Linux (e open source) per risparmiare o per buttare soldi dalla finestra?

Periodicamente, quando si parla di risparmi per le pubbliche amministrazioni e di informatica, salta fuori lo sciroccato che parla per slogan convinto che basti installare linux (quale?) e free office/open office nelle pubbliche amministrazioni per risparmiare euro ad iosa.

Peccato che la realtà sia alquanto diversa. Prima cosa: il sistema informativo di una pubblica amministrazione, dal comune di medie dimensioni (~30.000) abitanti in su, non è solo N computer winoffice; già il pensare quello apre la porta a madornali errori di valutazione riguardo a risorse, costi e risparmi. Errori che puntualmente portano alla catastrofe. Il sistema informativo è formato, oltre che dalla ferraglia, anche da un insieme di applicazioni specifiche per ambiti di intervento che potrebbero essere ad esempio la pianificazione e la gestione della raccolta dei rifiuti oppure il protocollo o la gestione del bilancio dell’ente. Software che a loro volta impongono vincoli. Brutalmente, se per usare il sistema contabile hai bisogno di winoffice e vuoi cambiare e installarti LOL (Libre Office/Linux) devi pianificare anche il cambio del software del sistema di contabilità (spesso pagato $Cifrone) , trovare qualche software con prestazioni equivalenti che lavori sotto linux altrimenti devi rinunciare o mettere in conto l’uso di sistemi meno efficienti.

Molti progetti falliscono proprio per quel motivo si confronta solo (costo winoffice vs costo LOL) e non (costo sistema informativo windows based vs costo sistema informativo linux based). Nel primo caso i risparmi, anche evidenti, sono tutti a favore di LOL, nel secondo caso rischi invece di dover investire per poi trovarti o con funzionalità minori o con costi maggiori od equivalenti della soluzione windows based. Tanto per fare un esempio automobilistico: un auto a benzina costa meno di un diesel, il gasolio meno della benzina. Il colpo di genio che sostengono alcuni non è: “vediamo che uso facciamo della macchina e scegliamo quella complessivamente più economica” ma “compriamo un auto a benzina e facciamo il pieno di gasolio”

Quando ancora discutevo su PI notavo che molti, soprattutto i ragazzini dei lug che avevano appena scoperto linux, facevano principalmente due errori: il primo era il considerare i sistemi informativi non come un insieme di parti interconnesse ma come un insieme di parti indipendenti e quindi ritenere che il modificare la suite da ufficio o il sistema informativo dei client non avrebbe avuto alcuna conseguenza sul resto del sistema informativo.

E il secondo errore, più grave, è il credere che ad ogni aggiornamento della suite office o del sistema operativo la PA si precipitasse a comprare le licenze per avere tutti i suoi PC con l’ultima versione nuova di pacca, questo porta invece a sovrastimare enormemente i risparmi nella conversione verso linux: “2 licenze di windows e office all’anno per PC contro zero” quando la realtà è: una licenza winoffice ogni 6 anni contro zero.

C’è anche un terzo errore che viene fatto: un pc a fine vita è un pc a fine vita, il rischio di danni hw è elevato e conviene destinarlo ad applicazioni poco critiche, come ad esempio il metterlo in biblioteca per navigare e consultare cataloghi bibliografici, dove un fermo macchina causa minimi disagi. Perché se parte il disco fisso linux o windows non fanno differenza, la macchina è bloccata e bisogna sostituire il disco. E per la legge di murphy ciò puntualmente capita quando c’è qualche documento urgentissimo da terminare…

Quando si progetta la migrazione di un sistema informativo bisogna sedersi, vedere quali sono tutti i requisiti, tutti i vincoli (se l’ufficio tecnico deve usare autocad e questo gira su windows, devi avere windows) e cercare la soluzione complessivamente più economica nel tempo (5/10 anni) considerando tutti i fattori (costo delle licenze di tutti i programmi occorrenti nel caso winoffice e nel caso LOL, costo del supporto, costo della formazione, costo della eventuale migrazione…) e non partire lancia in resta ad installare linux e libre office per poi accorgersi che non puoi mollare windows e fare il rollback sprecando l’equivalente di 20 anni di licenze di windows…

Un ultima cosa, un altro degli slogan più gettonati è: “ma perché pagare consulenti quando si può chiedere al LUG…”. Semplicemente quello che si paga si può pretendere, i regali invece no. Se pago una ditta per l’assistenza 24/24, 7/7, e ho un problema alle 18 del 14 di agosto l’azienda deve intervenire (altrimenti son penali), con il LUG ho quella garanzia? Se Tizio si rimangia le promesse chi paga?

NB

1 – nel backoffice della PA linux (con mysql, apache etc. etc.) è presente e viene usato tranquillamente. Non è vero che esiste una avversione della PA verso il software libero.

2 – non è vero che il software libero è immune da corruzione; se c’è flusso di denaro c’è il rischio di corruzione, e i consulenti linux non lavorano gratis.

 

 

la moda informatica e il mondo della scuola

Verso i primi anni 2000 io, pischello appena uscito dall’università, mi son trovato ad insegnare informatica sia come docente teorico, sia, grazie ad un diploma di perito informatico, come docente di laboratorio di informatica. E mi son visto la seconda ondata di moda informatica che ha colpito la scuola italiana.

A causa della riduzione del numero di nascite di circa dodici/quindici anni fa, si stava riducendo il numero di studenti che si iscrivevano alle superiori. E molte scuole, per non essere chiuse, comunciarono a contendersi gli studenti cercando da una parte di sembrare scuole che garantivano un sicuro successo o professionale nel caso degli istituti tecnici o universitario nel caso dei licei e dall’altra di essere scuole facili che permettevano di conseguire il titolo senza troppi sbattimenti.  Ed inoltre inserendo nel curriculum degli studi la materia alla moda del momento, ovvero informatica ed internet, tutti ne parlavano visto che era il momento in cui stava partendo la bolla di internet e della new economy in italia e internet grazie a video on line e tiscali stava iniziando a diffondersi nelle case di tutti e non solo di smanettoni e appassionati di elettronica o informatica. Ricordo che il simbolo della chiocciolina “@” veniva disegnato e piazzato da tutte le parti, talvolta con effetti che andavano dall’umoristico al penoso come la “Divin@ Commedi@ di D@nte”.

Quindi divenne naturale per le scuole superiori il puntare sull’informatica per apparire moderne e attrattive per gli studenti, ed inoltre, illudendoli che informatica non fosse altro che saper usare poco poco windows e scrivere due righe due su word, che non ci fossero materie troppo difficili da studiare.

Ricapitoliamo: da parte delle famiglie c’era richiesta di fare informatica perché era il futuro dei figli e pierino da essere il tipo che perdeva tempo con i videogames sarebbe stato il guru della famiglia e quello che, diventando ceo di qualche dot.com avrebbe guadagnato qualche gazzillonata di soldi al mese. Pierino voleva fare informatica perché bravo nei videogiochi e convinto di andare a studiare il campo minato di windows, la scuola per attrarre finanziamenti per progetti informatici e studenti e non perdere classi.

Perché l’italia allora non è diventata uno dei centri mondiali di eccellenza nell’informatica? perché gli ammerrrigani non son venuti a rapire intere classi dell’ITIS per trasferirle nella silicom valley? Dov’era l’inghippo?

L’inghippo era nel fatto: una cosa è il discorso sull’informatica che girava sui media e sulla pubblicità, con i giornali che ti mostravano gli aspetti più luccicanti della materia senza però parlare di quello che ci stava dietro, e un altra cosa è la materia informatica intesa come scienze dell’informazione. Una materia che, come le altre materie scientifiche va studiata e compresa e nella quale è difficile tenere i bluff molto a lungo. Cioè parlando con persone alquanto ignoranti dell’informatica potete far credere di essere dei guru e di essere esperti, però se finite per sfortuna a confrontarvi con veri esperti vi vaporizzate all’istante come un gelato in un altoforno. Molte delle assunzioni della bolla della “niu economi” erano perché ignoranti boriosi che riuscivano a vendersi bene venivano valutati da persone tecnicamente più ignoranti di loro, gente che, con lo sgonfiarsi della bolla si è trovata “con il culo per terra”.

Le scuole quindi spacciavano per informatica più il saper usare un computer che il conoscere “le scienze dell’informazione automatica”, e anzi l’insegnamento della vera informatica: teoria della programmazione, sistemi, teoria delle basi di dati spesso causava delusione e rigetto negli studenti. Studenti che si aspettavano qualche trucco su fotosciop per stupire gli amici e non roba come

program calcoli_triangolo;
var lato,area,perimetro :real;             
begin
     writeln('Inserisci il lato del triangolo');        
     readln(n1); 
     perimetro := lato*3;
     area := lato*lato*sqrt(3)
     writeln('il triangolo ha perimetro: ', perimetro); 
     writeln('il triangolo ha area: ', area); 
end.

 Venendo spesso traumatizzato dal trovarsi a fare una specie di matematica invece che l’informatica. C’è anche da parlare dei progetti. Era tutto un fiorire di famigerati progetti legati all’informatica (anche se spesso si limitavano a far prendere l’ecdl agli studenti) e un sacco di docenti, spesso incapaci di distinguere un PC da un tostapane, si precipitavano a proporli e lottavano per parteciparci (e, logicamente, mangiarci) . Tanti corsi dai nomi altisonanti tenuti da capre e fatti solo per estorcere qualche spicciolo al ministero dell’istruzione. 

Risultato: un sacco di ragazzi incompetenti ma convinti di essere in grado di telefonare ad alan cox per insegnargli come si gestisce lo sviluppo di un kernel e che quando si scontravano con l’informatica lato professionale (qualcosa che andava oltre il computer domestico o uffici con più di due computer)  spesso venivano scartati oppure, se avevano la fortuna di trovare qualche capra più capra di loro riuscivano ad entrare e a trovare qualche lavoro interessante. Molti di quelli che avevo conosciuto, i primi tempi guadagnavano anche bene fornendo assistenza di base alle persone, c’era sempre un modem da configurare o i driver di stampa da installare, poi, con il semplificarsi dell’uso dell’hw, l’ingresso in campo delle grosse catene di elettronica di consumo e la diffusione dei nipotini smanettoni, hanno visto il loro giro ridursi e poi chiudersi.

Logica conseguenza che capita tutte le volte che c’è moltissimo fumo e pochissimo arrosto. Il fumo attira tante, tante persone ma chi riesce a mangiare l’arrosto son pochi, molto pochi rispetto a quelli che si avvicinano solo perché vedono fumo.

Adesso con il passare della moda l’informatica sta tornando al suo ruolo naturale; si è separata dal mero “uso del computer” ed è tornata ad essere la scienza che studia l’informazione e la sua elaborazione in maniera automatica.

Volendo si può fare un parallelo con la bolla della new economy in borsa; anche lì molti wannabe gordon gecko erano pronti a lanciarsi in investimenti arditi e speculazioni basate sul niente visto che i mezzi di comunicazione parlavano di questa niu economi come di un casinò in cui tutti stravincevano(1) alla roulette ed al back jack.  E passata la moda a molti son rimasti in mano solo i cocci, o neanche quelli.

(1) E questo avrebbe dovuto far accendere un paio di allarmi…

tastiere

Quando devo intervenire per sistemare il pc di un collega spesso mi capita di dover usare le tastiere multimediali, quelle mini o altre tastiere con i tasti come ins o canc messi in maniera strampalata. Le odio, finisco sempre a premere il tasto sballato. Per me la tastiera del PC è , e rimane, una sola…

tastiera ibm ps/2

ottima anche come arma impropria…

La prima bolla informatica…

L’articolo di Uriel (www.keinpfusch.net/2013/03/zip-war-argainon-svg4.html) mi ha ricordato i tempi in cui ero iscritto ai primi anni di università e ho visto l’esplosione della prima bolla informatica. Bolla fatta scoppiare poi anche a causa del lavoro di molti fuffari, poco competenti tecnicamente ma molto bravi a vendersi, che a furia di tirare pacchi a destra ed a manca e a combinare disastri hanno portato molti a credere che gli informatici fossero, in blocco, una massa di cialtroni capaci solo di fare promesse da marinaio. Molti spacciavano come complicatissimi dei lavori semplici, come configurare una rete su win95, e spacciavano come semplicissimi dei lavori un poco più complessi come tirar su un firewall su linux, editandosi le regole di ipfwadmin a mano con vi e spulciandosi gli how-to, ai tempi ancora scritti decentemente, per capire come fare.(1)

Purtroppo i troppi cialtroni buttatisi nell’informatica perché, oggettivamente, lì c’era il soldo rovinavano il mercato. Tu stavi a studiare i protocolli di rete ed il funzionamento di base di linux e di winNT server e l’amico che fino al giorno prima l’unico computer che aveva toccato era la playstation ti diceva di essere entrato come system adminstrator senior da qualche parte. Provavi a compilare qualcosa in C e a pasticciare in bash e sentivi del conoscente assunto come programmatore dopo aver preso l’ECDL(2), difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro e difficoltà ad emergere, visto che spesso venivi superato da fuffari.

Cercavi di essere onesto e di spiegare i pro ed i contro delle scelte, loro sparavano superlativi a iosa, mostravi le criticità e venivi puntualmente zittito da: ma Tizio ha detto che è facile… 😦

Poi il mercato è diventato maturo e la bolla è scoppiata, e molti che sapevano fare solo i lavori da “ragazzini”, ovvero la piccola manutenzione di sistemi domestici come l’installazione di driver o schede e la configurazione di un PC per accedere ad internet, sono lentamente, ma giustamente, morti.  A quei tempi non era raro che venissero chieste 50K/60K lire per configurare l’accesso o reinstallare un sistema windows 95 e, grazie al cielo, son diventate maggiormente importanti le competenze realmente possedute e le capacità dimostrabili (referenze alla mano e non dichiarazioni fantasiose).  Oramai l’informatica è un mondo, lavorativamente parlando, maturo.  All’informatica “alta” ci si arriva con anni di studio serio e non leggiucchiando due cazzate trovate su google, e i fuffari si stanno spostando da altre parti. E la cosa non mi dispiace(3)

(1) Puntualmente c’era l’amico che rompeva le scatole perché era un lavoro semplice e se potevi…

(2) Quando partì l’ECDL molti, per vendere corsi per gli esami, sostenevano che fosse equivalente ad un diploma di perito informatico o ad una laurea in informatica. Poi per fortuna queste sparate sono state ridimensionate.

(3) Anche se mi mancano certe trollate legate ai piagnistei dei fuffari su punto informatico.

perché open office non sfonda nelle aziende ?

Di là su Punto Informatico si dibatteva riguardo alla decisione del ministero degli esteri tedesco di rinunciare al progetto di migrazione della propria infrastruttura informatica da Microsoft Office e Windows a Open Office e Linux.

fonte:http://punto-informatico.it/3653884/PI/News/openoffice-germania-preferisce-software-proprietario.aspx

Questo ha scatenato molti fan boy di linux che si son buttati, senza neppure aver letto l’articolo, a gridare nel forum che la migrazione era fallita per colpa della microsoft che usa un formato doc non standard e della segretaria che se sposti l’iconcina non sa fare niente.

Dimostrando platealmente da una parte la grossa ignoranza di cosa sia un sistema informativo aziendale e secondariamente di non aver letto l’articolo ma solo il titolo e di essersi precipitati a trollare nel forum(1).

Cosa diceva di importante l’articolo ? che la decisione è stata presa perché:

(…) sostanziali lamentele degli utenti a proposito della sua efficacia, della facilità d’uso, della mancanza di integrazione e di un livello di interoperabilità insufficiente

Vediamo i quattro punti uno per uno:

  • efficacia: per svolgere funzioni avanzate spesso OO.org tira il fiato rispetto ad office. OpenCalc è abbastanza indietro rispetto ad Excel ed inoltre in OO.org manca un gestore di piccoli DB come potrebbe essere Access. Openbase è ancora a livello embrionale.
  • facilità d’uso: forse il motivo più farlocco, a livello di usabilità non c’è molta differenza fra l’uno e l’altro.
  • mancanza di integrazione: poter inserire un foglio di calcolo all’interno di un documento può aprire la porta a catastrofi come può velocizzare enormemente il lavoro evitando di fare continui copia&incolla.  Si tratta del solito dilemma fra “sistema potente e pericoloso in mano ad imbranati” vs “sistema sicuro ma castrato”.(2)
  • livello di interoperabilità insufficiente: uno dei problemi di OO.org è che lato programmazione macro non ha la ricchezza di librerie di oggetti e di funzioni che ha a disposizione microsoft office e neppure rende facile la comunicazione e l’interscambio di dati fra applicazioni diverse. Su “COM”, “OLE” “DCOM” se ne son dette di tutti i colori ma consentono di fare meraviglie a livello di integrazioni fra software diversi.

Gli ultimi due punti sono i più importanti, oramai nei sistemi informativi aziendali si cerca sempre di avere la maggiore integrazione possibile fra i software in modo da ridurre al minimo il trasferimento manuale dei dati da un software verso l’altro.  Attività che fra l’altro è foriera di errori e di problemi;  meno errori e meno problemi significa anche meno spese per risolvere errori e problemi.

E sotto quell’aspetto M$ Office è anni luce avanti rispetto a libre office, ha ottime librerie di oggetti che facilitano l’interazione con altri programmi sia microsoft che di terzi ed ha un efficace sistema di programmazione macro, è presente da almeno 20 anni nel mercato e quindi le aziende che hanno programmi che interagiscono con office hanno codice maturo e testato. Cosa essenziale se quei software sono critici per il lavoro dell’azienda o dell’ente pubblico.

Sono questi i motivi che rendono difficoltoso il cambiamento della suite office verso altri prodotti e non il formato del file o l’icona per la segretaria che, si possono essere rognosi, ma son difficoltà che si superano molto facilmente. Mentre la non esistenza di moduli per l’interscambio o il dover riscrivere tutte le macro usate in ufficio possono essere rognosi e costosi.

Uno dei problemi che vengono affrontati molto allegramente dai “open office evangelists” è il problema dei costi, nei dibattiti sul forum di PI ho visto innumerevoli sparate su mirabolanti risparmi che verrebbero effettuati.

Purtroppo le aziende cambiano la licenza non due volte all’anno ma generalmente ogni cinque anni. Il che significa dover dividere per 10 il risparmio delle aziende in licenze(3), inoltre non vengono considerati i costi per la migrazione del sistema informativo e, cosa molto più grave non viene presa in considerazione l’interazione della suite da ufficio con il resto del sistema informativo.

Se ho un sistema documentale che mi consente, grazie all’integrazione con word, di avere un tracciamento delle versioni del documento e di poter lavorarci sopra in maniera collaborativa, allora o il sistema supporta anche oo.org oppure ci son altre due scelte: la prima è trovare qualcosa di equivalente che supporti oo.org (ma a livello di software per aziende grosse c’è poco o nulla) oppure devo farmelo costruire.

Il farsi costruire il software custom potrebbe apparire come una ottima soluzione, peccato che i costi siano, in molti casi, improponibili e si arrivi rapidamente a cifre enormi. Tanto per dare un termine di paragone uno staff formato da un analista programmatore (350 euro a giorno) e tre programmatori (230 euro a giorno a testa) ha un costo mensile di circa 10.000 euro. Basta questo per rendersi conto di che investimento sia richiesto per far sviluppare soluzioni personalizzate e di come lo sviluppo di soluzioni personalizzate sia la soluzione maggiormente antieconomica.

Si potrebbe pensare di ridurre i costi pensando di creare un progetto e costruire una comunità di supporto e sviluppo a quest’ultimo. Anche qui però ci son delle criticità, la prima è che nessuno può assicurarmi che il progetto venga ritenuto interessante dalle persone e che quindi accettino di far parte, gratuitamente, della comunità. Secondariamente c’è anche il bisogno di coordinarla la comunità con gli ovvi costi di coordinamento.

Un altro grande difetto della comunità è che le aziende se devono investire gradiscono avere stime, le più esatte possibile su costi e tempi. Se pagano uno staff possono decidere su quale parte del codice lo staff deve lavorare, assegnare le priorità e nel caso “fare fretta”. Con una comunity tutto questo non puoi farlo. Il capo progetto può decidere di preferire andare in spiaggia che stare a scrivere codice, gli sviluppatori possono tranquillamente lavorare al motore grafico per gli effetti speciali del software di presentazione invece di lavorare alla stampa unione. Quindi l’opzione comunity non è molto affidabile.

Conclusione: il decidere di mettere mano al sistema informativo non è una decisione da prendere a cuor leggero seguendo le mode e facendo stime alquanto approssimate. Il rischio di buttare soldi dalla finestra inseguendo risparmi evanescenti è altissimo. Come in tutte le attività serie serve un robusto lavoro preliminare di analisi e di valutazione costi/benefici, altrimenti il patatrac è dietro l’angolo. E un patatrac capitato da una parte ha anche la logica conseguenza di rendere alquanto diffidenti a seguire la strada che ha portato al patatrac.

(1) Si vabbe’, punto informatico senza troll è una sachertorte senza cioccolata.

(2)Confronta discussioni C++ vs Java o, per i nostalgici, C vs Pascal.

(3)E già un errore di quelle proporzioni nella stima dei risparmi giustificherebbe un licenziamento in tronco per plateale incompetenza.