Rivoluzione in un liceo: nelle comunicazioni si userà l’asterisco invece che femminile e maschile

Un liceo di torino ha deciso di usare l’asterisco e scrivere student* invece che magari studenti o studentessa per inclusività.

Sorgente: Rivoluzione in un liceo: nelle comunicazioni si userà l’asterisco invece che femminile e maschile – Orizzonte Scuola Notizie

Un liceo di Torino ha deciso di fare un passo avanti nelle questioni di genere: nelle comunicazioni ufficiali non utilizzerà più sostantivi e aggettivi connotati, ma l’asterisco.

In altre parole, non più “studente”, ma “student*”, non “iscritti”, ma “iscritt*”, non “ragazzi” ma “ragazz*”. La scuola, infatti, ha deciso di aderire a “Noi siamo pari”, progetto del Miur per lavorare sui temi dell’inclusione di genere.

Se serve un motivo per bandire dalla scuola tutti i progetti questo esempio ne fornisce uno valido.

Prima cosa: il genere grammaticale non è detto che coincida con il genere sessuale.  Le parole di “genere” femminile possono indicare esseri viventi di sesso femminile ma non è detto, lo stesso vale anche per quelle di genere maschile, non è detto che indichino esseri viventi di sesso maschile.

Parlo di esseri viventi perché non ha alcun senso parlare del “sesso” di oggetti inanimati. La sedia è di sesso maschile o femminile? è una cosa che non ha alcun senso.

Il confondere il genere grammaticale con il sesso di riferimento è un errore abbastanza grave, come mi hanno insegnato alle scuole medie. Spiace che un liceo, che dovrebbe essere un baluardo della cultura, almeno a quello che i docenti dicono, sposi queste “americanate”.

A differenza dell’inglese, che praticamente ha tutti i termini neutri e alcuni termini hanno un significato preciso legato al sesso come Bull/cow (toro/mucca) in italiano tutte le parole hanno un genere. Ma pur avendo un genere possono avere un significato neutro oppure riferirsi al sesso opposto al genere grammaticale. Ad esempio “persona” è una parola di genere femminile, di significato però neutro, “persona” significa “persona di sesso femminile?” perché se così fosse di un uomo si dovrebbe dire “è un bravo persono” Oppure guarda, vedetta. Se la guardia è un uomo occorre chiamarlo guardio?

Seconda cosa, il neutro latino è sparito nell’italiano ma contemporaneamente il genere maschile, soprattutto al plurale, ha assunto significato neutro, “figli” ad esempio significa figli maschi e figlie. Il ritenere che il plurale maschile sia “escludente” nei confronti delle donne è una delle seghe mentali partorite da menti bacate quando altri motivi di protesta non avevano più senso.

Io più che un linguaggio inclusivo sto vedendo da una parte una grassa ignoranza sulla grammatica italiana e dall’altra il paraculismo di sposare acriticamente le mode ammerrigane solo perché vengono proposte come essenziali altrimenti si è solo nazipedosatanisti. Vedi ad esempio l’altra moda cretina dell’inginocchiarsi contro il razzismo.

Nel regolamento di istituto ha stabilito che per tutte le comunicazioni (interne, esterne, individuali o collettive) dovranno essere utilizzate parole che non escludano e non taglino fuori nessuna persona.

Potrei capire le collettive ma se mi rivolgo a Maria individualmente la dovrò chiamare Mari*?

Come segnala La Stampa, è stato scelto l’asterisco, che nel dibattito pubblico è una delle soluzioni prese in considerazione per combattere il linguaggio di genere, insieme, per esempio, alla schwa (il carattere “ə”).

“Certo, ne abbiamo parlato in Consiglio d’Istituto e gli studenti e le studentesse si sono detti assolutamente d’accordo – racconta il preside – Vede, le generazioni che frequentano adesso le superiori sono molto più avanti, sono sensibili al tema e hanno risposto in modo estremamente positivo. Noi abbiamo semplicemente formalizzato in un regolamento quello che vivono nella quotidianità di ogni giorno. Questioni come queste sono vissute in modo problematico dagli adulti, non dai giovani”.

Il problema del corretto uso della lingua, del capire il contesto e il tono da usare è in effetti un problema degli adulti.

Duro il segretario della Lega, Matteo Salvini: “Un conto è il rispetto, altro conto è una folle corsa verso il niente. Basta”, ha scritto su Twtter.

Perplessità anche dal sottosegretario all’Istruzione, Rossano Sasso: “Anche a Torino, con la strampalata abolizione dei termini “studente” e “studentessa” nel liceo Cavour, si stanno innescando meccanismi francamente incomprensibili. Massimo rispetto per quegli studenti che hanno deciso di affrontare una transizione e che hanno tutti i diritti di usufruire degli strumenti che garantiscono loro benessere psicofisico e inclusione. Altra cosa è lasciare la scuola nelle mani di ideologie oltranziste che vorrebbero imporre l’arbitrio e il capriccio del singolo come regole del vivere comune, tacciando di intolleranza e omofobia chiunque la pensi diversamente”.

E hanno perfettamente ragione; ricordiamo che in america son partiti da persone, imho con seri problemi e veramente bisognose di supporto psicologico, perché se l’uso del pronome sbagliato ti causa traumi indicibili significa che, dietro, c’è molto disagio, per arrivare a contestare il “sesso deciso dall’ostetrica e al mettere X nella casellina sesso del certificato di nascita” Uno può sentirsi uomo, donna o cavallo ma se è nato con il pisello è nato con il pisello. E questo è un fatto come è un fatto che sia nato di martedì. L’unica cosa che mi verrebbe da commentare è “simbolicamente parlando è la sua battaglia contro la realtà“.

La vicenda non è piaciuta alla parlamentare di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli, secondo la quale “esiste un modo per non discriminare che non storpia l’italiano. In questo la scuola dovrebbe dare l’esempio, non cedere a provvedimenti ideologici che, peraltro, anziché difendere l’identità di ognuno l’annientano”. La deputata torinese ha così annunciato l’intenzione di scrivere al ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, per un “approfondimento” sulla decisione del liceo.

E lì ha ragione. Se da fastidio nato o nato/a si può usare tranquillamente il neutro: “data di nascita”
Che ci vuole: La persona <nome cognome> data di nascita residente a in, codice fiscale etc. etc.
Tutto fatto, tutto neutro e tutto in italiano correggiuto.
Anzi una correzione al barocco nei moduli sarebbe alquanto opportuno. Però non fa notizia.

“Cancellare studenti e studentesse come ha fatto il Liceo Cavour di Torino significa appiattire la mente, la cultura e l’identità dei giovani per un fine ideologico. Chiediamo l’intervento del ministero dell’istruzione, perché faccia rispettare al Cavour la legge italiana che obbliga la pubblica amministrazione a scrivere tutti i propri atti in lingua italiana e non tollera esperimenti linguistici“, è il commento di Jacopo Coghe, vicepresidente di Pro Vita & Famiglia.

“E cosa c’entra l’articolo 3 della Costituzione, che il preside della scuola cita, che recita che tutti i cittadini hanno pari dignità a prescindere dalla propria condizione?“, aggiunge Maria Rachele Ruiu, membro del direttivo di Pro Vita & Famiglia. “Dov’è la dignità nel fingere che queste condizioni non ci siano? Che non ci siano differenze? – prosegue – Nessuno sano di mente può pensare che l’asterisco a scuola, lo schwa nei libri della Murgia e la carriera alias e similari possano portare beneficio. Così si fa rientrare dalla finestra il ddl Zan: un indottrinamento all’ideologia gender, si cancellano maschio e femmina sulla pelle dei nostri giovani“. (…)

Penso che molte “botte” al ddl zan le abbiano date proprio queste pagliacciate.

Forse sarebbe meglio che il liceo inserisse corsi di grammatica italiana e insegnasse cosa è il genere grammaticale e cosa quello sessuale, cosa sia la semantica di nomi, verbi, aggettivi…

PS
mi fa ridere che prima le femministe lottano per i termini al femminile come “avvocata, presidenta” poi li facciano sparire dietro ad un neutro president*
Che poi “presidente” come tutti i sostantivi derivati dal participio presente dei verbi hanno significato neutro.

Sarei curioso di sapere cosa ne pensano di quell’ospedale inglese che per “inclusività” ha deciso di sostituire i termini “donna incinta” e “allattamento materno” a favore di termini neutri…

10 pensieri su “Rivoluzione in un liceo: nelle comunicazioni si userà l’asterisco invece che femminile e maschile

  1. Lettura ad alta voce di una comunicazione del preside:
    Carasterisco studentasterisco che vi siete iscrittasterisco a questo liceo, siete tuttasterisco invitatasterisco alla rappresentazione che alcunasterisco vostrasterisco compagnasterisco…

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  2. Dicono i più informati che si legga con la u. Non che cambi molto, eh: “Caru studentu che vi siete iscrittu a questu liceu…”
    Sembra un po’ la famosa filastrocca: “Gurubuldu fu furutu fu furutu ud unu gumbu”.

    Comunque gli studenti sono super avanti, queste istanze sono già le loro, l’istituto lo fa per i ragazzi, etc, etc… ma occorre far calare tutto dall’alto e ai giovani non gliene frega niente.

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  3. allora, per chiarire la situazione: il liceo in questione è il Cavour
    quando andavo io al liceo (Alfieri), la minaccia più terrificante che i miei riuscivano a far balenare se non studiavo e non prendevo voti decenti era “guarda che dal prossimo mese ti iscrivo sl Cavour e poi t’arrangi”, cosa che era molto più concreta e soprattutto preoccupante degli esami a settembre
    perché a Torino abbiamo quattro licei classici pubblici:
    – al Gioberti vicino all’università ci andavano i fagnani
    – al D’Azeglio i fighetti
    – all’Alfieri la gente normale o quasi
    – al Cavour gli strani, e chi sopravviveva era uno stranissimo (vero, non no ho conosciuto uno normale, di quelli usciti da lì. e ne ho conosciuti pochissimi)
    la didattica andava di conseguenza, e dove al Gioberti eri sicuro di uscirne comunque, dal D’Azeglio con qualche fatica e un po’ di conoscenze, dall’Alfieri con fatica e basta (lo finiva in tempo circa il 60% degli iscritti), il Cavour era considerato un gradino sotto ai laogai, ma senza l’ora d’aria, ne ho sempre sentito raccontare cose allucinanti, al limite esterno del verosimile, per cui

    non mi stupisco per questa presa di posizione, probabilmente il preside e metà dei docenti sono ex allievi, e allo stesso tempo se avessi figli in età ginnasiale avrei seri e fondati motivi per evitare di iscriverli a un liceo classico in cui il corpo docente ignora palesemente le regole della lingua italiana, oltre a un elementare buonsenso.
    la seconda condizione è storica e appunto caratteristica dell’Istituto, la prima è una novità per niente gradevole

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