Il diritto ad avere la carta di identità di Thor?

Io sono nato maschietto, sono basso, di carnagione olivastra con capelli e occhi neri ma mi identifico in una valchiria alta 1.90 con lunghi capelli biondi e occhi azzurri di nome Brunilde. Perché sulla mia carta di identità devono scrivere come appaio “fisicamente” agli altri e non come mi sento “internamente”?

Quello di sopra è ciò che ho pensato quando ho ascoltato il messaggio allegato a questo tweet https://twitter.com/masolinismo/status/1574754203280576512 

Una ragazza di sedici anni, che dichiara di far parte da sette anni(???) della comunità LGBTIQetc. etc. si mette a frignare che con il nuovo governo non avrà il diritto di vedere scritto “gender fluid non binario” sulla carta di identità.

Sinceramente penso che quella ragazza abbia urgentemente bisogno di venire aiutata. Trovo anche emblematica la confusione su cosa sia un diritto e cosa sia un capriccio.  Non so se abbia mai fatto educazione civica a scuola o se l’ha fatta penso abbia fatto grandi pipponi sugli alti ideali e non le hanno spiegato le quattro cose di base del cazzo che servono a capire come funziona il mondo.

A cosa serve una carta di identità? Serve per permettere ad un estraneo di identificarti e di riconoscere che sei Pia Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare e non la signorina Silvani o il ragioner Filini, per questo riporta i dati anagrafici, nome cognome e data di nascita, una foto e le caratteristiche fisiche altezza, peso, sesso biologico, colore degli occhi e dei capelli, segni particolari.

Il fatto che ci sia scritto sesso maschile significa solo che si ha il pisellino, non implica affatto essere obbligato a dover rispettare tutti gli stereotipi “gender” sul sesso maschile. Non implica neppure le preferenze sessuali, puoi essere etero, gay, poliamoroso, gungansessuale senza bisogno che ci sia scritto nella carta di identità. Serve per riconoscerti e per questo deve scrivere come ti vedono, fisicamente, gli altri non come tu ti senti. Se ahime hai il pisellino, sei alto un metro e un tappo con occhi scuri e capelli scuri quello, cioè come appari agli altri, devono scrivere sulla carta di identità. Anche se ti identifichi in Brunilde una valchiria alta bionda e con gli occhi azzurri. Hai tutto il diritto di identificarti con Brunilde, di presentarti come Brunilde agli amici ed agli estranei o magari dire “Alfonso nota Brunilde”(1).

Ecco perché il “diritto” di mettere fluid non binario nel campo sesso mi sembra solo una bimbominkiata e basta; a cosa serve? A rimorchiare? E già che ci siamo perché non aggiungere anche squadra tifata e gusto di gelato preferito?

Occhio che spacciare queste minchiate per diritti poi significa far credere che tutti i diritti per cui dicono di battersi siano minchiate come quella. Poi sinceramente, penso che una che finisce alle lacrime perché pensa che non potrà scrivere “gender fluid non binaria” nella carta di identità necessiti soprattutto di aiuto e supporto.

Aiuto per far capire cosa siano i diritti reali e i doveri, per far capire che i racconti tragici che scrivono sono in realtà colossali esagerazioni, che non è arrivata l’apocalisse e che certi personaggi, come quelli che hanno piazzato chiassate sulla suddivisione per sesso “biologico” hanno solo interesse a farsi pubblicità con tanti inutili bla bla bla e basta.

(1) Ho avuto non pochi amici in cui il nome ufficiale della carta di identità era diverso dal nome cui era chiamato. Generalmente perché allo stato civile mettevano un nome e poi al battesimo aggiungevano i nomi dei vari parenti da “onorare” e spesso veniva chiamato con il secondo o il terzo nome.

10 pensieri su “Il diritto ad avere la carta di identità di Thor?

  1. ma poi Sara prima frigna perché non potrà aver scritto sulla carta d’identità (della repubblica italiana, n.b.) non binary gender fluid, e trenta secondi dopo frigna perché da oggi non sarà più tutelata come donna (? il che significherebbe cosa nel dettaglio?), e quindi in mezzo minuto è passata da nbgf a femmina, così d’incanto?
    e lasciamo perdere il passaggio strappalacrime in cui dice che non potrà mai essere madre pur amando una donna: visto che si professa bisessuale non vedo chi le possa impedire di farsi ingravidare da qualcuno, a meno che non abbia problemi di sterilità indipendenti dal sesso biologico…

    e allora, per fare il punto: prima si dichiara nbgf, da prima ancora che le crescesse il pelo.
    poi si dice bisessuale (che ovviamente non è proibito, né in contrasto con l’essere nbgf).
    poi dice che non potrà mai essere madre se ama una donna: e perché? usare un maschio come agente impollinante cos’avrebbe a che fare con l’amore che porta per un’altra donna? crede che dal punto di vista etico e polcorr sia molto diverso giacere con un maschio vero (tradendo? la propria bisessualità, o la fidanzata del momento) o sottoponendosi a fecondazione assistita, e quindi tradendola in senso ovarico ma non epidermico? oppure crede che non potrà essere donna perché è non binary gender fluid? ma se è per quello perché s’incazza se non glie lo scrivono sulla CI? se sei non binary ovviamente non puoi generare né fecondare, visto che le due funzioni sono legate a chiarissime e inconfutabili caratteristiche biologiche, a prescindere da come le si viglia chiamare.

    insomma, fare pace col cervello prima di iniziare a filmare potrebbe essere un suggerimento valido anche per un* sedicenn* un po’ confus*: è Sara, ha sedici anni e da oggi (ma sospetto che la cosa vada avanti da un pezzo) è obbligata ad essere una persona che non è, anche se non si capisce bene chi la stia obbligando, e nemmeno se lei stessa davvero sa chi è….
    ripassarsi un po’ di Pirandello, Kafka o Philip K. Dick non le farebbe male, ammesso e non concesso che sappia leggere

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    • Temo che Sara nel suo racconto abbia fatto un minestrone di tutti i racconti distopici pubblicati nei social in questi ultimi giorni nella collana: “se vince Giorgia”, un futuro simile a “Il racconto dell’ancella (The Handmaid’s Tale)” con squadracce che nulla hanno da invidiare alla polizia iraniana che costringono e sanzionano chiunque non rispetti pedissequamente tutti gli stereotipi di genere decisi dal governo.

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      • nello stesso ambito, sono partite ovunque manifestazioni sedicenti-femministe sul diritto all’aborto. in italia, nell’ultimo decennio, l’aborto, per quanto legale, è diventato quasi una impossibilità tecnica, per via del numero imbarazzante di “obiettori”. fino ad oggi, nessuna di queste “attiviste”, però, pare essersene accorta.

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          • in ogni caso la questione era, principalmente, che sono tutti in piazza oggi, come se da domani l’aborto fosse vietato, invece il problema, in italia, esiste da anni. ad indicare una imbarazzante strumentalizzazione.

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        • Non cascare nella propaganda.
          I medici non-obiettori passano 20-30 minuti a settimana a praticare aborti.

          Non esattamente un superlavoro…

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          • diciamo che dipende dalla regione. comunque i numeri, dal link medesimo, sono piuttosto preoccupanti (64,6% dei ginecologi, 44,6% degli anestesisti e 36,2% del personale non medico) e bisogna aggiungere agli obiettori conclamanti anche tutti quelli che finiscono misteriosamente in malattia / permesso / ferie, del tutto casualmente proprio nel giorno in cui servono.

            poi. certo i non obiettori lavorano tre minuti al giorno, perché mica si fanno mille aborti al secondo: il punto non è che ci sono le code. il punto è che quello zero punto che va al consultiorio deve passare tre calvari.

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