Riflessioni interessanti sul razzismo e sul buonismo

Questo articolo mi ha fatto riflettere alquanto; è interessante vedere come certi episodi, che sarebbero da classificare tranquillamente come “cafonaggine” vengano invece ascritti al razzismo per avere maggiori casi da citare quando ci si lamenta del vertiginoso aumento di quest’ultimo.

Un poco come capitato  per il femminicidio; quando gli omicidi di donne hanno iniziato a “non crescere esponenzialmente1” come descritto in certe narrazioni si è cercato di estendere il fenomeno fino ad includere qualsiasi atto violento riguardasse una donna.

Sorgente: ‘Ma levati, brutto s…’, quell’insulto a un venditore di rose mi ha fatto riflettere – Il Fatto Quotidiano

Sono riconoscente ai vari commentatori dei miei due precedenti post sul razzismo (Una storia di ordinario razzismoAnticorpi per il razzismo) perché mi spingono a fare qualche precisazione. Con la parola “razzismo” non intendo letteralmente un presunto senso di superiorità di una “razza” su un’altra, ma – in senso più ampio – un’insoddisfazione diffusa, in una nazione o in parte di essa, che genera un pregiudizio collettivo che ha la funzione psicologica e sociale di spostare i motivi del malessere verso un capro espiatorio erroneamente vissuto come il vero nemico. (…)

Con questa definizione il far pensare che i leghisti, tutti, siano la caricatura di borghezio, che i 5stelle siano la versione 2.0 dei trinariciuti di Giovannino Guareschi o, par condicio, che i forzisti siano tutti ganassa con il suv parcheggiato in terza fila e i piddini tanti piccoli wannabe Guidobaldo Maria Riccardelli, sarebbe razzismo. Basta questo esempio per mostrare come estendere a iosa una definizione porta prima ad una perdita di significato della parola. Come avvenuto ad esempio per il termine fascista oramai, nel lessico di sinistra, semplice sinonimo di “persona che non condivide le mie idee”.

C’è un altro episodio, oltre a quello della gelateria del primo post, che sento purtroppo come un possibile termometro della situazione e invito gli scettici a credere che è realmente accaduto.

Mia moglie e io eravamo seduti a un tavolo in un ristoranteall’aperto, poco distante una coppia sui 50 anni assolutamente sconosciuta. Passa l’ennesimo venditore di rose. Personalmente la cosa mi imbarazza, vengo preso – come al solito – da sentimenti contrastanti. Pena, dispiacere, colpa, insofferenza, vergogna di non sapere bene cosa fare. Fino ad accarezzare la difesa mentale paranoica del racket dai mille tentacoli che comprende i venditori di rose, i lavavetri o chi chiede l’elemosina per la strada.

In genere non compro le rose, mi limito a dire “no grazie”, in maniera più o meno sostenuta o ripetuta a seconda dell’insistenza del tizio e così generalmente ho visto fare agli amici che frequento; di destra, di sinistra o anche qualunquisti che siano . Mi ha colpito quindi la risposta dell’uomo del tavolo vicino al mio, che in maniera secca e decisa ha detto testualmente : “Ma levati dalle palle, brutto stronzo”,

Il tizio si è comportato da cafone; faccio però umilmente notare alcune cose; la prima è che se l’insultato fosse stato italiano si sarebbe parlato genericamente di cafonaggine, invece prendere lo stesso episodio e ascriverlo al razzismo solo perché riguarda un immigrato significa piazzare razzismo dove non ne esisteva, cosa che porta alla conseguenza di far urlare all’uso strumentale delle accuse di razzismo.

Ci sarebbe comunque da considerare che a molti infastidisce essere continuamente interrotti mentre si cena e dover rispondere continuamente “no grazie”; cioè al primo “no grazie” posso capire una piccola insistenza ma se si diventa troppo insistente alla fine c’è lo scontro di due cafonaggini. Perché una dovrebbe essere razzista e l’altra no?

Vediamo dunque che uno stesso sentimento di imbarazzo, d’impotenza, di pena e di insofferenza, che probabilmente accomunava me e l’uomo del tavolo vicino, è stato gestito con due modalità diverse, la mia che eviterei di chiamare “buonista”, considerandola solo civile, e l’altra che chiamerei francamente razzista e incivile. Un episodio individuale che sarebbe pericoloso se si diffondesse. Ma se io avessi risposto come il mio vicino di tavolo, mia moglie si sarebbe alzata e immediatamente andata via, mentre la signora è rimasta tranquillamente a parlare con il compagno apparentemente non scossa. Una prima presunta alleata che tende a rinforzare l’atteggiamento in questione.

il “buonismo” non è solo il comportarsi in maniera civile quanto il considerare l’immigrato sempre in ragione e l’altro sempre in torto.  Banalmente: sfanculi un italiano => sei un cafone. Sfanculi, per lo stesso motivo, un immigrato => sei un cafone razzista. Ed è questo che fa detestare i buonisti; il fatto che per sentirsi tanto tanto buoni tirino dentro il razzismo anche quando non c’entra, quando c’è solo cafonaggine e maleducazione.

E quello che succede con una overdose di buonismo è che a furia di dire: “dici/fai così perché sei razzista”, quando qualcuno alla fine “fa il razzista” gli altri applaudono.


  1. il numero di omicidi che riguardano vittime di sesso femminile è praticamente costante negli ultimi anni. 

4 pensieri su “Riflessioni interessanti sul razzismo e sul buonismo

  1. Io però il buonismo lo lascerei fuori da questo specifico episodio.

    Non c’entrava niente l’uso fatto dall’autore nell’articolo originale, però noto che hai scritto:
    “il “buonismo” non è solo il comportarsi in maniera civile quanto il considerare l’immigrato sempre in ragione e l’altro sempre in torto.
    E qui ti do ragione, definizione buona, ma segui con:
    “Banalmente: sfanculi un italiano => sei un cafone. Sfanculi, per lo stesso motivo, un immigrato => sei un cafone razzista. Ed è questo che fa detestare i buonisti; [e insomma, a seguire]”
    Qui non ti do ragione, a mio modesto avviso stai mescolando il buonismo alle accuse mosse a cazzo.

    Noto anch’io che nella quasi totalità dei casi i due comportamenti siano entrambi manifestati da talune persone, ma li considererei due disturbi differenti

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    • Confermo: io sono veramente un immigrato (sono venuto in Germania che avevo già 28 anni), ma pur avendo un aspetto abbastanza mediterraneo talvolta non vengo preso per straniero in Germania e talvolta vengo preso per straniero in Italia (e anche nel resto d’Europa c’è chi a prima vista mi prende per locale e chi no… ricordo in particolare un caso in cui io, turista italiano – non ancora trasferito in Germania – a Vienna, vengo preso per austriaco da altri turisti italiani).

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