Calenda e ‘La libertà che non libera’: commenti sulle posizioni sull’istruzione tecnica :: Brian Sciretti — Informatica e non solo

Segnalo questo ottimo articolo che “smonta” le sparate di Calenda sulla licealizzazione delle scuole superiori.

Ho già commentato su la Voce del Nord, in un articolo che potete trovare qui, le posizioni espresse da Carlo Calenda, segretario di Azione, in un’intervista a il Corriere della Sera.Ho ottenuto accesso anche alle rilevanti pagine del suo libro, La libertà che non libera, ossia la 162 e la 163, ove l’ex ministro dello Sviluppo Economico sviluppa ulteriormente la propria visione sul tema e ritengo la sua tesi meritevole di ulteriore analisi.

Sorgente: Calenda e ‘La libertà che non libera’: commenti sulle posizioni sull’istruzione tecnica :: Brian Sciretti — Informatica e non solo

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4 pensieri su “Calenda e ‘La libertà che non libera’: commenti sulle posizioni sull’istruzione tecnica :: Brian Sciretti — Informatica e non solo

  1. e poi ci sono che ho fatto l’istituto tecnico superiore e studio per diventare traduttore, se tutto va male qualcosa di utile lo so fare, anche se ero più bravo in inglese che in economia, almeno sono attaccato alla realtà grazie a questi blog

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  2. [Trigger warning per puri di cuore, cinismo cattivo mode ON.]

    Non capisco come mai gente così ossessionata dai valori della resistenza, sia poi così contraria agli istituti tecnici e professionali dove tra l’altro si studia elettronica ed elettrotecnica.

    Se Calenda è quanto di meglio ci possa offrire la ragionata riflessiva colta nuova politica italiana, allora siamo spacciati.

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  3. trovo estremamente chiaro questo passaggio: “Da tempo sostengo che il futuro sarà di chi saprà interpretare la tecnologia con spirito umanistico.” (volevo commentarlo direttamente là ma sembra non si possa)
    chiarissimo nella sua capacità di evidenziare in poche parole un equivoco generale sul concetto di umanesimo, ed estremamente GENTILIANO nella formulazione e nei presupposti, vale a dire che mette in contrapposizione scienza e tecnica con letteratura e filosofia.

    mentre la caratteristica principale dell’uomo nuovo “nato” col Rinascimento (prendiamo per buona la versione illuminista della questione, anche se non ci sarebbe stato un rinascimento meraviglioso senza uno strepitoso e liberissimo medioevo che l’ha preceduto) era proprio quella di saper sfruttare al meglio osservazione (scienza), cultura (letteratura) e arte (tecnica), combinandole nella miglior proporzione per qualsiasi problema il mondo gli mettesse davanti. non c’era la minima contrapposizione tra il sapere scientifico, quello letterario e filosofico e quello tecnico e pratico, l’uomo dal multiforme ingegno era appunto multiforme, eclettico e padrone del maggior numero possibile di rami del sapere e del saper fare.

    io nel mio piccolo, figlio di due professori (politecnico e matematica/fisica alle superiori), liceo classico e laurea in lingue, per lavoro ho finito per dover tradurre centinaia di pagine di materiale tecnico, oltretutto da e verso lingue che non hanno nulla a che fare con la nostra o con la cultura “umanistica” che ho assorbito studiando.
    senza la preparazione del liceo (quella universitaria lasciamo perdere) non avrei mai potuto imparare le lingue, e senza la stessa preparazione non avrei mai compreso la parte tecnica dell’argomento. ma mai una volta m’è passato per la mente che le due cose fossero in qualche modo in conflitto o non comunicanti, e devo ammettere che il liceo che ho fatto io (classico negli anni ’80) mi ha preparato egregiamente allo studio (umanistico), tanto quanto aveva preparato egregiamente i miei a quelli scientifici, e le mie figlie pure. semplicemente ero troppo stupido per prendere una laurea in quelle materie scientifiche che mi attiravano parecchio come biologia o chimica.

    ma devo ammettere che all’università le cose sono completamente cambiate, e ho notato una convinta e desiderata povertà intellettuale sul lato tecnica/conoscenza del mondo/attualità/scienza, sia in italiano che nelle lingue atroci che ho affrontato. e questo è un frutto avvelenato proprio dell’impostazione dicotomica che si è VOLUTO imporre all’istruzione, probabilmente da qualcuno che faceva a botte con la geometria alle elementari ma “scriveva bene”.

    e l’ho notata anche se non soprattutto negli studenti (ora spero che le cose siano un po’ cambiate), tipo la meraviglia assoluta di un mio compagno perché leggevo un libro sull’economia cinese degli anni ’80 senza dover preparare un esame a Economia e commercio…..come se l’economia di un paese fosse qualcosa di diverso dalla sua storia, lingua e cultura: questo equivoco ci può portare alla completa sterilità intellettuale, e ha mille facce diverse ma sempre abbastanza riconoscibili

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