Le spogliarelliste difendono il club e battono le femministe – Corriere.it

Spesso chi lotta contro un “demone” non è per liberare le persone da quello ma per sostituirlo con un altro. Quello di sotto è un caso emblematico di come certe frange del movimento femminista dicano di voler liberare le donne ma in realtà vogliono sostituirsi al patriarcato nel controllo del loro corpo, spesso rivelandosi più becere e bigotte del nemico, il patriarcato, che raccontano.

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Le spogliarelliste difendono il club
e battono le femministe

Donne contro. Le une e le altre: sui lati opposti della barricata. In una battaglia che riguarda il sesso, il consenso, l’uso del corpo. E nella quale è difficile distribuire torti e ragioni.

Succede a Sheffield, città industriale del nord dell’Inghilterra. Dove il locale club di spogliarello era minacciato di chiusura dalla rivolta delle femministe: ma invece alla fine le autorità locali hanno deciso di tenerlo aperto, con grande giubilo delle strippers che ci lavorano. Che per difendere il loro diritto a denudarsi hanno pure sfilato per le strade della città, dando vita a colorite e chiassose manifestazioni.

La campagna per far chiudere il club, che appartiene alla catena Spearmint Rhino, andava avanti da tempo: ma aveva raggiunto l’apice quest’anno, dopo che le femministe avevano assoldato degli investigatori privati che avevano filmato segretamente quello che succedeva nel locale. Ed era venuto fuori che le ragazze non si limitavano agli spogliarelli, ma procedevano con toccamenti vari, sui clienti, su se stesse e fra di loro: cosa che è contraria ai regolamenti ufficiali e potrebbe comportare la revoca della licenza.

Ma lunedì, al termine di una udienza di otto ore davanti al consiglio comunale, durante la quale si sono avvicendate infuocate testimonianze, le spogliarelliste hanno avuto partita vinta. Le femministe hanno condannato la decisione e promesso di continuare la battaglia, ma sono state accusate dalle ballerine di adoperare metodi da revenge porn, da pornovendetta.

Una di loro, Celia Lister, ha detto di essere «al settimo cielo» e ha definito il caso «una enorme pietra miliare nel rompere lo stigma sociale che circonda il lavoro sessuale». Una sua collega ha raccontato come quello trascorso sia stato un anno difficile e di quanto tutte loro siano state vittime di «oggettificazione, rigetto e tattiche da pornovendetta», oltre a essere «ignorate dalle femministe che pretendono di volerci salvare». Un’altra ha definito i filmati segreti come una violazione: «Non siamo oggetti sessuali come siamo state descritte. Siamo complesse e sfaccettate come chiunque altra, e in realtà i clienti ci trattano come persone, più delle cosiddette femministe».

Le quali, invece, hanno definito «scioccante» la decisione del Comune e hanno denunciato che i racconti positivi delle spogliarelliste dimostrano solo la «presa soffocante» del club sulle ragazze: «Gli strip club — ha detto una delle promotrici della campagna — contribuiscono a una cultura nella quale gli uomini ritengono di avere diritti sui corpi delle donne». (…)

Che le femministe volessero avere loro lo stesso controllo sul corpo delle donne che attribuivano al patriarcato ne ho avuto qualche sospetto quando ho visto reazioni scomposte a manifesti che invitavano a riflettere sull’aborto, quando, nel caso, metoo qualcuna, Brigite Bardot, parlava del gioco della seduzione e che un approccio non è automaticamente un tentato stupro. Mi ha colpito la frase “i clienti ci trattano come persone, più delle cosiddette femministe” e la risposta delle femministe sugli strip club.  Imho vogliono sostituire al “patriarcato”, un matriarcato ancora più opprimente dove loro, e solo loro, decidono cosa è giusto o sbagliato riguardo al corpo delle donne e degli uomini. Finirà che le femministe si uccideranno da sole con un coro di solenni sfanculate delle donne.

 

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