Cambiare i nomi per dare l’impressione di cambiare la sostanza

Interessante articolo, «Gravidanza solidale», il nome ganzo della barbarie | Giuliano Guzzo,

Utero in affitto, in effetti, suonava male. Soprattutto, suonava vero. E siccome da mo’ le pratiche più devastanti vengono promosse sotto falso nome – l’aborto procurato è diventato «interruzione volontaria di gravidanza», la produzione dei figli in laboratorio «procreazione assistita», l’omicidio del consenziente «interruzione volontaria di sopravvivenza» (ddl del 14.11.2001) – ecco che la sottrazione ad un bimbo di sua madre, previa transazione, diventa «gravidanza solidale». L’alchimia è merito degli onorevoli Guia Termini, Doriana Sarli, Riccardo Magi, Nicola Fratoianni ed Elisa Siragusa, che hanno depositato in Parlamento un «lavoro dell’associazione Coscioni e Certi Diritti».

ovvero il cambiare il nome alle cose sperando di renderle più socialmente accettabili nascondendo dietro un bel nome la spazzatura. Giochetto che è sempre stato fatto; tutte le civiltà colonialiste, compresa quella italiana. raccontavano che andavano in africa per liberarli e portar loro il progresso, mica dicevano che si andava lì per prendere le risorse naturali. Una coltre di marmellata che nascondeva la realtà. O parlando di questioni più recenti parliamo del chiamare “accoglienza” anche il chiudere gli occhi quando le ragazzine vengono portate qui con lo scopo preciso di essere mandate nel marciapiede.

Stessa cosa qui; La questione dell’utero in affitto è dannatamente delicata; dove finiscono i diritti della donna che affitta l’utero e del nascituro e iniziano quelli dei committenti? La donna può decidere poi di abortire? Se il feto ha malattie o problemi individuati con una indagine pre parto, i committenti che possibilità hanno di far abortire la madre surrogata? Sono obbligati a prendere il nascituro? Si tratta di questioni estremamente delicate ed eticamente scottanti; si rischia di far colossali danni soprattutto a quello che ha meno voce in capitolo di tutti ovvero il nascituro.

Domanda scema; cosa pensate di una legge che permette, al padre, di avere il pieno possesso del figlio, alla madre si tolgono tutti i diritti, a patto che la madre abbia una compensazione economica? Barbarie e commercio di esseri umani? Beh perché allora se invece viene fatto un gioco di sponda con una provetta e si usano nomi edulcorati dovrebbe diventare civile?

2 pensieri su “Cambiare i nomi per dare l’impressione di cambiare la sostanza

  1. C’è stato il caso di quelli che nel corso della gravidanza hanno cambiato idea, non volevano più il figlio e hanno ordinato alla donna di abortire; lei non voleva, ha detto lo partorisco e lo tengo io, ma non le è stato consentito: i committenti hanno letteralmente diritto di vita e di morte sul nascituro, se decidono che deve morire lui morirà, la donna non ha alcuna voce in capitolo. Quindi la questione non è se possa o non possa abortire, bensì che deve farlo se le viene ordinato, con o senza malformazioni.
    In realtà, diversamente da quanto dice Guzzo, non dicono “vado a fare interruzione volontaria di gravidanza”, bensì “vado a fare IVG”, o anche “devo andare a fare la 194”: sentite entrambe con le mie orecchie.

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    • E quello che mi fa ridere, amaramente, è che spesso le passionarie del femminismo, quelle che se Maria decide di abortire, partorire in anonimato o tenerlo anche se concepito “all’insaputa di Giuseppe” deve avere solo lei voce in capitolo e Giuseppe, il padre, deve stare zitto qualunque cosa decida Maria.
      Invece quando a decidere non è Giuseppe ma Gianpiernaik, che paga Maria perché faccia crescere l’embrione di, “proprietà”, di Gianpiernaik secondo i capricci di Gianpiernaik, beh questo è perfettamente compatibile con il femminismo duepuntozero perché, a differenza di Giuseppe e delle sue idee oscurantiste e patriarcali quelle di Gianpiernaik sono luminosamente progressiste, perché lo fanno, Gianpiernaik e Maria, per l’aMMMore e non per prassi del patriarcato…

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