conoscenza umanistica o ignoranza totale ?

Impazza la discussione sul concorsone del ministero della pubblica istruzione e nei vari forum ci son le solenni rosicate degli esclusi. Devo dire che intervenire (e trollare 🙂 ) nei vari forum è divertente, come è divertente vedere come sia stato scoperto che il re è nudo, ovvero che la tanto sbandierata cultura e conoscenza da parte di molti, soprattutto classicistici alla Benedetto Croce, nei fatti si sia rivelata essere solo un erudizione sterile come il latinorum  di don Abbondio.

Una delle critiche più gettonate fatte alla prova di preselezione(1) era che la logica era roba da matematici e da scienziati e non da “colti umanisti”. Beh ricordando, ad esempio, che l’epistemologia (ovvero lo studio della conoscenza scientifica e relativi metodi), la gnoseologia (ovvero lo studio della conoscenza e relativi metodi)  e la logica sono, ad occhio e croce, circa un terzo della filosofia trovo stupefacente che un “umanista” non capisca quelle branche della filosofia. Tanto per parlare di altri esempi tratti dalla storia della filosofia per i greci il ragionamento logico deduttivo era il ragionamento per eccellenza. Nella porta dell’Accademia di Platone era scritto: non entri chi non conosce la geometria. La logica venne formalizzata per primo da Aristotele, oscuro e trascurabile filosofo greco, che ne fissò i tre principi base(2) e le principali regole di inferenza (sillogismi). Tra gli altri filosofi che si dedicarono alla materia possiamo citare San Tommaso D’Aquino, Bacone con il suo metodo, Cartesio, Pascal e in tempi più recenti Kant e Popper. Mi chiedo come uno possa considerarsi colto in filosofia e non capire il pensiero dei summenzionati filosofi. Signori la logica è stata creata dai filosofi e poi se mai se ne son appropriati i matematici. Un umanista che non comprende la logica non è un umanista è una capra ignorante che presenta gravi lacune in filosofia. Per non parlare del resto della cultura umanistica: Leonardo da Vinci oltre che un artista era anche un ingegnere ed un inventore, l’aritmetica e la geometria anche nel medioevo erano considerate materie essenziali per essere considerati colti. Il quadrivio erano le materie: aritmetica, geometria, musica(che richiede anche competenze matematiche) e astronomia(che si basa molto sulla matematica). Ed era, insieme al trivio (grammatica, retorica e dialettica) propedeutico a tutti gli studi universitari.

Un altra obiezione alquanto gettonata era che la preselezione valutava solo la logica e la capacità di comprensione verbale ma che son ben altre le caratteristiche che deve avere un docente. Altra obiezione completamente sballata, il saper ragionare ed il riuscire a capire il contenuto di un testo sono prerequisiti (3) per compiere qualsiasi lavoro richieda un Q.I. superiore a 50. Non oserei neppure fargli lavare i bagni; non capendo le istruzioni potrebbe confondere il disincrostante con il collutorio ed usare il disincrostante per fare i gargarismi. Per il resto sarei curioso di sapere come una persona con evidenti lacune di pensiero logico e nella comprensione verbale possa apprendere una materia talmente bene da poterla poi insegnare agli altri.

Il resto delle obiezioni erano i soliti piagnistei sugli accozzati, sui diritti acquisiti, sulla spersonalizzazione etc. etc. Leggendo quelle obiezioni ho avuto conferma di una voce che girava a lungo: molti docenti sono usciti dall’università e sono entrati a scuola senza avere almeno tentato di trovare un lavoro nel privato sostenendo prove e colloqui e neppure si son tentati un qualche altro concorso pubblico non finalizzato al reclutamento degli insegnanti. Oramai domande di logica, informatica e inglese ci sono in tutte le preselezioni dei concorsi. E i privati non è che chiamino chiunque mandi il CV a fare una chiacchierata con i reclutatori davanti ad una tazza di te parlando di zia Genoveffa. Sono completamente fuori dal mondo, o meglio son convinti che il mondo sia la scuola, che basti  frignare poco poco per venire accontentati.

C’è da dire che comunque gli studi scientifici hanno comunque un vantaggio rispetto a quelli umanistici. Negli studi scientifici è facile discernere fra chi ha semplicemente studiato a memoria regolette e dimostrazioni e chi invece è in grado di usare le regole e i teoremi per risolvere problemi reali. Io posso anche ricordare a memoria tutte le formule di trigonometria(4) (5) ma se non sono in grado di risolvere problemi del tipo:

Un triangolo rettangolo ha l’ipotenusa di misura unitaria ed un angolo di 30°; si calcolino le misure dei cateti e del terzo angolo(6).

è lapalissiano che di trigonometria non ho capito niente(7).  Con gli studi umanistici è più facile passare gli esami grazie a prodigiosi studi a memoria anche se poi quando si tratta di dimostrare di essere persone colte, e non nel senso di “oggi ho colto le rape dall’orto”, applicando quanto appreso i nodi vengano al pettine.

(1) Se fossi un dirigente del MIUR, ma di quelli perfidi, al prossimo concorso inserirei obbligatoriamente le domande:

  • qual’è il significato di preselezione.
  • cosa significa prerequisito.
  • qual’è il significato di meritocrazia.

sarebbe una strage (almeno fra certi commentatori).

(2) Identità, Non Contraddizione e Terzo Escluso.

(3)prerequisito s.m. Qualità, condizione o conoscenza minima di base che si ritiene indispensabile ma non sufficiente per aspirare a un obiettivo, spec. scolastico: verifica dei prepequisiti per l’apprendimento della matematica nella prima media, fonte wikizionario.

(4) puntualizziamo per evitare polemiche: “del piano euclideo” non di una generica varietà bidimensionale.

(5)Io, oltre le regole sui triangoli, ricordo solo quelle di somma e sottrazione di seno e coseno, quelle per la tangente devo ricavarmele da quelle due. Per non parlare di quelle di prostaferesi; non me le ricordo per niente. Se le devo utilizzare devo prender mano al formulario.

(6) La risoluzione è lasciata come esercizio al lettore. 😀

(7) Il matematico non è quello che ricorda 10.000 formule ma è quello che sa quale formula fra 10.000 deve usare per arrivare alla risoluzione del problema.