Mimmo Lucano: se si violano le leggi per aiutare un migrante, lo si può fare anche per respingerlo – Il Fatto Quotidiano

Un ottimo articolo del fatto quotidiano; la riflessione che pone è giusta e dovrebbe far riflettere molto (grassetti miei)

(…) Per il mio amico le manette di Riace stringono un fine chiaramente politico di una magistratura nettamente schierata. Un concetto che, tornando un po’ indietro e con le logiche differenze, somiglia allo stesso che Berlusconi per anni ha sostenuto e l’amico deriso. Adesso il suo punto di vista si capovolge: la “fiducia nella giustizia” diventa “giustizia a orologeria”, le toghe rosse si tingono di nero. Ma come. Magari ha ragione, però a me sembra un ragionamento fatto per “tifo”. L’Italia dai tanti problemi ha pochi minimi comuni denominatori e tra questi c’è la tendenza arzigogolata a curvare la realtà sempre dalla propria soggettiva ragione. Accade nel calcio come nella politica, coi pareri anche importanti che paiono opinioni del lunedì.

Alla manifestazione per Lucano di metà ottobre, per esempio, l’ex sindaco di Messina Renato Accorinti ha parlato di “una strategia di Salvini molto chiara” sebbene le indagini su Riace siano partite quando ancora la Lega era vassallo preelettorale del centrodestra; Alessia Stelitano, di Potere al popolo, ha detto chiaro e tondo che dietro l’arresto ci sarebbe l’interesse a “rimettere nelle mani delle mafie la gestione di milioni di euro”, come a sottintendere una magistratura subordinata alla criminalità per il tramite della politica. Questo Paese vive un continuo riciclo delle opinioni: per partito preso, si accetta ciò che prima si contrastava e si contrasta ciò che prima si accettava. C’è un terribile vuoto di coerenza, un bisogno gigante di oggettività. (…)

Io spero – e lo dico con profonda sincerità – che Mimmo Lucano sia scagionato da ogni accusa; (…) Lo spero per lui, persona che apprezzo a ogni intervista; lo spero perché Riace è modello di integrazione solo se è modello di legalità. (…)

Ingiuste, contorte o “balorde” (…) le leggi sono leggi. Possono essere democraticamente cambiate, ma mai aggirate. Nessuno ha il diritto di violarle in nome di un principio, pur quanto giusto e condivisibile, altrimenti lo stesso diritto a trasgredirle spetterebbe anche a chi crede con convinzione nei principi opposti. Se tu violi le regole per aiutare un migrante, io posso violarle per respingerlo: la fine.

No amico mio, il problema della Calabria non è Mimmo Lucano; ma il fatto che ci siano problemi maggiori non vuol dire che si debba chiudere un occhio per tutto il resto. Allora fiducia, anche stavolta, nella magistratura. O no?

Cosa aggiungere? direi che la vicenda Lucano ha mostrato che in molti casi la legalità era solo “facciata”; siccome i giudici andavano nella nostra stessa direzione allora “viva la magistratura, unica, santa, al di sopra di ogni critica e di ogni sospetto”, chiudendo occhi ed orecchie quando andava molto oltre le righe. Quando vanno in direzione opposta allora la magistratura torna ad essere il braccio armato del potere, nemici da abbattere.

Peccato che queste giravolte abbiano, come prima conseguenza, lo spingere la credibilità sotto i tacchi. Io concordo con l’autore dell’articolo che se il metodo “lucano” fosse stato adottato da qualche sindaco del profondo nord “per tenere i soldi nel comune” ed evitare che andassero a cooperative extracomunali, gli stessi che oggi beatificano il sindaco di riace sarebbero i primi a chiedere la testa dell’altro sindaco. Stesso cambio di casacca per chi invece oggi accusa.

L’articolo, nell’ultima domanda, mostra anche un altro modo di pensare molto italiano: siccome c’è gente che fa peggio allora io, confronto a loro, sono “quasi innocente”. Purtroppo no, le colpe altrui non assolvono mai dalle proprie così come le proprie non possono giustificare quelle degli altri. Altrimenti si arriva al solito Hitler (o Stalin a seconda delle simpatie politiche) salva tutti.

 

 

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