Domande

La sospensione dell’incredulità, o sospensione del dubbio (suspension of disbelief in inglese), è un particolare carattere semiotico che consiste nella volontà, da parte del lettore o dello spettatore, di sospendere le proprie facoltà critiche allo scopo di ignorare le incongruenze secondarie e godere di un’opera di fantasia [da wikipedia].
Ad esempio si accetta tranquillamente che harry potter sia un mago e che possa usare la magia, che esista il teletrasporto nell’enterprise o la spada laser jedi.

Ecco; per accettare l’articolo di sotto occorre una buona dose di sospensione dell’incredulità.

 

Sorgente: “Uno dei naufraghi ha raccontato di essere stato costretto a seppellire cadaveri” | L’HuffPost

“Le persone a bordo ci hanno raccontato di aver trascorso lunghi periodi di detenzione in Libia e di aver subito vessazioni inenarrabili. Uno dei naufraghi ha raccontato di essere stato costretto a seppellire cadaveri per preparare il centro di detenzione alla visita di operatori esterni cercando di renderlo più presentabile. Questa è la Libia, il Paese in cui ci viene indicato di portare le persone soccorse: non lo faremo mai”. Così la portavoce della Ong Sea Watch Giorgia Linardi. La nave, con a bordo 52 migranti, è a 15 miglia dall’isola di Lampedusa.

Preso per buono il racconto ci sarebbe da porsi alcune domande:

La prima è chi o cosa abbia costretto quei poverini a lasciare il loro paese per andare in quell’inferno, nel 1943 le SS andavano casa per casa a rastrellare gli ebrei per destinarli ai lager, chi fa le stesse cose oggi in Nigeria, in Senegal?

La seconda è: preso per buona la storia che “scappano dalla guerra”, perché nessuno ha organizzato campi profughi nei paesi vicini per accogliere temporaneamente i profughi in attesa che la situazione si normalizzi? L’alto commissariato era troppo impegnato fra una bacchettata all’italia e una mozione di condanna a Israele per occuparsene?

La terza è: perché “curare” trasportando in italia invece di “prevenire” controllando la frontiera sud in libia? Piena solidarietà per le traversate in mare (su navi attrezzate e con personale medico di supporto) e per quelle del deserto “fottesega”?

La quarta è: “idiozia o connivenza”? Gli operatori esterni son gonzi pronti a bere come acqua fresca qualunque stupidaggine detta dai responsabili del centro incapaci di accorgersi di cosa avviene realmente o son conniventi con chi gestisce il centro? E poi, chi sono, a chi fanno riferimento gli osservatori esterni? Al governo libico, a qualche agenzia internazionale, alla bocciofila di vattelapesca ? Anche qui le risposte potrebbero portare a conclusioni “tragiche”; i italia gli operatori si accorgono di uno spillo fuori posto, perché allora non mandare in libia tali osservatori?

9 pensieri su “Domande

  1. Il discorso è semplicissimo…Dei ‘migranti’ per se stessi non importa a nessuno una beata cippa.
    Questa gente è semplicemente vittima di una cinica ridda di interessi contrapposti che vanno da quelli dei trafficanti di carne umana che li convincono a trasferirsi nel presunto ‘Paese dei Balocchi’ rappresentato dall’Europa a quelli delle varie associazioni pseudo umanitarie che per ragioni di semplice pecunia si lanciano al loro soccorso, passando per le varie componenti politiche, nazionali e non delle quali la più pulita ha la rogna…
    Non che manchino anche i poveri illusi convinti di dover aiutare i ‘poveri migranti’ ma questi ingenui sono cinicamente sfruttati, nè più nè meno dei migranti stessi dai vergognosi attori di questa farsa.
    Limitarsi a raccogliere i supposti ‘naufraghi’, per la maggior parte abbandonati in mare su qualche precario zatterone, e a lamentarsi delle condizioni dei campi di detenzione in Libia è semplice e pura ipocrisia, come lo è lasciare che siano pochi paesi a fronteggiare la situazione, salvo indignarsi se qualcuno di questi si stanca di essere l’unico pisquano a sbattersi.
    Si vuole risolvere il problema? Benissimo. Se ne incarichi l’ONU, dimostrando una volta tanto di essere un organismo internazionale SERIO e non una congrega di buffoni, ipocriti, corrotti e imbecilli, prendendosi carico dei campi profughi, monitorando la situazione nei paesi di origine dei migranti e bloccando le rotte di transito verso il Nordafrica (che, a quanto mi risulta sono poche e facilmente controllabili).
    Non glie ne frega nulla a nessuno? Va bene, gli stati non sono associazioni benefiche e se nessuno vuole prendersi la briga di metterci mezzi, uomini e palanche, per quanto cinica, anche questa è un’opzione, ma in questo caso che si smetta anche di pontificare contro chi fa la stessa identica cosa…

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    • S’è visto con la vicenda Acqurius; molti politici esteri deploravano i comportamenti “vomitevoli” dell’Italia e del suo governo salvo poi, quando le navi chiesero di sbarcare a marsiglia o in spagna, comportarsi allo stesso modo dell’italia.
      Ed alla fine è questo “doppio standard” che sta uccidendo l’europa, più delle stronzate dei sovranisti.

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  2. Se Lei ha parlato con questa gente, ci illumini…
    Che in molti dei paesi di partenza non si viva bene è un fatto.
    Che tutti quelli che partono siano ‘disperati’ ne dubito fortemente, se non altro per il fatto che pagano cifre che già per un europeo non sono indifferenti e, probabilmente, in questi paesi rappresentano un notevole capitale.
    Anche ammesso, per amor di discussione, che fuggano tutti da carestie, guerre o dittature, ci sarebbe da chiedersi perchè l’incombenza di accoglierli dovrebbe pesare solo e soltanto su pochi paesi e non sulla comunità internazionale.
    Di commissari europei ha parlato lei. L’ alto commissariato delle NAZIONI UNITE per i rifugiati e quello per i diritti umani sono, come dovrebbe suggerire il nome gestite dall’ONU, quindi dovrebbero poter agire in tutti gli stati membri.
    Naturalmente, poi, è più facile lanciare strali contro l’Italia da un comodo ufficio o da un albergo romano che alzare il deretano e andare in Libia,
    Per ‘presidiare il confine sud’ non è necessario ‘presentarsi in Libia’. Basterebbe accordarsi con i Paesi che confinano a sud con questa (Niger e Ciad) dove già operano, mi risulta spesso e volentieri truppe francesi e controllare i non molti passaggi che attraversano il deserto. E anche questo potrebbe essere svolto da truppe delle Nazioni Unite.
    Ma, come detto sopra, dei ‘migranti ‘ importa poco o punto, quello che conta è sfruttare questa gente.
    Che lo si faccia illudendoli di poter arrivare in una sorta di Paradiso Terrestre e rapinandoli per questo dei loro averi o sfruttandoli per ragioni economiche o politiche non cambia molto.
    Oltretutto Le ricordo che solo una minoranza di queste persone ottengono permessi di soggiorno.
    La stragrande maggioranza, semplicemente SPARISCE, finendo quindi ad ingrossare le file dei clandestini che, in quanto tali hanno come prospettive o farsi sfruttare come lavoratori in nero o finire nel ‘giro’ dell’illegalità…

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    • Avevo interpretato “chi bacchetta l’Italia” del post originale come un riferimento a commissari europei, mi scuso se ho frainteso.

      Come scrive lei nella seconda risposta, molti migranti si fanno raggirare da trafficanti. Il problema è che noi partiamo dalle nostre mentalità europee per capire un fenomeno africano. Da qualche anno frequento centri di accoglienza e mi capita di parlare con molti migranti, soprattutto africani. Non ho una risposta a tutte queste domande, ma di certo so che un africano ed un europeo hanno reazioni diverse di fronte a situazioni simili. È difficile perché di primo acchito viene fatto di consigliare e dire: fai così, è quello che farei io. In realtà bisogna sforzarsi di essere aperti e provare a vedere come funziona un altro tipo di ragionamento.

      Se vogliamo è lo stesso motivo per cui ai ricercatori è richiesto di passare periodi all’estero: bisogna confrontarsi con mentalità diverse, con approcci diversi agli stessi problemi, per poter evolvere.

      Per esempio il fatto che solo una minoranza di queste persone ottenga un permesso di soggiorno od uno status di rifugiato può essere interpretato in vari modi:
      – la maggioranza di queste persone non aveva il diritto di partire e venire da noi
      – le regole che utilizziamo per decidere chi resta e chi no sono imperfette.

      Io sono immigrato in Francia e mi chiedo spesso perché un algerino o un rwandese o un malese che sono francesi madrelingua abbiano più problemi di me (che ora il francese lo parlicchio, ma non certo da madrelingua!) a venire in Francia, a farsi assumere, ad avere un’assicurazione sanitaria, ecc. ecc.

      Chi ha deciso che io dovessi essere “meno immigrato” di questa gente? E perché deve continuare ad essere così?

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      • Come scrive lei nella seconda risposta, molti migranti si fanno raggirare da trafficanti. Il problema è che noi partiamo dalle nostre mentalità europee per capire un fenomeno africano. Da qualche anno frequento centri di accoglienza e mi capita di parlare con molti migranti, soprattutto africani. Non ho una risposta a tutte queste domande, ma di certo so che un africano ed un europeo hanno reazioni diverse di fronte a situazioni simili. È difficile perché di primo acchito viene fatto di consigliare e dire: fai così, è quello che farei io. In realtà bisogna sforzarsi di essere aperti e provare a vedere come funziona un altro tipo di ragionamento.

        benissimo, si proponga qualche altro tipo di ragionamento. La cosa più sbagliata da fare in questo caso è il lamentarsi che la soluzione proposta non va bene ma ci si guarda dal proporre qualcos’altro; questo tira la volata anche al peggior populismo. Fra uno che da risposte deliranti a domande tutto sommato giuste e problemi che, in effetti esistono, e uno che lotta contro le domande a colpi di accuse di razzismo la gente tende a scegliere sempre il primo.

        Se vogliamo è lo stesso motivo per cui ai ricercatori è richiesto di passare periodi all’estero: bisogna confrontarsi con mentalità diverse, con approcci diversi agli stessi problemi, per poter evolvere.

        Approcci diversi ma che si son rivelati essere anch’essi efficienti ed efficaci, il sistema “geocentrico” è un approccio all’astronomia diverso dall’eliocentrico ma ciò non significa che per diventare un bravo astronomo capace di calcolare le orbite occorra imparare a menadito il sistema tolemaico geocentrico ed impazzire con epicicli e deferenti.

        Per esempio il fatto che solo una minoranza di queste persone ottenga un permesso di soggiorno od uno status di rifugiato può essere interpretato in vari modi:
        – la maggioranza di queste persone non aveva il diritto di partire e venire da noi
        – le regole che utilizziamo per decidere chi resta e chi no sono imperfette.

        la ratio di base delle regole è che se uno non sta vivendo un pericolo immediato e grave per la sua sicurezza può venire se ci sono ragionevoli probabilità che non diventi solo un “peso” per lo stato che accoglie. Ecco perché si chiede che ci sia già almeno un contratto di lavoro o disponibilità finanziarie; se non sei in grado di mantenerti da solo sei facilmente ricattabile e finisci o a diventare preda di farabutti o farabutto a tua volta.

        Quanto sarebbero “appetibili” gli schiavi che raccolgono pomodori se le aziende fossero obbligate, anche con le cattive, a trattarli allo stesso modo degli italiani, contratto assicurazione etc. etc.? Niente, sono apprezzati perché facilmente sfruttabili grazie anche all’ignavia di molte autorità.

        Io sono immigrato in Francia e mi chiedo spesso perché un algerino o un rwandese o un malese che sono francesi madrelingua abbiano più problemi di me (che ora il francese lo parlicchio, ma non certo da madrelingua!) a venire in Francia, a farsi assumere, ad avere un’assicurazione sanitaria, ecc. ecc.

        Il motivo principale è che l’italia è nell’unione europea, quindi, cinicamente un italiano in francia che si trova senza possibilità di mantenimento può essere rapidamente reinviato al paese europeo d’origine. Le norme europee già prevedono che se un cittadino di un altro stato europeo diventi troppo oneroso per i servizi sociali dello stato ospitante questo possa reinviarlo al paese di origine. Aggiungi che gli spostamenti da Francia a Italia sono facilissimi: carichi il tizio su un treno in francia e lo fai scendere in italia

        Chi ha deciso che io dovessi essere “meno immigrato” di questa gente? E perché deve continuare ad essere così?

        Gli accordi internazionali fra gli stati, un italiano in francia è meno immigrato di un malese allo stesso modo che un canadese è meno immigrato in USA rispetto ad un brasiliano. E continuerà ad essere così se non cambiano gli accordi fra gli stati. Nulla e nessuno vieta alla Francia di accordarsi con la malesia per permettere ai cittadini malesi l’ingresso e la permanenza incondizionata in Francia.

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  3. Penso che farebbe bene frequentare dei centri accoglienza e parlare con la gente che decide di lasciare il proprio paese.
    In questo modo avresti la risposta alla tua domanda su chi li ha costretti a partire dalle loro case.

    Poi scusa, ma è chiaro che i commissari europei non possano andare in Libia. La Libia non è Europa. Noi non facciamo mica venire la polizia giapponese (per dire una nazione a caso) in Italia a controllarci i confini, no? E con quale autorità una qualsiasi forza militare europea dovrebbe presentarsi in Libia a presidiare il confine sud?

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    • Penso abbia risposto benissimo Paolo Ghezzi; concordo pienamente con lui. Aggiungerei solo una riflessione; oramai è noto che la libia sia un vespaio ed andare in libia significhi andare a finire in un lager; perché gli stati di origine dei prigionieri dei lager non “sensibilizzano” la popolazione e cercano di dissuadere le persone dal partire? Poi i migranti che vedo hanno cellulari e son capaci di usarli, non mi sembra gente appena scesa dall’albero; e allora la domanda che mi pongo è: sono consci della situazione della libia e di quello che rischiano oppure sono ingenui e ignoranti da interdire?

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      • Sicuramente è una bella domanda: penso sia difficile che siano tutti così ingenui, ma probabilmente si fanno irretire dai trafficanti (perchè, è giusto ribadirlo, non stiamo parlando di gente che ‘fugge’ con mezzi di fortuna ma di gente che paga per arrivare in Europa) che gli assicurano di poter eludere le autorità libiche e di poterli direttamente imbarcare su un battello che li porterà sicuramente a destinazione.
        Inoltre ci sarebbe da stabilire se i lager in questione sono gestiti dal governo libico (e da QUALE, visto che il contenzioso su chi comanda, a quanto ne so, non è ancora terminato) da qualche banda locale o direttamente dai trafficanti di cui sopra…

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      • gli stati di origine non “sensibilizzano” perché sono parte del problema medesimo: i governi, da quelle parti, sono a dei livelli di corruzione che fanno sembrare anche la peggiore carogna del periodo di “mani pulite” praticamente un martire.

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