il termine “negro” e la lotta contro il linguaggio

Su twitter ho partecipato a questa discussione

 

utente1
Sull’uomo razzista che in treno insulta persone nere, ho capito che nella frase da lui detta “ne*ri del cazzo”, “cazzo” è più offensivo di “ne*ri” dato che questa parola non è stata censurata nei titoli di giornale, “cazzo” invece sì.
La normalizzazione della N word.

Shevathas
In italiano il termine “negro” non ha mai avuto senso spregiativo, basta pensare al testo della canzone “i watussi” di Vianello. L’altro è un termine volgare.

Utente2
Penso che i neri possano decidere cosa offende i neri e cosa no, che i bianchi decidano quando possono o non possono offendersi è ridicolo.

Devo dire che fornisce spunti interessanti sul linguaggio e su come termini “neutri” e senza alcun senso spregiativo1, adesso vengano percepiti come offensivi e si chieda di eliminarli dal linguaggio. La replica al mio messaggio è illuminante; mi sembra assurdo permettere a “piccoli” gruppi di decidere cosa sia offensivo per loro e cosa no e di imporlo alla maggioranza delle persone, e trovo ridicola questa lotta contro il linguaggio. Perché non ci sono solo i bianchi asterisco ma anche i carnivori asterisco, gli uomini asterisco, gli eterosessuali asterisco…

Anche perché il “disprezzo” non è tanto nel suono della parola quanto nel significato che viene attribuito alla parola. Sostituire la parola “negro” con la parola “di colore” o la parola “supercalifragilistichespiralidoso” ma lasciando inalterato il significato, di certo non trasforma un razzista del KKK in un pacifista amante dei supercalifragilistichespiralidosi…

L’altra spiegazione che mi do è che invece sono ingenui pazzeschi che pensano che cambiando il linguaggio cambino le situazioni oppure si pensa che per sentirsi buoni buoni basti cambiare il linguaggio, e lottare contro chi usa certe parole, che risolvere realmente le situazioni. Prendiamo ad esempio il caso zingaraccia; Salvini è stato criticato, imho non completamente a torto, perché un ministro non dovrebbe usare un linguaggio da osteria, ed in effetti un minimo di decoro istituzionale dovrebbe averlo. Però sarei curioso di sapere quanti, fra i paladini del linguaggio politicamente corretto che si son stracciati le vesti per il termine “zingaraccia” usato dal truce sarebbe disponibile che nel proprio condominio o nella villetta affianco venisse ospitata una famiglia proveniente dai campi “illegali”? Penso pochi, come del resto è già capitato.

PS

questo articolo è illuminante; anche il popolo zingaro si considera il popolo migliore di tutti… penoso che il maestro e che molti SJW abbiano letto in quel testo una leggenda suprematista bianca…. Se questi sono i colti che con la loro cultura fanno da argine alla destra è incredibile come la lega sia arrivata solo al 30%…


  1. Nello slang americano “nigga” o “nigger” è un termine offensivo ed ha un senso spregiativo, ma l’italiano non è lo slang americano. 

14 pensieri su “il termine “negro” e la lotta contro il linguaggio

  1. Partiamo dal fatto che nero è un colore, e questo signore

    non ha sicuramente quel colore lì, quindi chiamarlo nero è un falso in atto pubblico. Un colore certamente lo ha, ma ce l’ho anch’io, come lo hanno i cinesi, i pellerossa, i montenegrini (montenerini?), gli esquimesi, gli albini, quindi dare solo a lui la qualifica “di colore” è del tutto privo di senso. Probabilmente anche razzista, visto che lo si differenzia da tutti gli altri. Ad un certo punto era invalso l’uso di chiamarli extracomunitari, cosa assolutamente ridicola, dato che extracomunitari sono anche gli svizzeri, gli albanesi, i norvegesi, i monegaschi ecc. ecc. Allora, dico: e se li chiamassimo semplicemente col nome della loro etnia, ossia negri? Che poi a me viene in mente Rula Jebreal che dice a Nicola Porro “lei uomo bianco non si deve permettere di dire a me”: ecco, “uomo bianco” in questo contesto, in quel tono, con quell’espressione, io lo trovo pesantemente offensivo, però non mi risulta che Porro abbia chiesto che si mettessero al bando le parole “uomo” e “bianco”. E penso anche a quell’amico che aveva l’abitudine – poi gliel’ho fatta perdere – di dire “tu donna non ti permettere di contraddire me, uomo”, che è sicuramente una battuta, però alla novantasettesima volta credo che una abbia il sacrosanto diritto di sentirsene un tantino irritata. Beh, ci crederesti? Io la parola “donna” continuo a usarla.

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  2. Che poi quando sento dire che un certo tizio o una certa tizia è “di colore”, mi basta domandare “OK, ma di che colore?” e tutto il castello viene giù all’istante.

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      • Usa “di colore” chi pensa che “negro” e “nero” siano parole offensive. “Di colore” è semplicemente un (inutile) calco dell’inglese “coloured”.

        Quanto alla motivazione da te fornita, pensa agli abitanti dell’India: sono più scuri di noi, ma mica li chiami “di colore”.

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        • “Nel 1950 entra in vigore [in Sudafrica] il Population Registration act, con il quale la registrazione della popolazione richiede che i sudafricani vengano classificati in una delle tre categorie: bianco, nero (africani), o di colore (categoria che comprendeva le razze miste e i sottogruppi di origine indiana e asiatica).”
          Il termine coloured/di colore NON indica i negri, almeno non originariamente. E’ stato abusivamente piegato al significato di negro dopo che è stato deciso che negro è offensivo e dopo che è stato deciso che nero, adottato al posto di negro, dal momento che si riferiva in ogni caso alle persone negre e quindi era sinonimo di negro, era offensivo anche quello.

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  3. Si fatica a comprendere che un termine linguistico ben difficilmente può essere caratterizzato in termini assoluti: il contesto è molto spesso determinante.
    Termine e contesto sono in un certo senso due grandezze coniugate; puoi riferirti a qualcuno dandogli del figlio di pu**ana senza offenderlo oppure dare della cacca a qualcun altro facendolo rimanere malissimo (si pensi – in modo ancor più significativo – all’uso di uomo/donna riportato nel commento precedente).
    Così come il fatto di essere in bikini è del tutto normale e pertinente se ti trovi in spiaggia, molto meno se stai entrando in una riunione aziendale con i tuoi capi.
    Questa spinta forzata all’edulcorazione a tutti i costi del linguaggio non è che uno dei tanti aspetti dell’idiozia contemporanea del politically correct.

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  4. “La replica al mio messaggio è illuminante; mi sembra assurdo permettere a “piccoli” gruppi di decidere cosa sia offensivo per loro e cosa no e di imporlo alla maggioranza delle persone,…”
    Questo significa che gli ebrei non hanno diritto di dire cosa sia antisemitismo, in quanto una minoranza?
    So benissimo che qui nessuno lo pensa, è solo per capire se ritieni che si tratti di due casi diversi o no.

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    • Domani gli ebrei decidono che la parola “cane” è offensiva per loro perché durante il fascismo nei negozi si scriveva “divieto di ingresso ai cani ed agli ebrei” ; penseresti che è una stronzata o andresti, per rispetto, a firmare per la messa al bando dei fumetti di Snoopy,

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    • Antisemitismo è un termine che descrive benissimo cosa intende. Non c’è bisogno che gli ebrei “decidano” cosa è antisemitismo e cosa no, perché il termine lo descrive già. Chiaro, potrebbero cercare di estenderlo oltre la definizione, ma chi sarebbe a farlo? “Gli ebrei”? Quale comitato? Se UN ebreo dice che è antisemitismo fare o dire qualcosa che non è mai stata considerata tale prima, quella sarà la sua opinione e non è che il suo essere ebreo gli dia diritto di ridefinire il linguaggio per tutti.
      La stessa cosa vale per tutti gli altri. Il commento citato è l’esempio dello schifo dell’attacco alla libertà di linguaggio perché non c’è un “comitato dei neri” che decida cosa è offensivo né il parere di un singolo parla per un’intera etnia o gruppo. Di fatto è razzista pensarla in questo modo, ma dato che apparentemente si difende la minoranza, si passa per valorosi difensori dell’uguaglianza. Uguaglianza un corno! Perché io come bianco (che poi andando a vedere bene non dovrei definirmi tale, ma “latino”) non ho nessun supporto da chicchessia se dico che darmi del “white” o “latino” è offensivo e che parlo a nome di tutti.

      Qualsiasi controllo della lingua comunemente utilizzata è un atto di totalitarismo, sia che venga da destra che da sinistra. Qualsiasi “identity politics” è razzista per definizione, perché assegna etichette a interi gruppi di individui: anche se lo fa in teoria per difenderli, quello che fa è annullare l’individuo, che è tutto fuorché difesa.

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      • La prima parte è esattamente quello che avevo intenzione di scrivere io l’altro ieri ma non ne avevo il tempo. Però tu lo hai detto meglio. Per il resto del commento, concordo totalmente

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