Sospeso da Facebook per una battuta: così la policy social diventa censura – Il Fatto Quotidiano

Un articolo interessante, visto che viene anche pubblicato da un giornale che raramente si becca accuse di X-fobia ad ogni piè sospinto come altri collocati nell’area di destra.

Sorgente: Sospeso da Facebook per una battuta: così la policy social diventa censura – Il Fatto Quotidiano

Sospeso da Facebook per una battuta: così la policy social diventa censura
A chi non è capitato di scherzare con gli amici?
Fin dalla più tenera età, fin dalle elementari o dalle medie, io e i miei amici ce ne siamo dette e fatte di tutti i colori. Non ricordo neanche più quanti furono gli scherzi sul mio naso o quelli sulla pancia di Giorgio oppure quelli sui capelli crespi di Daniela.

Oggi però siamo nel 2021 e ci pensa Facebook a rimettere le cose al giusto posto!
Nella ridicola scia del politically correct applicato a qualsiasi branca dello scibile umano, dalla geografia alla storia, anche un’innocente presa per il culo (sì, per il culo, senza nessuna lettera cancellata) diventa il pretesto per alzare il ditino, non il pollice stavolta, ma proprio l’indice della maestrina online che ti dice cosa si può fare e cosa non si può fare.

Il fatto è che FB non è un luogo privato o semiprivato. Facendo i fessi in piazzetta o in classe vi poteva vedere solo chi passava di lì o la maestra. Su FB è come essere in una sorta di diretta televisiva, chiunque vi può vedere. E come spesso capita uno scherzo che magari viene capito dalla maestra può non venire capito da un perfetto estraneo che anzi fraintende.

Nella fattispecie, un mio caro amico un giorno fa ha pubblicato una propria foto dove appariva con delle enormi orecchie disegnate sul muro retrostante. La mia battuta immediata, quella che gli avrei fatto anche di persona, subito, in quella situazione, è stata scrivergli ‘ricchione’. Così, semplicemente.

La potete considerare volgare, maleducata, quello che volete, ma sono sicuro che lui invece ci ha riso online come avrebbe fatto di persona. E’ ovvio che è uno scherzo tra due amici intimi che nulla ha a che vedere con l’odio di genere o altre similari stronzate (sì, stronzate). Ebbene, Facebook, senza interpellare né ‘l’offeso’ né ‘l’offensore’ ha deciso unilateralmente di sospendere il mio account per un mese.

Perché FB accontenta la massa dei clienti “più rumorosi”. Oramai quel sito è una raccolta di frignate contro l’X-fobia oltre a chiedere di censurare chiunque esprima idee poco gradite. Aggiungiamo anche il fatto che spesso i sistemi automatici sono dei perfetti imbecilli (if N-word then “BAN!”) e abbiamo il risultato. Un posto dove si può discutere dell’aria fritta e di argomenti ultraneutrali.

Un mese senza Facebook si può tranquillamente vivere. Quello in cui non si può vivere è un mondo in cui lo scudo del politically correct non sia più adoperato per difendere da abusi reali ma diventi il pretesto per crearne quando questi vengono solo supposti da una autorità che in nessun modo si rapporta con la realtà dei fatti e delle situazioni specifiche ma vede solo la regola assoluta e la applica come un robot idiota a tutte le frasi che comprendono parole come cacca, culo, frocio, cazzo, etc.

La scoperta dell’acqua calda. La questione è che a FB conviene questo sistema di moderazione “a cazzo” visto che è il più economico e i guadagni, poche denunce, giustificano la perdita di qualche “cliente”.

Quindi scrivere ‘una cosa fatta a cazzo di cane’ vi può fare interdire per qualche giorno per volgarità gratuita, mentre ‘fare il frocio col culo degli altri’ rischia di farvi cancellare dai social network di tutta la galassia per incitamento all’odio di genere!

Beh anche in italia stiamo cercando di importare la paranoia verso la “N-word”, anche se la predetta parola, “negro” in italiano non ha mai avuto un significato spregiativo. Risultato: pubblicare il testo de “i watussi” di Vianello o parlare de “il negro bianco”, album di Fausto Leali, pone a rischio censura.

Il prezzo da pagare per aver voluto accontentare tanti frignoni ultrasensibili che si sentono offesi da tale termine.

A proposito di genere, la stessa Facebook potrebbe finalmente spiegare perché i capezzoli umani femminili vengono banditi dal network mentre quelli maschili no? Non è sessismo questo?

Sarebbe bello vedere una donna a petto nudo che protesta contro la censura perché lei si sente uomo. Qualcuno andrà in cortocircuito…

Si scrive politically correct, si legge ottusità.
Oppure Facebook, se preferite.

Però quando si stigmatizzavano le idiozie del politically correct spinto all’eccesso ci si beccava del nazifascista…

 

Un pensiero su “Sospeso da Facebook per una battuta: così la policy social diventa censura – Il Fatto Quotidiano

  1. nella miglior tradizione di “facebook deve far tacere questi nazisatanpedofascisti, ma deve lasciare che io possa dire qualsivoglia minchiata, altrimenti è censura”.

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