le pari opportunità ed il culto del 50%

Stavo leggendo le polemiche riguardo all’ingegnere di Google licenziato per aver criticato l’idea della società di mirare al 50% di presenza di sessi in tutti i settori dell’azienda.

Vicenda emblematica di un modo fascista di intendere il politically correct e le pari opportunità. Cosa aveva detto di tanto scandaloso? Che, in proporzione, poche donne lavorano come sviluppatrici ed ingegnere del software e quindi cercare di avere il 50% di entrambi i sessi nei gruppi di sviluppo si traduce in un handicapp; che è fisiologico che in certi ambiti lavorativi ci sia la prevalenza di un sesso rispetto all’altro1.

Apriti cielo viene messo in discussione il sacro dogma2 per il quale tutti indistintamente da sesso, origini geografiche, fenotipo, siamo egualmente intelligenti, abbiamo in media le stesse capacità intellettuali. E puntualmente si scatena la shitstorm.

Shitstorm che mi conferma con forza un’impressione che già avevo: che le quote e i piagnistei sulla discriminazione in realtà sono modi subdoli per avere corsie preferenziali. Le neuroscienze hanno appurato che il cervello maschile è diverso da quello femminile (come le anche, il cuore, la struttura muscolare), che le donne hanno maggiore attitudine all’intelligenza di tipo emotivo relazionale rispetto a quella di tipo logico-spaziale, mentre per gli uomini vale l’opposto3.

Differenza4 che ovviamente si rifletterà anche nelle preferenze; se prendiamo per buono che in assenza di vincoli esterni come l’aspirare a professioni economicamente più convenienti, le persone scelgano quello per il quale si sentono particolarmente portate è ovvio che le donne, in media, preferiranno lavori nei quali l’aspetto relazionale è importante o prevalente rispetto a lavori ove sia importante la capacità di concentrarsi sul singolo problema e sulla singola attività tecnica. Questo spiega benissimo il così detto “paradosso norvegese”, ovvero che nei paesi dove è maggiore la parità fra i sessi uomini e donne abbiano preferenze diverse rispetto ai lavori desiderati e che molte donne preferiscano il lavoro part time per dedicarsi maggiormente all’allevamento dei figli. Gratta la civiltà e, guarda caso, sotto ci ritrovi la scimmia non il robot.

Logico che il voler perseguire a tutti i costi un eguaglianza del 50% si traduca, come giustamente riconosce l’ingegnere, in uno svantaggio competitivo per l’azienda in quanto porta a preferire una persona meno capace ma del sesso “giusto” rispetto ad una più capace ma di quello “sbagliato”. Il classico svantaggio delle quote: “Tizia è stata scelta perché persona più capace o perché donna più capace”?

PS

Comunque una curiosità mi rimane: perché praticamente non c’è mai un assessore od un ministro alle pari opportunità di sesso maschile? perché le commissioni per le pari opportunità son zeppe di donne? Eppure la religione del 50% dovrebbe valere anche lì.


  1. Se si nota si urla alla discriminazione solo quando le donne hanno interesse ad avere “corsie preferenziali” per accedere a posti di prestigio o di potere; nell’edilizia la presenza femminile è ridottissima e praticamente limitata alle attività amministrative di supporto. Eppure vedo poche battaglie perché ci siano più donne a tirar su muri o a comandare betoniere. 
  2. dogma che ovviamente non vale per lo sport; cosa succederebbe se il “dream team” di basket, la squadra di atletica, di judo o di hockey su ghiaccio USA dovesse essere costituito in parti uguali da bianchi, neri, rossi e gialli? 
  3. cosa abbastanza logica visto che per l’animale “homo sapiens” ai maschi spettava come compito principale la caccia per procacciare il cibo mentre alle donne spettava prevalentemente la cura della prole. Cosa che capita anche in altri animali organizzati in branchi. 
  4. Una cosa che molti SJW non capiscono è che dire: “le donne sono naturalmente più portate degli uomini allo sviluppo dell’intelligenza emotivo-relazionale rispetto a quella logico-spaziale” è perfettamente equivalente a dire: “le donne sono naturalmente meno portate degli uomini allo sviluppo dell’intelligenza logico-spaziale rispetto a quella emotivo-relazionale”. Eppure mentre la prima frase causa spesso tanti applausi, la seconda invece causa stizzite accuse di discriminazione e shitstorm. 
Annunci

multi idiozia

Puntualmente durante le feste saltano fuori gli intelligenti che, in nome di un malinteso ed idiota, multiculturalismo negano la storia e la cultura italiana. Come capitato a brescia

Sorgente: Brescia, via Gesù da Merry Christmas. Salvini: “Follia” e pubblica numero della scuola – Il Fatto Quotidiano

Il taglio dalla scaletta dei canti di Natale di Merry Christmas con la citazione diretta di Gesù, deciso dalla preside della scuola elementare di Pontevico (Brescia), ha innescato l’ennesima polemica da parte del segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, che sui social ha invitato a “complimentarsi” con la preside Paola Bellini e a “farle gli auguri di Natale” pubblicando il numero di telefono dell’istituto. (…)

La scelta di sostituire nel brano tutti i versi “canta perché è nato Gesù” con “canta perché è festa per te” è stata motivata dalla dirigente scolastica con l’intenzione di promuovere una educazione interculturale. “L’uguaglianza è un obiettivo che deve essere difeso. Nelle nostre scuole sono appesi crocifissi, immagini della Vergine Maria e si mandano gli alunni cattolici a incontri di preghiera, in collaborazione con la parrocchia. Nella nostra scuola non si nega alcuna tradizione né religione, ma si garantisce il diritto di ognuno al rispetto della persona e delle sue peculiarità” si legge in una nota. E a ilfattoquotidiano.it chiarisce: “Non è la festa di Natale quella che abbiamo organizzato. Si tratta di uno spettacolo che fa parte di un progetto di propedeutica musicale”.

Sinceramente, penso che la dirigente abbia fatto una stupidaggine. Multiculturalismo non significa negare la propria tradizione in nome di un malinteso rispetto verso gli altri; significa una tolleranza reciproca. Nota bene: reciproca in quanto non ci può essere tolleranza verso gli intolleranti. L’azione della dirigente, pur con tutte le buone intenzioni del mondo è una grandissima stupidaggine e la “pezza” messa è peggiore del buco.

  1. Se cancelli i riferimenti alla religione “cristiana” e “cattolica” dalle canzoncine per non offendere la sensibilità di chi non è “cattolico”, poi, domani, con che faccia rispondi a chi chiede di vietare il velo (nota bene il velo che copre solo i capelli e non il volto, non il burqa, già vietato da legge dello stato italiano la cui ratio è vietare che per strada girino, salvo casi particolari, persone non identificabili) “per non offendere la sensibilità di chi non è musulmano”?
  2. Usare la sensibilità “verso gli altri” per queste stupidaggini significa additarle come responsabili di genialate partorite da altri. Con risultati opposti rispetto alle buone intenzioni iniziali, e magari a loro del verso che riguarda Gesù poco importa.
  3. Se fai passare l’idea di dover rispettare tutte le seghe mentali di chiunque poi non scandalizzarti se il padre del piccolo Adolf Benito pretende rispetto per il “culto del Duce”, culto ove il Duce è il messia venuto a redimere il mondo ed è stato ingiustamente ucciso dalle forze del male. E, in nome del rispetto delle proprie credenze, pretende che non si celebri alcunché il 27 gennaio o il 25 aprile.
  4. Ripeto: la tolleranza deve essere reciproca; chi non sopporta che gli altri cantino “è nato Gesù” poi non rompa le palle se gli altri non sopportano alcuni aspetti delle sue credenze e pretendono che lui le autocensuri nel nome del rispetto verso gli altri.
  5. Non si vuole celebrale il natale o lo si vuole sostituire con la festa del “sol invictus” o la sagra del grande cetriolo? Benissimo, lo si faccia, però si abbia il coraggio di ammetterlo apertamente invece di cercare pretesti in un farlocco e malinteso multiculturalismo che in realtà è solo un a-culturalismo amorfo.

 

E’ tutto scritto nel corano…

fonte: http://www.corriere.it/scuola/medie/15_dicembre_05/islam-studentessa-musulmana-milano-voi-non-capite-niente-tutto-scritto-corano-dd58a9e8-9b19-11e5-9019-111b508c2c40.shtml

Un inviato del «Corriere» racconta la sua esperienza (molto interesse, e contestazioni). Sunniti, sciiti, Isis e i dibattiti così difficili da affrontare in classe
di Lorenzo Cremonesi

MILANO- Scenario: aula magna dell’Istituto Tecnico Commerciale Schiapparelli nel centro di Milano. Contesto: circa trecento studenti delle ultime due classi, dunque quasi tutti in età compresa tra i 17 e 19 anni, sono riuniti per assistere a una lezione sulla nascita di Isis in Medio Oriente e le sue manifestazioni in Europa tenuta da due giornalisti del Corriere, Mara Gergolet e l’autore di questo articolo.(…)

«Non servono altri libri, il Corano spiega tutto»

Ed è proprio quest’ultimo soggetto che sembra attirare la massima attenzione degli studenti. Consigliamo, visto che dopo tutto siamo in una scuola, di leggere il libro dello studioso americano di origine iraniana Vali Nasr, La rivincita sciita , che ben riassume il conflitto inter-islamico sulla successione del Profeta alla guida della comunità musulmana dopo la sua morte. Ed è allora che interviene Amina dalle ultime file. Una ragazza minuta, con un visibile velo blu in testa. «Chi l’ha detto che sciiti e sunniti si scontrano sulla successione? Per l’Islam non ci può essere successore di Maometto. E comunque è tutto spiegato nel Corano. Non servono altri libri, il Corano spiega tutto, dice tutto». Il tono è perentorio, non ammette repliche: c’è un’unica verità rivelata, impossibile metterla in dubbio. «Se io voglio conoscere la fede dei cristiani vado a chiedere a un ministro della fede cristiana. Non certo a mio papà musulmano. Ma così deve avvenire anche per i musulmani. Ci si rivolge al gran muftì della moschea di Al Azhar al Cairo. La sua definizione di sciiti e sunniti è quella giusta», aggiunge. Proviamo comunque a rispondere. «La moschea di Al Azhar ospita un’autorità sunnita, importante quanto si vuole, ma non è affatto detto che piaccia agli sciiti», replichiamo. E ancora: «Lo scontro tra sciiti e sunniti esplode dopo la morte di Maometto. Il Corano, rivelato prima, evidentemente non ne può parlare».

Il coro di applausi per Amina

Ma un coro di applausi e urla di sostegno accompagna le parole della ragazza.
«Sono una quarantina di studenti musulmani che la appoggiano sempre quando parla. Per noi è davvero difficile replicare. In genere gli studenti italiani restano zitti, non sanno bene cosa dire, non hanno argomenti», spiega Andrea, uno dei due rappresentanti degli studenti che è seduto con noi al tavolo sul podio. Intervengono un paio di professori nel tentativo di rimettere ordine. Noi incalziamo: «Forse sarebbe il caso di studiare un poco di storia delle religioni. Ricordarci che la nostra cultura europea è anche figlia del Rinascimento e dell’Illuminismo. Occorre leggere i testi di Voltaire, ricordare Rousseau, andare a rivedere le radici del pensiero laico, l’ode al dubbio di fronte al dramma delle guerre di religione che tanto sangue ha versato in Europa nei secoli scorsi». Ma non serve a nulla. I toni degli argomenti ricordano un poco i dibattiti nelle aule delle nostre scuole investite dalle rivolte studentesche negli anni Settanta. Con la differenza però che ora c’è un Islam molto più agguerrito e tutto sommato importato dall’estero. Mentre la controparte pare molto debole, impreparata.
Cerchiamo di chiudere la conferenza. Arriva qualche altra domanda. Ma Amina con la maggior parte degli studenti che la sostiene lascia l’aula. Con lo scoccare del termine della seconda ora l’incontro si chiude. Gli organizzatori sono soddisfatti. Tre docenti si dicono colpite dai toni del dibattito. Dice una professoressa: «È la prima volta che questi argomenti esplodono con tanta passione. In genere restano come soppressi, covano nell’aria senza venire alla luce» .

Alcune mie riflessioni sparse sull’articolo:

-> Bisogna tornare a studiare la storia “storia” e non il fumettone che adesso viene propinato.  La maledizione della storia è riviverla e, nelle parole di Amina, leggo le stesse parole pronunciate da tanti altri quando lottavano, in nome del loro testo sacro, contro le altre culture. Emblematica la storia della biblioteca di Alessandria o gli innumerevoli casi della storia “europea” dove la religione divenne il pretesto per atroci massacri. Serve conoscere la storia, la storia vera, non limitarsi ad un “europei imperialisti vs popoli pacifici del mondo”

-> Per contrastare l’islam occorre studiare, conoscerlo e ribatterlo. Amina non ha fatto altro che pronunciare slogan e poi sparire dal dibattito. Una tecnica argomentativa abbastanza nota. E anche facilmente “bloccabile”; sarebbe bastato chiedere ad Amina come, contro quanto diceva il profeta, si permetteva di rivolgersi ad uomini non della sua famiglia, oppure: “cosa dice il corano del telefono cellulare; il suo uso è permesso o no?” Generalmente i fanatici o quelli che ripetono a pappagallo slogan alla prima domanda alla quale non possono rispondere a slogan crollano miseramente(1).

-> Il parallelo con gli anni ’70 può commuovere qualche rintronato ma dovrebbe far ricordare anche i fanatici che in nome dell’ideologia sono andati a far danni e disastri, le ideologie totalizzanti, per quanto possano apparire simpatiche, sono pericolose

-> Per molti l’islam è quello che la squadra di calcio è per gli ultrà, un modo per costruirsi una identità e per verniciare di “giustizia” azioni invece riprovevoli come i soliti vandalismi o la tradizionale guerriglia urbana oltre che per coprirsi vicendevolmente in gruppo. Il pattern è sempre quello, ci si identifica nel gruppo e ci si convince che la “verità di gruppo” sia la sola e unica verità.

-> Il “non bisogna fare X per non offendere gli islamici” dove X è una azione tradizionale e non vietata esplicitamente come potrebbe essere fare il presepe a scuola oppure servire carne di maiale e vino nella mensa aziendale, è una stronzata colossale. Fa credere a molti di avere diritti particolari e che il resto del mondo debba piegarsi alle pippe mentali di chiunque.  Per due motivi: il primo è che anche altre categorie di persone pretenderanno lo stesso rispetto per le loro pippe mentali, vedi ad esempio sentinelle in piedi e teorie gender, e il secondo è che la posta si alzerà sempre di più finché non viene detto un “BASTA!” e si agisce di conseguenza. Purtroppo più si va avanti e, più che un urlo servirà un bastone e molta, molta più fatica. Di esempi di idioti “tollerati” che poi hanno fatto finire tutto in merda è piena la storia. Lo stato di assedio proposto da Facta avrebbe funzionato, o si era già andati troppo oltre?

(1) Era la tecnica preferita dalla mia insegnante di Filosofia; qualsiasi vaccata tu sparassi ti chiedeva di esplicitare le argomentazioni a sostegno e ti poneva domande su esse. Puntualmente finiva con l’altro che abbandonava il tavolo per esaurimento degli argomenti. Un poco come capita su internet quando, non sapendo come ribattere, si cerca di far crollare i tread in flame.

 

Offendersi per i rituali altrui

Questa è una replica ad un mio messaggio nel forum del fatto:

Parlare o dare la benedizione?
Insomma, se il vescovo venisse a parlare di un tema importante, la cosa assumerebbe un altro significato. Ma sappiamo entrambi che lui sarebbe andato a fare una orazione e poi dare la benedizione.

Il tuo esempio, inoltre, è perfettamente calzante: tu saresti contento se a scuola di tua figlia venisse un imam o un rabbino a benedire la scuola e tua figlia secondo una religione che non è la tua?avresti detto che, per una questione di rispetto, va bene che tua figlia ricevesse tale benedizione? Con annessa, ovviamente, una orazione sull’importanza del… che so ramadan.

Io rovescerei la domanda; perché dovrei essere triste se nella scuola dei miei figli viene un rappresentante di un altra religione a parlare e, magari, compie qualche rito della sua religione? Perché dovrei scandalizzarmi se un imam, un rabbino o un bonzo vanno e danno la benedizione della loro Divinità? Cosa c’è di male? perché dovrei avere paura del confronto con i rappresentanti di altre fedi da pretendere che mio figlio cresca in una campana di vetro? gli altri esistono, hanno le loro idee e hanno le loro religioni. Questa è la realtà, e la scuola dovrebbe insegnare a conoscerla e viverci. Penso che molti dei casini riguardo al Natale nascano a seguito dell’idea che i riti di una religione possano offendere in qualche modo chiunque non si riconosca o non segua tale religione.

Questa, la trovo una idea sbagliata e pericolosa. Sbagliata perché tolleranza significa anche accettare che ognuno, sempre rimanendo nell’ambito delle regole del vivere civile, veneri chi gli pare e come gli pare. Pericolosa perché “il sentirsi offeso” poi viene preso come pretesto per giustificare azioni che invece giustificabili non sono, la “provocazione” molto raramente giustifica comportamenti oltre la legge.

Magari potrei essere offeso perché il vescovo, o la figura religiosa, va a fare proselitismo ma in tal caso forse sarebbe il caso di riflettere su quanto forte possa essere la fede e quanto possa cambiare se qualcuno dice qualcosa di diverso. Il fatto che a scuola non si debba fare propaganda religiosa, cosa giusta, non significa però che non si debba parlare di religione e religioni, che si debbano escludere in blocco gli esponenti religiosi. L’unica cosa che ritengo sbagliata e che mi potrebbe offendere e dare fastidio sarebbe che i docenti usino il loro ruolo per fare propaganda e invece di essere, come il loro ruolo dovrebbe prevedere, neutrali sull’argomento spingono in una direzione precisa. Cosa che ho vissuto sulla mia pelle non nel caso religioso ma nel caso politico, eppure nonostante questo credo che le mie idee politiche siano profondamente diverse da quelle della mia docente di lettere, classica rappresentante del sinistrume akkulturato che faceva gran sfoggio della propria appartenenza, che bollava come nazifascioleghista chiunque non la pensasse come loro, e si vantava della propria ignoranza scientifica. Ma non mi sembra il caso di un vescovo che passa a benedire una volta all’anno.

Da notare comunque che spesso quelli più offesi dalla vicenda son stati gli atei “illuminati” per i quali il crocefisso e l’acqua benedetta hanno lo stesso effetto che avrebbero sui vampiri. Più che neutralità vedo tanto, ma tanto, anti, e che per non dire di sentirsi offesi loro affermano che tutti gli altri si sentono offesi.

 

Tollerare l’intolleranza

In seguito ai fatti di Parigi e, grazie a determinate decisioni delle scuole di vietare i canti natalizi o la costruzione del presepio, stanno partendo i soliti pipponi sulla tolleranza, sul dover tollerare il diverso, apertura mentale eccetera eccetera.

Due cose sulla tolleranza che, magari, sfuggono agli apostoli della tolleranza sempre ovunque e comunque:

Primo: la tolleranza deve essere reciproca, una tolleranza dove solo uno tollera e l’altro può non tollerare non si chiama “tolleranza” si chiama sottomissione. Sottomissione come quella dello schiavo che “tollera” la frusta del padrone.

Seconda cosa: la tolleranza ha dei limiti dati dal primo punto; deve essere reciproca altrimenti si arriva al paradosso di dover tollerare anche gli intolleranti.

Detto questo, considero quanto fatto dalle scuole: divieto di presepe o canti natalizi una emerita stronzata, e, se l’hanno fatto per “tolleranza” una stronzata al quadrato.  Se i presidi avessero deciso, in nome della laicità della scuola, di bandire i simboli religiosi avrei rispettato la scelta. Anche se il presepe, o la recita, più che un simbolo religioso lo vedo come un qualcosa di diverso dalla scuola da fare tutti assieme.

Non lo accetto invece se la decisione viene fatta passare come “scelta per tolleranza”, i motivi son gli stessi che scrissi in questo articolo, riguardo ad una preside che aveva vietato la benedizione pasquale a scuola

La preside non ha voluto sospendere l’attività per rispettare le minoranze religiose e i piccoli studenti musulmani (una decina).  cosa significa per rispettare le minoranze religiose? significa che le minoranze sono offese dai riti religiosi della maggioranza, nello specifico il gettare un poco di acqua dicendo una preghiera? Se la risposta è si quello che si sta dicendo è che le minoranze sono intolleranti e cosa più grave si sdogana e si insegna, con l’esempio, il rispetto per l’intolleranza. Se si impedisce al prete di benedire per rispettare Ahmed poi, con che faccia si dirà a Carlo che è sbagliato protestare e offendersi per il velo di Amina? La tolleranza deve essere reciproca, l’essere minoranza non può e non deve diventare un pretesto per l’intolleranza. Perché se cominci a dover rispettare qualsiasi pippa mentale di chichessia la situazione finisce in merda immediatamente. 

Molti quando parlano di tolleranza in realtà pensano due cose, entrambe molto spiacevoli

  1. Pretesti da usare nelle loro polemiche contro santa romana chiesa.
  2. Sottomissione dello schiavo che così pensa nella benevolenza del padrone.

Sul primo punto c’è poco da dire: se hai coraggio parli della laicità della scuola e del fatto che debba essere areligiosa, se il coraggio non l’hai cerchi invece la scusetta che ti copre le spalle, scaricando parte delle polemiche e dell’astio sulla parte usata come pretesto. Quanto odio verso gli islamici è dovuto al fatto che vengono usati come pretesto nelle polemichette fra uaar e chiesa(1)?

Riguardo al secondo è un comportamento da servi, ognuno è libero di scegliere il padrone da servire ma sia consapevole che scelto il padrone da servire è il padrone a decidere come deve essere servito non lo schiavo.

(1) Che poi, imho, quei due sono come l’elettrone e il positrone, l’uno l’antiparticella dell’altro. Identici in tutto e per tutto tranne che per il segno della carica elettrica. L’uno venera cristo l’altro la “dea ragione” per il resto sono indistinguibili.

La lotta contro la realtà

La fulminante battuta del film “brian di nazareth” riguardo al desiderio di Stan/Loretta di voler essere donna e avere bambini: Simbolicamente parlando è la sua lotta contro la realtà.” è sempre attuale; e se c’è una cosa che sicuramente crea razzismo ed intolleranza è il pretendere che la realtà stessa debba essere religiosamente neutra e neutrale. Cosa che in realtà non è, la religione “del momento” ha sempre influenzato l’arte, e accusare di razzismo la realtà dei fatti è idiota e, alla lunga, controproducente.

Tutto questo per dire che trovo la decisione della scuola di Firenze di non portare i ragazzi alla mostra d’arte a causa della presenza di opere religiose una colossale stronzata, stronzata che avrà, come logica conseguenza, di portare ulteriore consenso a Salvini.

Piaccia o no la religione ha influenzato l’arte, la letteratura e la cultura di un popolo, in europa è pieno di toponimi, modi di dire, opere d’arte legate alla religione cristiana, negare ciò sarebbe come negare che a La Mecca ci siano moschee o che in Tibet ci siano monasteri buddisti. La realtà è quella e, personalmente, considero sbagliato assecondare certi genitori nella loro battaglia contro la realtà. La scuola deve anche insegnarti ad affrontare il mondo e per questo deve fartelo conoscere, deve mostrarti la realtà e darti gli strumenti per capirla.

La decisione di portare o meno una classe alla mostra è una decisione lecita, non è un obbligo di fede, ma la motivazione scelta, se è stata «la visita è stata annullata per venire incontro alla sensibilità delle famiglie non cattoliche» è sbagliatissima.

Sbagliatissima perché è innegabile che l’arte in europa sia stata influenzata dalla religione, per venire incontro alla sensibilità delle famiglie non cattoliche mutiliamo anche i programmi scolastici? facciamo partire la storia dell’arte dall’illuminismo e saltiamo a piè pari il romanticismo? siamo seri.  E per venire incontro alla sensibilità delle famiglie creazioniste invece? e quelle pastafariane? con questa stupidaggine, il rispetto della sensibilità delle famiglie non…, stanno dando ragione alle sentinelle in piedi; se la sensibilità è da rispettare allora son da rispettare tutte le sensibilità cattolica, atea, islamica, creazionista, breathariana… Siamo seri.

Che la scuola debba essere laica e a-religiosa è giusto e lecito, che la realtà debba esserlo è stupido, il pretendere che ai ragazzi non venga mostrata e spiegata la realtà è invece imbecille. E fra un imbecille conclamato e Salvini molti, obtorto collo, preferiranno il secondo.

 

Fare la cosa giusta per motivi sbagliati.

fonte: Unione Sarda

Alunni musulmani a scuola
Preside vieta le benedizioni
In una scuola di Decimoputzu la dirigente scolastica non ha permesso al parroco di effettuare la benedizione di Pasqua per rispettare le minoranze religiose.

Due modi di interpretare l’integrazione: da una parte il prete di Decimoputzu e dall’altra la dirigente scolastica della scuola Antonio Gramsci.

Due opposte visioni che sono entrate in rotta di collisione in occasione della benedizione pasquale, quando al parroco della Nostra Signora delle Grazie è stato impedito di interrompere le lezioni per svolgere il suo ufficio.

La preside non ha voluto sospendere l’attività per rispettare le minoranze religiose e i piccoli studenti musulmani (una decina).

Secondo il parroco “l’eccesso di laicità applicato può arrivare a sfociare nell’intolleranza”, mentre la dirigente scolastica fornisce la propria versione: “Non potevo permettere che entrasse nelle loro classi senza prima aver chiesto l’autorizzazione alle famiglie”.

Penso che la dirigente abbia fatto una cosa non del tutto sbagliata ma per dei motivi sbagliatissimi. Avesse sostenuto che la scuola deve essere laica e quindi non son permesse manifestazioni religiose di alcun tipo durante le ore di lezione avrei capito e sarei stato d’accordo. Si tratta di una posizione condivisibile.  Invece l’usare il pretesto di non voler sospendere l’attività per rispettare le minoranze religiose è una stupidata galattica.

La preside non ha voluto sospendere l’attività per rispettare le minoranze religiose e i piccoli studenti musulmani (una decina).  cosa significa per rispettare le minoranze religiose? significa che le minoranze sono offese dai riti religiosi della maggioranza, nello specifico il gettare un poco di acqua dicendo una preghiera? Se la risposta è si quello che si sta dicendo è che le minoranze sono intolleranti e cosa più grave si sdogana e si insegna, con l’esempio, il rispetto per l’intolleranza. Se si impedisce al prete di benedire per rispettare Ahmed poi, con che faccia si dirà a Carlo che è sbagliato protestare e offendersi per il velo di Amina? La tolleranza deve essere reciproca, l’essere minoranza non può e non deve diventare un pretesto per l’intolleranza. Perché se cominci a dover rispettare qualsiasi pippa mentale di chichessia la situazione finisce in merda immediatamente.

“Non potevo permettere che entrasse nelle loro classi senza prima aver chiesto l’autorizzazione alle famiglie”. Anche qui non capisco il punto di vista, cioè se una famiglia ha problemi che un tizio entri nella classe del figlio per gettare un poco di acqua e si sente offesa da ciò io mi farei qualche domanda su quanto possa essere realmente pacifica la convivenza e quanto invece possa solo essere la quiete prima della tempesta. Anche qui parliamo di reciprocità: come mai si accontenta il padre di ahmed che non desidera che suo figlio veda dei riti di altre religioni e si critica la madre di Simona perché non desidera che sua figlia veda donne velate? Doppiopesismo a gogo. E questo doppiopesismo crea alla fine il razzismo.

Il sentirsi dire che devi tollerare anche l’intollerabile mentre agli altri viene permesso di non tollerare niente e vengono accontentati in tutti i capricci fa girare le scatole, e questo giramento di scatole alla fine si traduce in voti e preferenze verso personaggi che in altre situazioni sarebbero stati bollati come inutili pagliacci.

 

 

 

discriminazioni e coglionaggine…

Stavo leggendo un articolo segnalatomi:

http://www.ilquotidianodellapa.it/_contents/news/2014/luglio/1404813902283.html

(…)

Che la Puglia fosse una regione gay friendly era noto. Oggi però parte una nuova operazione finanziata con i fondi europei per 1.096.300 euro. Si tratta dei percorsi di tirocinio e coaching dell’Avviso del progetto DJ – Diversity on the job”, rivolti a soggetti svantaggiati e/o discriminati appartenenti alla comunità LGBT o alla comunità Rom, Sinti e Caminanti (RSC).

Il progetto “vuole favorire l’inclusione socio lavorativa, nelle regioni dell’Obiettivo Convergenza (Puglia, Campania, Calabria e Sicilia), di quelle persone a forte rischio di discriminazione e marginalizzazione a causa del proprio orientamento sessuale o della propria comunità di appartenenza.”

Difficile comprendere come si dovrà certificare il proprio orientamento sessuale per poter accedere ai corsi. Come è altrettanto difficile comprendere perché in un periodo di forte disoccupazione generalizzata, vi debbano essere delle fasce sociali identificate in base all’orientamento sessuale o all’etnia o comunità di appartenenza, privilegiate rispetto alle altre. (…)

Francesco Colafemmina

Che dire: le positive discriminazioni non mi son mai piaciute proprio perché discriminazioni e tendono a far pensare alle categorie discriminate come categorie che abbisognano di sostegno speciale visto che sono incapaci di competere ad armi pari con le altre. Paradossalmente benzina per chi li accusa di essere inferiori.

Concordo con l’autore anche riguardo al problema di certificazione del proprio orientamento sessuale per l’accesso ai corsi; io teoricamente come posso certificare che preferisco il pisello alla patatina? e se apprezzo entrambi allo stesso modo? L’unico discriminante è la tessera dell’arcigay?

Come spesso capita ottime intenzioni teoriche si son tradotte in pessime azioni.

Legge e discriminazioni…

Talvolta leggendo i forum su internet penso che ci siano molti punti di contatto fra la costituzione italiana e il Necronomicon, entrambi spesso vengono citati da persone che ne hanno solo sentito parlare e si basano su informazioni di terza mano, ed inoltre alcuni loro brani sono interpretati in maniera alquanto fantasiosa.

Stavo leggendo quanto capitato a Trento, Trento, non smentisce omosessualità, la scuola non le rinnova il contratto. La vicenda, per come è stata riferita, di per sé apparirebbe abbastanza squallida e riprovevole. Quello che non mi è piaciuto invece sono state le sbroccate al contorno condite di robustissimo anticlericalismo condite di un sacco di citazioni “a pera” di costituzione e leggi.

Prima cosa: il non rinnovo di un contratto non è un licenziamento, una volta scaduto un contratto io sono libero di non rinnovarlo e non son tenuto a fornire alcuna giustificazione della mia scelta, diverso è il caso in cui decido di licenziare un mio dipendente; in quel caso è la legge stessa ad imporre che l’atto debba essere validamente motivato.

Licenziare Tizio perché la posizione di Urano nel suo tema natale è sfavorevole alla prosecuzione del rapporto di lavoro verrà inappellabilmente cassata dal giudice del lavoro, il  non rinnovare, per lo stesso motivo, un contratto scaduto invece è perfettamente lecito.

“Se il mancato rinnovo, come sostenuto dall’insegnante, fosse basato su un orientamento che attiene ad una sfera personalissima la cosa sarebbe grave: l’ordinamento italiano vieta licenziamenti discriminatori, anche se si tratta di mancato rinnovo il principio è il medesimo” è quanto dichiarato da Sara Ferrari, assessore alle pari opportunità della provincia di Trento.

ecco perché quanto sopra è una boiata pazzesca.

La costituzione italiana contiene tanti principi contro le discriminazioni ma la legge può intervenire solo in due casi: o un comportamento attivo come Tizio che volantina contro il ristorante di Caio perché Caio è omosessuale; oppure un comportamento omissivo in presenza di un obbligo di legge, come ad esempio  Tizio che si rifiuta di servire al suo ristorante Caio perché omosessuale.

Non può intervenire invece in comportamenti omissivi di azioni non imposte da obblighi di legge: Tizio decide di non andare al ristorante di Caio perché omosessuale. Siccome Tizio non ha alcun obbligo sancito dalla legge di andare al ristorante e nessun obbligo di motivare le sue scelte è libero di andare al ristorante di Sempronio senza dover rendere di conto a nessuno.

Intanto la docente non ha ancora deciso se sporgere o meno denuncia. “Dalla preside non ho ricevuto neanche una telefonata, non so se sporgerò denuncia, al momento sono disoccupata, ma non voglio più avere a che fare con quella scuola”

Questa è l’alta cosa che mi ha fatto riflettere il vedere la giustizia non come uno strumento per stabilire ragioni e torti ma come un giustiziere che deve raddrizzare il mondo “legnando”  i cattivi. È un grave errore il confondere un giudice con un giustiziere. Abbiamo avuto per 20 anni una giustizia ingolfata proprio perché troppi pensavano ai giudici come a giustizieri che avrebbero dovuto legnare il berlusco… Confondere “giustizia” con “morale” è un errore alquanto grave.

Conclusione: la scuola forse ha sbagliato(1) nel voler indagare sul privato della persona, ed è sbagliato prendere a pretesto il caso per chiedere leggi più invasive della sfera delle libertà personali. Sì, essere un testa di cavolo è una libertà personale, la legge deve limitarsi a vietare e nel caso sanzionare i comportamenti da testa di cavolo ma non può, e neppure deve pretendere, di cambiare la testa alle persone come invece tentava di fare la santa inquisizione…

(1) Vorrei sentire tutte le campane e possibilmente dalle fonti originali. Con i taglia e incolla è facile far apparire papa Ciccio I come amante del bunga bunga allo stesso modo di Silvietto…