un articolo sessista?

Per la serie: “se conviene, il sessismo è benedetto”, segnalo questo articolo del fatto quotidiano.

Sorgente: Venchi chiude uno store di Fiumicino, mamme lavoratrici trasferite al nord: “È licenziamento mascherato”. L’azienda: “Salvaguarda i posti” – Il Fatto Quotidiano

Cominciamo dal titolo

Venchi chiude uno store di Fiumicino, mamme lavoratrici trasferite al nord: “È licenziamento mascherato”. L’azienda: “Salvaguarda i posti”

le mamme lavoratrici. Interessante che si sottolinei che sono mamme; fossero stati papà o donne single senza figli sarebbe stato tutto OK? Se ci si chiede perché le aziende penalizzano le donne con figli questo titolo è una buona risposta.

Il gruppo del cioccolato ha comunicato la decisione agli 11 dipendenti, 10 donne e un uomo, lo scorso 4 novembre, con inizio nei nuovi punti vendita dal 4 gennaio. Il motivo? Il traffico aereo diminuito. Ma per il sindacato si tratta di un “raggiro del divieto di licenziamento”. La petizione lanciata su Change.org che ha raggiunto in poco tempo oltre 17mila firme

10 donne e un uomo, ok. E l’uomo non può avere figli da seguire, genitori anziani da assistere, interessi in loco. Si sta forse sostenendo che per gli uomini è più facile? molla il pupo alla compagna e vai a guadagnare la pagnotta dove ti manda il datore di lavoro.

Alessandra ha quasi 40 anni, una figlia di 9 e una madre malata. Dopo 11 anni come commessa nella cioccolateria Venchi del Terminal 1 dell’aeroporto di Fiumicino, secondo l’azienda, il 4 gennaio dovrebbe trasferire se stessa, e la sua vita, a Torino. Insieme a lei altre nove colleghe, quasi tutte mamme o con genitori anziani da accudire, e un collega, dovrebbero fare le valigie con destinazione una città del nord Italia.

Riprende l’incidentale del “e un collega”, quasi fosse un intruso in questa storia. Da notare come abbia una figlia e i genitori ma non un marito/compagno e la figlia non abbia un padre.

Il negozio, dopo lo stop dovuto alla chiusura di una parte dello scalo a causa del coronavirus e della diminuzione dei voli, infatti, verrà chiuso, e i lavoratori, appunto, spostati in altri punti vendita. “Un trasferimento che maschera un licenziamento”, dice l’Usb che segue la loro battaglia. Ma per l’azienda, sentita da IlFattoquotidiano.it, si tratta “dell’unica soluzione individuata per salvaguardare l’occupazione dei dipendenti”. Intanto la vicenda è arrivata anche sulla piattaforma Change.org con una petizione lanciata dagli stessi dipendenti, rivolta al presidente della Repubblica, a Giuseppe Conte e alla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, e arrivata in pochi giorni a oltre 17mila firma.

(…)

Alla vicenda, intanto, si sono interessati sia il comune di Fiumicino che la Regione Lazio, con la consigliera alle pari opportunità e con l’assessore al lavoro che hanno chiesto alla Venchi degli incontri, fa sapere l’Usb. La battaglia delle lavoratrici però non si fermerà “finché i trasferimenti non saranno revocati”. “Emotivamente è difficile – conclude Alessandra – Non pensavamo mai di trovarci in questa situazione. La pandemia? Psicologicamente anche quello non aiuta, trasferirsi con i figli e i genitori anziani sarebbe già difficile. In piena epidemia è impossibile”.

Leggendo dalle righe cosa emerge? che le donne non le puoi trasferire perché devono fare da mamme e da infermiere. Il dire che le donne devono fare da mamme ed infermiere normalmente avrebbe scatenato shitstorm epiche, se però serve per evitare un trasferimento rognoso allora non diventa più umiliante. Lavorare fuori e sbattersi per le trasferte è ok se sei un uomo, letale se sei una donna?  Come al solito se conviene viva la parità altrimenti, se conviene per le donne essere madri ed infermiere allora viva l’esser madri ed infermiere.

3 pensieri su “un articolo sessista?

  1. Articolo ovviamente vergognoso.
    Tra l’altro continuano a parlare di firme, utilissime, su Change.org, quando secondo me qualsiasi petizione a base Harambe potrebbe farne molte di piú.

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  2. questo fa coppia con il fatto che si lotta per avere le “quote rosa” tra gli amministratori delegati di multinazionali, ma non tra minatori ed operatori di macchine movimento terra.

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