Diversity and Dungeons & Dragons | Dungeons & Dragons

D&D nasce da un war game, nelle prime versioni c’era, per fortuna, poca o niente politica, poche seghe mentali sui massimi sistemi, ci si divertiva come personaggi di heroic fantasy a menare mostri, rubare tesori e spassarsela con una ambientazione ispirata al medioevo europeo.

Era divertente per quello azione e poche pippe mentali, bene da una parte, fetecchioni dall’altra e botte indiscriminate e un minimo di interpretazione, niente pretese di recitazione da oscar o analisi psicologiche e psicodrammi come se piovesse.

Anche lì c’erano i primi segnali del prurignoso “politically correct” ammerrigano, avevano levato i demoni e molti richiami all’occultismo, salvo poi rimetterceli.

Adesso con questa storia dell’inclusività stanno devastando tutte le ambientazioni, leviamo le “vesti bianche/nere/rosse” da Dragonlance?  in nome dell’ammmore drow e elfi chiari andranno d’amore e d’accordo, Drizzt da ranger diventerà protagonista di porno interracial?

Per far funzionare una storia, una campagna, serve un cattivo fetecchione da contrastare. Anzi spesso è la fetecchia quello che tiene in piedi la storia e la giustifica.  Mi spiace che si debba fare questa apologia: Diversity and Dungeons & Dragons | Dungeons & Dragons per le accuse di appropriazione culturale e di razzismo di quattro scalmanati il cui unico lavoro è vedere razzismo ovunque per lucrarci sopra, alla fine son queste furbate che portano richieste, che possono essere anche giuste, a finire classificate come patetici capricci.

9 pensieri su “Diversity and Dungeons & Dragons | Dungeons & Dragons

  1. We’ve received valuable insights from sensitivity readers on two of our recent books. We are incorporating sensitivity readers into our creative process, and we will continue to reach out to experts in various fields to help us identify our blind spots.

    Ormai alla Hasbro hanno il commissario politico che deve approvare il testo prima di mandarlo in stampa e se ne vantano pure.

    We’re proactively seeking new, diverse talent to join our staff and our pool of freelance writers and artists. We’ve brought in contributors who reflect the beautiful diversity of the D&D community to work on books coming out in 2021. We’re going to invest even more in this approach and add a broad range of new voices to join the chorus of D&D storytelling.

    Sta cosa della “bella diversità della nostra comunità” mi ha sempre fatto ridere fin da quando ne parlavano in Magic The Gathering. Chiunque sia mai stato a un torneo ufficiale lo ha visto quanta “diversity” c’è attorno ai tavoli. Però si deve fingere il contrario.

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      • L’ambiente è al 90% fatto da bianchi, maschi, di solito sotto i trenta. Il classico stereotipo del neckbeard è l’utente tipo di un torneo di Magic.
        Non è che sia un vanto, si debba orinare per marcare il confine o che l’appartenente a questa o quella minoranza venga trattato come a una riunione del KKK. Semplicemente, trovo che parlare di “diversity”, nei termini intesi dalla Hasbro, sia risibile.

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        • il fatto è che c’è molta gente che lucra vedendo razzismo e discriminazione ovunque come molti cacciatori di streghe medievali dicevano di vedere tracce del demonio.
          I mazzi sono in libera vendita, per le iscrizioni ai tornei nessuno chiede razza, sesso o tessera del KKK, addirittura a magic on line non sai neppure chi hai davanti, se alto basso, grasso magro etc, etc, la chat aveva solo 5 o 6 messaggi preimpostati.
          Le accuse di razzismo dovrebbero apparire immediatamente insensate per chi abbia un qi>50 eppure basta frignare poco poco e invece del mavaff… partono le scuse e i progetti di inclusione (leggi accontentare i taglieggiatori)…

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  2. Già dalla quarta edizione avevano cominciato a sprofondare allegramente nell’idiozia, ingabbiando i personaggi in uno schema fisso e banale, mentre come ambientazione erano ridotti al minimo luoghi e società, con la scusa che “potrete creare tutto voi” (allora che ve la compro a fare l’ambientazione?) Ma almeno le creature malvage erano rimaste tali, un minimo di spiegazione sul perché lo erano non guastava il tutto, salvo far saltare ogni logica togliendo il concetto di creature buone: i soliti draghi rossi (malvagi) e i draghi Dorati ora neutrali, demoni e diavoli incarnazioni del male e angeli indifferenti alla moralità del loro padrone, razze oscure e razze vagamente non ostili, ex incarnazioni celestiali del bene divenuti affaristi che ” si sono scelti tutti i nemici giusti”. Non so neanche se esiste una versione italiana della 5° edizione, non ho mai voluto saperlo.

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  3. E nel frattempo Meanwhile in Internet anche Alins è diventato “problematico”, nel mentre si cancella qua e là, si cominciano a buttare già le statue di Jefferson, Washington e anche Ulysses S. Grant.
    Ah, anche quella di Lincoln deve “andare”.

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