Chiedere scusa per Dresda e Amburgo?

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Interessante provocazione di Pigi Battista, visto che oggi va di moda scusarsi per tutto, sia colpe remote reali sia colpe completamente inventate, si chiede se sia giusto da parte degli alleati scusarsi per i bombardamenti di Dresda e Amburgo.

Sorgente: I civili morti di Dresda e Amburgo furono necessari per battere Hitler? | L’HuffPost

Visto che siamo in pieno clima di scuse occidentali dalla Francia al Canada per i crimini commessi, e di ripensamenti dolorosi sulle pagine più buie della nostra storia, forse sarebbe l’ora anche di affrontare anche il tabù più doloroso: quello dei nostri orrori commessi, come si dice, a fin di bene.

E’ da poco uscito, da Utet, il libro di Keith Lowe “Prigionieri della storia” dove si affronta il tema dell’imbarazzo britannico a proposito dei bombardamenti della Royal Air Force sulle città tedesche che procurarono la morte di oltre seicentomila civili, tra cui un numero incalcolabile di bambini. Una devastazione senza pari che fu il frutto della esplicita e brutale decisione di Londra di estendere i raid aerei nel cuore delle città, per distruggere tutto, non solo le infrastrutture, le fabbriche, i collegamenti ferroviari, e piegare in questo modo il morale della popolazione tedesca, anche a costo di immani perdite umane nella popolazione civile.

Era la seconda guerra mondiale, l’imperativo era mettere ko definitivamente il nemico cercando di risparmiare più vite possibili dalla propria parte. E la popolazione civile si è trovata in mezzo. A giudicare con il metro e la sensibilità di oggi, soprattutto quella di chi è convinto che i nazifascisti siano stati sconfitti solamente da partigiani armati solo di scatole di pastelli colorati, tutti i vincitori della seconda guerra mondiale sarebbero da condannare allo stesso modo degli sconfitti.

Una ricostruzione che conferma quella contenuta in un libro straordinario come “Storia naturale della distruzione” (Adelphi) di W.G. Sebald, dove si sottolineava, sulla base di una massa copiosa di documenti, che l’opera di annientamento, anche umano, delle città tedesche fu il frutto della scelta strategica (che peraltro aveva visto l’iniziale contrarietà persino di Churchill) di incrementare il numero dei morti civili per accelerare la resa dei tedeschi. I civili morti di Dresda e Amburgo furono dunque necessari per battere Hitler?

Son domande scottanti che vanno contestualizzate al momento storico. Come ad esempio la bomba di Hiroshima. Che prezzo avrebbe avuto l’aspettare la capitolazione del giappone grazie ad una guerra standard? Quanto sarebbe costato?

E nell’atroce dilemma morale cosa scegliere, la sopravvivenza di un regime sanguinario come quello nazista oppure l’uso di ogni mezzo, compreso la strage dei bambini “nemici”, per mettere fine a una guerra apocalittica? Gli orrori della nostra storia non sono solo la manifestazione di menti perverse, e il nostro passato dalla parte “giusta” non è solo il trionfo di un percorso angelico e senza colpe, ma un inferno in cui il bene e il male si intrecciano inestricabilmente. Una lezione per il manicheismo imperante oggi.

Il grigio è ovunque, e, imho, non c’è nulla che favorisca il ritorno del nazismo come il dipingere la storia come un fumettone con i buoni buonissimi, capitanati da capitan pastello, contro cattivi cattivissimi da macchietta. Chi ha, realmente, paura di Lex Luthor? 

Ecco.

Un pensiero su “Chiedere scusa per Dresda e Amburgo?

  1. Be’, se usassimo gli stessi argomenti che si usano in altre istanze, in fondo uscirebbe fuori che Hitler voleva solo promuovere dei valori come il culto del capo e l’antisemitismo, roba di cui si trovano tracce storiche nella cultura germanica. Certo, il passo dell’oca era una roba che faceva un po’ ridere, ma chi erano sti americani per giudicare una cultura diversa con gli stessi metri della propria?

    In quanto italiani, comunque, abbiamo le nostre beghe. Per esempio, oggi sono andato a Milano in via Gioacchino Murat. Intanto dovremmo ammettere che non sta bene questa cosa dell’italianizzazione del nome, ma la questione passa comunque in secondo piano se pensiamo che una delle vie più importanti è dedicata a un vice-re straniero, venuto al seguito di invasori in terra italiana.
    E’ chiaro, si tratta di un terreno scivoloso e non si sa mai dove si finisce, ma noi potremmo seguire la moda terzomondista di scuse e risarcimenti; noi ci potremmo campare alla grande e avremmo un bilancio positivo anche contando qualche nostro peccatuccio commesso dopo l’unificazione.
    Per esempio, io se fossi il prossimo sindaco di Roma, un pensierino a chiedere al Bundestag i danni per il sacco di Alarico ce lo farei; sai quante buche ci puoi chiudere?

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