondo l’accusa, «quelli monumentali». Accuse che hanno dell’incredibile.

Sinceramente più che un pezzo di cronaca giudiziaria, fino ad adesso ho avuto l’impressione di leggere uno dei tanti messaggi in cui si smontano i filmati dei gombloddisti su FB.

Nature e Washington Post si sono scandalizzati per questo che a loro appare come un «processo italiano alla scienza».

(…) Negli atti si parla anche di persone avvistate in tuta bianca a spalmare unguenti su alberi di ulivo, che successivamente sarebbero stati bruciati per cancellare le prove. Prove che avrebbero potuto portare al «grande vecchio» di questa cospirazione: la multinazionale dell’agroalimentare Monsanto. Persino l’ex Presidente del Tribunale di Bari Vito Savino ha preso le distanze da questa iniziativa giudiziaria e ha manifestato sulla stampa il proprio «sconcerto». Ma i magistrati – come sempre si fa in casi del genere – hanno ribattuto allargando il campo delle accuse ad un numero sempre più vasto di imputati, i quali (Savino, Godini, Martelli) avrebbero condiviso «un medesimo approccio culturale nell’Accademia dei Georgofili di cui fa parte anche il professor Paolo De Castro, già ministro dell’Agricoltura, attualmente eurodeputato, che ha riferito in commissione proprio sulla questione Xylella». Europa, Guardia forestale, Georgofili, ex ministri avrebbero dunque congiurato per distruggere gli ulivi salentini allo scopo di impiantare in quel di Gallipoli nuove coltivazioni. E gli scienziati dell’Università di Bari, del Cnr e dell’Istituto agronomico alimentare (Iam) avrebbero aderito (dietro compenso?) al complotto. Sulla Stampa Gilberto Corbellini e Roberto Defez hanno esortato coloro che in passato si sono indignati contro i tentativi di imporre per via giudiziaria le pseudo cure Di Bella o Stamina o contro il rinvio a giudizio e la condanna in primo grado della Commissione Grandi Rischi rea di non aver dato l’allarme per il terremoto dell’Aquila, a «insorgere per quanto sta accadendo nel Salento». Ma il loro appello è caduto nel vuoto.

L’appello è caduto nel vuoto perché? perché fino a quando i PM non saranno chiamati a rispondere di accuse troppo fantasiose e penalizzati se il loro castello accusatorio si rivela meno saldo di un castello di carte in un tornado alcuni continueranno a fare i “paladini” per carpire le simpatie dell’ampia area anticontroboicottara e di chi ha bisogno di un capro espiatorio per mondarsi dalle proprie colpe, come capitato con il terremoto dell’Aquila. Purtroppo l’incapacità di contrastare Berlusconi dal punto di vista politico e l’essere costretti ad usare solo ed esclusivamente l’arma giudiziaria ha creato un mostro, una magistratura convinta non di essere quello che ha il dovere di indagare e di dover decidere torti o ragioni ma convinta di essere il giudice dredd, l’unico buono che lotta contro i cattivi e che è contemporaneamente inquisitore, giudice e giustiziere. La riforma della giustizia serve urgentemente.

Qualcuno ha messo in evidenza come l’inchiesta della procura di Lecce si basi su una grande contraddizione logica: da un lato i magistrati sostengono che non esiste «un reale nesso di causalità tra il batterio e il disseccamento degli ulivi», dall’altro accusano i ricercatori di aver diffuso il batterio. Saremmo quindi in presenza di «untori di una peste innocua» (ha ironizzato Luciano Capone sul Foglio ).

Inquietante, inquietante che nonostante una così macroscopica ed evidente contraddizione logica alla base dell’inchiesta nessuno, fra chi di dovere, l’abbia bloccata. Delle due una, o qualcuno si accorge di tale contraddizione e finalmente blocca tutto con tante scuse (e magari qualche tirata d’orecchie a chi di dovere) oppure si arriva a sentenza e, come capitato nel caso dell’Aquila, si dimostra che in italia la giustizia è puro arbitrio. In tal caso spero si ripristino le ordalie medievali, molto più oneste e oggettive.

Lo Iam è accusato, come si è detto, di aver dato inizio al contagio con le provette olandesi fatte giungere a Bari per il convegno scientifico del 2010. L’Istituto ha risposto dimostrando che i campioni introdotti in Italia per quell’incontro scientifico erano tutti di una sottospecie diversa da quella ritrovata nel Salento. Ma, con logica acrobatica, l’accusa ha trasformato anche questa in un’ammissione di colpa: fu «priva di plausibile giustificazione l’introduzione da parte dello Iam di tutte le sottospecie di Xylella conosciute a eccezione di quella individuata nel Salento» che c’era già, tenuta ben nascosta, e non aveva perciò bisogno di essere importata.

L’unica cosa che mi viene da dire è ex gombloddo quodlibet, questi son sistemi da santa inquisizione dei film. Salta subito agli occhi che i PM non stanno indagando per scoprire se siano stati commessi reati, come e quando ma hanno già deciso i colpevoli e stanno indagando e supercazzolando per dimostarlo. Mi sembra il processo de “il nome della rosa”, svolto da Bernardo Gui verso il cellario Remigio da Varagine. Medioevo.

Incredibile. L’inchiesta cita poi un’affermazione dell’esperto mondiale di Xylella, Alexander Purcell di Berkeley – «Contro la Xylella gli abbattimenti non servono a nulla» – che lo stesso Purcell nega di aver mai pronunciato ed è stata riferita da un’europarlamentare grillina. Il Movimento Cinque Stelle ha contemporaneamente depositato una mozione di sfiducia nei confronti del ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina colpevole di non aver ostacolato il complotto.

Remake degli anni ’90, per avere una sponda politica che copra e che faccia lei il lavoro sporco alcuni magistrati son disposti a fare da paladini e puntellare, a colpi di atti giudiziari, le idee politiche della parte scelta. Finché si discute di frequenze televisive o di vendite di diritti fra aziende ancora ancora ma qui si va avanti a colpi di gombloddismo e di assurdità che mettono a rischio tutti.

Nel frattempo l’Unione Europea ha avviato nei confronti dell’Italia una procedura d’infrazione per i ritardi nell’attuazione del piano di guerra contro il flagello salentino. A questo punto non è lecito nutrire dubbi: vincerà la Xylella e gli italiani si troveranno a dover pagare una multa all’Europa. Poi, come sempre accade, tra un decennio verrà il tempo delle pubbliche scuse ai ricercatori che hanno fatto il loro dovere e per questo hanno avuto dei guai. Così vanno le cose nel nostro Paese.Un Paese che odia la scienza
di Paolo Mieli

Una popolazione ignorante e pronta a credere al primo che urla in piazza, una magistratura in delirio di onnipotenza capace di credersi superiore anche alla logica, leggi che possono venire stravolte ad arbitrio con supercazzole grossolane sono un cocktail esplosivo. Chi, azienda o persona, investirebbe in un paese dove domani potrebbe finire al rogo con l’accusa di aver scatenato temporali o lanciato malefici? Stiamo tornando al medioevo, cazzo, stiamo tornando al medioevo. E io, sinceramente, pur con tutti i suoi difetti preferisco invece l’illuminismo.

(1) Anche Paolo Mieli è un membro del grande gombloddo universale per il dominio del mondo.

Giustizia di pancia e xylella

A proposito di medioevo prossimo venturo segnalo un interessante articolo di Next Quotidiano sul pasticciaccio brutto della xylella. Che dire? Mi sembra un altro caso da manuale di giustizia “di pancia” con indagini fatte per carpire simpatie e non per trovare torti o ragioni.  Oramai una sentenza di condanna in primo grado, per quanto pressapochista, scalcinata e sconclusionata, non si nega a nessuno. Poi tanto l’appello rimette le cose a posto senza alcuna conseguenza per chi ha pronunciato la sentenza poi ribaltata.

http://www.nextquotidiano.it/ordinanza-pm-lecce-xylella/

Alcuni estratti (che fanno riflettere)

Stavano già studiando la Xylella, sono colpevoli!
(…) A leggerla bene però l’indagine dei magistrati leccesi risulta essere piena di contraddizioni (e di qualche errore). In alcuni punti i magistrati danno la colpa ai ricercatori di aver importato il batterio durante un workshop sulla Xylella, eppure anche i periti della Procura hanno evidenziato che la subspecie del batterio che aggredisce gli ulivi pugliesi non è tra quelle importate per il workshop. In altri passaggi però si dice che la Xylella era presente da molti anni in Puglia (quindi perché la responsabilità dovrebbe essere dei ricercatori?) e non è la causa del disseccamento rapido, ma che la responsabilità è dell’utilizzo di un erbicida prodotto dalla Monsanto. Oppure si suggerisce che lo IAM sta creando una varietà di olivi resistenti al batterio dal quale potrebbe trarre enormi profitti. Infine si cita il fatto che allo IAM si studiasse la Xylella come “coincidenza singolare” prima dell’esplosione dell’epidemia. (…)

La motivazione della Procura del Lecce è semplice:

È singolare la coincidenza della comparsa dei primi sintomi di disseccamento con l’avvio delle attività di cui al succitato progetto “OLVIVA” e con il proliferare di convegno sul tema del disseccamento degli olivi e sulla formazione di personale qualificato per il trattamento della Xylella.

In buona sostanza l’esistenza di un progetto che coinvolgeva ventidue istituti di ricerca in dodici regioni italiane è messo in correlazione unicamente con la comparsa dei primi sintomi di disseccamento in una regione, la Puglia, e l’insorgere dell’emergenza Xylella. (…)Il convegno invece è quello “famoso” tenutosi nell’ottobre 2010 presso lo IAM di Bari a Valenzano sulla Xylella per la definizione di protocolli e la formazione di personale per contrastare il batterio Xylella in occasione del quale sarebbe stato importato il batterio che poi si sarebbe diffuso nell’ambiente. Anche qui, il fatto che ricercatori di un istituto agronomico stessero studiando il fenomeno e abbiano organizzato uno workshop internazionale è messo in correlazione con la diffusione della Xylella in Puglia. Tra le sottospecie di Xylella fatte arrivare per il workshop dall’Olanda però non figura la sottospecie pauca (quella ritenuta responsabile del disseccamento rapido) e di questo gli inquirenti non riescono a darsi spiegazione pertanto ritengono poco plausibile che siano state importate tutte le sottospecie ad eccezione della pauca. Nell’ordinanza manca solo un “coincidenze? Noi di voyager etc etc“.

(…)

Il grido d’allarme del super esperto di Xylella
Una buona parte delle informazioni in base alle quali la Procura ha emanato l’ordinanza sono desunte da ricerche sul Web. Succede però alle volte che il Web sia traditore. Ad esempio per quanto riguarda il piano di abbattimenti (il c.d. Piano Silletti) al fine di creare un cordone fitosanitario di contenimento del CoDiRO i magistrati leccesi fanno riferimento a quanto detto dal massimo esperto mondiale di Xyllela Alexander Purcell durante un workshop dell’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) che avrebbe dichiarato «Non fate il nostro stesso errore: contro la Xylella gli abbattimenti non servono a nulla. Occorre contenere il batterio e lavorare sul rafforzamento delle piante». (…) Il problema è che Purcell non ha mai detto – durante quel convegno – quella frase riguardo l’abbattimento delle piante. In una lettera pubblicata dal Foglio a giugno, nella quale deplorava l’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti dei ricercatori pugliesi accusati di essere untori, Purcell spiegava che le strategie di contenimento possono variare, e che quello che non ha sortito “effetti degni di nota” in California, è stato essenziale in Brasile.

Le strategie di lotta che funzionano in una determinata regione o su di una specifica coltura possono non essere altrettanto efficaci su altre colture, o sulla medesima coltura ma in condizioni pedoclimatiche differenti. Ad esempio, la tempestiva eliminazione delle viti colpite dalla malattia di Pierce non ha sortito effetti degni di nota in California, mentre la stessa operazione condotta Brasile sugli agrumi è risultata essenziale per contenere gli attacchi di “clorosi variegata”, una malattia anch’essa indotta da X. fastidiosa. Inoltre, in tre differenti aree californiane vengono adottati tre diversi metodi di lotta contro la malattia di Pierce. Ciò a causa della presenza e attività di differenti insetti vettori e delle condizioni climatiche locali.

 

Processo alla scienza (di nuovo)

Come disintegrare un paese intero in pochi, semplici passaggi.

Facile da ripetere, provata efficacia, astenersi perditempo e scienziati.
[Kurdt]

Stavo leggendo un interessante articolo di Kurdt sulla vicenda degli ulivi pugliesi e degli ultimi avvisi di garanzia mandati.
Imho come nel caso del terremoto dell’Aquila ho l’impressione che la magistratura, più che cercare torti e ragioni, partecipi a cacce all’eretico per dare un capro espiatorio al bobolo, nella migliore tradizione della giustizia di “pancia”. E questo a me, oltre a non piacere molto, ricorda tanto i casi di Stamina e del processo ai sismologi per il terremoto dell’Aquila.

La cassazione conferma la sentenza di II grado del processo dell’Aquila. Assolti perché il fatto non sussiste.

La corte di cassazione ha confermato la sentenza di secondo grado del processo dell’Aquila per la Commissione Grandi Rischi(1). E’ stato quindi confermato quanto venne detto nel processo di appello. Processo che ribaltò completamente la sentenza di condanna di primo grado.

E di ciò ne son contento. Sono invece un poco meno felice che le questioni a margine che la vicenda ha posto non siano state affrontate con la serietà richiesta.

Quindi mi ripeto quanto scrissi sulla sentenza di secondo grado:

Che dire? la sentenza di primo grado erano 900 e passa pagine di supercazzole per giustificare la condanna di quelli che erano stati scelti dal bobolo come i capri espiatori per tutto, giusto che tale sentenza venga riformata in secondo grado.

Peccato che si sia perso tempo e impiegate risorse per cercare di condannare il capro espiatorio invece di iniziare da subito a procedere contro i responsabili reali della tragedia; chi ha costruito case con il culo, chi ha fatto restauri mentula canis, chi non si è curato di mettere in sicurezza casa sua o le strutture ad esso affidate.

Speriamo che la cassazione, inevitabilmente ci sarà il ricorso, confermi la decisione di secondo grado.

Un ultima nota sulle grida “vergogna”. (alla lettura della sentenza di II grado è stato gridato vergogna in aula, NdR) La vergogna imho è il vedere il processo non come il momento cui si decidono ragioni e torti ma il momento cui il capro espiatorio viene condannato affinché con la sua morte mondi il bobolo dai suoi peccati. Volere il televoto invece delle sentenze è barbarie medioevale da processi di piazza e santa inquisizione e non da moderna democrazia costituzionale.

Per il resto piena solidarietà agli ex inquisiti per tutto ciò che hanno dovuto passare.

(1) In realtà il processo non era alla commissione grandi rischi ma ai partecipanti, alcuni membri della commissione altri no, alla riunione convocata a fine marzo da bertolaso. Però oramai quel processo ha assunto tale denominazione e per chiarezza, anche se impropria, ho continuato ad usarla.

Terremoto dell’aquila, assolti perché il fatto non sussiste

http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_italiana/2014/11/10/l_aquila_terremoto_e_mancato_allarme_assolta_la_commissione_grand-5-395008.html

L’Aquila, sentenza ribaltata
Scienziati assolti per il sisma

Tutti e sette i componenti della Commissione Grandi rischi che si erano riuniti 5 giorni prima del terremoto del 6 aprile 2009 sono stati assolti dalla corte d’appello de L’Aquila perché “il fatto non sussiste”.
(…)
La sentenza è stata accolta dal pubblico al grido di “Vergogna, vergogna!”

Che dire? la sentenza di primo grado erano 900 e passa pagine di supercazzole per giustificare la condanna di quelli che erano stati scelti dal bobolo come i capri espiatori per tutto, giusto che tale sentenza venga riformata in secondo grado.

Peccato che si sia perso tempo e impiegate risorse per cercare di condannare il capro espiatorio invece di iniziare da subito a procedere contro i responsabili reali della tragedia; chi ha costruito case con il culo, chi ha fatto restauri mentula canis, chi non si è curato di mettere in sicurezza casa sua o le strutture ad esso affidate.

Speriamo che la cassazione, inevitabilmente ci sarà il ricorso, confermi la decisione di secondo grado.

Un ultima nota sulle grida “vergogna”. La vergogna imho è il vedere il processo non come il momento cui si decidono ragioni e torti ma il momento cui il capro espiatorio viene condannato affinché con la sua morte mondi il bobolo dai suoi peccati. Volere il televoto invece delle sentenze è barbarie medioevale da processi di piazza e santa inquisizione e non da moderna democrazia costituzionale.

Per il resto piena solidarietà agli ex inquisiti per tutto ciò che hanno dovuto passare.