Ritorno al 1970

La finanziaria altro non è che un ritorno al 1970 ove la spesa pubblica era prevalentemente una spesa per fare e mantenere i clientelismi; clientelismi di cui godettero tutti i partiti. E che portò agli anni 80 ed all’illusione di essere tutti ricchi.

Il pagare “per la pace sociale e il consenso” iniziò negli anni ’70, e se abitui i genitori all’esistenza del pasto gratis, poi hai voglia di spiegare ai figli che il conto del ristorante si paga.

E le colpe son bipartisan; i 5s altro non hanno fatto che quello che chiedeva la CGIL nei suoi sogni bagnati memore del periodo cui si poteva mangiare a quattro ganasce. E questo spiega anche l’assenza di opposizione; da quelle parti pochi hanno il coraggio di sfanculare finalmente la CGIL e le sue istanze antistoriche.

Piaccia o no la Fornero è il conto delle baby pensioni e delle guerre a tutte le altre riforme previdenziali.

Buffo che alla fine un governo “di destra” è riuscito a fare il pasticcio sognato dalla sinistra dura e pura…

fonte wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Baby_pensioni (grassetti miei)

Con baby pensioni o pensioni baby sono indicate quelle pensioni erogate dallo Stato italiano a lavoratori del settore pubblico che hanno versato i contributi previdenziali per pochi anni, o che hanno avuto la possibilità di ritirarsi dal lavoro con età inferiore ai 40-50 anni[1].

Le baby pensioni furono introdotte in Italia nel 1973 dal governo Rumor[2] con l’art. 42[3] del DPR 1092 “Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato”, che consentiva le baby pensioni nell’impiego pubblico: 14 anni 6 mesi e 1 giorno di contributi per le donne sposate con figli; 20 anni per gli statali; 25 per i dipendenti degli enti locali. Il provvedimento fu votato dalla maggioranza e dalla opposizione.[4]

Il rilascio delle baby pensioni continuò ancora per qualche tempo ancora, anche dopo il Decreto legislativo 503 del 30 dicembre 1992 (“Norme per il riordinamento del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici, a norma dell’articolo 3 della legge 23 ottobre 1992, n. 421”) che contemplava gli ultimi requisiti che avrebbero permesso di conseguirla ancora per diversi anni. Infine la riforma Dini eliminò le baby pensioni ed introdusse la pensione di anzianità.

(…)
Costi per lo Stato italiano

Secondo alcuni studi, il costo delle pensioni baby negli ultimi 40 anni assomma nel 2012 a 150 miliardi di euro[9] e derivano in larga misura da lavoratori del settore pubblico.[10] L’anticipo di corresponsione della pensione ad una giovane età, determina che il periodo di pensionamento può arrivare a superare i 40 anni. Nel 2011 i pensionati complessivi con meno di 50 anni erano oltre mezzo milione e di questi 425 000 erano pensionati INPDAP ossia del pubblico impiego. Il costo complessivo annuo era di oltre 9 miliardi di euro. Circa 17 000 persone erano andate in pensione con 35 anni di età, lavoratori che percepiranno la pensione mediamente per quasi 50 anni.[11]

Grazie a questo provvedimento, si registrarono anche casi eclatanti di pensionamenti all’età di 29 anni o di pensionamenti in seguito a 11 mesi di contributi versati[12]. Secondo uno studio di Confartigianato, i costi complessivi per lo Stato assommano a 150 miliardi di euro.[13] In effetti dall’analisi della spesa pensionistica in Italia, dalla valutazione dell’aumento del debito pubblico e del debito pubblico implicito in Italia si nota la coincidenza degli effetti della nuova normativa pensionistica sul bilancio dello Stato.

Un esempio di calcolo di baby pensione
Si ipotizza un lavoratore che abbia versato dei contributi previdenziali con una aliquota contributiva pensionistica di finanziamento pari al 33% del reddito per 20 anni. Con il metodo di calcolo retributivo la pensione di vecchiaia sarà pari al 20 anni x 2% = 40% della media dei redditi degli ultimi anni secondo le regole vigenti. Un pensionato di 40 anni ha una aspettativa di vita di 45 anni quindi a fronte di una aliquota contributiva pensionistica di finanziamento del 33% x 20 anni ossia al massimo il 660% di un reddito annuale medio, percepirà 40% x 45 anni = 1800% del reddito pari ad una aliquota contributiva pensionistica di computo del 900% (1800%/20), ossia quasi tre volte i contributi versati nell’ipotesi di reddito costante (ipotesi quasi mai realizzata, quindi con costi aggiuntivi).

La differenza tra montante contributivo individuale maturato e la riserva matematica che sarà erogata negli anni si trasforma da debito pubblico implicito in debito pubblico esplicito determinando a carico di chi ha avuto altre promesse pensionistiche, una pari penalizzazione che potrà consistere o in un aumento dell’aliquota contributiva pensionistica di finanziamento o in un aumento dell’età per il pensionamento di vecchiaia. Per un baby pensionato che usufruisce di 30 anni in più di pensione, ci saranno 30 lavoratori che dovranno ritardare di un anno l’accesso alla prestazione previdenziale loro spettante.

Un pensiero su “Ritorno al 1970

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.