le colpe dei genitori e degli studenti nel fallimento della scuola

Parlando di scuola ho notato un buco nero di cui si parla poco, a sentire quello che si dice sembra che la colpa della situazione disastrata cui versa la scuola sono o i docenti fancazzisti oppure un governo tirchio che pretende un pasto da ristorante extralusso al prezzo di un mc burgher.

In realtà fra le concause, entrambe le precedenti ci sono e sono vere, c’è anche il problema genitori. A molti genitori in realtà non interessa che il figlio apprenda qualcosa a scuola, anzi simili genitori spesso si fan vanto di considerare la cultura come inutile, a loro interessa solo che il figlio abbia un posto dove passare le mattine e che sia promosso, o meglio che tutto il mondo riconosca la sua bravura, perché è bravo e mammà lo certifica. La scuola è inutile, non insegna niente perché il pargolo è già bravissimissimo di suo nelle cose veramente importanti; e tutto il resto, magari la matematica o la logica, son cose inutili che non servono a niente e non è giusto penalizzarlo perché non è capace in tali cose. Cioè il fatto che sia in prima superiore e non sappia le tabelline non è un motivo valido per presentarlo con il tre in matematica…

Ecco quindi in molte scuole, soprattutto quelle scelte per “comodità”, come poco sbattimento per il viaggio,  si arriva al patto scellerato dove i docenti fanno finta di insegnare, gli studenti di imparare e vengono promossi anche se con lacune grosse come case, e tutti son contenti.  Al genitore non interessa che il figlio sappia, interessa che il figlio creda di sapere e che la scuola non faccia niente per toglierli questa illusione, anzi se la scuola continua a illudere il pargolo è felice.

Se invece i genitori avessero realmente a cuore la preparazione dei pargoli quello sarebbe sicuramente una spinta a far migliorare la scuola; se io genitore ho interesse che mio figlio venga preparato bene e mi rendo conto che a scuola non sta facendo niente, soprattutto in materie importanti(1), cerco di cambiarlo di sezione o, in caso estremo, gli faccio cambiare scuola e lo mando in una più seria. E un preside che vede studenti scappare perché la sua scuola viene considerata un lunapark e non un posto serio cerca di rimettere tutto in carreggiata, ed anche i docenti che vi insegnano.

Se i genitori chiedono che la scuola insegni realmente, che formi i ragazzi e che elimini quelli che non son formati, in una parola una scuola meritocratica dove chi conosce le materie va avanti, chi ha solo potenzialità inespresse, chi si impegna ma non riesce, chi porta millemila scuse per essere promosso per pietà la scuola diventa meritocratica, anche per non perdere studenti.  Se i genitori chiedono una scuola che da a tutti una medaglia, fosse anche una medaglia di cartone (promozioni regalate e voti gonfiati), la scuola comincia a produrre medaglie di cartone e cercherà di spacciarle per medaglie d’oro: la scuola deve fare inclusione, la scuola non deve lasciare nessuno indietro, tutti hanno potenzialità e tali potenzialità devono essere riconosciute… Tante belle parole per mascherare il fatto che la scuola non fa il suo dovere ma si è trasformata o in parcheggio o in surrogato dei servizi sociali. Paradossalmente penalizzando proprio gli studenti “poveri” o “sfortunati” ma capaci (qui e qui).

Le aspettative dei genitori e degli alunni sono rivelate anche da come i test invalsi, e anche le simulazioni di concorso, vengono visti; se si vuole una scuola seria e che prepari sono visti come una buona opportunità per fare il punto sulla propria preparazione e vedere se corrisponde a quanto previsto dai piani di studio nazionali e quanto si è preparati rispetto agli altri. Invece, se la scuola la si ritiene solo un parcheggio o una succursale dei servizi sociali, sono considerati “una tortura”, “una inutile vessazione” perché rivelano “l’alto contenuto di cellulosa” della medaglia d’oro.

Purtroppo prima o poi un esame vero lo si trova;  quando gli studenti premiati con medaglie di cartone dorato poi lo incontrano,  scopriranno che nel mondo reale mammà, almeno nella gran parte dei casi, può far poco e che esistono anche esami reali dove viene valutata solo la tua preparazione e non la preparazione ma anche la capacità immergere la tua autoconsapevolezza karmica nel flusso cosmico del divenire universale.  E alla scoperta della verità, cioè essere un incompetente, si frigna forte, tanto forte.

Per avere una buona scuola sono fondamentali bravi docenti ma soprattutto genitori coscienziosi. Se il docente “duro” che lavora e che non illude e valuta gli studenti per quello che hanno studiato viene considerato, nei consigli di classe e di istituto, un sadico aguzzino, mentre l’amicone che trova il modo di dare la sufficienza a tutti e che magari ritarda lo svolgimento del programma perché “nessuno rimanga indietro” viene considerato un ottimo docente, beh, i genitori stanno chiedendo che la scuola non faccia da scuola ma faccia da parcheggio. Ma allora poi non si incazzino se il pargolo l’unica cosa che riesce a fare è il parcheggiatore.

(1) Esistono materie di serie A e di serie B, che che ne dicano i docenti. Se come capitato al sottoscritto, causa docente “folle”, si svolge di merda disegno e storia dell’arte la futura carriera scolastica universitaria generalmente non viene compromessa. Diverso è se invece viene svolto di  merda il programma di matematica o di italiano. In quei casi si sta ponendo una seria ipoteca sul proseguo degli studi. Ho visto troppi ragazzi capaci rovinati, letteralmente rovinati, da docenti incapaci che non hanno svolto la loro materia. Spesso i ragazzi arrivavano nelle classi successive con tremende lacune e a causa della fatica per recuperare tali lacune, dover fare in un anno tutto quello che non hai fatto alle medie ad esempio, è molto faticoso. E spesso causa la bocciatura al primo anno delle superiori. Anche se il ragazzo ha delle capacità ma, a causa di un docente degli anni precedenti negligente, non viene messo in condizione di esprimerle.

Imparare la comprensione del testo a scuola.

Pensavo di non parlare più di scuola considerando che, fino agli esami di maturità ed alle selezioni per il numero chiuso, non avrei nulla da dire. Ma c’è stata una risposta ad un mio commento che proprio mi ha fatto sobbalzare sulla sedia e che spiega, impietosamente, sia lo stato della scuola, sia perché molti temano l’invalsi peggio del diavolo.

Per completezza copio tutto il thread

conte bannato • 5 giorni fa
“Altrimenti – conclude – il sistema non si regge più in piedi”

Di che “sistema” sta parlando? Sicuramente di uno non condiviso né dagli studenti, né dai docenti, visto il boicottaggio full-court.
Sarei inoltre curioso di sapere in cosa consistano i “provvedimenti contro gli studenti”. Prove tecniche di “preside sceriffo” come la “buona scuola” comanda?

Shevathas (je suis PAVI) –> conte bannato • 5 giorni fa
quello che hanno fatto alle medie: in iii media il test invalsi è una prova d’esame vera e propria e viene computata nel calcolo della media per l’attribuzione del voto allo studente…

Marco D –> Shevathas (je suis PAVI) • 5 giorni fa
Non mi risulta che il test contenga domande su argomenti curriculari, se vuoi usarlo come valutazione dovresti cambiare la natura del test.

Shevathas (je suis PAVI) –> Marco D • 5 giorni fa
italiano e matematica non fanno parte del curriculum di studi?

Marco D –> Shevathas (je suis PAVI) • 13 ore fa
Italiano? Parli di grammatica italiana o di comprensione di testi? Non mi risulta che la “comprensione di un testo di un certo determinato livello di difficoltà” sia all’interno dei programmi di italiano.

E ricopio la risposta

Italiano? Parli di grammatica italiana o di comprensione di testi? Non mi risulta che la “comprensione di un testo di un certo determinato livello di difficoltà” sia all’interno dei programmi di italiano.

Sarebbe interessante confrontarla con quella statistica che diceva che l’analfabetismo funzionale nella popolazione adulta è al 45% circa. Quella risposta, magari data con rabbia, spiega impietosamente molte cose della scuola italiana.

Perché viene considerata un asilo per bambini e non un luogo ove si fa formazione, perché molti diplomati e laureati arrancano nel trovare un lavoro e i lavori che trovano son lavori con contenuto intellettuale nullo o quasi, come operatore di call center, pulizie, facchinaggio etc. etc.

Chi si fiderebbe di affidare un lavoro di una certa complessità, un lavoro che magari richieda al lavoratore anche capacità di autoaggiornamento o di sviluppo di competenze ad un “analfabeta funzionale?” Nessuno, brutalmente NES_SU_NO. Un analfabeta funzionale, nella stragrande maggioranza dei casi è destinato a lavori sottopagati e, cosa peggiore, lavori per i quali l’offerta di braccia è strabordante rispetto alla domanda.

Chi ha scritto tale risposta, spero sia uno studente aspirante sindacalista e non un docente, intende una scuola perfettamente e puramente nozionistica, una scuola dove mandi a mente il compitino e sei bravo, una in cui se riesci a ripetere a memoria la poesia sei un poeta. Dove basta ripetere a memoria quanto detto dal docente, senza approfondimento personale, senza capacità critica, senza ragionamento per essere bravo.  Ma non è e non deve essere così; io posso studiare a memoria magari una conferenza di Carlo Rubbia sulle particelle W e Z, magari memorizzo anche i disegni e mi esercito a ricopiarli. Significa che anche io sono un premio nobel per la fisica? Assolutamente no. Anzi i pappagalli li scopri facilmente con un paio di domande ben poste, domande alle quali chi conosce la materia conosce obbligatoriamente la risposta, un pappagallo che invece si è limitato a studiare a memoria no. Ed è inutile, anzi controproducente e patetico, prendersela contro chi mi fa domande per verificare realmente la mia preparazione.

Uno degli scopi fondamentali della scuola, soprattutto i licei e l’insegnamento superiore, è anche insegnarti ad imparare, e ad imparare da solo. E se non si ha la capacità di “comprendere un testo di un certo determinato livello di difficoltà”, come fai ad imparare da solo? ad informarti, a ragionare, a pensare?

Finirai a berti qualsiasi stronzata detta nei filmini accattivanti di youtube o a ripetere acriticamente e a pappagallo quanto detto dal guru politico che ti sei scelto mentre ti lamenti che il mondo crudele non riconosce le tue alte capacità e che i “padroni” vogliono delocalizzare in romania il call center in cui lavori.

Ecco perché fra un diploma od una laurea “reale” e verificati ed un diploma o una laurea come il sottostante

laurea_youtube_italiana

sinceramente preferisco i primi.

 

 

 

Debunking Invalsi

Riguardo al famigerato INVALSI girano tante e tali bufale… Proviamo a smentirne un paio.

Uno dei vantaggi dell’invalsi è mostrare quanti docenti siano digiuni delle nozioni di base del calcolo delle probabilità e della statistica.

1) Nei test invalsi si può andare bene anche dando risposte a caso.

Se avete uno studente che riesce a prendere un buon punteggio al test invalsi dando solo risposte a caso allora giocateci una schedina del superenalotto assieme. La probabilità di rispondere correttamente ad almeno 30 domande su 40 dando risposte a caso è  1 su 21.594.767.825; tanto per avere un termine di paragone la probabilità di fare un sei al superenalotto giocando una sola colonna che è 1 su 622.614.630.

2) Nei test invalsi è facile barare/facile falsare il test dando risposte a caso

No. Le domande del test non sono tutte equivalenti come difficoltà e, considerando la distribuzione degli errori e delle risposte corrette è facile stabilire se lo studente ha risposto a caso. Nel caso lo studente risponda a caso la percentuale di risposte corrette sarà di circa il 25% ma le risposte corrette saranno completamente scorrelate dalla difficoltà delle domande. Se uno studente risponde non a caso mi aspetterei più risposte corrette nel gruppo delle domande facili, meno in quello delle domande di difficoltà media e ancora meno in quello delle difficili. Se invece risponde a caso le percentuali di risposte corrette è lo stesso nei tre gruppi.

Allo stesso modo è difficile barare passando le risposte agli studenti. Se in una classe ho 20 test uguali fra di loro che magari sbagliano tutti le stesse domande, c’è una quasi certezza matematica che tutti abbiano copiato.
E se il test fosse tutto giusto da parte di tutti e 20 gli studenti? Allora mi aspetterei una classe con 20 geni, e il docente dovrebbe giustificare come mai fra questi 20 geni, nei suoi registri c’è Franti con 4, Garrone con 6, Stardi con 8 e Derossi con 10. La differenza tra i voti degli studenti dovrebbe riflettersi in quella fra i risultati.

3) I test possono essere usati per valutare il professore

No, non lo possono fare. I test vengono fatti a distanza di due/tre anni l’uno dall’altro (II e V elementare, I e III media, II superiore) e non è detto che gli studenti abbiano avuto in quel periodo lo stesso docente. L’unico test che potrebbe essere usato per valutare sarebbe quello svolto in V elementare e ripetuto in I media, ma consentirebbe di valutare solo due docenti, quello di italiano e quello di matematica. Per valutare il docente bisognerebbe valutare con precisione il livello di ingresso e il livello di uscita.

4) I test non valutano globalmente lo studente

Vero. Si limitano a valutare solo alcune capacità dello studente: abilità di lettura e comprensione del testo e abilità e capacità logico matematiche. Non valutano il senso critico, la capacità di astrazione o di argomentazione. C’è però da dire che le capacità verificate dall’invalsi sono i pre requisiti essenziali per il possesso delle capacità che dall’invalsi non vengono testate. Se hai scarse capacità di comprensione del testo come puoi avere buone capacità argomentative o un buon senso critico?

5) I test non servono a niente/a cosa serve confrontare il liceo classico della milano bene con le professionali di scampia ?

Chi pensa che una scuola professionale in una zona degradata sia equivalente ad un liceo classico in un quartiere bene alzi la mano. È stupido usare i test invalsi per fare confronti simili e vedere confermato, per l’ennesima volta, quello che già si sapeva. Però i test possono essere usati, in maniera opportuna nello spazio ed anche nel tempo confrontando due licei classici in quartieri bene o confrontando i risultati della scuola quest’anno con quelli degli anni precedenti per vedere com’è l’andamento degli studenti. E questo ai docenti che la menano raccontando che tutte le scuole sono uguali e che da tutte le scuole esce gente preparatissima non va giù in quanto scoprono molti altarini.

6) I test sono puramente nozionistici.

Questo è l’archivio dei test invalsi, se qualcuno trova un test, e non una domanda, puramente nozionistico lo scriva pure fra i commenti.

7) Le domande non sono attinenti con il programma

Se ne era già discusso qui.

8) I test distraggono dalla didattica, i docenti faranno teach to test e trascureranno la materia.

Almeno per la matematica è impossibile trascurare il programma per fare teaching to test. Per affrontare bene il test occorre aver svolto e capito almeno l’80% del programma. E l’aver svolto e capito l’80% del programma di matematica è un ottimo risultato altro che teaching to test.

9) In finlandia, in america i test stanno venendo abbandonati, come dice anche Giorgio Israel.

Avevo letto l’articolo del professore Giorgio Israel. Imho il problema è che il test non esaurisce la matematica ma si limita a verificare se lo studente è in grado di usare gli strumenti. E’ sbagliato credere il test esaustivo e che l’andare bene al test significhi aver compreso la matematica. Su ciò son perfettamente d’accordo con Israel. Di contro c’è da dire che è praticamente impossibile che uno che conosce e comprende la matematica vada male al test, cioè se hai piena padronanza di certi strumenti riesci ad usarli ed usarli bene, se non riesci ad usarli forse non hai veramente la padronanza di tali strumenti.

PS Se i controlli sulla “snumeratezza” di ritorno venissero fatti in italia i risultati finlandesi al confronto sarebbero un trionfo…

10) Ci sono domande assurde alle quali neppure i docenti sanno rispondere. 

Sì, può capitare una domanda “balorda” alla quale un docente abbia difficoltà, vuoi per difficoltà a decifrare il testo, vuoi per distrazione, non è in grado di rispondere. Ma può capitare per una domanda non per tutte le domande. Se un docente non è in grado di risolvere molte domande sarebbe opportuno che facesse qualche riflessione sulla sua reale preparazione.

11) I test causano stress ai bambini

I bambini devono imparare a gestire lo stress che si prova quando si viene esaminati, e gli adulti devono imparare a non trasmettere il loro stress e la loro ansia da prestazione ai bambini.

 

Il parere di un docente, serio, sull’invalsi

Bellissimo, l’articolo di un docente che alza, e di molto, la mia considerazione della classe docente. Ha ragione su tutta la linea; i docenti insegnano prima con l’esempio e poi con la parola.  Sarebbe da confrontare l’articolo sottostante con il proclama pseudosindacalista della boscaino. Cosa si insegna a spernacchiare l’invalsi? come giustificare le pernacchie all’invalsi e contemporaneamente condannare quelle al prof. di matematica che pretende la conoscenza di derivate e integrali?

da:http://www.lastampa.it/2015/05/13/cultura/opinioni/editoriali/nelle-aule-uno-sberleffo-che-fa-danni-gapuKiAdJfPm4HnBvKYh3L/pagina.html
Invalsi, nelle aule uno sberleffo che fa danni

13/05/2015
ALESSANDRO D’AVENIA
(…) Siamo d’accordo sul fatto che questo tipo di prove non siano la maniera migliore di valutare il livello degli apprendimenti, ma sono test recenti e senz’altro migliorabili, normalmente somministrati ai ragazzi nelle scuole europee (…)

Un giorno questi ragazzi si troveranno a essere valutati accanto ad un giovane svedese, francese, spagnolo, perché il lavoro non è più sotto casa (…) Dovremmo aiutare i ragazzi a desiderare di esser esaminati e valutati come lo saranno un giorno: potevano essere sottoposti magari ad un altro tipo di lavoro, ritenuto utile dagli insegnanti che li hanno convinti a non prendere sul serio le prove. Dovremmo educarli a chiedere di essere preparati ad un mondo sempre più complesso e globale, non deresponsabilizzandoli:per un tredicenne un adulto che permette di reagire con una pernacchia a una prova ufficiale è un compagno di giochi non una guida. Io li educherei sin da piccoli a boicottare gli insegnanti senza qualità, che non fanno lezione, non si preparano, ripetono la stessa solfa, non sanno tenerli, sparlano dei colleghi, ignorano i nomi dei ragazzi nei colloqui, parlano in dialetto (e insegnano italiano): spettacoli all’ordine del giorno. Li educherei come facciamo in famiglia a pretendere la qualità, come fa chiunque si sieda al tavolo di un ristorante che ha scelto proprio per questo.

Alcuni colleghi invece hanno pensato di boicottare i test, chi per fare una pernacchia alla riforma in discussione, chi perché li trova (per certi versi anche giustamente) tanto inadeguati da non volerli correggere. Posso capire la seconda motivazione, ma la prima mi sembra una scusa (la figuraccia non la fa il Governo, dal momento che le prove ci sono dal 2007, ma chi esercita una professione e un ruolo). Vogliamo educare i ragazzi a diventare buoni cittadini, a rispettare le regole e le persone, e poi squalifichiamo tutto con un gesto che rende gli studenti pedine di un malcontento che riguarda noi ed è da sostenere in altre sedi.

(…)Perché noi possiamo spernacchiare una prova ufficiale e loro non dovrebbero fare altrettanto di fronte ad un compito insensato o non interessante, una spiegazione trita, un’interrogazione inadeguata? Crediamo veramente di preparare così i ragazzi ad un mondo sempre più difficile? Crediamo forse che lo sberleffo, non sostituito da nulla di costruttivo, li aiuterà a costruire un pensiero autonomo? Dobbiamo prepararli al futuro, non usarli. Dobbiamo metterli ancora di più alla prova, non illuderli che basta sottrarsi all’ostacolo per scavalcarlo, perché l’ostacolo resta lì.(…)

Colpi di test – il buongiorno di Massimo Gramellini

Spesso non sono d’accordo con le idee espresse da Massimo Gramellini, però questa volta concordo pienamente con lui e con il suo “buongiorno” riguardo al boicottaggio dei test invalsi.

fonte: http://www.lastampa.it/2015/05/13/cultura/opinioni/buongiorno/colpi-di-test-cKGQIL5ybWOugppPmqrciI/commenti.html

Colpi di test

13/05/2015
MASSIMO GRAMELLINI
Gli scolari di una terza elementare australiana hanno ricevuto una bella lettera dai loro insegnanti, che li invitavano a sdrammatizzare il significato dei test: non coglieranno la vostra sensibilità e creatività, non vi diranno realmente chi siete. Poi però i test sono stati fatti, in Australia come nel resto del mondo. Perché, per quanto limitati, sono utili. Soltanto in Italia continuano a essere vissuti come un insulto alla dignità degli studenti e dei professori, (…)

In questa ribellione di massa c’è il fastidio che gli italiani provano ogni volta che qualcuno si mette in testa l’idea bizzarra di giudicarli.  (…) Ma c’è anche un sentimento perdurante di anarchia, che porta gli adulti a comportarsi come i ragazzi nel boicottare gli ordini superiori. (…) Il mio potrebbe sembrare un discorso conservatore, se non fosse che del modello di scuola di chi protesta contro i test Invalsi è rimasto ben poco da conservare.

Caro studente che boicotti l’invalsi…

chi ti scrive è un ex docente che è stato anche studente e che si è dovuto confrontare, tanto, con i famigerati test a risposta chiusa e le prove strutturate. Purtroppo le trovi ovunque, se tenti un concorso pubblico le troverai alla preselezione, se vuoi accedere a corsi di laurea a numero chiuso ti troverai un test. Molti datori di lavoro fanno svolgere un test preliminare per scremare i curriculum quando non segano direttamente e spietatamente basandosi sul nome della scuola di provenienza o su altri fattori.  Come diceva il mio professore di matematica del liceo,  puoi evitare i compiti in classe ma non puoi evitare lo scrutinio finale. E un non classificato è un voto che ha il suo significato, ed è anche abbastanza grave. Significa che in una materia non è stato possibile giudicarti, significa essere bocciato senza passare dal via. Una prova oggettiva, un esame “cattivo” dal quale non puoi sottrarti prima o poi lo si incontra. E forse è meglio affrontarlo preparato che farsi beccare del tutto impreparati, garanzia di un fallimento certo.

Vedi le prove come una gara di corsa. Cosa significa se non ti presenti alla gara? significa ignorare quanto sei realmente veloce. Puoi raccontarti di essere un campioncino di velocità, puoi raccontare che mammà dice che sei il nuovo Usain Bolt, ma come risponderai alla domanda: “bene, come me lo puoi dimostrare?”

Perché il mondo non crede solo sulla fiducia ma vuole soprattutto prove e dimostrazioni. Punterà su di te, come promessa sportiva, se farai vedere coppe e medaglie guadagnate, non perché mammà dice che sei tanto bravo e veloce. Scappare dall’invalsi è come scappare dalle gare. Se partecipi alla gara e perdi, cosa seccante e spiacevole lo ammetto, almeno ti renderai conto che ci son persone più veloci e che se vuoi raggiungerli devi allenarti meglio o in maniera diversa. O che non sei tagliato per la corsa ma forse più per la maratona o per il lancio del peso, son cose che capitano. Se non partecipi invece magari ti continui a ritenere un fulmine ma, quando sarai costretto dalla vita ad affrontare una vera gara e non una pagliacciata dove “vincono tutti”, accorgersi di essere una lumaca in un mondo di lepri non sarà bello o piacevole.

Perché boicotti l’invalsi? perché credi che non sia giusta la standardizzazione del sapere e che si deva valutare la persona globalmente? Cosa penseresti di un allenatore che ti manda in panchina perché sai solo giocare a calcio e al tuo posto manda in campo Gimmy Scarpone perché complessivamente più bravo di te? Gimy sarà meno capace di giocare a pallone di te ma cucina divinamente e in più colleziona francobolli… Penseresti, a ragione, che l’allenatore è un idiota. Ma lui sta solamente valutando globalmente la persona e non le capacità standard del palleggio o del tiro.

Perché non vuoi una scuola di serie A e di serie B? Guarda, esistono squadre di serie A e di serie B, lavori di serie A e di serie B, persone più capaci e meno capaci. Perché la scuola deve fare eccezione? No, non rispondere che la costituzione dice che siamo tutti uguali; son pochi i casi in cui tutti si è uguali, praticamente solo il voto. Il tuo voto vale il voto di un nobel e di un testa di cavolo. Negli altri casi non è così. Leggi l’articolo 34 della costituzione: “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.”, i capaci e meritevoli non tutti. O l’articolo 97: “Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”. Per concorso, e in un concorso ci son vincitori e perdenti.

Renditi conto che non stai studiando per mammà o per il professore, stai studiando per te, per avere gli strumenti per capire il mondo e interpretarlo, per riuscire a fare ragionamenti corretti e prendere le decisioni più opportune. Questo è il significato reale di “cultura”, non il sapere quanti peli nella barba aveva socrate o conoscere a memoria tutte le formule di trigonometria senza però essere capace di applicarle a casi concreti. Stai studiando per te, e i test servono a te per sapere se ti stai preparando bene oppure se stai solo perdendo tempo o ti stanno solo facendo perdere tempo.

Poi se non vuoi studiare e fare altro è un tuo diritto non studiare, basta che poi non ti lamenti delle conseguenze delle tue scelte, perché, che che ne dicano tanti, è vero che amicizie e accozzi esistono ma non giustificano tutto e soprattutto non giustificano tutti i tuoi fiaschi. Uno o due possono capitare; può capitare che un concorso lo vinca il figlio del sindaco o che il privato preferisca assumere il cuggino, ma non può capitare sempre, e oggi è molto più difficile fare il gioco delle tre carte nei concorsi pubblici. Essere adulti significa anche capire che si devono accettare le conseguenze delle proprie scelte.

 

boicott invalsi/2…

E puntualmente con il mese di maggio parte anche lo sbroc sull’invalsi. Ne avevo già parlato gli anni scorsi, e, per curiosità sono andato a vedere il tradizionale proclama anti invalsi nel sito dell’unione degli studenti, uno dei tanti sindacati studenteschi. I soliti rimasugli stile anni ’70 e un sacco di retorica pseudomarxista, buona per catturare i cuori degli studenti(1) ma vacua di contenuti. Alcuni passaggi son comunque spassosi perché mettono a nudo le contraddizioni del movimento anti invalsi. Altri invece perché mettono a nudo le tante contraddizioni sparate dagli anti invalsi, una delle quali è che i test sono assolutamente inutili; ma se lo sono perché scrivi nel proclama anti invalsi che:

E’, infatti, interessante notare come al generale calo della qualità dell’istruzione, registrato dai test, siano seguite politiche di tagli trasversali e di smantellamento della scuola pubblica.

Quindi esiste un calo e tale calo è stato registrato dai test. Ma non erano inaffidabili ed inattendibili? Ma la scuola non sprizzava eccellenza da tutti i pori?

Secondo l’Ente di ricerca la finalità dei test sarebbe valutare il sistema scolastico. Eppure, l’INVALSI è l’unico Istituto in Europa a svolgere i test su base censuaria e non campionaria, facendo oltretutto ammontare i costi a 14 milioni di euro l’anno per la loro somministrazione. Una cifra inaccettabile se solo si pensa al susseguirsi di tagli trasversali al diritto allo studio, alle condizioni disastrose in cui si trovano l’edilizia scolastica e la scuola pubblica in generale.

Yawn, la solita storia che una indagine campionaria sarebbe più precisa di una indagine a tappeto. Il fatto è che se devo “misurare” tutta la popolazione con precisione non posso ricorrere alla statistica. Anche perché in qualsiasi modo venga scelto il campione sicuramente qualcuno polemizzerà su quella scelta. E allora che universo sia.

La parte centrale del proclama è comunque la migliore perché sostiene le seguenti tesi:

1) i test valutano solo una parte dello studente e non lo studente in maniera globale

2) la preparazione dei test toglie spazio allo svolgimento del programma scolastico e pone in competizione fra loro gli studenti.

3) I genitori potrebbero scegliere la scuola “migliore” sulla base dei risultati dei test invalsi, e questo sarebbe punitivo nei confronti delle scuole.

Tre tesi che mostrano impietosamente come certo sindacalismo, lato studenti e anche lato docenti, anche i documenti dei COBAS li presentano, pensi di vivere nel villaggio dei puffi e non sul pianeta terra. E che mostrano impietosamente perché il sindacalismo italiano e principalmente quello scolastico hanno nel loro curriculum una sequenza incredibile di fiaschi e fallimenti catastrofici.

I vari governi che si sono susseguiti in questi anni, sia di destra che di sinistra, hanno fatto sì che l’intero sistema scolastico venisse sottoposto alle leggi aziendalistiche del mercato, pensando che in questo modo la scuola potesse divenire più efficiente. La retorica esasperata della necessità di parametri scientifici che vadano a verificare le nozioni di studenti di scuole in cui i programmi didattici sono differenti oltre che a fallire nel proprio intento, soffoca la didattica, le attitudini e le capacità individuali degli studenti che nei test Invalsi non trovano riscontro.

Qualcuno si è mai chiesto se Lionel Messi sapeva cucinare prima di decidere se assegnarli il pallone d’oro? Il fatto che Messi sia una pippa in cucina deve spingere il Barcellona a rescindere immediatamente il contratto? Siamo seri, di un calciatore interessa che sappia giocare bene non che sappia cucinare, il fatto che sia un dio tra i fornelli o che il piatto migliore che riesca a preparare sia l’aprire una scatoletta non interessa affatto. Idem per l’invalsi; l’invalsi si limita a valutare le competenze in italiano e matematica, solo quelle. E un 4 in matematica non è un giudizio globale sulla persona, è un giudizio esclusivamente sulla conoscenza della matematica; puoi essere un ragazzo d’oro ma non riuscire ad andare oltre le moltiplicazioni e puoi essere una merda e mangiare integrali tripli a colazione. Il voto coglie solo l’aspetto matematica. La storia della valutazione globale è un giochetto usato per mascherare lacune e far alzare certi voti, far credere che il voto in matematica debba tener conto non solo della conoscenza di quest’ultima ma dell’impegno, della socievolezza, delle capacità comunicative ed espressive, di questo, quello e quell’altro è una cortina fumogena per mascherare il fatto di non essere capaci in matematica. Non capire la matematica non è una colpa ma, purtroppo, a seconda del lavoro che si mira a fare è essenziale conoscerla.

Lo strapotere assunto dall’Invalsi e la preparazione ossessiva di cui necessitano i test hanno svolto la funzione di promuovere sottobanco una vera e propria “riforma della didattica”. Infatti, a causa del pericoloso meccanismo di premialità che il MIUR intende mettere in campo a seguito dei risultati del test e alla conseguente allocazione di risorse che deriva da tale classificazione delle scuole italiane, i docenti sono sempre più propensi a dedicare una consistente percentuale di ore di didattica all’insegnamento di ciò che è necessario per superare i test. Coloro che ci rimettono maggiormente sono gli studenti, che si vedono sottrarre i momenti più formativi del proprio percorso scolastico, sostituiti da una forte competizione e da un’attenzione eccessiva al voto.

Riguardo alla seconda questione, da ex docente posso dire che per sostenere i test invalsi di matematica devi aver svolto almeno l’80% del programma di matematica. Con quei test è praticamente impossibile fare teaching to test trascurando il programma. Per quanto invece attiene alla competizione fra studenti basta constatare che c’è competizione nei campetti di calcetto, nelle piste di atletica, ci si sfida anche alla playstation per vedere chi è più bravo e chi meno. Se la competizione è sbagliata allora dovrebbero eliminare anche tutte le competizioni precedenti. Non capisco come mai sia giusto che a calcio (o altro sport) ci sia chi va in campo e chi in panchina mentre a scuola sia deleterio che ci sia chi prende 4 e chi 8. Come nel calcio alla fine di una partita conta quante volte si è riusciti a segnare e quanti punti si son presi.

La terza tesi comunque è la più clamorosa; i genitori sceglieranno la scuola migliore sulla base dei test

nostante la consultazione messa in campo dal Governo non fosse ancora giunta al termine, con il comunicato stampa del MIUR del 19 settembre c.a. sono state già annunciate alcune caratteristiche del Sistema nazionale di valutazione (SNV) ed è stato imposto a tutti gli istituti (paritari e statali) la stesura e la pubblicazione del rapporto di autovalutazione con gli obiettivi di miglioramento, che le famiglie potranno consultare nell’atto di iscrivere il proprio figlio a scuola. Con ogni probabilità la scelta ricadrà sulle scuole che raggiungono con facilità gli standard imposti a discapito delle scuole in maggiore difficoltà.

Alla lettura di questa frase mi son chiesto: ma questi dove pensano di vivere, nel villaggio dei puffi? che si cerchi di scegliere il meglio è normale, in tutti gli ambiti della vita le persone tendono a voler andare dal miglior medico, dal miglior meccanico, dal miglior idraulico possibile. Non da Totonno O’Macellaro, Nick Spaccapistoni o Bart Allagotutto… Perché la scuola dovrebbe fare eccezione?  E’ ovvio che genitori, che hanno un poco di testa, cercheranno di iscrivere il figlio nella miglior scuola possibile. E questo dovrebbe essere preso come sprone dalle scuole “peggiori” per migliorare. L’alternativa è un livellamento verso il basso, livellamento che porta, ad esempio, le aziende a considerare inattendibili i titoli di studio e le valutazioni scolastiche. Se lo sbocco naturale di certi corsi e certi indirizzi sembra essere il call center (almeno finché rimangono in italia e non si spostano in romania) forse è a causa di tale livellamento verso il basso. Non può essere che la laurea indichi eccellenza e che però debba essere data a tutti.

Dire che tutti sono bravi equivale a dire che nessuno è bravo. Certo ci si può raccontare che il 4 in matematica era dovuto ad un docente nazifascista incapace di valutare la globalità della persona e che non accettava l’idea democratica di autovalutazione dal basso. Magari con qualcuno puoi anche riuscire a trasformare il 4 in 8 perché il docente ritiene preminente la capacità dello studente di orientare il suo feng sui in maniera che sia in assonanza con il karma cosmico universale rispetto a quella di calcolo delle percentuali. Peccato che prima o poi qualche esame dove viene chiesto di usare le percentuali si incontri. Non viviamo nel villaggio dei puffi.

PS

l’unica cosa giusta scritta è che il test invalsi non deve essere valutato dal docente e non deve essere usato per la valutazione, anche se un “pessimo” test è giusto che faccia accendere qualche campanello d’allarme. Se non riesci a saltare quell’asticella forse non sei il dio del salto in alto che ti fanno credere di essere e forse ci son gravi lacune nella tua preparazione.

(1) Mostratemi un giovane conservatore e io vi mostrerò qualcuno senza cuore. Mostratemi un vecchio liberale e vi mostrerò qualcuno senza cervello.
[Winston Churchill]

Sui test di ammissione all’università

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/12/test-dingresso-alluniversita-la-validita-statistica/1117039/

(…) La teoria dei test considera vari tipi di validità, ma quelli più rilevanti in questo contesto sono essenzialmente due: la validità di costrutto (il test misura effettivamente le variabili che intende misurare?) e la validità predittiva (il test seleziona persone che hanno poi una carriera studentesca e professionale soddisfacente?). Il test misura capacità logiche e mnemoniche nell’assunzione che le capacità richieste per ottenere un buon punteggio siano le stesse necessarie per usufruire con profitto del corso di studi: può sprecare un quarto della scala di valutazione con domande astruse, ma se fa buon uso dei tre quarti rimanenti può ancora essere valido. Se il suo fine è selezionare studenti che abbiano la massima probabilità di completare con successo il corso di studi e di diventare validi professionisti, minimizzando gli abbandoni, la sua validità predittiva e di costrutto sono misurabili.

Purtroppo, mentre l’adeguatezza del test rispetto alla popolazione testata si può valutare dai risultati ottenuti, determinare le validità di costrutto e predittiva richiede esperimenti esterni al test, abbastanza impegnativi. In pratica è necessario correlare il punteggio ottenuto al test con l’intera carriera dello studente e sarebbe anche utile reclutare in aggiunta ai candidati che ottengono i punteggi più alti un piccolo numero di candidati estratti casualmente tra gli esclusi (questo però non si fa mai, per ragioni etiche). Uno studio di questo tipo è stato effettuato per i test di ammissione delle Facoltà di Ingegneria che aderiscono al Cisia (Consorzio Interuniversitario Sistemi Integrati per l’Accesso) e i dati raccolti (per il Politecnico di Torino) hanno mostrato una significativa correlazione tra punteggio del test di ammissione e risultati nella carriera studentesca: punteggi alti al test correlano con voti alti agli esami, Laurea nei tempi previsti, basso rischio di abbandono. E’ importante notare che il test di ammissione di Ingegneria presenta lo stesso difetto già considerato per quello di Medicina, cioè la cattiva distribuzione dei punteggi, con la parte alta della scala di valutazione sostanzialmente spopolata; inoltre il punteggio del test di ammissione ha una correlazione molto debole con il voto di maturità. Uno studio analogo è in corso per i Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia. Giova anche ricordare che a Medicina il tasso di abbandono precedente all’adozione del numero chiuso era di circa il 70% mentre quello attuale è inferiore al 30%.

Sembra quindi che i test di ammissione, sebbene alquanto inadeguati, abbiano ciononostante una buona validità predittiva e di costrutto, ed è sicuramente giustificato sia cercare di migliorarli che monitorare costantemente la correlazione tra il punteggio in ingresso e la carriera universitaria fino alla Laurea. Sarà sempre possibile argomentare che i dati raccolti finora sono insufficienti per dare una valutazione definitiva; ma per il momento il nostro provvisorio giudizio è che il test di ammissione all’università, pur coi suoi ovvi difetti, non funziona poi così male.

Grassetti miei.

L’unica cosa da aggiungere è che mentre il risultato del test di ammissione all’università, come riportato dall’autore, è scorrelato con il voto di maturità esso è invece fortemente correlato con il risultato dei test invalsi come si può notare confrontando le cartine presenti nel documento CISIA contenenti il punteggio medio per regione del test di ammissione con le cartine contenenti i risultati medi INVALSI per regione. Fatto che fa sospettare che la guerra contro l’invalsi e contro i test sia in realtà una guerra contro gli strumenti capaci di rivelare la cialtronaggine lato docenti e lato studenti.

Malafede sull’invalsi

Su un blog del fatto quotidiano è stata pubblicata una lettera di un gruppo di docenti di Lodi relativa alle prove invalsi. Lettera che trasuda malafede e che, anche a leggere i commenti, si scopre che molte delle lamentele dei docenti sono infondate e le domande dell’invalsi vengono presentate in maniera maliziosa.

Siamo insegnanti della Scuola Secondaria di Primo Grado di Lodi Vecchio e, con serietà e dedizione, ci impegniamo quotidianamente al compito di docenti consapevoli dell’importanza di tale ruolo sia sul piano delle conoscenze sia su quello educativo e formativo, in questo periodo di passaggio dalla pubertà all’adolescenza. Ognuno di noi, all’interno del proprio Consiglio di Classe, pianifica percorsi e strategie per fare in modo che ogni alunno possa dare il meglio di sé, possa superare incertezze e difficoltà determinate da mille problemi contingenti: chi ha bisogni educativi speciali.

Si programmano quindi, come suggerisce il legislatore, attività personalizzate a seconda delle necessità.

Tenete a mente questo; i BES riguardano le modalità di insegnamento, non riguardano i livelli minimi di apprendimento da raggiungere. Non è previsto da nessuna parte che ad un normodotato sia richiesto il teorema di pitagora mentre un BES deve limitarsi a sapere cosa sia un triangolo.

Tutto questo è sicuramente impegnativo da parte nostra, ma stimolante e gratificante quando si vede nello sguardo dei ragazzi, la soddisfazione di essersi impadroniti di contenuti, di aver superato difficoltà e di aver acquisito fiducia nelle proprie possibilità, sì da aver acquistato autostima.

Per un professore questa è una conquista perché, come accennavamo all’inizio, il nostro ruolo è duplice: didattico e formativo.

A questo punto una domanda sorge spontanea: quanto viene chiesto agli alunni durante gli esami conclusivi della Scuola Secondaria di Primo Grado risponde a questo?

Forse…anzi, sicuramente, no.

Se nel corso dell’anno scolastico abbiamo operato per percorsi personalizzati, come possiamo chiedere loro un lavoro omogeneo all’interno della classe?

Prima domanda retorica maliziosamente posta: i percorsi personalizzati a cosa si riferiscono? a obiettivi didattici diversi per persone minorate dal punto di vista psichico oppure a strategie e ausili alla didattica differenziati, ad esempio uso di audiolibri per persone affette da dislessia. Se il ragazzo deve raggiungere obiettivi diversi da quelli della classe, caso di minorati psichici con programmazione differenziata, le prove sono personalizzate e quindi il problema invalsi non esiste. Se invece il ragazzo deve arrivare, anche seguendo percorsi diversi, gli stessi risultati dei suoi compagni deve sostenere le stesse prove. Con gli ovvi ausili per il suo handicapp ma le prove sono le stesse.

Ciò che ci spinge a scrivere è l’aver notato negli sguardi dei nostri alunni la delusione e lasfiducia.

Noi professori avevamo rappresentato per loro punti di riferimento importanti, strumenti di un riscatto fatto di insuccessi e sconfitte.

Come ci vedevano nel momento della somministrazione della prova Invalsi?

Avevamo tradito ogni loro aspettativa. Fiducia, autostima e considerazione di sé non esistevano più.

Perché, sapevano della terza prova, perché erano così sorpresi? Vedevano cose mai viste? E il programma da svolgere in matematica e italiano è stato svolto tutto?

Come può essere cancellato, come fosse un colpo di spugna, un progetto didattico?

Le prove Invalsi a nostro avviso non rispondono agli obiettivi che la Scuola Secondaria pone.

Questa prova è la quinta delle prove scritte, viene proposta dopo quattro giorni di impegno e applicazione consecutivi.

L’esame segna la conclusione di un ciclo di studi ed è il primo che i ragazzi sono chiamati a sostenere nel loro percorso di studi: li aprirà alla vita in modo positivo, fiduciosi nel prossimo e nei rapporti umani?

Prima o poi un esame si incontra.

Queste domande, questi dubbi…per alcuni versi certezze, ci mettono angoscia e dolore, ma non siamo avviliti; la nostra caparbietà ci porta come vede, a dar voce ai più deboli e a chi, purtroppo, è abituato a soccombere sempre.

Vogliamo invece che i nostri alunni abbiano fiducia in noi, continuino a vederci come coloro che chiedono tanto impegno, ma che permettono loro di raggiungere conquiste e sicurezza in sé, nel prossimo, nella vita.

Siamo convinti che il confronto di idee porti sempre a buoni risultati e noi ci impegneremo per questo: cercheremo di proporre le nostre considerazioni e più persone, a vari livelli.

Concludiamo questo nostro scritto con una domanda: in quale enunciato troviamo un’espressione polirematica?

Questa è la prova plateale della malafede degli autori della lettera. Apparentemente sembra che ci sia una domanda secca: dove troviamo un espressione polirematica?

a)…

b)…

Invece la domanda era leggermente diversa; il testo completo è il seguente:

Domanda 44 
C4. In quale delle seguenti frasi è presente una 
espressione polirematica (cioè un gruppo di più parole con un 
significato unitario: es. fuori stagione, botta e risposta)?

A Quella ragazza ha un viso acqua e sapone
B Per la cena di stasera mancano pane e vino
C Nella fattoria razzolavano liberamente galli e galline
D Sbuccia la frutta con forchetta e coltello!

Domanda che è stata riportata correttamente nei commenti. Il presentare la domanda come se fosse una domanda secca su una figura retorica poco usata serve a presentare l’invalsi come più difficoltoso rispetto al reale ed a mascherare che la domanda non era nozionismo puro ma: fornita una definizione di una figura retorica corredata anche di esempio, lo studente è in grado di riconoscere fra quattro frasi quella che presenta la figura definita nella domanda?
In parole povere: lo studente è in grado di leggere e capire una definizione e di applicarla.

Scriverlo in quel modo avrebbe significato scrivere, esplicitamente, nelle scuole facciamo tanta fuffa spacciata da buonismo ma non insegniamo a capire cosa viene letto, non spieghiamo come ragionare. E, scritto questo, lo spacciare il non far niente come il creare un progetto di vita per i ragazzi lo vedo alquanto arduo…

Non ci siamo sbagliati, era uno delle domande delle prove Invalsi di quest’anno.

Quanti studenti, anche tra i più dotti, avranno avuto idea di ciò che veniva loro chiesto?

Il momento della verifica deve anche dare soddisfazione allo studente, ma se vengono chiesti contenuti che neppure si affrontano a scuola, come è possibile rispondere?

La nostra è una scuola di paese, gli stimoli non sempre sono ben strutturati, ma gli sforzi sono notevoli e gli strumenti a nostra disposizione sono impiegati con criterio. In quale manuale di scuola media troviamo questa figura?”

Risposta: c’era scritto nel testo della domanda, non era una domanda secca su un argomento fatto in classe come poteva essere, ad esempio: “come si chiamava la madre di lucia mondella, la protagonista dei promessi sposi” ma si trattava di leggere una definizione, capirla ed applicarla, occorreva ragionare. In quale manuale di scuola media è spiegato come ragionare e quale sia la logica sottostante della materia? In tutti.

PS

Da notare  che nel web 2.0 alcuni hanno il vizio della verifica delle fonti e le deformazioni maliziose delle notizie o dei fatti vengono scoperte subito o quasi.