Problemi disciplinari a scuola…

Dato che sono un duro non mi aspetto di piacervi, ma più mi odierete più imparerete!
[full metal jacket]

A quanto pare la notizia del momento è il comportamento da teppisti di alcuni studenti.

Non mi stupisce; da neolaureato ho dovuto insegnare matematica e fisica in un corso di formazione professionale, uno di quei corsi fatti per levare i ragazzi dalla strada ed insegnare loro un mestiere. Inizialmente il coordinatore era per la “comprensione”; erano ragazzi che venivano da situazioni difficili, dovevano essere compresi ed accolti. L’effetto fu che i ragazzi facevano a gara a chi la faceva più grossa, situazione pessima.

A febbraio si arrivò al punto di rottura: un ragazzo, non del mio corso, staccò un estintore a polvere dal muro e si divertì a spruzzare compagni e la docente usandolo come schiuma scherzo da carnevale. Ci fù una riunione di tutti i docenti e il coordinatore venne costretto “son’è corru1” a diventare leggermente più rigido con la disciplina.

Venne instaurato un regime di terrore giacobino: tre note sospensione, cinque sospensioni espulsione, non si sarebbe entrati nel merito delle note: un docente poteva scrivere “ammonisco Tizio perché ieri il Cagliari ha perso” e tizio avrebbe avuto la nota. L’idiota dell’estintore venne espulso e i più scalmanati si fecero tre giorni di sospensione, avvisati che altre due e poi cartellino rosso.

La disciplina migliorò sensibilmente e, dopo il tirocinio, quando i ragazzi capirono che c’era possibilità di assunzione, qualcuno tornò dal tirocinio con un pre contratto di assunzione2, si rivelarono voler imparare (e recuperare il tempo precedentemente perso).

Cosa imparai da quella vicenda:

  1. Che in certi casi vieni messo davanti alla scelta se perdere un ragazzo per salvare una classe o perdere tutta la classe. L’autore dello scherzo con l’estintore di fatto venne “perso” ma si riuscì a “salvare” gli altri. Il voler salvare tutti spesso si traduce nel non riuscire a salvare nessuno. In certi casi, purtroppo, vale la massima di Mao: colpirne uno per educarne cento.
  2. Che la cosa migliore non sono i pipponi solenni infarciti di retorica e belle parole; poche regole chiare, rispettate in primis dai docenti, si insegna con l’esempio prima che con le parole. Uno studente che vede un docente “che se ne sbatte” penserà che anche lui può “sbattersene”, e fatte rispettare. E chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori. Dura lex sed lex.
  3. Che basti il docente è una stronzata colossale; il primo a doversi motivare è lo studente, il docente può aiutare ma è lo studente a scegliere di voler imparare o voler cazzeggiare. Deresponsabilizzare ad oltranza lo studente è nocivo, cresci un bambinone incapace di prendersi le sue responsabilità. Spiace dirlo ma come esempio di didattica Paul Kersey è anni luce avanti rispetto a John Keating.


  1. Modo di dire campidanese, letteralmente “al suono del corno”, quando qualcuno viene costretto a fare le cose usando le maniere “decise”. 
  2. La condizione per essere assunto in azienda era il conseguimento della qualifica di operaio specializzato. Se conseguivano la qualifica l’assunzione sarebbe scattata da fine agosto. (il tirocinio venne fatto a maggio). 
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