Articolo di Nature sul rapporto fra scienza, politica e giustizia in Italia

Il fatto quotidiano ha pubblicato la traduzione di un interessante articolo apparso in nature che riguarda il combattuto rapporto fra scienza, politica e potere giudiziario. L’articolo merita una attenta lettura.

Questi i punti salienti che mi hanno colpito:

Quando il giusto batte il potere

(…)

Per sette anni, la “Stamina Foundation” ha venduto delle terapie non testate basate su cellule staminali agli italiani come panacea per una serie di malattie. Un rapporto sulla vicenda, pubblicato dal Senato italiano la scorsa settimana, analizza che cosa sia andato storto. Descrive nei dettagli la complicata storia di questa vicenda e identifica la lista pietosa dei personaggi, tra cui molti politici, che ne sono responsabili.

Il rapporto fa dieci proposte ragionevoli per rettificare il sistema. I politici adesso devono accettarle e promulgarle. Quella della Stamina Foundation non è la sola terapia non testata che lo stato italiano ha approvato negli ultimi anni, ma bisogna che questo sia l’ultimo caso. I ricercatori e gli enti regolatori in altri paesi farebbero bene a imparare da questa vicenda, perché questa lezione mostra che essere nel giusto non è abbastanza per impedire che vengano fatti dei danni.

qui c’è il rapporto conclusivo; le proposte espresse sono molto ragionevoli. Manca, ma è un peccato veniale, la constatazione che per contrastare i giochetti dei ciarlatani più che il metodo scientifico conviene usare il metodo Randi.

La vera sorpresa è stata che l’inchiesta del Senato non ha trovato alcuna responsabilità da parte delle agenzie techiche statali incaricate di proteggere il pubblico. Il messaggio degli esperti scientifici di queste agenzie era forte e chiaro: le affermazioni della Stamina non avevano alcun merito e la tecnica comportava dei rischi notevoli. Ma queste raccomandazioni sono state ignorate dagli altri pilastri dello stato: il potere legislativo e quello giudiziario.

Ovvero gli scienziati hanno fatto gli scienziati ed hanno risposto, onestamente, secondo lo stato dell’arte noto al momento. Giova ricordare che la I commissione su stamina fu cassata dal TAR del lazio poiché il tribunale riteneva che i membri fossero viziati da pregiudizi sulla vicenda.  La scienza non è democratica, nella scienza contano i fatti e le misure non le opinioni, e nessun movimento d’opinione può cambiare le misure. Come aveva giustamente scritto nel suo blog Dario Bressanini: “Nella scienza una opinione non supportata dai fatti, fosse pure di un premio Nobel, non ha alcun valore e merita solo di essere fatta a fettine e gettata nella spazzatura.”.

Nel 2012, l’Agenzia Italiana del Farmaco dichiarò che la terapia Stamina era pericolosa, e ordinò la chiusura del laboratorio dell’azienda situato nell’ospedale di Brescia. Tuttavia, istigate dalla inarrestabile campagna della Stamina, più di 450 persone fecero ricorso ai tribunali locali e richiesero di usufruire della terapia per motivi umanitari. Circa la metà di essi ottenne il permesso. I politici, temendo una sconfitta elettorale se avessero mostrato di ignorare i pazienti, chiusero un occhio, nonostante sapessero che c’era un’inchiesta dalla polizia in corso.
Ma essi andarono anche oltre. Nonostante le formali raccomandazioni da parte delle agenzie scientifiche governative, furono approvati vari decreti ministeriali per promuovere la cura della Stamina, tra cui uno che sanzionava l’inizio di test clinici sponsorizzati dal governo. I ricercatori di tutto il mondo assistettero increduli allo svolgersi della vicenda: le terapie continuarono fino all’Agosto 2014 quando un tribunale di Torino ordinò finalmente la confisca della strumentazione e delle cellule dal laboratorio della Stamina. (…)

Grave decisione quella presa dai tribunali così come quella presa dai politici. Ad un giudice ed un politico si chiede di essere il più possibile distaccato e obiettivo non di dover prendere decisioni “di pancia” sulla base della pressione generata da articoli di fuoco e storielle strappalacrime. Entrambe hanno mancato alla grande alla loro missione, sopratutto la magistratura, ordine che, molto più della politica, dovrebbe essere indipendente dai volubili umori della piazza. Invece la storia recente non è avara di sentenze “di pancia” pronunciate per accontentare i desideri della piazza.

Una delle proposte del rapporto finale è che qualunque tribunale in futuro incaricato di raccomandare un trattamento non autorizzato sulla base di motivi umanitari, deve avere sia un rappresentante del Ministero della Sanità che un pubblico ministero, per essere sicuri che tutte le argomentazioni siano ascoltate. Un’altra proposta vuole introdurre nei tribunali italiani, gli “standard di Daubert” per regolamentare la qualità delle perizie scientifiche. Questi standard, che sono usati nei tribunali americani, richiedono che i giudici si assicurino che la testimonianza di un esperto scientifico sia basata su nozioni che sono il prodotto di un valido metodo scientifico.

Inserire gli standard di Daubert sarebbe da fare immediatamente; quante sentenze pronunciate, sul caso stamina e anche su altri casi, giudicate dal punto di vista della scienza possono venire classificate come colossale mucchio di supercazzole scritte per cercare di negare, a furia di sofismi, un fatto scientifico accertato? Troppe. Quante sentenze clamorose se il tribunale avesse dovuto seguire quegli standard non sarebbero mai state scritte?

Inoltre il rapporto propone di cambiare i decreti e i regolamenti relativi all’uso compassionevole di terapie non autorizzate, per evitare scappatoie che potrebbero portare ad usi illeciti. Vengono anche suggerite nuove regole per assicurarsi che i comitati etici siano veramente indipendenti e suggerisce linee guida per i media simili a quelle adottate dalla Bbc l’anno scorso.

Giova ricordare che la libertà di stampa non è la libertà di scrivere qualsiasi cazzata venga in mente e di spacciarla come fatto vero ed accertato.

I ricercatori italiani sono spesso delusi dalla mancanza di rispetto per la scienza nel loro Paese. Sono ancora scossi dal verdetto di omicidio colposo che un tribunale ha inflitto ai sismologi che avevano agito da consiglieri del governo prima del terremoto dell’Aquila nel 2009; la condanna è stata ribaltata in appello lo scorso anno. (…)

nota il termine “ribaltata”, non “riformata”, “ribaltata”.

Il caso Stamina è stato una vergogna per l’Italia, ma mostra l’influenza che dei singoli ricercatori possono avere nei conflitti contro forze anti-scientifiche, anche in presenza di disparità apparentemente enormi. E, come per sottolineare il fatto che la scienza può prevalere negli ambienti più ostili, il giorno dopo la pubblicazione del rapporto del Senato, la Commissione Europeaha formalmente autorizzato l’approvazione della prima terapia basata sulle cellule staminali: il trattamento per un tipo raro di cecità è stato sviluppato recentemente da ricercatori italiani che lavorano esclusivamente in Italia.

Come si vede, non è solo nel mondo politico che i ricercatori possono aiutare gli altri a vedere con più chiarezza.

L’articolo e soprattutto la conclusione sarebbe da leggere in tutte le scuole ed in tutti i tribunali del regno e delle colonie. Purtroppo è vero che l’Italia, oltre ad essere il paese dei Commissari Tecnici della Nazionale è anche il paese dei tuttologi laureati. Purtroppo, anche a causa di un egualitarismo malinteso, di un narcisismo patologico, ignoranza e conseguente effetto Dunning-Kruger in Italia è pieno di incompetenti convinti che le loro opinioni sulle vicende scientifiche valgano tanto quanto quelle di esperti della materia. E ciò viene usato, da politici o giornalisti spregiudicati per arruffianarseli. La realtà però dovrebbe essere diversa, come è stato scritto in un magistrale pezzo di Patrick Stokes: ma se “diritto ad un’opinione” significa “avere il diritto che i propri punti di vista siano trattati come seri candidati per la verità” allora la frase è chiaramente falsa. 

 

Articolo originale apparso su Nature il 24 Febbraio 2015

Traduzione di Loredana Spadola e Gaia Restivo perItaliaDallEstero.info

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La laurea degli esperti del bobolo e della gggente

 

Stamina, il nuovo comitato di esperti riboccia.

Il Comitato di esperti boccia il metodo Stamina: non ci sono i presupposti per la sperimentazione
Le conclusioni consegnate al ministero della Salute dopo sei mesi di lavoro. Vannoni: «Verdetto atteso, ricorreremo al Tar»

È stata una valutazione raggiunta all’unanimità quella con la quale il Comitato di esperti nominato dal ministro della Salute avrebbe bocciato, secondo quanto si apprende, il metodo Stamina ideato da Davide Vannoni. (…)

Questo pomeriggio, il Comitato – presieduto dall’ematologo Michele Baccarani – si è confrontato in videoconferenza, per rendere possibile anche la partecipazione degli specialisti stranieri (due statunitensi) nominati tra i membri. Il lavoro degli esperti, avviato circa sette mesi fa dopo la nomina da parte del ministro Beatrice Lorenzin, si è dunque concluso, raggiungendo una valutazione unanime. Si tratta della seconda bocciatura del protocollo Vannoni. La prima arrivò infatti dal primo Comitato di esperti di nomina ministeriale. Ma tale pronuncia del Comitato venne però `fermata´ dal Tar: a seguito della sentenza del tribunale – che mosse vari rilievi, a partire dalla contestazione di non imparzialità del Comitato – il ministero della Salute procedette alla nomina di un secondo Comitato, le cui conclusioni sono appunto giunte oggi.  (…)

Dura la replica di Davide Vannoni: «è un parere che ci aspettavamo ed ora ritorneremo dunque al giudice del Tar. Il nuovo Comitato – ha affermato – non ci ha proposto alcun incontro, come era stato invece indicato dalla sentenza del Tar». Da qui l’annuncio di un nuovo coinvolgimento del Tar, «per vedere – ha proseguito Vannoni – se effettivamente questo Comitato abbia applicato le indicazioni del tribunale». La cosa «gravissima» – ha concluso il presidente di Stamina Foundation – è che ancora una volta è stata violata una legge dello Stato(2), ovvero la legge Balduzzi che prevedeva la sperimentazione del metodo Stamina”.
da: http://www.lastampa.it/2014/10/02/italia/cronache/il-comitato-di-esperti-boccia-il-metodo-stamina-non-ci-sono-i-presupposti-per-la-sperimentazione-fwJxMi9AT6GW8SmCTMHSAP/pagina.html

Solo due commenti: il primo è che era scontato che le decisioni del secondo fossero tali e quali a quelle del primo comitato; la vicenda è una vicenda scientifica e generalmente nelle vicende scientifiche, questioni di confine a parte, la differenza fra l’evidenza scientifica e la fuffa è netta e precisa. E stamina non è un caso di frontiera per la scienza come invece potrebbe essere la teoria delle stringhe.

Seconda cosa: la “scienza” mi sembra abbia parlato abbastanza chiaramente, adesso ci sarebbe da chiedersi come mai la “giustizia” abbia interpretato con eccessiva libertà sia le leggi sia le affermazioni scientifiche. Le leggi in quanto le norme sulle cure compassionevoli richiedevano, fra l’altro, che la cura fosse arrivata alla fase iniziale di sperimentazione sull’uomo e quindi avesse superato gli step della sperimentazione in vitro e animale. E le affermazioni scientifiche visto che la stragrande maggioranza di specialisti di staminali son stati concordi nel bocciare stamina.

Purtroppo adesso si tornerà allo scontro fra la fazione degli scienziati e quella che a colpi di supercazzole, telechiassate strappalacrime e libere interpretazioni, molto libere, delle norme pretende di elevare a cura ciò che invece non lo è.

Ancora giudici e stamina

Segnalo un interessante articolo sul corsera, articolo a firma di Luigi Ripamonti.

uno stralcio

È accaduto di nuovo. Un giudice ha chiesto agli Spedali Civili di Brescia di riprendere immediatamente a curare un bambino con il metodo Stamina.(…)

E invece no, perché stavolta ci sono almeno due elementi di novità su cui riflettere. (…) Il secondo elemento di novità, a quanto risulta, è che il giudice di Marsala prima di prendere la sua decisione avrebbe ascoltato Marino Andolina, vicepresidente di Stamina, che gli avrebbe spiegato il metodo in questione.
Pare allora legittimo chiedersi se non sia stata presa in considerazione l’ipotesi che le opinioni del dottor Andolina potessero essere viziate da una visione pregiudizialmente favorevole sul metodo in questione. Pare anche difficile ipotizzare che il giudice non fosse al corrente delle polemiche su tale metodo.

Dando per scontate le risposte a queste domande retoriche si può procedere a chiedersi, questa volta senza retorica, com’è possibile che in questo Paese vengano ancora prese decisioni come questa, informate – non vogliamo dubitarne – da un senso di pietà e di responsabilità verso un malato, ma svincolate dal contesto sociale e dalle posizioni delle altre migliaia di altri «periti di controparte» rappresentati dai medici e dagli scienziati molto critici su questo metodo?

Volendo, possiamo anche astenerci dall’esprimere opinioni in merito all’operato del giudice di Marsala rovesciando i termini del problema. Basta capovolgere la prospettiva: visto che i giudici, comprensibilmente, non se la sentono di «far morire i bambini», per quale motivo vengono ancora lasciati soli davanti a questo drammatico rischio? Non è proprio possibile che lo Stato, con un intervento deciso, li sollevi da questo peso?

Condivido in pieno le domande alla fine dell’articolo, quello che però mi chiedo è: come mai è possibile che dei periti, spero che il giudice abbia deciso appoggiandosi a periti, non siano perseguibili se sparano castronerie colossali? Potrei capirlo se si parlasse di questioni confuse dove le prove scientifiche sono molto sfumate ed è difficile avere certezze granitiche, ma nel caso di stamina o nel caso dei vaccini che causano l’autismo le parti sono abbastanza chiare, e si capisce quale sia la versione scientificamente corretta e quali siano le cavolate sparate da una minoranza con pochi o nulli titoli scientifici.

L’intervento che serve, a sostengno dei giudici, è mettere a loro disposizione, come capita in inghilterra e come aveva proposto il giudice Edoardo Mori, una struttura che si occupa delle consulenze scientifiche e che risponda secondo lo stato dell’arte attuale. E il giudice è obbligato a tener conto del loro parere.

L’alternativa sarebbe avere sentenze illogiche basate su perizie farlocche di qualche ciarlatano. Esempi, in italia, di sentenze siffatte, purtroppo non ne mancano.

Stamina e il siero di bonifacio

Un interessante articolo pubblicato su query il 13/04/2012 da parte di Salvo di Grazia (aka medbunker) riguardo al siero di bonifacio, un presunto siero miracoloso, messo a punto da un veterinario, che dovrebbe curare i tumori.

Sconvolgenti i parallelismi con l’attuale vicenda stamina.

(…)Liborio Bonifacio era un veterinario di origine siciliana che esercitava la sua professione ad Agropoli, in provincia di Salerno. La sua fu una carriera “ordinaria” che cambiò radicalmente attorno agli anni ’50, quando cominciarono a diffondersi voci su una presunta cura per il cancro da lui scoperta. Bonifacio racconta di aver avuto un’intuizione in seguito ad un esperimento eseguito nel suo allevamento. Espose per 20 giorni delle capre ad una sostanza cancerogena (il benzopirene) e queste non svilupparono mai il tumore che ci si aspettava. Da questo il veterinario concluse che le capre fossero immuni dal cancro e che somministrare un “estratto biologico di capra” potesse proteggere anche gli uomini dalla malattia (non sperimentò comunque in alcun modo la veridicità della sua ipotesi). Ideò quindi un composto a base di feci ed urine di capra mescolate ad acqua: secondo il tipo istologico di tumore le capre dal quale si “estraeva” il siero dovevano essere di sesso differente.
L’idea (sicuramente bizzarra) del veterinario campano inizialmente si diffuse solo a livello locale: in quegli anni non esisteva internet, le comunicazioni erano particolarmente difficoltose e le uniche fonti di “novità” erano i giornali. Furono proprio questi che svelarono quello che stava accadendo ad Agropoli. File di persone, incidenti, tafferugli, interventi delle forze dell’ordine e perfino l’interesse della malavita per ottenere le poche dosi di “siero” che il veterinario riusciva a produrre. Iniziò pure un mercato nero della pozione e si sparsero false copie del siero miracoloso. (…)

Furono inviate petizioni al Papa ed al governo, richieste di sperimentazione, di somministrazione controllata e anche alcuni medici si esprimevano a favore del veterinario. Il ministro della sanità dell’epoca diede l’autorizzazione (per “volontà popolare”) ad eseguire uno studio. L’analisi dei flaconi ricevuti mostrava un’assoluta superficialità nella preparazione delle fiale: dosi differenti da una all’altra, conservazione inadeguata (le fiale erano chiuse manualmente e molte risultavano contaminate) e nessun componente “sconosciuto” o segreto. Erano vitamine e proteine disciolte in glucosio.
Questo non impedì di proseguire nella sperimentazione, che avvenne da marzo 1970 al maggio successivo. Il risultato sugli esseri umani fu assolutamente inconsistente: nessuna guarigione, nessun miglioramento, qualche “miglioramento della qualità di vita” che non era necessariamente da imputare all’effetto della preparazione. (…)
Furono inoltre analizzate migliaia di cartelle cliniche in possesso di Bonifacio. Dopo tale verifica le cartelle furono definite prive di consistenza per mancanza di diagnosi e di documentazione specifica. Il ministero dichiarò: «In conclusione risulta chiaro che il prodotto in sperimentazione non presenta nessuna azione curativa sul cancro, non cambia la sintomatologia e non esercita effetti benefici sulle condizioni del paziente.(…)

Quando il clamore sembrava ormai un ricordo, nel 1981 si ricominciò a parlare del metodo: alcune riviste a larga diffusione pubblicarono delle interviste a presunti “guariti” e la polemica ricominciò come se niente fosse successo. Nuove polemiche, “testimoni” che spuntavano come funghi e persino attività commerciali che proponevano varianti “potenziate” del beverone. Alla fine il veterinario di Agropoli richiese una nuova sperimentazione dicendosi in possesso di altri dati e di cartelle che dimostravano l’efficacia del suo preparato. Un gruppo di medici americani si dichiararono disposti a sperimentare il siero direttamente su malati delle loro strutture: nuove polemiche, schieramenti da una parte e dall’altra, movimenti politici di solito interessati ai voti più che alla salute, costrinsero il ministero della sanità ad accettare un “tavolo di discussione” per decidere come dovesse avvenire la nuova sperimentazione fissata per l’inizio del 1982. Tutto si finì con un colpo di scena: in una conferenza stampa convocata d’urgenza Liborio Bonifacio annunciò il suo rifiuto di partecipare alla sperimentazione ed il suo ritiro definitivo dalla scena pubblica italiana. Morì poco dopo nel 1983. (…)

Per molti tutta la vicenda è “all’italiana” (tanto da ricordare molto da vicino un’altra simile, quella relativa al “metodo Di Bella”): un’idea indimostrata ed implausibile si trasforma per “volontà popolare” in un dato meritevole di interesse scientifico, l’ideatore diventa un paladino della povera gente (i malati) e la scienza si trasforma in “ottusa” agli occhi del popolo. Non ci è servito da lezione però, e poi la vicenda sarà pure “all’italiana”, ma anche in altre parti del mondo sono accaduti e continuano a ripetersi casi simili, come abbiamo mostrato anche in questa rubrica.

Anche qui c’è la cura miracolosa senza alcuna base scientifica, cura che viene portata avanti solamente per pressione dell’opinione pubblica e nonostante l’inconsistenza teorica e l’assenza di qualsiasi prova di efficacia.

Controesempi sulla kasta dei medici e big pharma…

In matematica talvolta si usa il controesempio per dimostrare la falsità di una affermazione o di un teorema. Il controesempio praticamente parte dalle stesse ipotesi dell’affermazione ma giunge a conclusioni opposte. Per rendere il discorso meno astratto, consideriamo l’affermazione:

“Se un numero n divide il prodotto di due numeri a, b allora divide almeno uno dei due”

Un controesempio che la confuta potrebbe essere questo:

consideriamo il numero 12 ed il prodotto dei numeri 4 e 9, ovvero 36. 12 divide 36 eppure non divide il  4 e neppure il 9.

Adesso che Vannoni è stato inquisito dalla procura di torino per tentata truffa una delle difese citate dai sostenitori del metodo stamina sono state

le lobby farmaceutiche contro un povero disgraziato, lo accuseranno anche di stregoneria va a finire che qualche padre perde la pazienza

oppure il tradizionale

Non è un medico e la lobby dei medici rifiuta per principio qualsiasi osservazione fatta dai non medici.

Il controesempio a quei due teoremi, e molti similari l’ha dato l’ottimo medbunker con l’articolo su  Jorge Odon, un meccanico automobilistico inventore di un sistema innovativo ed economico per facilitare i parti difficili. Qui l’articolo completo. Da segnalare soprattutto la conclusione dell’articolo:

Un anonimo meccanico argentino senza alcuna conoscenza della medicina diventa inventore di uno strumento che, se arriverà fino alla fine del percorso, potrebbe salvare diverse vite umane soprattutto nei luoghi dove questo è più difficile. Diventa una personalità nazionale, lo invitano in televisione, lo intervistano,parla in pubblico in un TED (evento divulgativo riservato agli innovatori ed a chi ha da insegnare qualcosa al pubblico), insomma diventa un personaggio nel campo della salute mondiale. Oltre alle implicazioni mediche e sociali (lo strumento, come detto, risolverebbe molti problemi in ambito ostetrico nei paesi più poveri) vi è un’implicazione economica di non poco conto, senza considerare che si tratta di un potenziale strumento di riduzione delle malattie infettive da parto (la plastica forma una sorta di “cappuccio protettivo” sulla testa del nascituro e lo protegge da sangue e lesioni) vera piaga nei paesi poveri. Lo strumento costa pochissimo sia in termini di produzione che di diffusione (non c’è bisogno di esperienza particolare, non presenta problemi di trasporto o conservazione, non ha scadenza, è costruito con materiali comuni).
Una sola persona senza basi mediche, senza mezzi particolari ma dotato di intuito e voglia di mettersi in gioco ha fatto una scoperta e ricorda proprio i primi “inventori” della storia.
Manca ormai poco all’approvazione dello strumento di Odon che se confermata entrerà anche nelle nostre sale parto.
La vicenda di Jorge non è solo affascinante ma è una risposta a tutti quei ciarlatani che millantano di aver scoperto chissà cosa ma che non riescono a dimostrarlo perchè a loro dire, i “poteri forti” li boicotterebbero: un meccanico ha avuto più fortuna di loro, si chiedano perchè.Alla prossima.

Aggiornamento: 15/11/13: L’invenzione di Jorge Odon è stata approvata dall’OMS che la consiglia soprattutto per l’uso nei paesi poveri nei quali è forte la carenza di personale e strumenti efficaci e sicuri. Una prima vittoria per Jorge. Lo strumento è in sperimentazione anche in Italia e se superasse i test clinici entrerà in produzione anche nel nostro paese.

A voler fare il cattivo direi: “strano, eppure del dispositivo di Odon le iene non ne hanno parlato…”

la tecnica “Randi” e lo sbufalamento di stamina

Stavo discutendo sul blog di Mattia riguardo alla sperimentazione del metodo stamina e al fatto che nonostante il ministero abbia stanziato(1) tre milioni di euro, gli ideatori della cura al giorno d’oggi non abbiano ancora trasmesso i protocolli al ministero della sanità.

Il ministero ha adottato la tecnica Randi.

James Randi, conosciuto anche come The Amazing Randi (“lo stupefacente Randi”), è un prestigiatore professionista, un razionalista e uno scettico, e un oppositore delle pseudoscienze.

Randi ha stanziato un milione di dollari da dare in premio a chiunque riesca a compiere, in condizioni di stretto controllo, un fenomeno paranormale davanti a lui. Il milione di dollari è stato stanziato nel 1996, e nessuno è ancora giunto a reclamarlo. Dimostrandosi pronto a credere al fenomeno purché genuino, e dimostrando di essere pronto a pagare cash un fenomeno genuino Randi ha automaticamente stroncato tutte le obiezioni vittimiste del tipo: “rifiutano di esaminare i miei mirabolanti poteri paranormali perché schiavi della scienza/prezzolati dal nwo/adoratori del grande Cthulhu…”

Idem per il metodo stamina, quello che ha fatto il ministero è stato dire: “ecco: ho i soldi in mano(1) e se mi fai vedere il cammello te lo compro”, lasciando agli altri l’onere di tirar fuori il cammello, ovvero i protocolli di ricerca.

Perché il ministero ha tentato il bluff? Per due motivi: il primo era spegnere la protesta di tanti che in buona od in malafede andavano in piazza a chiedere il via libera alle presunte le cure mirabolanti(2) , ed il secondo era la consapevolezza che i protocolli non esistevano. Scrivere un protocollo medico per una cura sperimentale non è immediato, occorre avere a supporto anche un sacco di esperimenti e di esperienze precedenti svolte sia in vitro che su cavie, esperimenti che devono essere descritti in articoli pubblicati su riviste scientifiche valide(3) e presentati in convegni seri(4), tutta cosa che non puoi preparare in 10 giorni. Quindi chi ha ideato la strategia aveva, o almeno spero, piena consapevolezza del bluff, era consapevole che il cammello non esisteva. E quindi non ci sarebbe stata alcuna fase 2 ovvero la sperimentazione della cura.

Qualcosa di analogo si potrebbe fare per gli inventori del moto perpetuo o simili; e-cat, free-energy, motore a gatto imburrato…  Invece di citare per l’ennesima volta i principi della termodinamica, dichiararsi pronti a finanziare tutto non appena viene consegnato un prototipo funzionante da verificare in strette condizioni di controllo sperimentali (ad esempio evitando che ci sia qualche cavo dell’alta tensione in ingresso dimenticato…).

Aggiornamento del 28/08

sono andato a leggere bene l’articolo del corriere http://www.corriere.it/salute/speciali/2013/staminali/notizie/vannoni-sperimentazione-fase-clinica_f8755278-0e33-11e3-94c3-5ad04b7d12ed.shtml due chiose:

1) già si stanno mettendo le mani avanti dichiarando che la sperimentazione sarà inutile, il motivo imho è pretestruoso: anche se non ci sarà una fase tre, se la sperimentazione funzionasse almeno ci saranno una fase 1 e una fase 2 completate con successo a fornire indizi di efficacia del metodo

2) è stato consegnato un metodo “semplificato”, non l’originale.

3) Interessante l’intervento di Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Luca Coscioni

«Vannoni ha sostenuto che il metodo sperimentato non è lo stesso utilizzato agli Spedali Civili di Brescia e che non si arriverà mai alla fase 3. A cosa serve allora tutto questo? Cosa si sperimenterà? Cos’è questo metodo semplificato? Vannoni sostiene che non c’è brevetto, smentendosi rispetto alle precedenti dichiarazioni in cui affermava che la metodica era scritta nel brevetto. Non sarebbe il caso di smetterla di giocare con la salute delle persone e con la sofferenza delle loro famiglie? Chiediamo dei chiarimenti al ministro della Salute su quanto detto dal presidente di Stamina Foundation» conclude Gallo.

(1) Stanziare nel linguaggio della PA significa: ho quei soldi e posso (posso e non devo) spenderli per l’attività X. Se ne può spendere una parte o addirittura non spenderli.

(2) Con classico codazzo di complottismo assortito contro big pharma, nwo etc. etc.

(3) Non su “omeopatia oggi”, “astrologia e divinazione” o “idraulica e spurgo”.

(4) Possibilmente non quelli cui partecipa l’esimio dottore Massimo della Serietà (qui) e (qui)