sulla giornata contro la violenza verso le donne

Maria, nome di fantasia, era una ragazza del mio liceo, molto carina e poco interessata allo studio.
Si era messa con giuseppe, un teppistello sempre pronto a fare lo spaccone, temuto perché picchiava tutti e faceva il figo con la moto e perché era già stato in riformatorio. La solita microdelinquenza di periferia. E lei, di riflesso grazie al “chiamo a giuseppe e vi faccio picchiare” faceva da piccola “bulla”. Terra terra maria stava con giuseppe perché era figo e picchiava tutti, e lei poteva fare, via giuseppe, da baby teppista oltre che brillare di luce riflessa.

Peccato che, dieci anni dopo, maria si trovò ad essere una venticinquenne senza ne arte e ne parte; maria mollò la scuola a sedici anni, con un compagno, giuseppe, manesco e con due figli piccoli da mantenere. Maria capì che a sedici anni potevi bullarti che il tuo pivello picchiava tutti e faceva paura ai tuoi compagni a scuola, a venticinque anni scopri che non può picchiare il responsabile dei servizi sociali, non può spaventare un magistrato e che cercare una rissa con i carabinieri è un comportamento alquanto controproducente. La separazione fra i due fu un poco “conflittuale” anche perché giuseppe era uno abituato a menare prima di pensare.

Oggi molti parlerebbero, giustamente, di femminicidio, di stalking e di violenza maschile da parte di giuseppe, di victim blaming, verso la povera maria. Io invece parlerei, oltre che della “cattiveria” di giuseppe anche, e molto, della di stupidità di maria. Se scegli tu il tizio perché è uno che “si fa rispettare” e picchia tutti, se ti vanti di ciò, se usi il “chiamo a giuseppe1” come minaccia verso i compagni e chi non accetta i tuoi capricci, poi non stupirti se in casa ti trovi uno violento pronto a menare. Sei stata tu a sceglierlo e l’hai scelto proprio perché un teppista “che si faceva rispettare” e di riflesso “ti faceva rispettare”; una con la sindrome della crocerossina non va in giro a vantarsi che il ragazzo è stato due o tre volte in riformatorio, raccontare delle risse cui ha partecipato e usarlo come minaccia: “o mi dai retta o chiamo a giuseppe”.

Quello che ho notato che manca nella giornata contro la violenza verso le donne è una seria educazione al “vaffanculo” da parte delle signorine: ovvero prevenire: sfanculare da subito il teppistello e mandarlo al diavolo prima è sempre meglio di curare ferite fisiche e psicologiche dopo. Perché si possono fare tutti i pipponi moralistici che si vuole ma, imho, se non si mette in chiaro che deve essere, in primis, la donna ad evitare il testa di cavolo e non starci assieme sperando che il testa di cavolo sia lui a redimersi, l’anno prossimo rimaniamo punto e a capo. Se si parla di Maria come di una santa, non si capisce come, perseguitata da satana giuseppe, e non di una che ha fatto scelte decisamente sbagliate e che si trova a dover vivere le conseguenze di tali scelte, domani ci saranno tante altre maria.

E “vittime” su cui fare il piagnisteo per le future giornate non mancheranno.

Per questo io penso che nelle giornate contro la violenza verso le donne servirebbe, più che piagnisteo e pipponi moralistici, anche serie campagne di prevenzione rivolte alle signorine, svelando alcuni segreti rivelati nei corsi di logica patriarcale:

-> la prudenza serve per evitare di finire in situazioni spiacevoli. L’imprudenza non giustifica il carnefice ma spesso spiega bene perché la vittima sia diventata tale. [istituzioni di logica patriarcale]

-> se scegli lo stronzo violento (e proprio perché stronzo violento) poi ti trovi a stare con uno stronzo violento [logica patriarcale]

-> uno stronzo violento si comporta da stronzo violento [logica patriarcale superiore]

Senza, spiace dirlo, ma le manifestazioni mi sembrano tanto le frignate senza senso di gente che ancora confonde la realtà con i loro desideri. Vivere nel villaggio dei puffi sarebbe puffissimo ma purtroppo non viviamo nel villaggio dei puffi.


  1. la proposizione “a” è un costrutto del sardo, brutalmente italianizzato; in sardo i verbi come vedere, chiamare quando si parla di una persona precisa richiedono la “a” davanti al nome. 

4 pensieri su “sulla giornata contro la violenza verso le donne

  1. Per me vale sempre il principio che la prima volta che mi meni è colpa tua, la seconda è colpa mia, punto. Questo ovviamente se mi metto con uno, almeno all’apparenza, normale. Se invece mi metto con un teppista, è colpa mia anche la prima.

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