la controproducente religione laica dell’antifascismo.

Su twitter sembra tornata in voga la religione dell’antifascismo; una religione laica che ha qualche contatto con quanto avvenne in italia negli anni ’40 del secolo scorso. Molti pubblicano inviti a dichiararsi antifascisti e a ripudiare il fascismo. Peccato non si rendano conto che così facendo stanno propiziando proprio la rinascita del vero “fascismo” e non le buffe chiassate fatte da quattro pagliacci1.

Perché un comportamento simile è sciocco e controproducente?

Il primo motivo è che ho notato che chi fa grandi prediche sull’antifascismo spesso è il primo a tenere comportamenti fascisti; il fascismo è qualcosa che va oltre il mero indossare la camicia nera e passeggiare con il passo dell’oca. Ad esempio uno dei metodi del fascismo era lo sputtanare ad oltranza diffondendo calunnie sulle persone, calunnie magari costruite montando ad arte pezzi di lettere scritte dalla vittima. Uno che si ritiene antifascista dovrebbe aborrire un comportamento simile eppure moltissimi sono andati in piazza ad urlare a favore di tale comportamento in nome di un diritto, il diritto del popolo a sapere, che non esiste nella costituzione, anzi nella costituzione reale c’è scritto esattamente il contrario. Come anche la presunzione di innocenza; per quei farlocchi “antifascisti” non deve valere sempre ma se, e solo se, chi viene colpito è un galantuomo (ovvero qualcuno simpatico e dalla mia parte) altrimenti si scarica repentinamente Beccaria per passare a Torquemada.
Alla fine l’impressione che si coglie è che “antifascista” sia solo una spilletta da mettere al bavero per nobilitare quelli che in realtà son solo bassi interessi di bottega2.  Giustificare “i metodi fascisti3” purché usati “a fin di bene” significa affermare, con i fatti, che lo sbaglio del fascismo non erano i comportamenti quanto il colore della camicia.

Seconda cosa: se “arruoli” la resistenza nelle tue fila non stupirti se il tuo avversario poi cercherà di attaccarti anche sulla resistenza, soprattutto se la “resistenza” non è quella reale con luci ed ombre che ha combattuto la guerra ma un fumettone4 vagamente ispirato alle vicende storiche. Trasformare la storia in buoni buonissimi contro cattivi cattivissimi è il modo migliore per far dimenticare la sua lezione; la gente che la sente raccontata in questo modo pensa più ad un fumetto che a storie reali, ad errori ed orrori veri. Chi ha paura del ritorno di lex luthor?

Terza cosa: usare il fascismo ed il pericolo del suo ritorno come unico collante di una coalizione che, levato quello, non ha alcun altro punto di contatto politico, significa svilire l’antifascismo. “Ok siete antifascisti, e poi? cosa farete in economia, giustizia, scuola etc. etc.?” Il modo migliore per far diventare “antifascista” un sinonimo di cazzaro.

Ultima, ma non meno grave, l’arrogarsi di essere “i buoni” e di essere gli unici “a dare patenti di antifascista DOC” porta, come si è visto al referendum, ad una guerra fratricida dove tutti si accusavano allegramente di fascismo. Salvo poi serrare le truppe e proporre leggi demenziali in nome di una lotta che esiste solo nella loro testa. Il fallimento del referendum è nato lì.


  1. alla conta dei voti le formazioni che si rifanno apertamente al fascismo “storico” hanno ottenuto risultati da prefisso telefonico. 
  2. coalizzare le truppe, trovare un punto di contatto che giustifichi una traballantissima alleanza elettorale, menarla con la storia dei buoni contro i malvagi… 
  3.  certo la guerriglia urbana per fermare i fascistissimi bancomat ed opporsi alle vetrine SS è il massimo dell’antifascismo. 
  4. altrimenti come si potrebbe giustificare lo sfilare alla festa della liberazione con i simpatizzanti di questo qui rifiutando le bandiere della brigata ebraica e mal tollerando le bandiere inglesi e americane, cioè i tizi che cacciarono realmente i nazifascisti dallo stivale.  Non celebrano la liberazione reale ma fanno la festa del fumettone che hanno in testa. 

Per favore, chiudete l’Anpi di Savona! – Il Dubbio

Riconosco, e stimo Sansonetti perché riconosco sia una persona intellettualmente onesta. E condivido questo suo articolo e il suo grido contro il silenzio della sinistra. Sinistra che spesso urla sdegnata e chiede la testa dei segretari dei partiti politici avversari quando qualche bestialità o qualche clamorosa stronzata viene scritta nei social da qualche consigliere circoscrizionale di qualche sperduto paesello.

Comportarsi in questo modo è semplicemente sdoganare il fascismo comportandosi, camicia nera a parte, esattamente come i fascisti. E che credito si può dare a chi si dice antifascista a parole e fascista, fascistissimo, nei modi?

Sorgente: Per favore, chiudete l’Anpi di Savona! – Il Dubbio (grassetti miei)

Il capo dell’Anpi di Savona, con una dichiarazione demenziale, ha definito “fascista” una bambina di 13 anni e ha giustificato – neanche tanto velatamente – il suo stupro e il suo assassinio, nel 1945, ad opera di alcuni partigiani vigliacchi e folli. (…) Però l’Anpi dei cinquantenni continua a rivendicare il suo ruolo e a pretendere l’esclusiva dell’antifascismo. Lo ha fatto anche recentemente, durante la campagna del referendum, dichiarandosi custode suprema della Costituzione.

Purtroppo i capi veri della Resistenza non ci sono più: Longo, Mattei, Parri, Valiani, Pertini, Lombardi, Pajetta. Socialisti, comunisti, democristiani, liberali. Gente valorosa, di pensiero e di grandi principi e di forte moralità. Inorridirebbero di fronte alle idiozie dell’Anpi contemporanea.

La presa di posizione dell’Anpi di Savona, nasce da una ragionevolissima iniziativa di un consigliere di centrodestra del comune di Noli, il quale, dopo 72 anni dalla sua morte, ha proposto una targa per ricordare quella bambina stuprata e uccisa. Il sindaco ha detto di sì, e allora l’Anpi ha alzato il muro.

Il segretario dell’Anpi di Savona, protagonista di questa battaglia, si chiama Samuele Rago. Seppure con un po’ di orrore trascrivo qui la sua dichiarazione: «L’Anpi ribadisce la propria contrarietà al progetto dell’amministrazione comunale di Noli di erigere un cippo in memoria della brigatista nera Giuseppina Ghersi…». E poi: «La pietà per una giovane vita violata e stroncata non allontana la sua responsabilità di schierarsi e operare con accanimento a fianco degli aguzzini fascisti e nazisti». E infine ( terribile): «La ragazzina era una fascista. Eravamo alla fine della guerra, è ovvio che ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili». Non riesco a commentare, perché tremano le mani. «Brigatista nera» ? A 13 anni? Responsabile di essersi schierata coi fascisti e perciò meritevole di morte? Atto giustificabile vista la situazione dell’epoca, anche se oggi può sembrare difficile comprenderlo?

Tutto questo, scritto, consapevolmente, da un dirigente politico, perdipiù, devo immaginare, di sinistra e antifascista. Ma a che punto può arrivare la bestialità dell’odio politico? Fin a quale limite di abiezione accompagna la mente e il pensiero?

Il problema più grande però non è questo. Può succedere che una singola persona dica delle atrocità, magari perché è confuso, perché ha perso la testa. Io mi auguro che oggi o domani si renda conto e chieda scusa. Quello però che mi ha colpito e che non riesco a giustificare è la mancanza di reazione della sinistra. Dai partiti non ho sentito indignazione. E mi pare che anche la presa di distanze dell’Anpi nazionale, giunta dopo molte ore e grande riflessione, sia debolissima e molto reticente. Trascrivo anche quella: «L’Anpi ha sempre condannato gli atti di vendetta e violenza perpetrati all’indomani della Liberazione. E lo fa anche oggi rispetto alla vicenda terribile e ingiustificabile dello stupro e dell’assassinio di Giuseppina Ghersi. Ribadisce che singoli episodi, per quanto gravissimi, non intaccano i valori della Resistenza e della guerra di Liberazione nazionale, grazie alla quale l’Italia, dopo anni di guerra, violenze e dittatura, ha conquistato pace libertà e democrazia».

Certo non c’è una parola fuori posto in questo comunicato. Però qualcosa stona. Tre cose. La prima è l’inutilità della seconda parte della nota: che bisogno c’è di ribadire la grandiosità della Resistenza? Chi l’ha messa in discussione? Deporre una targa in ricordo di una ragazzina trucidata bestialmente è un’offesa all’antifascismo o alla guerra di liberazione? No. Dunque la seconda parte del comunicato serve solo a giustificare, almeno in parte, le folli parole di Rago.

La seconda cosa che stona è l’assenza di una frase netta che dica che l’Anpi chiede che la targa sia realizzata e che la memoria di Giuseppina sia onorata.

Terza obiezione, non si ha notizia di nessun provvedimento disciplinare nei confronti del presidente savonese dell’Anpi e forse di tutto il consiglio direttivo. Perché l’Anpi nazionale non chiude la sezione savonese? Perché non caccia il presidente. Perché non chiede scusa al sindaco di Noli e ai parenti di Giuseppina? (…)

Proprio l’altro giorno, qui a Roma, si è tenuto il G7 delle avvocature. Organizzato dal Cnf. Hanno partecipato studiosi, magistrati, ministri, varie autorità dello stato, tra i quali il Presidente della Camera. Il tema era: lotta al linguaggio dell’odio. Avevo appena sentito un’intera giornata di discorsi impegnati e profondi su questo tema quando è giunta la notizia di Savona. Mi chiedo: Forse esiste un tipo d’odio che è più legittimo degli altri? Forse chi ha ottenuto il possesso del simbolo dell’Anpi ha il diritto di vomitare fango contro una bambina stuprata e uccisa da dei mascalzoni? No, amici miei, non esiste. E spero con tutto il cuore i partiti antifascisti, le autorità, le istituzioni, alzino la voce contro questa follia, che di antifascista, francamente, non ha proprio nulla. E al mio amico Emanule Fiano, che è il promotore della nuova legge contro l’apologia di fascismo, vorrei rivolgere un appello: intervieni, con la tua autorità, e chiedi che quella targa venga collocata. Perché il vero antifascismo è questo: umanità e tolleranza.

Lo sputtanamento della resistenza da parte di chi vorrebbe sostenerla.

Stavo leggendo questa notizia: Giuseppina Ghersi, la ragazzina violentata e uccisa dai partigiani: scoppia la polemica – Corriere.it e devo dire che è stata emblematica di come l’ANPI e la resistenza siano passate dall’essere un fatto storico al diventare una religione laica.

I conti con la storia non sono ancora finiti a Noli. Fa discutere l’iniziativa di un consigliere comunale di centrodestra di ricordare una ragazzina violentata e uccisa dai partigiani con una targa nella piazza dedicata ai fratelli Rossetti. La storia di Giuseppina Ghersi, tredicenne di Savona uccisa pochi giorni dopo la liberazione, torna di attualità fra le polemiche, come scrive il Secolo XIX. A proporre la targa, che sarà inaugurata il 30 settembre, Enrico Pollero, di centrodestra e con un padre partigiano che, ricorda «è stato in montagna per diciotto mesi». «Ma dopo aver letto la storia di Giuseppina Ghersi ho pensato che bisognava fare qualche cosa per ricordare una bambina di 13 anni uccisa senza motivo». «Per ricordare lei, non chi ha combattuto dalla parte sbagliata» spiega il consigliere secondo il quale però «dall’altra parte non c’erano solo criminali e disgraziati».

Pollero punta ad una «vera riappacificazione» sostenuto dal sindaco della cittadina del ponente ligure, medaglia d’oro della resistenza. L’associazione partigiani è insorta. «Siamo assolutamente contrari. Giuseppina Ghersi era una fascista. Protesteremo col Comune di Noli e con la prefettura» dice Samuele Rago, presidente provinciale dell’Anpi. «Eravamo alla fine della guerra , è ovvio che ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili», sostiene. Parole dalle quali prende le distanze Bruno Spagnoletti, dirigente Cgil in pensione. «Non riesco a capire come si possa giustificare l’esecuzione di una bambina di 13 anni», afferma.

Le parole del presidente provinciale dell’ANPI sono molti gravi, ammettere che esistono giustificazioni per l’omicidio di una ragazza di 13 anni a guerra finita significa implicitamente ammettere che esistono giustificazioni per molte barbarie commesse nella seconda guerra. Come poteva essere, una ragazza di 13 anni una fascista, di quali crimini si sarebbe macchiata direttamente lei? (la responsabilità penale è personale art. 27 della tanto idolatrata, dall’anpi, costituzione). Giustificare tale barbarie, gratuita, con un «Eravamo alla fine della guerra , è ovvio che ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili» invece che con un «è stato un tragico errore, una macchia ingiustificabile», significa giustificare le fosse ardeatine e priebke; anche in quella situazione «Eravamo alla fine della guerra , è ovvio che ci fossero condizioni che oggi possono sembrare incomprensibili». La colpa di Priebke quindi non è stata la rappresaglia ma l’essersi trovato poi nella parte che ha perso.

Inoltre la reazione “piccata” mostra come la resistenza oramai sia una religione laica, con tutto il carico di contraddizioni, reali od apparenti, di una religione. I santi sono santi perché sono santi e qualsiasi prova del contrario è blasfema e deve essere occultata o distrutta1. I partigiani erano i buoni buonissimi che lottavano contro i cattivi cattivissimi; in pratica la caricatura di un fumettone americano degli anni ’50 dove il buono è il buono perché è il buono ed il cattivo perché è il cattivo, e non per le loro azioni. Solo che se rendi la storia un fumetto poi molti crederanno ad essa come credono ai fumetti: chi ha paura che Lex Luthor arrivi a dominare il mondo?

Un ultima cosa: mele marce ci sono in qualsiasi frutteto, è mera statistica. Il negarlo fino ad arrivare a negare l’evidenza significa sputtanare, e di molto tutto il frutteto. Sarebbe meglio che l’ANPI nazionale intervenga, e in fretta, a smentire il segretario provinciale pena il finire additati come quelli che giustificano gli omicidi delle tredicenni, e tanti saluti al ricordo della resistenza…


  1. Giorgio Perlasca, è stato un combattente in Etiopia ed in Spagna dalla parte di Franco, un fascista della prima ora ed un giusto fra le nazioni per aver salvato dai nazisti molti ebrei. Quando la rai mise in onda, per la prima volta, la finction su di lui avente come protagonista Luca Zingaretti, ci furono aspre polemiche perché secondo alcuni “si esaltava un fascista e lo si poneva in una luce positiva”. Rompeva la teoria che tutti i fascisti fossero solo immensi bastardi senza alcuna possibilità di redenzione (a meno che non fossero passati ad indossare la camicia rossa…). 

Associazione nazionale partigiani fascisti italiani…

In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti
[Ennio Flaiano]

Stavo leggendo dell‘espulsione della Puppato dall’ANPI, imho una zappa sui piedi solenne che sputtana l’associazione e la spinge verso l’irrilevanza politica facendole perdere il suo status, per quanto farlocco, di associazione moralmente superiore.

L’argomento del contendere è, guarda caso, la riforma della costituzione. Riforma per la quale l’anpi, come associazione, ha sposato la causa del no.

Anpi-Puppato, bufera sul referendum
Espulsa, anzi no. «Ma ci rispetti»
Il presidente trevigiano Lorenzoni rifiuta l’iscrizione a Montebelluna: «Non siamo il Pd che ognuno fa quello che vuole»

«Il suo è stato un gesto poco corretto, perché chiedere la tessera in una sezione periferica dopo che la tua sezione te l’ha rifiutata?», dice il presidente provinciale dei partigiani citando tutti gli organismi direttivi dell’Anpi che hanno votato quasi all’unanimità la contrarietà a questa riforma. «L’Anpi si è schierato per il “no” perché ha il dovere di difendere la nostra costituzione. Ognuno ovviamente vota come vuole nel segreto dell’urna, ma non accettiamo soci che fanno propaganda attiva contro la nostra associazione e i suoi principi. Per questo quando mi arriverà il tesserino di Puppato glielo rispedirò indietro coi soldi che ha versato. Noi non siamo il Pd dove ognuno fa quello che vuole, le decisioni dell’Anpi si rispettano».

Fascismo puro: dove è scritto, nello statuto dell’ANPI, che gli iscritti devono rispettare le direttive politiche decise dal direttivo? In una associazione per farne parte basta “condividere” gli scopi dell’associazione, non c’è scritto “credere obbedire e combattere” per il direttivo. L’anpi non ha nello statuto l’opposizione a qualsiasi riforma della costituzione. Il direttivo può votare per la messa al bando della birra da parte degli iscritti, ma sta compiendo un abuso bello e buono visto che lo statuto, la costituzione della società, non consegna loro tale potere.

L’ANPI ha sbagliato a prender parte nella contesa politica sulla costituzione, ha sbagliato perché se diventi “in partes” perdi lo status di super partes e non puoi lamentarti se l’altera partes tira schiaffoni. Senza considerare che questa espulsione, con le sue motivazioni, fa a cazzotti con lo spirito della costituzione, costituzione che dicono di voler difendere.

Puppato ha accolto con amarezza le parole di Lorenzoni. «Difendo questa riforma costituzionale, alla quale ho lavorato a lungo», dice. «Penso che essere partigiani oggi sia dare a tutti la libertà di manifestare il proprio pensiero. Queste sono scelte scellerate, quasi leniniste: a sentirle, qualche partigiano si rivolterebbe nella tomba. (…) Il clima che si respira oggi in Anpi è molto triste».

Leninisti… ROTFL…

Nel pomeriggio di giovedì, nel mezzo della bufera, il mezzo dietrofront dell’Anpi. «Nessuno espelle nessuno, i nostri iscritti sono liberi di votare sì ma non facciano la campagna elettorale contro il no» ha precisato il presidente dell’Anpi di Treviso, Umberto Lorenzoni.

Perché gli iscritti non possono esercitare i loro diritti politici come prevede la costituzione? L’ANPI è una associazione apolitica o è un partito? Se è un partito allora lo dica chiaramente ma poi non cerchi di ammantare di “super partes” la sua azione politica.

Ora e sempre antinabucodonosor

Io mi chiedo come mai in italia molte manifestazioni, svolte per questo o per quello, dichiarano di essere antifasciste e contro il fascismo, anche se il fascismo c’entra poco o niente. Su G+ stavo leggendo di una manifestazione per la richiesta di norme sul fine vita e sulle coppie di fatto e altre cose e la foto che accompagnava l’articolo era la foto di un bambino portato in braccio dal padre davanti ad un cartellone con sopra scritto Antifascismo.

Io mi chiedo in questo caso cosa c’entri l’antifascismo o il fascismo. Il fascismo è finito oramai da più di 60 anni e, salvo pochi nostalgici, è stato superato dagli Italiani. Perché tirarlo in ballo come avversario, soprattutto in questioni che non hanno nulla a che fare con il fascismo? La risposta è che in italia oramai l’antifascismo è diventata una religione laica, l’antifascismo è identificato con il bene assoluto e quindi qualunque cosa non piaccia agli opliti del bene assoluto è ipso facto fascista. Così come qualunque cosa non vada a genio a santa romana chiesa è opera di Satana. E ovviamente il fedele deve odiare ed andare sempre contro Satana. D’altronde ogni religione ha il suo nemico immaginario.

Una risposta che è stata data alla mia domanda sul perché tirare in ballo il fascismo è stata:

il fascismo è cristiano, omofobo e irrazionale. Motivi più che sufficienti per andargli contro

Che dire? quelle caratteristiche ‘cristiano’, ‘omofobo’, ‘irrazionale’, erano posseduti anche da molti altri movimenti storici e governi, nel passato son stati pochi i governi che hanno rinunciato a ficcare il naso fra le lenzuola. Tanto per dirne una anche i Re Savoia lo erano, nella firenze medievale i sodomiti erano puniti con il rogo. Dante Alighieri pone il suo maestro, sodomita, all’inferno.   Perché allora manifestare solo contro il fascismo? Perché non manifestare anche contro la divina commedia? Poi se lasciamo decadere il vincolo “cristiano” possiamo manifestare anche contro Cuba oppure contro altri simpaticoni che impiccano, oggi, gli omosessuali. Ma vabbé, lasciamo fuori le altre religioni, anche quelle laiche.

Come ha osservato giustamente un amico:

in effetti meglio evitare certi accostamenti per tre ordini di ragioni:
1) il termine si inflaziona eccessivamente, svuotandolo così di significato;
2) non scendere al livello di avversari che di solito effettuano i medesimi paragoni;
3) un po’ di originalità in più negli slogan non guasta mai!

io avevo pensato solo al punto (1) non agli altri, se si banalizza il fascismo si perde tutta la drammaticità del periodo e delle sue colpe; se tutto è fascista allora nulla è fascista. E il fascismo diventa una macchietta come il Diavolo nella mente di molti fedeli. Qualcosa di cui si parla ma a cui non si crede. Finirà che l’antifascismo sarà come la festa dell’Epifania il 6 Gennaio, un pretesto per rendere rosso un giorno del calendario. E quando tornerà un nuovo fascismo in altre forme, magari come quelle di Nabucodonosor, nessuno se ne accorgerà.

Quindi: ora e sempre contro Nabucodonosor

Nabucco (da wikimedia)
Nabucco (da wikimedia)

Nabucodonosor era il re babilonese, immortalato da Verdi nell’opera Nabucco, che aveva distrutto il tempio di Gerusalemme e condotto in cattività gli Ebrei.

25 aprile…

Sinceramente le troppe tonnellate di retorica sparse a sproposito e i commuoventi appelli mi danno un leggero senso di nausea.
Da festa della fine della II guerra mondiale in italia, con tutto quello che significa è diventata la festa della “presunta” vittoria nel derby imbecilli rossi vs imbecilli neri.

Piaccia o no il fascismo in italia è stato cacciato a causa delle truppe dell’alleanza angloamericana e non a causa delle azioni dei partigiani. Son stati un aiuto, le loro azioni, pur con luce ed ombra, son state encomiabili ma non son stati loro a sconfiggere il fascismo. Anzi spesso le azioni dei partigiani, insieme a qualche interessato cambio di casacca(1), son servite a molti per rifarsi una verginità e spararsi pose da vestali più immacolate della Madonna.

Così come non sopporto i partigiani 2.0 che invece del fucile in montagna usano la tastiera su faccialibro, uno spettacolo fra il penoso e il patetico. Un disperato tentativo di far risorgere il fantasma di un drago morto 75 anni or sono solo per spararsi pose da novelli san giorgio. Dovrebbe essere un giorno di ricordo e di monito per evitare quello che è stato e non un pretesto per festeggiare la vittoria del derby e paragonare il presidente del consiglio in carica a Hitler e Mussolini.(2) La controindicazione della nazistificazione a iosa di qualsiasi cosa non vada a genio alla fine serve solo a facilitare il lavoro di chi vorrebbe far  credere che Hitler fosse stato ‘nu bravo guaglione la cui unica colpa è stata di costringere i tedeschi a guardare le trasmissioni di marien von philippus e di spedire ad auschwitz chi non le apprezzava. Cioè il contrario di ciò che si voleva ottenere con l’istituzione della festa della liberazione.

(1) Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti. [W. Churchill]

(2) Quante persone al confino o ai campi di sterminio hanno avviato Berlusconi o Renzi? Ecco.