Bufale e debunking

Nel preparare l’articolo precedente ho cercato informazioni sul “missile caduto nel lavello”, bufala che, come al solito, si son bevuti come acqua fresca giornali ed influencer.

Eppure era una bufala facile da riconoscere, un missile ti piomba in casa sfondando il soffitto e non si vede un grammo di polvere e nessun calcinaccio, anzi se si guardano le foto si nota che sopra il missile il soffitto è intatto. Io non penso che se ti trovi in casa un “missile inesploso” la prima cosa che fai, invece di allontanarti di corsa e lasciar fare agli artificieri, sia spolverare e pulire il tutto e riparare il soffitto.

La vicenda offre alcuni spunti interessanti: il primo è che come al solito notizie belle che portano click vengono pubblicate subito senza alcun controllo e senza alcuna verifica. Peccato che così facendo poi si spedisca la credibilità diritta nel cesso e poi hai voglia di frignare che non vieni creduto.

Altra vicenda è legata al debunking; quella è una bufala clamorosa che ha avuto ampia risonanza nei media, eppure pochi siti di debunking mainstream ne parlano; ho visto solo un articolo, molto dubitativo, su bufale.net https://www.bufale.net/il-missile-inesploso-in-una-cucina-di-kharkiv-cosa-sappiamo/, niente da altre parti.

Adesso, capisco che uno abbia tutto il diritto di “smontare” quello che vuole e non è tenuto a fare l’imparziale. Che è un suo diritto scegliere cosa vuole smontare e parlare di quello che gli pare. Essere di parte è un diritto come il non voler intervenire, anche perché il mettere in dubbio la narrazione sulla guerra, per quanto assurda possa essere come nel caso del missile, fa iscrivere d’ufficio al gruppo “troll disinformatori pakati da Putin”. In realtà in guerra cazzate le dicono entrambe le parti in gioco, la situazione è leggermente più complessa di paladini buoni puri senza macchia contro ultracattivissimi.

Ovviamente il passare sotto silenzione le bufale “comode” fa a pugni con il presentarsi come campione imparziale della verità contro le bufale, tutte, che impestano l’internet. Non si è imparziali, si è di parte per smontare le bufale usate dalla parte avversa semplicemente. Si è di parte e le parole verranno pesate come parole di “uno di parte”. Essere di parte, ripeto, è lecito e legittimo; solo che, se ti comporti da persona di parte, poi non puoi invocare l’autorevolezza del super partes e incazzarti se non ti viene riconosciuta anzi ti viene detto che sei di parte.

Cosa che ho visto con le bufale sul corona virus; nei dibattiti su immuni o sul green pass ci si precipitava a bollare qualsiasi critica, anche quelle fondate e correttamente argomentate non solo le sbroccate epiche alla “il governo ci spia con immuni e la chiesa ci uccide con l’onda di grafene dei vaccini”, come bufale e fake news. Qui sto vedendo lo stesso giochetto e lo stesso errore. Ricordo che onestà intellettuale è ammettere che se Hitler dice che nell’insieme dei numeri naturali “1+1=2” allora Hitler ha ragione. Una persona “ragionevole” è perfettamente consapevole dare ragione a Hitler per quella affermazione non significa dargli ragione per tutte le altre idiozie dette e fatte. Un fanatico invece è convinto che Hitler abbia sempre torto, che dargli ragione su una cosa significa dargli incondizionatamente ragione su tutto e quindi andrà in piazza a bruciare i libri di aritmetica pretendendo che i nuovi testi vengano riscritti con la formuna politicamente corretta e inclusiva 1+1=ə.

Per il resto, io rimango dell’opinione che tanto del casino fatto sulle fake news precedentemente era sono un pretesto per avere un comodo “uomo di paglia” da usare per contrastare tesi scomode e “notizie” discordanti con le proprie tesi allo stesso modo in cui la commissione Segre contro l’odio in rete era un pretesto per avere un “bastone” da usare contro gli odiatori avversari, bastone che invece per l’odio “degli amici” rimaneva chiuso nell’armadio o venica sostituito da un piumino.

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3 pensieri su “Bufale e debunking

  1. Ma secondo me non è neanc he il fatto che si faccia girare una foto o una notizia “senza preoccuparsi di verificare” perché si è sicuri che sia autentica: è che proprio non interessa verificare, non interessa sapere se sia vera o falsa. Se si ritiene che possa essere utile si pubblica e basta, come si può vedere a 3:18 di questo video a cui ho collaborato
    https://youtu.be/2UHmsxfDBd4

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