Carbone e fonti rinnovabili…

Un post molto interessante dell’avvocato dell’atomo riguardo alla situazione delle rinnovabili in germania.

Un problema ineliminabile di sole e vento è che con quelle fonti non puoi prevedere puntualmente quanta energia sarai in grado di produrre in un prossimo futuro. Ad esempio: tra una settimana quanta energia produrrà il mio impianto eolico fra le 14:00 e le 16:00?

Non puoi saperlo perché dipende dal tempo e le previsioni meteo, da qui ad una settimana possono solo indicare tendenze di massima ma non avere la precisione che serve per rispondere a quella domanda.

E allora che si fa? Terra terra servono sistemi di backup per compensare l’energia eventualmente non prodotta. E questi sistemi di backup altro non sono che le centrali tradizionali tenute in funzione e staccate dalla rete.

In pratica sommiamo all’inquinamento prodotto dalle centrali tradizionali quello prodotto dalle fonti rinnovabili, geniale vero?

Questo dimostra, per l’ennesima volta, che quando al ragionamento scientifico ed ai freddi calcoli numerici del bilancio vantaggi e svantaggi si sostituisce il ragionamento di pancia ispirato dalla foto di un tenero cucciolo di foca puntualmente si finisce a fare danni peggiori.

fonte: https://www.facebook.com/AvvocatoAtomico/posts/281693790163485

L’Energiewende durata otto giorni.
Il primo gennaio di quest’anno, la Germania ha ufficialmente staccato dalla rete elettrica la bellezza di 11 impianti a carbone, per un totale di 4,7 GW di potenza. Le centrali termoelettriche sono state sostituite in teoria da moltissime pale eoliche, coadiuvate da impianti a turbogas per fornire energia aggiuntiva in caso di scarsità di vento.
Per quanto il gas emetta molta CO2, si potrebbe comunque dire che si è trattato di un passo avanti nella transizione energetica, se non fosse per un dettaglio: le centrali a carbone sono state spente per appena otto giorni.
È bastata una settimana con vento particolarmente scarso per costringere la Germania al riavvio degli impianti a carbone.
Da gennaio ad oggi si è tentato di procedere altre volte con lo spegnimento, ma non si è mai riusciti a tenere offline le centrali per più di pochi giorni. La centrale di Heyden è stata spenta e riaccesa addirittura sei volte tra gennaio e febbraio.
Alla fine l’Agenzia Federale della Rete Elettrica ha dovuto dichiarare le centrali a carbone di Heyden, Datteln, Walsum 9 e Westfalen come “system relevant”, impedendone pertanto lo spegnimento: gli impianti dovranno restare operativi come riserva per i momenti di indisponibilità dell’energia eolica

L’eolico e il solare sono fonti ad output non predicibile o meglio non predicibile puntualmente nel lungo periodo. Quanto sole ci sarà esattamente fra due settimane? Se siete in grado di prevederlo allora chiamate il cicap, c’è un fenomeno paranormale genuino.

(https://wattsupwiththat.com/…/german-coal-phaseout…/).
Questo vuol dire che, in presenza di vento, gli impianti in questione continueranno a bruciare carbone, in modo da far girare le turbine a velocità di regime, solo che non saranno collegati alla rete elettrica: in questo modo, in caso cali il vento, si può procedere immediatamente al collegamento e alla sincronizzazione dell’impianto a carbone senza dover aspettare i tempi di avvio della centrale se fosse stata spenta.
Inoltre i tedeschi potranno vantarsi di star utilizzando un sacco di energia rinnovabile, anche se di fatto stanno bruciando lo stesso carbone di prima.

sommando all’inquinamento dovuto alle centrali tradizionali quello dovuto alle centrali eoliche e solari. Un gran vantaggio non c’è che dire.

Naturalmente il carbone ha un costo, e anche le continue operazioni di connessione e disconnessione non sono gratuite, motivo per cui – nonostante la quantità enorme di potenza rinnovabile “a basso costo” installata – il prezzo dell’elettricità in Germania è il più alto al mondo, oltre 31 centesimi a kWh: https://strom-report.de/strompreise/strompreisentwicklung/
Rispetto al 2000 l’aumento netto è quasi il 150%.
Ovviamente questo non è in contraddizione col fatto che le energie rinnovabili siano “economiche”, perché il prezzo a cui viene venduto il kWh rinnovabile dagli impianti agli operatori di rete resta bassissimo: sono i costi accessori a far salire il prezzo finale per gli utenti.
Nonostante la presenza di backup a carbone (e a gas), la rete elettrica tedesca quest’anno ha già sperimentato diversi drop critici di frequenza, di cui uno classificato come “estremamente critico” in data 8 gennaio (che ha portato appunto al riavvio delle centrali a carbone): https://blackout-news.de/…/frequenzabfall-im-stromnetz…/
Se la situazione non fosse abbastanza drammatica, entro il 2022 la Germania ha programmato la chiusura di altri impianti a carbone per un totale di 1,6 GW di potenza e di tutti i reattori nucleari ancora in funzione. Ma tra il 2021 e il 2022 saranno dismesse anche 6000 turbine eoliche – in parte per sopraggiunti limiti di operatività (sorpresa: il vento è rinnovabile, i materiali con cui si trasforma in elettricità l’energia del vento invece sono soggetti a deterioramento) e in parte per la scadenza degli incentivi (altra sorpresa: senza gli incentivi gli operatori non guadagnano abbastanza da mantenere le turbine eoliche in attività).

questa è una parte molto interessante; quando si parla di rinnovabili stranamente si cerca di evitare di parlare di “smaltimento” degli apparati a fine vita e di incentivi. Ricordo che quando finalmente in italia si decise di non obbligare più terna a comprare tutta l’energia fotovoltaica prodotta ma acquistarla solo se serviva, molti impianti domestici si son rivelati essere un investimento svantaggioso.

Ovviamente stanno venendo costruite nuove turbine eoliche e nuovi impianti a gas, ma non ad un ritmo sufficiente: alla fine del 2022 la Germania potrebbe ritrovarsi ad essere scoperta per il 10-15% della propria domanda energetica.
Questa non è una sorpresa: la stessa Agenzia Federale della Rete Elettrica, nel suo piano di sviluppo 2021-2035, ha detto chiaro e tondo che alla Germania mancheranno fino a 36 GW di potenza installata, considerando anche il previsto aumento dei consumi dovuto all’elettrificazione dei trasporti e dei riscaldamenti, e ha aggiunto che questa energia andrà necessariamente importata dai paesi confinanti (https://www.netzentwicklungsplan.de/…/netzentwicklungsp…).
Per capirci, 36 GW sono più della metà della potenza di TUTTO il parco reattori francese.
Queste sono le conseguenze della politica di phase-out nucleare tedesca. Una politica che si potrebbe definire quasi suicida, se non fosse che il suo iniziatore – l’ex cancelliere Gerard Schroeder – ne ha tratto oltremodo giovamento: oggi infatti il predecessore di Angela Merkel è il presidente del consorzio Nord Stream AG, che appartiene per oltre il 50% al gigante russo Gazprom.
Al momento sono quasi ultimati i lavori di raddoppio del gasdotto omonimo: una volta che Nord Stream 2 sarà stato terminato, la capacità totale dell’infrastruttura sarà pari a dieci volte quella del TAP.
La Germania al momento sta facendo pressione sulla Commissione Europea affinché il gas venga classificato come “tecnologia sostenibile” e incluso nella tassonomia di progetti finanziabili con i green bond europei.

Luca

Così come il bruciare scarti di rafinazione di petrolio è stato considerato una fonte assimilata alle rinnovabili (qui) una truffa bella e buona.

4 pensieri su “Carbone e fonti rinnovabili…

    • Per fortuna i verdi tedeschi non sono i verdi italiani, e penso che la Francia non mollerà il nucleare in nessun caso, anzi si stia sfregando le mani per essere il più grosso venditore di energia all’Europa, l’unico capace di porre qualche limite a zio Vlady ed al tenere “per le palle energetiche” l’Europa.
      Comunque penso che alla loro vittoria avremo una ennesima conferma sperimentale che “nessun piano sopravvive al contatto con il nemico”.

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      • I verdi tedeschi non sono i verdi italiani, vero, ma la loro anima è nata e continua a essere antinuclearista.
        Se vanno al governo, piuttosto che ripensare l’uscita dal nucleare sono capaci di rimettere in funzione le miniere e le centrali a carbone (tra l’altro attorno a una centrale a carbone la radioattività è più alta che attorno a una centrale nucleare).

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