La rivista il Mulino: La fascista intelligente e l’educazione civica

Un articolo che fa riflettere alquanto sul fascismo, sull’insegnamento dell’educazione civica e sui rischi che tale materia passi dall’essere “educazione” al diventare indottrinamento. Fa riflettere alquanto.

Sorgente: La rivista il Mulino: La fascista intelligente e l’educazione civica

Claudio Giunta
La fascista intelligente e l’educazione civica
rubrica

Ho scritto un manuale di letteratura per il triennio delle superiori e da qualche anno vado nelle scuole a presentarlo. (…)
Tempo fa in un liceo di Catania mi è successa una cosa interessante. Avevo appena finito la mia lezione sui grandi scrittori e saggisti siciliani (l’Identità, l’Identità a scuola piace), e avevo chiesto se c’erano domande. In genere a questo punto cala il silenzio, finché un insegnante pietoso non rompe il ghiaccio. Invece quella volta, prima ancora che io finissi di formulare l’invito, ho visto una mano ben alzata in fondo alla sala. Una ragazza sui 16-17 anni. Mi sono rallegrato e stupito, e le ho ceduto la parola. Lei si è alzata e ha detto: «Ma se io volessi diventare una fascista intelligente, perché mai la scuola e lo Stato dovrebbero impedirmelo?».

C’stato un momento di silenzio imbarazzato. Non di tutti. I compagni che erano accanto alla ragazza non erano stupiti, mi guardavano aspettando una risposta, evidentemente la cosa era stata preparata, loro erano stati informati, forse erano d’accordo con lei: anche loro volevano diventare, o volevano avere il diritto di diventare dei «fascisti intelligenti». Anch’io sono rimasto per qualche secondo in silenzio, e in quei secondi ho raccolto le idee e mi sono preparato a risponderle. Come prima cosa l’avrei ringraziata per aver rotto il ghiaccio con una domanda così sincera e intelligente. Poi… Poi non so bene che cosa le avrei detto. Forse che le società liberali si fondano, di fatto, sull’idea che ogni essere umano può diventare esattamente ciò che vuole diventare, purché la sua scelta non danneggi gli altri esseri umani: quindi anche una fascista intelligente. Considerata però la storia italiana del Novecento, la scuola e lo Stato (nella domanda le due istituzioni erano sovrapposte) avevano il dovere di avvertirla. La scuola del fatto che – alla luce di ciò che sappiamo essere successo negli anni Venti e Trenta – la libertà che lei stava reclamando le sarebbe stata negata nello Stato fascista che, se era conseguente, avrebbe voluto edificare; e lo Stato del fatto che esistono leggi che lasciano piena libertà ai singoli di diventare dei fascisti intelligenti, o anche dei fascisti stupidi, ma che vietano a questi fascisti intelligenti o stupidi di riunirsi in un’associazione o partito che si definisca fascista, e ciò per il timore che questa riunione porti un’altra volta a errori simili a quelli che si sono già prodotti una volta: l’uso della violenza contro i dissidenti, l’abolizione del pluralismo, la discriminazione nei confronti delle minoranze, la censura sulla stampa, il bavaglio – o il guinzaglio – imposto ai sindacati eccetera.

Uso i verbi al condizionale perché prima che avessi il tempo di aprire bocca, un’insegnante, o forse la preside, si è alzata in piedi ed è esplosa in questo flusso di coscienza: «Ma come è possibile fascista intelligente non c’è intelligenza nel fascismo la violenza che avete studiato nel programma le leggi sugli ebrei la guerra ma queste provocazioni la vogliamo smettere?». La ragazza, aspirante fascista intelligente, non ha replicato.

Episodio molto interessante; preso per buono che quella della ragazza fosse una provocazione, la risposta corretta era quella che voleva dare Giunta, lo stato liberale italiano ti permette di essere quello che vuoi, fascista intelligente, nazista stupido, nazipedoterrosatanista, quello che vieta di fare e che, nel caso venga fatto, sanziona sono i comportamenti. Io, tu, siamo liberi di considerarci tutto quello che vogliamo, non siamo liberi, nel senso che se ci si prende certe “libertà” poi arrivano le legnate, di fare tutto quello che si vuole.

L’insegnante che è intervenuta invece ha fatto una frittata, il classico uso del principio di autorità per chiudere una discussione “scomoda”.  Azione che poi porta ad altre domande: c’è intelligenza negli altri movimenti che hanno usato, e abusato della violenza? nel comunismo? nel cristianesimo, nell’islam, visto che tutti questi movimenti hanno un bel po’ di persecuzioni e cadaveri sul groppone? La violenza è la negazione dell’intelligenza? Altra impressione che ho avuto è che la tizia pensasse per stereotipi, cioè l’essere fascista significa essere solo un gorilloide violento capace solo di menare le mani.

Due errori gravi: l’uso del principio di autorità per imporre quando si dovrebbe convincere e il pensare per stereotipi. Il primo errore rischia di spingere la gente nella direzione opposta alla quale si vorrebbe portare, l’altro è più sottile; come mai la scuola che dovrebbe darti apertura mentale e capacità di comprendere la complessità finisce per ragionare per stereotipi, cosa alquanto sbagliata.

Gli studenti, gli insegnanti

Non ho più dimenticato questo episodio, perché mi pare tocchi due questioni su cui di solito non si riflette a sufficienza quando si parla di educazione civica o di educazione alla cittadinanza. Due questioni, o per dire meglio i due attori che sono sulla scena: gli studenti e gli insegnanti. (…)

Tutto questo per dire una cosa ovvia, e cioè che per far diventare più intelligenti, saggi e civili degli adolescenti – specie quelli coi pregi e i difetti che ho indicato – il mezzo migliore è esporli all’influenza della cultura. Ovvia, ho detto, ma forse avrei dovuto dire apparentemente ovvia, perché ho invece l’impressione che spesso, a scuola, per raggiungere quell’obiettivo, si tenda a sostituire l’acculturazione, ossia la persuasione indiretta, con la predica, se non addirittura (è il caso catanese) con l’intimazione, soprattutto quando – si capisce – ad essere in questione non sono concetti o eventi freddi come la faida tra guelfi e ghibellini o la poetica di Foscolo o le ossidoriduzioni bensì concetti o eventi caldi come, poniamo, il problema della violenza politica, o quello delle migrazioni, o del rapporto tra i sessi, o appunto del fascismo. Ma soprattutto a quell’età prediche e intimazioni sortiscono spesso l’effetto contrario rispetto a quello desiderato.

(…) Un insegnamento impostato in questo modo – e s’intende che ciò che vale per la Costituzione vale per la Resistenza, il razzismo, l’eguaglianza tra i sessi, l’immigrazione eccetera – va soggetto alle aporie di qualsiasi dottrina che sia, appunto, calata dall’alto: crea un piccolo numero di eretici per partito preso (la fascista intelligente) e un gran numero di credenti anch’essi per partito preso: più o meno il contrario di quella che dovrebbe essere un’educazione liberale, o l’educazione tout court.

Seguono altre riflessioni molto interessanti su cosa debba essere l’educazione civica, e ahimé, concordo con l’autore che trasformarla in una sorta di catechismo laico ove si impara la santa dottrina perché è la santa dottrina altrimenti son urla e votacci, sia il modo migliore per sputtanare la materia.

Anche perché, e qui ci vuole una buona riflessione sulla scuola, se non hai gli strumenti per capire, se non hai le basi culturali ovvero il saper leggere, scrivere e far di conto, puoi conoscere a menadito la costituzione che tanto il farabutto ti porta dove vuole lui, perché non hai gli strumenti per analizzare criticamente quello che dice. La scuola dovrebbe formare il pensiero critico ma in molti casi invece cerca di far spegnere il cervello e allevare pappagalli. Ma se allevi pappagalli poi non scandalizzarti se i pappagalli ripetono quello che sentono più di frequente.

 

7 pensieri su “La rivista il Mulino: La fascista intelligente e l’educazione civica

  1. Io su due piedi avrei chiesto di definire “essere fascista intelligente”.

    Se la ragazza avesse risposto: evito/rinuncio a limitare le libertà personali, perseguire dissidenti e minoranze, l’uso della violenza? eccetera… Fosse anche sostituendoli con l’indifferenza.

    Un fascismo privo di tutte queste componenti critiche, è ancora fascismo? (Per l’insegnante ho l’impressione di sì, pure per i tifosi da noi-buonissimi-contro-loro-cattivissimi TM, ma per gli altri? capaci di ragionare non soltanto in binario?)

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    • sarebbe stata un’ottima mossa che, nel caso, avrebbe smontato la ragazza senza invocare il bastone.
      La mia docente di filosofia faceva così; qualsiasi sparata tu facessi, per quanto demenziale e delirante fosse, ti chiedeva di argomentarla. Molti finivano ad avvitarsi sul è così perché è così non riuscendo a portare avanti il discorso.

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      • Se non proprio “Per favore, definisci fascista intelligente in tutte le sue proprieta” credo che un semplice “Cosa intendi per fascista intelligente?” sorga spontaneo.

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    • Riflettiamo un attimo su una cosa: sostituite a “fascista intelligente” “comunista intelligente”; vi suonerebbe strano? Sentireste il bisogno di farvene definire il significato? Purtroppo no, anzi, potrebbe suonarvi addirittura normale. Provate a dire quelle due paroline (comunista intelligente) a mia moglie, che il comunismo vero lo ha vissuto in infanzia e adolescenza nella Lituania occupata dai Sovietici, e vi sbranerà vivi. Da noi il comunismo non c’è stato il tempo di provarlo, tutto qui, ma ovunque applicato nel mondo il comunismo ha avuto più o meno le stesse derive (con svariati milioni di morti in più, piccolo particolare). Chi il comunismo e il fascismo li ha subìti entrambi (gli Stati baltici e in particolare l’Estonia) ha leggi per vietare la ricostituzione di entrambi.

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  2. Beh, a me sembra che l’insegnante abbia dato un’ottima lezione di vita alla ragazza: un insegnante terrona, ignorante e poco intelligente che dice “si fa come dico io perche io ci o’ il posto statale e te non sei nessuno”. E’ un’ottima preparazione per la vita da adulto, in cui dovrai dare ragione a dementi terroni solo perche’ loro hanno la posizione di potere. Insomma, per preparare i ragazzi a una societa’ di merda ci vuole una scuola di merda, e in questo i docenti italiani (specialmente i terroni) sono dei veri esperti!

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