Chernobylirus…

Ci son molti paralleli fra la vicenda coronavirus e la vicenda chernobyl; se si vanno a vedere i documentari su chernobyl si scopre che, a tutti i livelli, il regime sovietico ha cercato di insabbiare e ha dovuto ammettere obtorto collo il pasticcio solo dopo che in una centrale nucleare svedese è scattato un allarme di contaminazione radioattiva. Allarme fatto scattare dalla nube di chernobyl. I sovietici ammisero i problemi solo quando questi divennero troppo grossi da non poter più venire nascosti sotto il tappeto.

La puntata di superquark su chernobyl trasmessa nel 2006 e intitolata chernobyl nel buio degli anni luce, visibile a questo link:

https://www.youtube.com/watch?v=tf_rMN6dhKo&t=3139s

è illuminante. Mostra quello che ha portato all’incidente, ovvero un mix di segretezza paranoica sui problemi delle centrali di tipo RBMK , incoscienza e voglia di arruffianarsi i superiori, dopo l’incidente si è pasticciato e si è perso tempo cercando di insabbiare tutto. Quando poi non si poteva più tenere nulla nascosto si è deciso di evacuare e di ammettere l’incidente. Ma solo perché le radiazioni della nube stavano venendo misurate fuori dall’unione sovietica e, grazie ad analisi su venti e tempi di rilevazione si era riusciti più o meno a capire dove era partita.

Un altro parallelo è anche la gestione dell’emergenza e dell’informazione in italia: isterismo a tutto spiano, un gran bla bla bla dove parlavano tutti, dall’ecologista illuminato alla mamma pancina, tutti tranne fisici, ingegneri e tecnici, una fracca di bufale e ordinanze deliranti come, ad esempio, il divieto di bere acqua piovana… Pochi sapevano cosa fare e tutti si precipitavano a “fare qualcosa” anche se era inutile e controproducente.

L’unica differenza è che stavolta il partito dei paranoici è stato contrastato alquanto forse perché il pericolo biologico non faceva paura tanto quanto il pericolo nucleare, e con la cina abbiamo molti più rapporti commerciali di quelli che avevamo con l’unione sovietica.

Sorgente: Coronavirus, il modello cinese ha causato il disastro. Altro che «imitarlo»

Oggi che l’Italia è in enorme difficoltà nel contenere l’epidemia di coronavirus, spuntano come funghi gli elogi al «sistema autoritario cinese». Il regime ha quasi fermato il contagio: ieri si sono registrati appena 20 nuovi casi, contro gli oltre 3.000 di un mese fa, e neanche uno fuori dall’Hubei, la provincia che ospita l’epicentro dell’epidemia, la città di Wuhan. Qui i suoi 11 milioni di abitanti da un mese non possono uscire di casa e le strade assomigliano a quelle di una città fantasma. Circa 60 milioni di persone sono state messe in quarantena in tutto il paese, 14 ospedali sono stati costruiti in pochi giorni per accogliere i nuovi malati e chi nasconde i sintomi dell’infezione può essere condannato a morte. L’approccio estremo di Pechino è stato definito «coraggioso» dall’Oms, che l’ha valutato come «lo sforzo di contenimento della malattia più ambizioso, agile e aggressivo della storia», mentre per il Corriere della Sera il modello cinese è «da seguire».

SE IL MONDO È NEI GUAI È COLPA DEL REGIME
È vero che l’assenza di democrazia ha permesso ad esempio al governo cinese di sospendere il campionato di calcio, causando perdite milionarie ai club, senza incassare proteste di alcun tipo e di mettere in quarantena 60 milioni di persone senza che nessuno battesse ciglio. Ma la natura autoritaria del governo cinese, così efficiente quando si tratta di obbligare e reprimere, è anche quella che ha permesso al virus di circolare indisturbato per almeno due mesi. Se oggi l’Italia (e presto la Francia, la Germania e chissà quanti altri paesi) si trova in ginocchio è perché a inizio dicembre la Cina non ha rivelato la presenza di abitanti di Wuhan in ospedale con gravi sindromi respiratorie simili a quelle causate dalla Sars.

Come capitato per il pasticcio chernobyl: nascondere, insabbiare fin quando poi il botto è talmente grande da non poter essere più nascosto. Sarebbe stato bello avere un poco più di tempo per preparare gli argini e prendisporre le contromisure.
Ciò ovviamente non assolve la dabenaggine e l’idiozia di chi si lanciava in deliri come l’abbraccia un cinese o la cultura è l’unica maschera che serve.

Ed è sempre per colpa del sistema autoritario cinese che quando un medico, Li Wenliang, oggi osannato da tutti i media cinesi e del mondo, si è accorto dell’esistenza di un nuovo virus e ha avvertito i suoi colleghi, invece che essere ascoltato, è stato convocato da polizia e Partito comunista che gli hanno ordinato di negare tutto. Il sistema autoritario cinese non voleva fare brutta figura, soprattutto in un momento in cui doveva svolgersi il congresso provinciale del Partito a Wuhan, e voleva preservare se stesso a discapito della salute della popolazione.

«FALSITÀ, LE AUTORITÀ MENTONO»
E perché, nonostante gli ospedali di Wuhan fossero da giorni strapieni e senza più posti, nessun giornale ha lanciato l’allarme? Perché il sindaco della città non ha detto nulla fino al 23 gennaio, permettendo a tutti i suoi abitanti di uscire liberamente da Wuhan e infettare l’intero territorio della Cina e di conseguenza i paesi di tutto il mondo (perché il contagio è partito dalla Cina, cara Cnn, non dall’Italia)? Semplice: perché il sistema autoritario cinese ha impedito la diffusione di informazioni, sia da parte della stampa che delle autorità locali, fino a quando il segretario del Partito comunista Xi Jinping non ha lanciato l’allarme il 23 gennaio. La Cina ha già avuto 80.924 casi e 3.136 decessi: quanti di questi sarebbero stati evitati se la Cina fosse stata una democrazia?

Chernobyl: le informazioni sul funzionamento della centrale non erano note a tutti i tecnici, gli incidenti capitati in reattori simili erano censurate dal KGB e non giravano, si parlava tanto di quanto fosse bella, precisa e funzionale la tecnologia russa, chiunque osasse dubitare di ciò era un nemico del popolo e doveva essere messo al muro. Io lì vedo molti ingredienti dello stesso cocktail che stiamo gustando adesso.

(…)

Se a queste storie aggiungiamo che quei medici, giornalisti, professori universitari e singoli cittadini che hanno provato a denunciare sia l’epidemia sia gli errori del governo sono stati arrestati, forse ai tanti leoni da tastiera che popolano il web nostrano non conviene molto elogiare il sistema autoritario cinese. Il governo italiano deve migliorare la gestione dell’emergenza, smettendola di inviare segnali contrastanti e confusi, certo, la gente deve comprendere la gravità della situazione e rispettare le direttive, senza dubbio, ma se proprio dobbiamo rifarci a un modello guardiamo alla Corea del Sud. E lasciamo perdere la Cina, dove il virus è stato bloccato dall’eroismo dei cinesi di Wuhan e non dal governo.

L’unica cosa che mi verrebbe da aggiungere è la classica battuta degli anni 70 su un gatto, Mao, estremamente “dotato” visto che aveva il cazzo in cina e i coglioni in italia…

Un pensiero su “Chernobylirus…

  1. C’è però una differenza fondamentale: a Chernobyl hanno taciuto ma hanno alacremente lavorato per rimediare al disastro, a costo della vita dei tecnici, mentre in Cina non si è fatto assolutamente niente.

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