Il fallimento degli hamburger da 1/3 di libbra

Storia semplicemente agghiacciante che mostra come la snumeratezza sia un danno e ti renda molto facile essere preso per il naso.

Sorgente: Gente con le PalleQuadre: Il fallimento degli hamburger da 1/3 di libbra

Gli americani amano gli hamburger, quindi è strano sentire che un hamburger così grosso abbia fallito. Però è così, e il motivo è tutto da ridere. Per non piangere. Ma andiamo con ordine:

Quando McDonald’s ha lanciato sul mercato il suo hamburger 1/4 (un quarto, a quarter) di libbra è stato subito un successo.
Citato anche nel film Pulp Fiction (chi non lo ha visto non capisce sega di cinema, lo dico in modo gentile) è diventato così amato che un’azienda concorrente ha provato a fare di meglio.

Così la A&W negli anni ’80 lancia sul mercato il suo hamburger da 1/3 di libbra (un terzo) svolgendo anche diversi test d’assaggio: le persone bendate assaggiavano gli hamburger di McDonald’s e quelli di A&W e indicavano quest’ultimo come più saporito, più buono.
Più buono, più carne e allo stesso prezzo! Il successo sulla carta era assicurato.

E invece no… la gente non lo comprava.
Sapete perché?
Perché gli americani sono stupidi, ma stupidi forte. E ignoranti, tanto ignoranti che probabilmente la vostra tavoletta del cesso che ha solo visto deretani, peli pubici e scoregge apocalittiche è più colta dell’americano medio.

Credevano che li stessero fregando.
“Questo hamburger è sovraprezzato! E’ una fregatura!”
“Ma come, è un terzo di libbra!”
“Appunto, c’è meno carne rispetto un quarto di libbra, dovrebbe costare meno!”
“Ma non è vero! C’è più carne qui!”
“Quattro è più grande di tre!”

Esattamente, più della metà dei clienti intervistati ha lamentato che l’hamburger avendo meno carne costava troppo, perché non capendo come funzionano le frazioni credevano che un quarto fosse più di un terzo.
Saranno coglioni?

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8 pensieri su “Il fallimento degli hamburger da 1/3 di libbra

  1. Accadrebbe anche qui perché è un fatto (inganno) psicologico. Lo ammetto, a prima vista tra 1/4 e 1/3 la mia parte idiota mi ha suggerito d’istinto 1/4 perché “è di più!” perché l’unica cosa che vedeva era 4>3, poi qualcosa bene o male l’ho studiato quindi la mia parte razionale ha corretto l’errore, quello che accade è che si tralascia la componente “frazione” e si ragiona su numeri interi effettuando una una super semplificazione, aggiungo però che basta conoscere un po d’esperimenti psicologici per rendersi conto che noi umani non siamo poi così diversi dai nostri progenitori con la clava, ma poi certo aggiungiamoci che il livello scolastico degli USA negli 80’s forse non ne esce tanto bene, ma poi avrei paura a ragionare su quello attuale, o sul nostro… comunque il problema semmai è che esistono inganni psicologici molto più grossi di questo, abbagli e abbacchi che per essere sfatati richiedono una conoscenza superiore a quella elementare, mentre noi viviamo in un tempo di “esperti in google”, magari politicamente corretti.

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    • Non è un inganno psicologico, è un deficit cognitivo. I bias percettivi e cognitivi si fondano su limiti del sistema di elaborazione, sostanzialmente sono dei bug connaturati nel funzionamento del cervello umano.

      Invertite il rapporto di grandezza tra ⅓ e ¼, in chiunque abbia completato con successo la terza elementare, è indice di qualcosa che non funziona, nel cervello.

      L’esistenza delle nozioni di base della numerosità e la capacità di sommare e sottrarre è stata dimostrata nei pulcini appena usciti dall’uovo, direi che un primate qualsiasi sia tenuto a fare di meglio, salvo che sia compromesso.

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      • I miei due centesimi svalutati.
        Nel mondo ideale si arriva, si prende il prodotto lo si esamina si vede 1/3 e poi 1/4 e non ci si sbaglia, SE si è studiato a scuola, nel mondo reale invece si arriva pensando a cosa fare la sera, alle tasse da pagare, ai problemi di lavoro di coppia di salute si da una sguardo allo scaffale ed in pochi istanti si decide.
        E’ solo una scatola di burger, non si sta firmando un contratto non si sta in banca a fare un mutuo è solo gente al supermercato con l’attenzione al minimo, quindi fretta, distrazione, pressione sociale o la stessa confezione del prodotto ad aiutare nell’errore.
        Se in comitiva e tutti prendono 1/4 perché “è giusto così” in molti si saranno adeguati, poi ci sarà stata la tizia con figli appresso, poi il tizio che andava di fretta che ha forse visto un grosso evidenziato 3 contrapposto ad un grande ed evidenziato 4 e così via.
        Credo che questo abbia “aiutato” ma se la vogliamo dire tutta poi bisogna anche aggiungere altro:
        che l’insieme dei “diversamente intelligenti” si sia sommato a quello degli “non ho studiato” e che il tutto si sia sommato a all’insieme degli “ho preso un abbaglio” che a sua volta si sia sommato a quello del “non mi piace questa marca” più “preferisco quest’altra”, ed ecco spiegato il fallimento del prodotto magari sfavorito da una pessima campagna pubblicitaria.
        Ma continuiamo a ragionarci su e aggiungiamoci che l’aneddoto “americani stupidi” suona bene ed è troppo bello per non usarlo e aggiungiamoci anche che per la marca rivale, o almeno per gli ideatori del prodotto, era una buona scusa e giustificazione per evitare di essere crocifissi in sala mensa per aver fallito.
        Beh forse non è stato tutto un autoinganno mentale, o come lo si vuole chiamare, ma non è neanche una storia di “idioti in marcia”, anzi per certi versi questa storia è un’interessante cartina di tornasole.

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        • Mica sono stupidi solo gli americani infatti.
          Io spesso non mi capacito di come la gente possa non comprendere il prezzo al kg dei beni di consumo, ad esempio. Il prezzo è compreso solo “al pezzo”: tu da me nocciolina io da te monetina.

          Non credo c’entri il tran tran quotidiano: tutti abbiamo scazzi a casa, tasse, mutuo, suocera rompiballe e casini al lavoro. Eppure, la percentuale di quelli che si fanno infinocchiare dai 9,99€, dai pacchetti da 375g, e da “le rate le paghi a partire dall’anno prossimo” non è il 100%, per quanto sia in aumento.

          Non c’entra nemmeno “essere studiati”: mia nonna aveva la 5° elementare presa durante la guerra, eppure calcolava le percentuali di sconto a mente, sapeva fare le frazioni ed aveva contezza delle unità di misura della massa e del volume usate nella vendita al dettaglio.

          Io ho visto gente che insegna a scuola tirare fuori l’iPhone per calcolare il 20% di sconto. Gente che ha contratto un mutuo con interesse composito.
          Adulti responsabili che borbottano che se prima 50€ facevano un pieno all’auto e ora ne fanno poco più di metà, il benzinaio li sta fregando. E che non sono in grado, leggendo il prezzo del carburante esposto, di sapere in anticipo quanto serbatoio si riempirà spendendo 50€.

          Questa è la definizione di stupidità: non essere in grado di utilizzare le informazioni a disposizione e le conoscenze disponibili per risolvere un problema e ciò nonostante agire comunque come se nulla fosse, incuranti della realtà circostante.

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        • Potresti aver ragione, se non ci avessero provato anche altre volte a creare gli hamburger 1/3 di libbra. Fallendo.

          “McDonald’s poi, nel 2007, ha provato a copiare l’idea di chi gli ha copiato l’idea, lanciando l’Angus Third. Non è durato molto… ci hanno pure riprovato, idem come sopra.
          Mentre il quarter ancora regna incontrastato.”

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