Come i finti progressisti hanno distrutto la scuola italiana – Linkiesta.it

Questo articolo “una scuola non selettiva favorisce i poveri?” l’avevo scritto nel lontano 2013, era uno dei primi articoli del blog. Beh a quanto pare quello che avevo scritto non era completamente campato per aria.

Sorgente: Come i finti progressisti hanno distrutto la scuola italiana – Linkiesta.it

Nel loro nuovo libro, Paola Mastrocola e Luca Ricolfi spiegano come negli ultimi anni sono state appiattite le difficoltà, annacquando il percorso di studi e il livello di preparazione degli studenti a causa di un’ideologia cieca. Il tutto senza neppure diminuire le disuguaglianze. La conseguenza peggiore è avere ridotto le basi per il ricambio della classe dirigente, condannando il paese alla stagnazione (o al grillismo)

Dunque, eccoci alla fine. L’ipotesi da cui è partita questa ricerca, ovvero che l’abbassamento dell’asticella accrescesse le diseguaglianze, pare pienamente confermata dai dati. E probabilmente lo sarebbe ancora di più se fossimo stati in grado di misurare la qualità dell’istruzione in modo più accurato.

Da notare comunque come la scuola lotti contro tutto quello che è misura di qualità, perché rischia di mostrare che il re è nudo e che la scuola non sta insegnando ma sta illudendo di essere preparati. E quello, illudere uno di essere un gran dottore, è il modo migliore per tenerlo nell’ignoranza.

Ora sappiamo che, sul destino sociale di un ragazzo, non influiscono solo l’origine sociale, il contesto economico, la lunghezza degli studi, ma anche altri due elementi cruciali: la qualità dell’istruzione ricevuta e il grado di indulgenza nella valutazione. A parità di altre condizioni, una scuola indulgente e di bassa qualità riduce le chance di successo, ma soprattutto – qui sta il punto cruciale – una cattiva istruzione amplifica il vantaggio dei ceti alti nei confronti dei ceti bassi. La scuola senza qualità è una macchina che genera disuguaglianza.

Ovvio.  Come avevo scritto: “Quindi a chi serve una scuola stile X che concede titoli a tutti ? solamente al ricco ignorante che si trova ad avere lo stesso in mano lo stesso titolo con lo stesso punteggio di un povero colto. Però il ricco può utilizzare altri sistemi per trovare opportunità di lavoro: conoscenze della famiglia in primis. Mentre un povero avrà si il titolo ma difficilmente, se il titolo è non selettivo, troverà serie opportunità di lavoro. E nei concorsi dovrà lavorare molto autonomamente per integrare la propria preparazione.

Ed ecco il paradosso. Chi ha voluto, o perlomeno permesso, l’abbassamento dell’asticella della valutazione? Chi si è battuto perché certe materie fossero alleggerite, o addirittura scomparissero? Chi ha combattuto contro gli sbarramenti – esami, propedeuticità, requisiti di ingresso – che un tempo proteggevano gli studenti dall’intraprendere studi per cui non avevano le basi?

(…)

Ma se dal piano generale, quello delle responsabilità collettive, ci spostiamo a quello delle responsabilità politiche e culturali, lì il discorso cambia. Solo un cieco non vedrebbe come sono andate le cose: è la cultura progressista che si è battuta per la democratizzazione della scuola; è la cultura progressista che ha inteso la democratizzazione non come mettere la cultura alta a disposizione di tutti, ma come “diritto al successo formativo”; è la cultura progressista che ha demonizzato gli insegnanti che si opponevano all’abbassamento dell’asticella, o semplicemente erano contrari a rilasciare falsi attestati.

è la cultura progressista che ha inteso la democratizzazione non come mettere la cultura alta a disposizione di tutti, ma come “diritto al successo formativo”

Come aveva osservato Eugenio, è facile prendere per culo i progressisti e convincerli a comportarsi come e peggio della destra, basta raccontargli le cose usando le parole giuste. Qui un esempio.

Bollati come reazionari, o più benevolmente come nostalgici, liquidati come incapaci di stare al passo con i tempi, i contrari alla finta democratizzazione della scuola hanno perso la loro battaglia. Ora non provano più nemmeno a dire la loro, perché sanno che le cose non possono cambiare, o meglio possono cambiare in una direzione sola: quella di un ulteriore abbassamento, naturalmente travestito da modernizzazione.

Quanto alla cultura progressista, alle legioni di pedagogisti, linguisti, intellettuali più o meno impegnati che hanno promosso la distruzione della scuola e dell’università come luoghi di cultura, non hanno nemmeno più bisogno di sostenere le loro idee, perché quelle idee hanno vinto. Anzi stravinto. Sono nelle cose stesse, e probabilmente anche nello spirito dei tempi.

Però come spesso capita le intenzioni adesso si stanno scontrando con la realtà e le conseguenze reali delle azioni. Se occorre trovare gente formata si fanno altri esami e quello scolastico viene snobbato. Per dirne una all’università ci sono i test di orientamento obbligatori per l’iscrizione. Terra terra, se sei una capra in matematica non ti vieto di iscriverti nelle lauree STEM, ma ti iscrivo come studente con debito (ovvero se muori non vieni considerato come abbandono/fuoricorso). All’atto pratico si tratta di un esame di ammissione, soft, ma sempre esame di ammissione è. E ciò avviene perché il diploma di maturità è inattendibile.

Che poi queste idee abbiano reso sempre più difficile, in questo paese, la formazione di una vera classe dirigente, preparata e responsabile; che quelli che nonostante tutto ce l’hanno fatta siano perlopiù costretti a emigrare all’estero; che la mancanza di basi impedisca alla stragrande maggioranza dei giovani di completare gli studi universitari (in Europa solo la Romania ha meno laureati di noi); tutto questo non sembra importare molto a nessuno.

Quando urlano: “servono più laureati” molti non intendono “serve più gente con le competenze che un laureato dovrebbe obbligatoriamente avere” ma “stampate più carta”. E poi quanto valrà la laurea italiana? poco, molto poco.

Eppure dovrebbe importare, almeno ai veri progressisti. Chi crede nell’uguaglianza delle condizioni di partenza, chi pensa davvero, come recita la Costituzione, che “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”, dovrebbe battersi perché tutti possano cimentarsi con successo in studi alti, non abbassare il livello perché tutti possano vincere. E invece è precisamente questo – abbassare per democratizzare – che è stato fatto, proprio da coloro che proclamavano di avere a cuore le sorti degli umili.

No, cari finti progressisti, su questo avete toppato. È stato uno sbaglio enorme. Il danno che avete inferto al nostro paese è grande, ma il danno che avete inferto ai ceti popolari è ancora più grave, e non scusabile. Perché l’abbassamento degli standard ha aumentato, non ridotto, le diseguaglianze sociali. Ricevere un’ottima istruzione era l’unica vera carta in mano ai figli dei ceti bassi per competere con i figli di quelli alti, cui molti di voi appartengono. Gliela avete tolta, e avete avuto il becco di farlo in nome loro.

Quotone.

7 pensieri su “Come i finti progressisti hanno distrutto la scuola italiana – Linkiesta.it

  1. la conseguenza della decadenza della scuola è che i figli dei poveri devono continuare ad andare lì e ricevono un pezzo di carta che vale zero, i figli dei ricchi vanno nelle migliori scuole private – non di rado religiose, indipendentemente dal fatto che loro siano religiosi o anche solo credenti o no – dove si fanno un culo che metà basta ed escono con un avvenire in mano.

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    • Le scuole private, che che se ne dica, fanno quello che desidera la maggior parte dei clienti. Se alla scuola chiedi di far avere il mitico pezzo di carta a Pierino, Pierino lo avrà anche se è una capra fatta e finita. Se chiedi che tuo figlio impari le materie scolastiche Pierino le imparerà. Anche perché se chiedi che formino tuo figlio difficilmente andrai a lamentarti per un pessimo voto con il docente.

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        • Infatti chi manda il figlio dai Gesuiti chiede che Pierino impari le materie scolastiche e non che gli venga dato il diploma di liceo scientifico maestro supersayan di XXX livello con 150 e lode anche se ha difficoltà a contare oltre il dieci.

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  2. Sto leggendo il libro di Ricolfi/Mastrocola in questi giorni, dopo aver letto quello di Galli della Loggia (direi che i primi due potevano citare qui e là anche il primo, dato che dicono le stesse cose). Al di là del discorso “scopiazzo”, sempre di moda in Italia, mi fa piacere vedere che qualcuno alza comunque la voce, su un tema cosi’ devastante: la scuola pubblica in Italia, salvo le rare eccezioni che confermano la regola, è inutile ed ha distrutto l’ascensore sociale. Io smetterei pero’ anche la vuota e stanca retorica della scuola che deve formare le èlite. La scuola deve formare le èlite e chi non sarà èlite. I due anni di pandemia ci hanno dimostrato in maniera plastica che esiste in Italia una cerchia molto vasta di persone, non saprei quantificarla perchè non sono un sociologo, che è scevra delle minime conoscenze di base della matematica (non dico scientifiche) e che è disposta a credere non solo a fantasiose e bizzarre teorie cospirazioniste, ma anche a bersi come oro colato anche scelte scellerate da parte dei propri governanti.

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