l’informazione su chernobyl in italia

Sistemando vecchi backup ho trovato una copia del sito “dossier energia nucleare”, pubblicato a suo tempo sul sito “www.laconca.org”, il dump è del 2003, e adesso non più disponibile on line.

A suo tempo l’avevo trovato molto interessante. Ripropongo il capitolo sull’informazione post chernobyl in italia; tanto per dimostrare che certi vizi dell’antiscienza non sono una invenzione recente.

2.3.4 – Il caos dell’informazione

Il secondo disastro legato al nome di Chernobyl è stato quello dell’informazione italiana sull’incidente: notizie non attendibili e non verificate furono sbattute in prima pagina da quasi tutti i quotidiani e riportate dai telegiornali in TV. Per citarne alcune:

    • 2000 morti per l’incidente su numerose prime pagine
    • Decine di morti disseminati per le strade di Kiev
    • La fusione di un secondo reattore data per certa dai servizi segreti americani. Si noti che il 2° reattore coinvolto è diventato poi il reattore n.2 della centrale, non solo nell’articolo di Soncini, ma anche in documenti pubblicati da altre fonti
    • La penetrazione del nocciolo fuso nelle viscere della terra
    • Dichiarazioni assurde messe in bocca ad Eugenij Velikhov, il consigliere scientifico di Gorbaciov
    • Il non meglio identificato “radioamatore sovietico” che descriveva scene apocalittiche, in seguito sparito
    • I consigli di non bere acqua piovana in Italia; ma chi la beve normalmente?
    • Si parlò per la prima volta di insalata a foglia larga evidenziandone la pericolosità ma non si chiarì quali insalate avessero la foglia stretta
    • Si proibì di mangiare il pesce pescato su una riva del lago di Como, mentre quello pescato sull’altra riva era considerato commestibile
    • Si parlò di 600.000 renne morte in Scandinavia per aver mangiato foraggio contaminato e ci si dilungò sulla rimozione delle carcasse. Naturalmente non morì una sola renna per colpa di Chernobyl. La notizia corretta riguardava l’impossibilità temporanea di mettere sul mercato le carni di alcune centinaia di migliaia di pecore scozzesi e renne scandinave di allevamento a causa del fatto che si riscontravano valori troppo elevati di radioattività. Alcune fonti di politica agricola diffusero comunicati per la corretta foraggiatura di questi animali con mangimi sterili. Tra le altre conseguenze di Chernobyl ci fu il divieto di caccia per le renne selvatiche in alcune zone artiche

 

  • “Finora hanno parlato tutti, politici e letterati, fisici teorici e oncologi, qualche padre nobile della scienza atomica e teologi, Pippo Baudo e Luciano Lama; tutti meno che gli ingegneri di impiantistica nucleare ed i dipendenti delle aziende impegnate nel settore” Giorgio Bocca su La Repubblica (1986).

Tutto ciò generò, intenzionalmente o inconsapevolmente, paura, ansia, caos e apprensione nell’opinione pubblica italiana. Eppure bastava segnarsi con carta e penna i valori di radioattività diffusi dai comunicati e confrontarli con i più elevati valori riportati sulle etichette delle acque minerali in bottiglia per rendersi conto che la popolazione non stava correndo alcun pericolo. Invece sparirono le indicazioni dalle etichette delle acque minerali! Del resto la popolazione ha modeste o limitate conoscenze e capacità critiche di osservazione e il fatto che la radioattività di Chernobyl si misurasse anche in Italia creò preoccupazione. La quantità massima di radiazioni assorbita dagli italiani fu una frazione del fondo naturale cui siamo sottoposti tutti quanti. Nel nostro paese, trascurando le aree particolarmente radioattive, il fondo naturale varia tra 0,5 e 2,5 mSv/anno. Ciò significa che, nel corso di un normale spostamento di lavoro o di svago si rischia un aumento fino a 5 volte del valore del fondo naturale di radiazioni, ad esempio andando dalla Val d’Aosta a Roma. Questa eventualità non dipende dallo sviluppo industriale, ma dalle condizioni dell’ambiente naturale.

Il Prof. Veronesi (oggi Ministro della Sanità ) dirà in quei giorni che la dose di radioattività assorbita “… è equivalente al fumo di 2 sigarette in termini di rischio di contrarre un tumore“.

Carlo Rubbia dirà che “… i reattori sono macchine instabili” tralasciando di precisare che l’instabilità dei reattori RBMK, quando operano al 20% del carico, non è una caratteristica di tutti i reattori, ma solo di quel tipo.

Chi scrive era troppo giovane all’epoca del disastro, ma se fosse stato cosciente si sarebbe preoccupato per gli altri 15 reattori RBMK in esercizio, oltre che per l’incidente ed è tranquillizzato solo in parte adesso, dopo avere letto il tipo di modifiche fatte su queste macchine.

La TV e la carta stampata hanno un ruolo decisivo per l’informazione della popolazione. Per questa ragione l’ENEL commissionò un’indagine statistica sugli articoli pubblicati dai quotidiani a proposito di politica energetica e nucleare in genere; il campione fu di 1300 articoli e 12.000 informazioni tecniche. Ecco i risultati nella seguente tabella:

Testata

Pre Chernobyl

Post Chernobyl

N. inform.

% corrette

% non corrette

%

dubbie

N. inform.

%

corrette

% non corrette

%

dubbie

Il Giornale Nuovo

197

82

13

5

528

77

19

4

Il Tempo

85

78

15

7

416

73

22

5

Il Giorno

132

67

30

3

484

71

24

5

Il Messaggero

86

74

19

7

578

70

25

5

L’Unità

127

70

22

8

808

69

30

1

La Stampa

208

71

25

4

891

67

26

7

Il Resto del Carlino

178

84

12

4

692

65

27

8

Il Corriere della Sera

132

63

35

2

933

60

34

6

Avvenire

57

88

11

1

378

58

36

6

La Repubblica

168

64

31

5

953

46

47

7

Il Manifesto

164

44

50

6

508

41

49

10

Totale

1534

70%

25%

5%

7169

63%

32%

5%

Si consiglia di studiarla attentamente perché è ricca di informazioni:

  1. l’informazione tecnica ha svolto un ruolo centrale nella struttura del messaggio
  2. dopo l’incidente l’informazione tecnica è presente in modo più omogeneo
  3. le testate più carenti prima sono diventate le più dettagliate dopo
  4. la qualità dell’informazione peggiora: una notizia tecnica su tre è falsa!
  5. la citazione delle fonti passa dal 44% al 37% (questo non si vede dalla tabella).

Ho esteso questa indagine al giornalino “La Conca”: con l’articolo di F.Soncini del settembre 2000, tralasciando le conclusioni avventate, si hanno 30 informazioni tecniche di cui 8 (26,7%) corrette, 19 (63,3%) non corrette e 3 (10%) dubbie. L’attendibilità tecnica scende a un’informazione giusta su quattro, uno smacco per un giornale così brillante! Il mio precedente e ben più breve intervento su Tokai-Mura contenevava 17 informazioni tecniche di cui 13 (76%) corrette, 1 (6%) non corretta e 3 (18%) dubbie. La notizia non corretta riguarda il primo incidente di criticità in Giappone: è stato il primo incidente serio, ma ce n’erano stati altri minori che non conoscevo un anno fa; le tre informazioni dubbie hanno origine nei rapporti incompleti di cui disponevo allora. Ad un anno di distanza le informazioni si sono affinate e ho aggiunto le notizie più recenti in questo documento.

“Tra tutte le testate analizzate spicca la posizione de “Il Manifesto”, collocato in coda ad entrambe le graduatorie. Questa posizione, oltre che a problemi di reale attendibilità delle informazioni tecniche veicolate da tale testata, costituisce indubbiamente un indizio dell’esistenza di un’area di dissenso integrale nei confronti delle scelte energetiche del paese, dissenso che investe non solo le scelte politiche, ma anche l’apparato teorico-scientifico di riferimento. In altri termini, le stesse fonti scientifiche assunte da “Il Manifesto” come riferimento si basano su paradigmi teorici, su valutazioni tecnico-economiche e su giudizi specifici in larga parte estranei a quelli privilegiati dagli enti istituzionali preposti alla gestione della politica energetica del paese. Si tratta quindi di diversità che non sempre possono essere ricomposte sulla base di un linguaggio scientifico comune e neutrale.” (Fonte ENEL). La maglia nera al Manifesto è un bel paradosso!

Si confessa che il titolo del primo articolo su Tokai-Mura era nato proprio dalla prima pagina de “Il Manifesto: Inverno nucleare in Giappone“!

E adesso cosa si espone: le parziali modifiche sui reattori RBMK dopo Chernobyl? La grave situazione dell’impianto, in particolare rispetto alle condizioni critiche del sarcofago o al fabbisogno energetico dell’Ucraina? Direi di no, basta parlare di Chernobyl. Si lasciano questi argomenti ad altre occasioni e si suggerisce qualche lettura in bibliografia.

Da ultimo occorre spendere due parole proprio su Carlo Rubbia, padre nobile della scienza atomica e autorità indiscussa in campo scientifico. Non bisogna prendere per oro colato tutto quello che dice, soprattutto quando la stampa gli impone di commentare argomenti o aspetti tecnici che non è tenuto a conoscere in prima persona. Lui stesso ha ribadito questo concetto più volte. In particolare alcune sue ultime uscite sul nucleare, sull’Idrogeno come soluzione di ogni male, sulle centrali solari in Sicilia, sulle energie alternative, sulla propulsione spaziale e altre ancora sono di dubbia scientificità. Tutto ciò è degno d’attenzione vista l’eminente posizione che occupa nella comunità scientifica e dato che è il presidente dell’ENEA.

2 pensieri su “l’informazione su chernobyl in italia

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