il fallimento dell’invalsi

Stavo leggendo l’articolo del maestro riguardo a questo opuscolo ove viene spiegato l’invalsi. Devo dire che è abbastanza illuminante, l’articolo, perché mostra abbastanza chiaramente perché l’invalsi venga odiato e, parimenti come ragionino molti italiani, soprattutto quelli della corrente anticontroboicottara.

Ovvero siccome l’invalsi non è un sistema perfettissimo che valuta a tutto tondo lo studente e che riesce a correggere tutte le storture della scuola allora è un fiasco colossale e deve essere abbandonato.

L’opuscolo si limita ad esporre, in maniera alquanto onesta, cosa sia l’invalsi e come possa essere utilizzato, non millanta di essere la panacea di tutti i mali. Da notare comunque come un sistema abbastanza oggettivo per “stimare”1 le conoscenze degli studenti sia avversata dalla parte più pesantemente drogata di ideologia del corpo docente. Finché si discute di aria fritta e di grandezze non misurabili si può sostenere la balla che una scuola disastratissima licenzi supermegageni, quando si va a contare quanti riescono a leggere un grafo o calcolare una percentuale e si scoprono molti altarini…

Facendo un parallelo mi sembra quasi il caso del calcio; non è che non ho vinto lo scudetto perché sono a 22 punti in meno rispetto alla capolista ma sicuramente è stato a causa del grande gombloddo globale (e della mancata espulsione di pjanic…).

 

 


  1. misurare è una parola molto grossa 
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4 pensieri su “il fallimento dell’invalsi

  1. Da Corlazzoli ti aspettavi altro?
    Tra l’altro anche le volte che dice cose condivisibili mai che tiri in ballo la matematica (o almeno l’aritmetica) come qualcosa che serva a scuola… sempre questioni letterarie, umanistiche, ecc., ecc.

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  2. il problema della scuola, in italia, è che, ad un certo punto, è passato da strumento di formazione a meccanismo per taroccare il numero di disoccupati: l’idea era che se tengo tutti a scuola fino a trent’anni, ho sostanzialmente una generazione intera in meno di disoccupati. almeno per un po’. ovviamente, per far arrivare tutti all’università bisogna che il resto delle scuole sia poco, se non pochissimo selettivo.

    dall’altro lato, a tamponare tutto l’esercito uscito da facoltà improponibili, la scuola si è trasformata in un parcheggio di inutili minchioni.

    la consuetudine che un insegnante una volta diventato di ruolo sia totalmente intoccabile, ha fatto il resto.

    è chiaro che se provi a mettere un meccanismo anche approssimativo di misurazione dell’efficacia di tutto il carrozzone, sentirai alzarsi un raglio unificato.

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