reddito di cittadinanza, potere di acquisto e inflazione

Sul reddito di cittadinanza ci son altri aspetti cui mi sembra si stia parlando poco ovvero che possa causare una forte inflazione con tutto ciò che ad esso segue.

Premessa: cos’è il potere di acquisto di una moneta? Una moneta non ha valore di per sé ma sulla base di quanti beni e servizi può comprare. Grosso modo si può pensare il potere di acquisto come un: “quante mele posso comprare con 100 unità monetarie?” Una moneta forte con 100 unità monetarie compra 10 Kg di mele, una moneta debole invece compra mezzo torsolo e due semi. Ed è quella la cosa più importante della moneta più che il valore assoluto. Basti pensare che in Zimbabwe a seguito della iperinflazione avevano corso legale banconote da centomila miliardi di dollari dello zimbabwe (100.000.000.000.000 in cifre o 10^14 in notazione esponenziale) banconota che aveva un controvalore, al momento dell’annuncio, pari a circa 30 Dollari Americani.

In italia negli anni esisteva la “scala mobile” che causava una forte inflazione a due cifre e questo erodeva il potere di acquisto della moneta. Tanto per fare  un esempio, usando questo calcolatore on line dell’istat: http://rivaluta.istat.it/Rivaluta/  si vede che per avere il potere di acquisto di 1.000 lire al 1 gennaio 1975, il 1 gennaio del 1976 occorreva avere 1.109 lire, ovverosia la moneta ha perso potere di acquisto, ovvero valore.

Una moneta che perde rapidamente potere d’acquisto, ovvero che si svaluta troppo, viene snobbata dagli altri paesi e costringe a dover operare in valuta estera pregiata con le ovvie controindicazioni del caso, cioè dover immobilizzare capitali per acquistare valuta “forte” e doversi sobbarcare il rischio di cambio.

Troppa inflazione è nociva ed il reddito di cittadinanza, soprattutto se “incondizionato” oppure se condizionato con condizioni “assurde” che lo rendono di fatto incondizionato lancia a mille l’inflazione.

Supponiamo, usando cifre tonde, ci sia un reddito di cittadinanza di 1.000. Anna, cassiera del supermercato, preferirà restare a casa che andare a lavoro per la stessa cifra. Bruno, il proprietario del supermercato quindi, se vuole che Anna, o altri, lavorino alle casse del supermercato dovrà logicamente offrire di più e portare lo stipendio della cassiera da 1000 a 1200. Non solo, se paga la cassiera semplice 1200 non potrà pagare il caporeparto 1200 euro ma dovrà dargli qualcosa di più, diciamo che passa da 1200 a 1500. E così a scalare.
Domanda semplice chi paga tutti questi aumenti di stipendio? ovviamente Bruno dovrà alzare i prezzi del supermercato, e ciò ovviamente causa inflazione. Un chilo di mele passa da 2€ a 2,5€.
Il reddito di cittadinanza di Anna che prima le garantiva l’acquisto di 500 Kg di mele adesso permette di acquistarne solo 400 Kg.  E in breve tempo l’inflazione erode il potere di acquisto del reddito di cittadinanza.

Alta inflazione significa anche alti tassi di interesse come mostra questa tabella, che significa anche difficoltà ad ottenere prestiti e finanziamenti. Insomma un disastro economico.

6 pensieri su “reddito di cittadinanza, potere di acquisto e inflazione

  1. il provlema è che:
    – alta inflazione… vedi articolo.
    – bassa inflazione sarebbe giusta se accompagnata da un’economia che cresce
    – deflazione è il male perché potendoselo permettere nessuno spende, tanto domani costerà di meno.

    tralasciando l’iperinflazione “alla Weimar” dove ti pagavano ogni mezza giornata, cosi potevi ajdare in pausa oranzo a comorarti un cucchiaino, cheballa sera rivendevi al triplo del orezzo per comprarti un po’ di pane per cena.

    ma dopotutto parliamo di qualcosa elaborato dal partito del “la crisi monetaria non esiste, se la gente non ha soldi, stamperemo più soldi”

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  2. A me sembra invece che il problema dell’Italia e dell’euro zona sia la deflazione salariale, visto che grazie alle “riforme” che precarizzano il lavoro quando l’ISTAT certifica un aumento degli occupati la quota salari rimane invariata. Significa appunto che le riforme funzionano, la crescita invece che finire nelle tasche dei lavoratori finisce in quelle dei padroni. Quando c’era l’indicizzazione dei salari gli stipendi crescevano sempre più dell’inflazione e i titoli di stato esenti da bail in proteggevano i risparmi. Una crescita equa, cioè che ridistribuisce la crescita anche ai lavoratori non può mai essere esente dall’inflazione, è come pensare di correre una maratona senza sudare. Oggi nel mondo c’è deflazione da debiti causata dalla follia liberista e la bolla che sta per scoppiare incenerira risparmi e posti di lavoro, magari ci fosse davvero un po’ di sana inflazione dovuta ala crescita dei salari reali e non solo degli azardi della finanza! Riguardo al reddito di cittadinanza esso non serve certo ad aumentare i salari ma solo a mantenerli dentro una soglia al limite della povertà. Cerca notizie sui minijob tedeschi e la riforma Hart per capire come funziona: lo stato da un reddito (es. 700 euro) l’azienda chiama il lavoratore e lo paga 450 euro, il resto (300eiro) lo mette sempre lo stato. Il lavoratore fa anche 40 ore settimanali senza contributi, malattia, ferie e se rifiuta il lavoro perde il reddito di cittadinanza. Insomma una gabbia senza via d’uscita, hanno legalizzato i lavoro nero mettendo i malcapitati in mano a padroni che lo sfruttano. Scusa per il lungo commento, le mie posizioni sono diverse dalla tua ma non critiche, anzi spero che ci siano spunti per continuare un dibattito su queste interessanti questioni.

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  3. Molto interessante.
    Sono mesi che porto avanti la stessa argomentazione ma non con gli stessi toni catastrofici, per due semplici motivi:
    1) l’inflazione non credo raggiungerà i livelli degli anni ’70.
    2) abbiamo accettato il Quantitative Easing proprio per uscire dalla deflazione, con scarsa efficacia (perché siamo usciti per altri motivi e molto timidamente).

    Per queste due ragioni ho sostenuto e sostengo il reddito di cittadinanza ma slegato dal lavoro, quindi incondizionato e universale.
    Ovviamente ciò che scrivi è vero, quindi nel tempo occorrerà rimodulare la cifra, come una semplice indicizzazione al paniere ISTAT.
    Ma non vedo il catastrofismo dell’aumento della spesa, anzi…

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