Anonimato sì, anonimato no.

Stavo leggendo su twitter la vicenda di Riccardo Puglisi e delle minacce che ha ricevuto. Qualcuno ha preso tale vicenda come pretesto per chiedere che nei social non ci siano anonimi, che non ci si possa presentare con nick di fantasia come “shevathas” o “pesciolina84” ma ci si debba presentare con nome e cognome, e foto, reali.

Proposte che, sinceramente, non mi trovano molto d’accordo; esistono le lettere minatorie, esistono le scritte minatorie sui muri ma chiunque proponga di dover tirar fuori la carta di identità per spedire una lettera o acquistare una latta di vernice verrebbe, giustamente, preso per pazzo.

Un “vip” come la boldrini o saviano ha una rete di protezione “robusta” attorno, capace di regolare in quattro e quattro otto gli scalmanati da social che vomitano insulti su insulti. A meno che “pesciolina84” non sia un hacker capace di mascherare le proprie tracce saltando fra vari sistemi informatici, la polizia postale riesce rapidamente a sapere che è Tizia Caia residente a rocca fritta di sotto del molise in via del tutto eccezionale 42. E nel caso a farle vedere i sorci in technicolor.

Una persona normale no; considerando anche che alcuni prendono un semplice “non son d’accordo con te” per un violentissimo attacco personale e reagiscono in maniera scomposta, e molti “paladini de stocazzo” per fare i fighi vorrebbero passare alle vie dirette. E’ anche utile separare la vita privata da quella “pubblica”; non son stati rari casi di persone che a seguito di uno shitstorm, si son viste chiedere il licenziamento dall’azienda o altre rappresaglie nella vita reale. Meglio quindi che i paladini del cavolo che infestano i social se la prendano con pesciolina84 e lascino in pace Tizia Caia. Qui una vicenda emblematica.

L’anonimato è utile anche per quieto vivere; perché devo finire a discutere tutti i giorni con il collega anticontroboicottaro antivax pro omeopatia tutte le volte che pubblico un post scientifico o che critico qualche sparata delle iene?

Per il resto riguardo all’intelligenza del voler far perseguire tutti i violenti, i molestatori o i semplici imbecilli dei social lascio la parola a zerocalcare.

fonte:http://www.zerocalcare.it/2014/09/08/i-litigi-su-internet/

Concludo facendo notare che le cose dette anonimamente su internet erano le stesse cose dette al bar; i social altro non sono che una telecamera sui bar dove la gente diceva quello che pensava, magari fra persone che erano d’accordo o che per quieto vivere facevano finta di esserlo.
“piazze piene urne vuote”, molti andavano in piazza per conformismo e per evitare lottare contro la massa, poi nel segreto dell’urna esprimevano, liberamente, la loro volontà.