Criticare il Green Pass si può (malgrado io sia un ultra-vax) | L’HuffPost

Uno dei capisaldi della democrazia è che le norme si possono criticare. Uno è tenuto solo a rispettarle, non ad amarle svisceratamente o a doverle condividere completamente.  I posti dove le norme vanno obbligariamente amate e chiunque critica è un nemico del popolo sono, guardacaso, le dittature.

Penso che in certi casi non sia improprio parlare di “dittatura sanitaria” nel senso che i motivi sanitari vengono presi come pretesto per attuare comportamenti dittatoriali come l’incriticabilità delle norme. Basta vedere le reazioni all’appello di Barbero.

Sorgente: Criticare il Green Pass si può (malgrado io sia un ultra-vax) | L’HuffPost

Mentre scrivo queste righe, mi sto chiedendo chi me lo faccia fare. Vorrei parlare del Green Pass, esprimendo una posizione critica, nonostante io sia un “ultra-vax” della primissima ora. Chi me lo fa fare di sollevare dubbi circa la proporzionalità e la coerenza di uno strumento che non fa nient’altro che il vantaggio mio e della collettività, e che mi dà la libertà di lavorare, spostarmi, vivere in modo pressoché normale? Fossi un novax, allora capirei di più la mia opposizione al Green Pass, in quanto ne subirei le conseguenze. Ma nel mio caso, perché devo fare il rompiscatole, prenotandomi così un posto tra gli “intellettualoidi” e “costituzionalisti da bar” che osano dirsi contro l’unico “strumento di libertà” che abbiamo (e pur avendo rispetto a loro infinitamente meno competenza e rilevanza nel dibattito)?

 

La prima accusa che i critici del GP si attirano è quella di intelligenza col nemico, cioè il novax. Essere contro il Pass, specialmente se la propria posizione non viene argomentata in maniera inattaccabile, significa per i fan più sfegatati di questo strumento buttare la palla in tribuna, intralciare il lavoro di chi cerca di farci tornare il prima possibile alla normalità e alla libertà, insomma: significa essere (quasi) un disertore. Non temo di esagerare in questo giudizio perché il clima che respiriamo è da guerra, di parole. Da una parte c’è il governo e i vaccinati giustamente ansiosi di tornare alla normalità, dall’altra ci sono i novax, i bohvax e, a quanto pare, anche i noGreenPass.

Roba già vista con immuni, chiunque era contrario era un untore terrapiattista che voleva l’epidemia permanente. Immuni poi fallì miseramente per le cazzate fatte da chi decideva, mancanza di un sistema efficace di gestione delle segnalazioni e di un sistema efficiente di test. Ma la colpa era dei notrax.

I noGreenPass sono quelli che, nel brutto mezzo di una pandemia, col rischio di nuove chiusure sempre all’orizzonte – un rischio non quantificato, sappiamo soltanto che incombe –, con settanta morti al giorno, si permettono di filosofeggiare di diritti, discriminazioni, divisioni sociali. Dispiace scontentare, ma se non parliamo di diritti proprio in queste situazioni eccezionali, quando mai dovremmo farlo? La gran differenza la fa il discutere con cognizione di causa e misura delle parole, senza sollevare dubbi infondati sul vaccino, senza offrirsi alle strumentalizzazioni dei novax; e convengo che non sempre i noGreenPass hanno rispettato queste regole, purtroppo.

Come in tutte le cose ci sono sia gli sciroccati terrapiattisti che chi ha dubbi sensati e validamente motivati. Ma a molti conviene parlare dei primi per nascondere i secondi. Anche con immuni, per dire, si perculavano i gombloddisti ma non si entrava nel merito di osservazioni da parte di esperti di sicurezza informatica, giuristi, etc. etc.

Non parliamo poi di coloro che non solo sono critici verso il Green Pass, ma invocano l’obbligo vaccinale. Bingo. Nella classifica delle ironie dei tifosi del GP, loro sono in vetta, perché arzigogolano di formalità della legge e non si accorgono di proporre un obbligo “che soltanto col Green Pass potrebbe venire efficacemente controllato”. Peccato che questo non sia vero, perché il Pass non esaurisce la gamma di sanzioni e modalità di controllo che potrebbero essere stabilite insieme a un obbligo vaccinale.

io sono in questa categoria perché penso che se si fa passare che basta una emergenza “brutta brutta” a giustificare aggiramenti della costituzione, domani ci saranno tante altre emergenze “brutte brutte” che giustificheranno tanti altri aggiramenti. L’esempio è l’articolo 15 sulla segretezza della corrispondenza e delle comunicazioni. Dopo averla menata tanto con il diritto a sapere, oggi lamentarsi che qualsiasi cosa intercettata finisca in questo o quel giornale è solo imbecille. Si è voluto l’aggiramento di quell’articolo per colpire il nemicissimo e adesso si aggira per tutti (citofonare Davigo e Palamara per delucidazioni).

L’atteggiamento del governo, e di molti di noi, nei confronti del GP è quasi fideistico: non sono neanche due mesi di applicazione, e già non vediamo nulla al di fuori di esso. Abbiamo introiettato a tal punto l’idea della società divisa in due (immuni e non) – idea peraltro incoraggiata proprio dal GP – che non siamo in grado di non riproporcela in futuro. Questo costo sociale non è monetizzabile, ma è un’ombra pesante sulla società.

Il GP protegge dal contagio, si dice non senza ragione, ma il suo effetto di limitazione della circolazione virale è probabilmente sopravvalutato dal momento che siamo già vicini all’80% di popolazione vaccinata, e all’aumentare della quota di vaccinati diminuisce anche l’utilità di separare i sempre più numerosi vaccinati dai sempre meno numerosi non vaccinati. Inoltre, secondo le ultime decisioni, il GP sarà rilasciato dal primo giorno successivo alla prima dose (cioè ad immunità ancora nulla) e durerà per ben 12 mesi (cioè ad immunità sicuramente diminuita, come i dati scientifici stanno mostrando). Inutile dire che, con queste regole, è il governo stesso il primo a credere poco nel GP come misura di salute pubblica.

Ma ci sono altre criticità che contrastano con questa pretesa fideistica: che il GP scatti immediatamente dopo la prima dose di vaccino, che se sei infetto, anche se vaccinato, poi il GP rimane valido. Queste criticità ci sono ma esprimere tali dubbi ti fa arruolare fra i novax duri e puri. Soprattutto se chiedi se il GP sia un sistema di sicurezza o uno strumento di pressione.

Il punto principale semmai è se questa misura sia proporzionata rispetto alle limitazioni dell’accesso a diritti fondamentali quali il lavoro o l’istruzione. Finché il GP era circoscritto ai ristoranti, si poteva tranquillamente sostenere che fosse cosa da poco, ma oggi viene esteso – e nessuno sa per quanto tempo, dettaglio non irrilevante – a praticamente tutte le attività della vita quotidiana, tra cui due ambiti costituzionalmente rilevanti. Filosofia (da bar)? Lana caprina?

L’obbligo vaccinale potrebbe risolvere l’incoerenza e l’ipocrisia alla base del GP, superando ciò che altro non è che un obbligo surrettizio, a meno di non volersi tamponare ogni 72 ore. A un patto, però.

Un obbligo che si servisse del GP per il controllo, e quindi un GP legato unicamente alla vaccinazione, sarebbero una soluzione, seppur più coerente, non così diversa dall’attuale impianto normativo. Concedo a chi già è sul punto di obiettare: è vero, cambierebbe poco nella sostanza, perché i luoghi sarebbero comunque inaccessibili senza GP (senza vaccino). Una sottigliezza gattopardesca.

Per questo la misura che, almeno a me, appare migliore, più coerente, onesta e coraggiosa, è un obbligo vaccinale che superi del tutto il GP e qualsiasi altro tipo di restrizione che al GP si ispiri. Un obbligo con sanzioni pecuniarie adeguate (multe molto salate possibilmente reiterate e incrementate ogni volta che scatti una diffida a pagare). Ma anche il ripristino della libertà di movimento, e la fine delle limitazioni individuali, il cui effetto di protezione dal contagio non è mai stato quantificato, probabilmente è sopravvalutato in virtù della già buona copertura vaccinale, e per l’odierna tempistica di rilascio è solo sulla carta per i motivi già esposti. (…)

Quotone

Chi me lo ha fatto fare, forse era una preoccupazione esagerata. Non credo di avere detto nulla di così contrario all’interesse nazionale, al di là della mia influenza pari a zero. Ho solo immaginato una via meno contraddittoria e subdola di questo Green Pass venduto come l’unico modo per non avere più lockdown, esteso arbitrariamente in assenza di qualsiasi dato a supporto, senza l’indicazione di alcun orizzonte temporale o di alcun obiettivo di vaccinazione al cui conseguimento esso possa venir meno. Nulla. Soltanto la (fondata, ma a quale prezzo) speranza di avvicinarci il più possibile a un‘elevata copertura vaccinale, che tanto somiglia al paradosso di Achille e la tartaruga.

Se si guadagna dall’emergenza si spera che quest’ultima non finisca mai.

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