L’inclusione è un dovere. Per chi viene incluso

Hic Rhodus

Da un po’ di tempo ho scritto, qui su HR e in Codice Giallo, che in un pensiero “giallo” (aggettivo che allude a quell’area democratica, riformista, che si potrebbe chiamare “di sinistra” se non fosse che l’etichetta urta qualcuno e crea equivoci a qualcun altro) deve essere, fra le altre cose, inclusivo ma con merito, intendendo che l’inclusione è sì un principio fondativo di un pensiero moderno e democratico, ma con l’aggiunta di un “ma”. L’inclusione te la devi guadagnare e meritare. Un cordiale amico, più rosso che giallo, mi ha criticato asserendo che il principio veramente ispiratore e discriminante della sinistra (non essendo giallo lui può dire ‘sinistra’, io, ormai, non so…) non è neppure l’eguaglianza, che ho già utilizzato più volte come esempio di fragilità concettuale, ma quello di fratellanza. La fratellanza, intesa (cristianamente?) come essere uguali in quanto persone, merita di essere discusso…

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