sulla fine del motore a scoppio

Ho letto la notizia che l’europa pare sia intenzionata a vietare le auto a combustione interna entro il 2035.
Personalmente penso sia prematuro parlarne adesso visto che la tecnologia non è abbastanza matura e si rischia di ripetere lo stesso esperimento del nucleare tedesco dopo fukushima. Venne chiuso per una transizione verde e, per mantenere gli stessi livelli di produzione di energia, si sta bruciando più carbone.

Auto a combustione interna fuorilegge in Europa entro il 2035. Brutta o bella notizia?
A partire dal 2035 in Europa non sarà più possibile acquistare auto a combustione interna. I veicoli immatricolati prima di allora ovviamente potranno continuare a circolare, ma è presumibile che entro pochi anni spariranno, in quanto ovviamente anche il circuito di distribuzione dei carburanti andrà progressivamente a ridursi e i vantaggi di avere un’auto a benzina o diesel saranno sempre meno.
Ma servirà a qualcosa dal punto di vista della riduzione delle emissioni? Sì, a qualcosa servirà, ma non a molto.
Dal punto di vista dei consumi, un’auto elettrica ha un’efficienza maggiore di un’auto a combustione interna, ma a monte occorre tenere in considerazione l’efficienza del processo di produzione dell’energia elettrica: se questo è basato sui combustibili fossili, il risultato finale è circa lo stesso – si ha un lieve guadagno se le centrali elettriche sono a turbogas, perché hanno un rendimento maggiore e un minor tasso di emissioni a parità di energia generata.
Se invece l’energia si produce in altro modo, allora il vantaggio di avere un parco autoveicoli elettrificato aumenta, ma questo non significa necessariamente che il rapporto costi-benefici sia sbilanciato a favore dei secondi. Se prendiamo la situazione italiana, ad esempio, noi oggi produciamo circa il 60% della nostra elettricità coi combustibili fossili. Supponendo che l’aumento della domanda dovuto alle auto elettriche lasci questa percentuale invariata, le emissioni dovute al traffico su gomma verrebbero ridotte del 40%, che di per sé non sarebbe male; il problema è che non è affatto detto che l’aumento della domanda di elettricità non venga invece compensato da un aumento della produzione da combustibili fossili, soprattutto considerato che l’idroelettrico e il geotermico sono saturi, il solare e l’eolico sono intermittenti e le biomasse vanno bilanciate con politiche ambientali adeguate, altrimenti diventano peggio del carbone.
Il problema della decarbonizzazione dei trasporti viene dunque semplicemente spostato e accorpato a quello della decarbonizzazione della produzione di elettricità, sul quale l’andazzo sembra essere quello di voler continuare ad escludere l’unica fonte pulita, densa e sempre disponibile.
Qualcuno dirà che le auto elettriche permettono di stabilizzare la rete, permettendo quindi al solare e all’eolico di assumere un ruolo predominante nonostante la loro intermittenza. Ma questo può essere vero in media, non sempre: se capita un momento di picco di domanda in un orario in cui le rinnovabili producono poco e la gente non può attaccare l’auto alla rete, cosa succede? Non è uno scenario ipotetico: l’orario in cui cala la produzione di energia solare (tardo pomeriggio) coincide con l’orario in cui si hanno i maggiori consumi (duck-shape curve) ed è anche l’ora di punta, in cui la maggior parte delle auto è nel traffico. Se quel giorno il vento è scarso, l’instabilità di rete è un rischio concreto.
La California, ancora una volta, è un buon esempio di comportamento da NON imitare: il governo ha infatti messo fuorilegge la vendita di auto a combustione interna già a partire dal 2025, ma durante l’ondata di calore della settimana passata ha dovuto vietare ai cittadini di ricaricare le auto elettriche nelle ore di picco dei consumi. Al momento non sembra quindi che le auto elettriche aiutino a stabilizzare le reti basate su rinnovabili intermittenti.
Nell’equazione va inoltre inserito l’impatto ambientale dell’industria delle batterie, che è quella più “ingorda” di terre rare (seguita a breve distanza dall’industria delle turbine eoliche): questi elementi hanno un impatto ambientale elevatissimo sia in fase estrattiva che in fase di raffinazione, e dal momento che il ricorso massiccio ad essi è relativamente recente, ancora non abbiamo idea delle possibili difficoltà dovute al loro smaltimento a fine vita. Il riciclaggio in teoria dovrebbe essere possibile, ma questo non significa che sia sostenibile economicamente, e questo purtroppo vale anche per i pannelli solari e le pale eoliche, che sarebbero quasi interamente riciclabili, ma ad un prezzo dieci volte superiore a quello del loro smaltimento in discarica.
Quindi le auto elettriche sono peggiori di quelle a combustione interna? No! Ma, come sempre, si pretende di risolvere un problema complesso buttandosi ciecamente su un’unica strada, senza valutarne attentamente i pro e i contro, invece di affidarsi ad un portfolio di soluzioni. Gli enormi incentivi rivolti alla mobilità elettrica stanno completamente ammazzando tutta la ricerca sui metodi alternativi per la decarbonizzazione del settore automotive – che includono l’idrogeno, gli idrocarburi sintetici fabbricati tramite cattura della CO2 atmosferica, etc.
Last but not least, si pone il problema della decarbonizzazione dei trasporti pesanti: oggi le batterie per auto sono una realtà, ma siamo ancora lontani da quelle per TIR. Ovviamente la ricerca è molto attiva su questo fronte, ed è probabile che entro i prossimi anni vedremo qualcosa, ma è difficile che da qui al 2035 si arriverà ad una diffusione capillare. E questo dovrebbe essere un monito per quelli che ritengono che si possa facilmente decarbonizzare attraverso l’accumulo di energia rinnovabile: ad oggi non abbiamo batterie in grado di stoccare l’equivalente energetico di 1000 litri di benzina, come pensate di accumularli 200 TWh?
-Luca

Un pensiero su “sulla fine del motore a scoppio

  1. Già, sembra una cosa davvero simile. Decidere per certo che un tipo di alimentazione è meno impattante rispetto alle altre ma senza alcun tipo di straccio di prova. O almeno un confronto! Una posizione dogmatica e senza senso.

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