L’appello dei docenti universitari: “No al green pass”

Stavo leggendo l’appello dei docenti universitari contro il green pass e le reazioni scomposte che sta causando.

Devo dire che son soprattutto le reazioni a darmi da pensare; molti prendono le critiche al governo, in epoca di pandemia, come alti tradimenti e son pronti a bollare chiunque non sia d’accordo come “nemico del popolo”. Una brutta deriva.

Per curiosità mi son letto l’appello.

Sorgente: Appello dei docenti universitari: “No al green pass”

APPELLO DEI DOCENTI UNIVERSITARI: “NO AL GREEN PASS”

L’appello dei docenti universitari contro la natura discriminatoria del “green pass”, per ribadire che l’Università è un luogo di inclusione e per avviare un serio e approfondito dibattito sui pericoli di una tale misura, evitando ogni forma di esclusione e di penalizzazione di studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo.

Dal primo settembre per frequentare le università italiane, sostenere gli esami e seguire le lezioni si deve essere in possesso del cosiddetto “green pass”. Tale requisito deve essere valido per docenti, personale tecnico, amministrativo e bibliotecario e studenti e ciò estende, di fatto, l’obbligo di vaccinazione in forma surrettizia per accedere anche ai diritti fondamentali allo studio e al lavoro, senza che vi sia la piena assunzione di responsabilità da parte del decisore politico.

il punto critico è la parte evidenziata in grassetto. Il problema “principe” del GP è che è stato usato, aggirando anche la costituzione più bellissima del mondo art. 32, per imporre di fatto un obbligo di vaccino senza che però si sia avuto il coraggio di mettere tale obbligo mediante legge, come costituzione richiede.

E questo ha fatto solo danni: da una parte, come capitato ad esempio con immuni, ha rinforzato la diffidenza di chi temeva venisse usato impropriamente, dall’altra alcuni idioti l’hanno trasformato da sistema di sicurezza in attestato di pubbliche virtù estendendo ad arbitrio il suo utilizzo anche nei casi non previsti dalla legge.

Molti tra noi hanno liberamente scelto di sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid-19, convinti della sua sicurezza ed efficacia. Tutti noi, però, reputiamo ingiusta e illegittima la discriminazione introdotta ai danni di una minoranza, in quanto in contrasto con i dettami della Costituzione (art. 32: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”) e con quanto stabilito dal Regolamento UE 953/2021, che chiarisce che “è necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono state vaccinate” per diversi motivi o “che hanno scelto di non essere vaccinate”.

La questione è molto delicata. Se il GP è un “bollino di sicurezza” che permette di essere ragionevolmente sicuri che Tizio non è contagioso, il GP deve essere usato solo nelle situazioni in cui è ragionevolmente possibile che Tizio possa contagiare. Ad esempio se Tizio mangia al chiuso oppure se deve stare per molto tempo chiuso in una stanza con altre persone. Non ha senso, ed è inutilmente vessatorio chiederlo quando il rischio di contagio è molto remoto come ad esempio la spesa al supermercato oppure manifestazioni all’aperto ove si può restare distanziati, o addirittura nullo come nel caso di esami in videoconferenza.

Qui sto vedendo lo stesso errore delle mascherine dalle 18 alle 06 dell’estate scorsa: l’usare la regola non nel suo spirito, cioè metodo di sicurezza, ma come bastone per punire i comportamenti poco virtuosi. Cosa che spinge a violare la regola o a rispettarla solo se c’è lo sbirro con il bastone.

Da notare anche un’altra cosa: i regolamenti europei sono legge solo se conviene, vedi ad esempio accoglienza, altrimenti se contrastano viva l’autarchia, padroni in casa nostra.

Nello specifico della realtà universitaria, i docenti sottoscrittori di questo pubblico appello ritengono che si debba preservare la libertà di scelta di tutti e favorire l’inclusione paritaria, in ogni sua forma. Nella situazione attuale, o si subisce il green pass, oppure si viene esclusi dalla possibilità di frequentare le aule universitarie e, nel caso dei docenti, si è sospesi dall’insegnamento: tutto questo viola quei diritti di studio e formazione che sono garantiti dalla Costituzione e rappresenta un pericoloso precedente.

Hanno ragione, è un precedente ove una specifica disposizione costituzionale (l’obbligo può essere imposto solo per legge) viene aggirata, e una volta che mostri come un diritto può essere aggirato rendendo la vita impossibile a chi vuole esercitarlo poi non ci si stupisca se tale giochetto viene usato anche per altri diritti in altre situazioni.

Un esempio che avevo letto su twitter: e se venisse richiesto l’obbligo del GP per accedere a tutti i trasporti, alle mense dei poveri, studi medici, supermercati etc. etc. Poi cosa si farebbe con i migranti clandestini? Di fatto gli stai tagliando fuori da tutto. Festeggerebbero i negrieri perché avrebbero ulteriori strumenti di sfruttamento: dovrebbero comprare il cibo da loro, appoggiarsi a loro per muoversi, curarsi in caso di problemi etc. etc.

Di fatto costringeresti i clandestini a “non vivere” in italia facilitando ulteriormente la loro riduzione in schiavitù.

In sostanza, la “tessera verde” suddivide infatti la società italiana in cittadini di serie A, che continuano a godere dei propri diritti, e cittadini di serie B, che vedono invece compressi quei diritti fondamentali garantiti loro dalla Costituzione (eguaglianza, libertà personale, lavoro, studio, libertà di associazione, libertà di circolazione, libertà di opinione).
Quella del “green pass” è una misura straordinaria, peraltro dai contorni applicativi tutt’altro che chiari, che, come tale, comporta rischi evidenti, soprattutto se dovesse essere prorogata oltre il 31 dicembre, facendo affiorare alla mente altri precedenti storici che mai avremmo voluto ripercorrere.
Auspichiamo che si avvii un serio dibattito politico, nella società e nel mondo accademico tutto (incluse le sue fondamentali componenti amministrativa e studentesca), per evitare ogni penalizzazione di specifiche categorie di persone in base alle loro scelte personali e ai loro convincimenti, per garantire il diritto allo studio e alla ricerca e l’accesso universale, non discriminatorio e privo di oneri aggiuntivi (che sono, di fatto, discriminatori) a servizi universitari.
Chiediamo pertanto che venga abolita e rifiutata ogni forma di discriminazione.

Questa è la parte che condivido meno. La questione non è tanto diritti di serie A e diritti di serie B, vulnerabile all’obiezione: perché i patentati possono guidare e i non patentati no? La questione critica è quella scritta sopra, l’aggirare chiare norme costituzionali cercando di mettere un obbligo “di fatto” evitando di imporlo per legge. L’aggiramento delle leggi, anche se in nome di una emergenza o per “alti motivi” è sempre pericoloso, molto pericoloso.

 

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