Green pass scaduto e docenti allontanati da scuola.

Adesso i giornali stanno pubblicando storie su docenti allontanati da scuola e green pass scaduto.

Sorgente: Green Pass scaduto durante la lezione, prof cacciate dalla scuola: “Trattata come un’appestata” – Il Riformista

Green Pass scaduto durante la lezione, prof cacciate dalla scuola: “Trattata come un’appestata”
Allontanate dalla scuola e dai loro studenti perché il green pass era scaduto durante l’orario di lezione. È quanto accaduto a due insegnanti, una di scuola primaria nel Viterbese, l’altra in un istituto superiore di Riccione.
Due casi che evidenziano le difficoltà per i docenti che decidono di non vaccinarsi e lavorare col green pass tramite tampone.

Non vaccinata “per scelta” la docente di scuola primaria del Viterbese, perché “l’orario consente di cavarmela con due tamponi a settimana”. Ma, come raccontato al Gazzettino, le 48 ore di copertura sono un limite enorme. E infatti dopo aver iniziato la lezione di italiano intorno alle 8:10 “dopo mezz’ora entra la fiduciaria. Mi chiede di andare dalla vice preside”. La comunicazione è chiara: deve lasciare la classe e l’istituto perché il certificato verde è scaduto.

ci sono un paio di punti non chiari. Primo punto: il garante della privacy ha detto chiaramente che le app di verifica del GP non possono far distinguere chi lo ha ottenuto da vaccino e chi lo ha ottenuto da tampone. Se il sistema permettesse di faro andrebbe contro le direttive del garante della privacy e ciò significa due cose: la prima è che chi ha disegnato il sistema di controllo insieme a chi l’ha verificata, collaudata e approvata  siano stati un gruppo di perfetti imbecilli. E la seconda è che basta un ricorso al garante per far vietare immediatamente l’uso del sistema di verifica in quanto permetterebbe di conoscere dati sensibili dei controllati, e in più  si rischiano multoni e, se non ricordo male, c’è il rischio che si vada anche nel penale.

A quanto pare il sistema di controllo per le scuole consente di verificare in tempo reale lo stato del GP dei dipendenti. Ma così è facile capire quali siano i dipendenti “tamponati” rispetto a quelli “vacciati”, basta controllare nelle diverse ore del giorno e vedere se e quando scadono ricavando tale informazione “tampone/vaccino”. Vedo ottimo materiale per i sindacati per fare ricorsi al garante.

NB la norma dice che per l’accesso a scuola bisogna avere il GP valido, non che per permanere occorra averlo. Il ministero ha sbagliato a non dare direttive chiare su cosa fare nel caso il GP scada durante l’ora di lezione.

Vediamo cosa capiterà.

18 pensieri su “Green pass scaduto e docenti allontanati da scuola.

    • può essere plausibile. a quanto pare il sistema informativo del miur consente alle scuole di verificare chi ha il GP e chi no senza dover per forza far leggere il QR-Code.
      Se il certificato di Tizio, fatto con tampone, alle 09:030 di due giorni fa, dura 48 ore e scade, oggi alle 09:30. Se controllo alle 09 se vedrò la lucetta verde per Tizio, non son passate 48 ore dal tampone, se poi ricontrollo alle 10 Tizio avrà la lucetta rossa, il tampone è scaduto. Ecco svelato l’arcano.
      Conseguenza: io vengo a sapere che Tizio è tamponato e non vaccinato.

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      • mi auto-correggo. i tamponati hanno data e ora, nel qr code. i vaccinati e guariti hanno solo la data. sempre nell’ambito “alla faccia della privacy™”

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        • ho verificato. Nel cartaceo che mi hanno dato al centro vaccinale c’è la data e l’ora del vaccino, mentre nel pass scaricato da la app “io” non è facile risalire alla data e ora.

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          • dipende da cosa intendi per “non è facile”. il qr code contiene una stringazza che, passata ad una singola riga di python confessa tutto.

            #!env python3

            import base45
            import flynn
            import zlib

            var=’HC1: … ‘ # ← la stringazza inizia sempre per HC1:
            print(flynn.decoder.loads(flynn.decoder.loads(zlib.decompress(base45.b45decode(var[4:])))[1][2]))

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        • dietro a tutto c’è un grosso problema di natura tecnica: certo, il modo “migliore” dal punto di vista della privacy sarebbe stato mettere nel qrcode un identificatore univoco, e l’app di verifica avrebbe potuto andare a consultare un db, che fornisce semplicemente un “si” / “no”, associato ad un numero di documento per l’eventuale verifica dell’identità. MA. questo richiede una infrastruttura di proporzioni semplicemente ciclopiche, inoltre obbligherebbe all’uso solo online, che non è pratico per milioni di ragioni.

          alla fine nel green pass ci sono nome, cognome e data di nascita, più data e tipo dell’ultimo vaccino, oppure data e ora dell’ultimo tampone negativo, oppure data di “guarigione”. non è che puoi metterci molto meno.

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          • Dato questo problema tecnico, non è forse inopportuno dare la possibilità a qualunque cameriera e bidello di acquisire questi dati?

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          • vedo un bel buco di sicurezza comunque. cosa mi vieta di modificare la app di controllo per raccogliere qr code buoni da vendere al mercato nero? Considera che controllano, nel caso, solo se ci son grosse discrepanze fra i dati e la persona, ad esempio sembra un ragazzo 18 enne e il GP è a nome di Genoveffa Rossi nata nel 1930…

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          • @Cullà e l’alternativa sarebbe? i dati del green pass devono essere leggibili a chi li verifica, ed effettivamente c’è giusto il minimo per identificare il portatore come intestatario (nome, cognome, data di nascita) ed i dati della vaccinazione / tampone / guarigione. essendo nato come certificato di vaccinazione (e non come lasciapassare generico) aveva senso indicare data e tipo.

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          • se è un certificato di vaccinazione è ovvio che chi lo possiede è stato vaccinato. Il problema è che in italia l’hanno voluto estendere e usare in maniera impropria come strumento di pressione.
            Arrivando a situazioni come queste

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          • @shevathas la stessa cosa si può fare con una carta di credito. e si è potuto fare per tre decenni. ed è una cosa che rende enormemente più del pass. che, peraltro, nonostante il raglio a reti unificate, andrebbe verificato con un documento.

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          • @DG
            Ovvio che i dati devono essere accessibili a chi li verifica.

            Il problema è proprio chi li verifica. Non è una questione tecnica attribuire questa facoltà/obbligo a chicchessia. È stata una scelta politica riguardo ad un problema di organizzazione.

            Si poteva pensare (e forse sarebbe stato più in linea con i regolamenti sulla privacy) ad un responsabile della verifica, opportunamente dichiarato e registrato per poter avere accesso allo strumento di verifica stesso.

            O si poteva pensare di caricare il certificato sulla TS e sfruttare il circuito dei POS per la verifica, senza QR e senza possibilità da parte del verificatore di leggere altro che “valido” “rifiutato” sul display del POS.
            Del resto non dovrebbero essere obbligatori da anni ‘sti aggeggi? O sono l’unico scemo che se l’è comprato?

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          • a parte che scrivere applicazioni custom per smartcard è ancora un torrente di dolore, resta la questione che si tratta di un controllo online, esattamente come quello con una app. con il bonus di doversi infilare nel circuito dei sistemi di pagamento, che è una cosa che farebbe bestemmiare un frate francescano con voto di silenzio.

            si. pure io mi sono preso il pos, quando hanno detto che era obbligatorio. ma siamo in italia, è obbligatorio accettare i pos, ma non c’è nessuna particolare pena se non lo fai.

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    • Non so come sia tecnicamente possibile, ma è successo a mia morosa in Francia quest’estate. Tampone fatto lunedì alle 10:00, mercoledì alle 9:00 entriamo al museo tranquillamente, alle 15 andiamo in un altro museo e la rimbalzano.

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  1. Non c’è da stupirsi! Qualcuno è veramente convinto che il lasciapassare sia una misura sanitaria e non una forma di controllo sociale ed un ricatto per testare la capacità di resistenza dei singoli?
    L’Italia è ancora uno stato di diritto ? Ha ancora senso parlare di riservatezza e della sua tutela , di ricorso al garante? Sperare nell’intervento dei sindacati e della magistratura? Di principi costituzionali?
    In nome dell’emergenza sanitaria si è accettato di tutto.
    C’è qualcuno che crede si possa tornare indietro?

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