Media e narrazione giudiziaria; dichiarazioni interessanti della figlia di Schettino.

Ho trovato l’articolo pubblicato dall’unione sarda sulla figlia di Schettino e sulla sua difesa del padre molto interessante. Imho Schettino è stato trasformato nel capro espiatorio ideale che ha pagato le colpe di tutti, anche quelle non sue.

Perché penso questo? A quanto pare “l’inchino”, da quanto avevano riportato i giornali, nonostante fosse proibito era una prassi (1). Ed era una prassi perché sia la compagnia di navigazione, sia la capitaneria di porto non erano mai intervenute a “tirare le orecchie” a chi di dovere.  Aggiungiamo alla lista anche i sindaci che invece di far fuoco e fiamme per dei bestioni che navigano dove non dovrebbero, con gli ovvi rischi del caso, mandano lettere di ringraziamento. (2)

Il classico modus operandi italiota ove si ignorano bellamente le regole fin quando non succede il patatrac; a patatrac avvenuto scatta la caccia al capro espiatorio. In questo giro il capro espiatorio è stato il commandante Schettino. Tutta la narrazione si è concentrata su quanto fosse stato vigliacco Schettino e quanto fosse stato deciso il De Falco (3).

Sorgente: “Vada a bordo c…”, la telefonata “che ha crocifisso mio padre”: parla Rossella Schettino – Cronaca – L’Unione Sarda.it

Ha deciso di aprire un profilo Facebook per spiegare quello che pensa e, anche, accusare Gregorio De Falco. Lei è Rossella Schettino, 21 anni, figlia dell’ex comandante della Costa Concordia, naufragata davanti all’isola del Giglio il 13 gennaio 2012, provocando 32 morti, e che è detenuto a Rebibbia dopo la condanna a 16 anni di carcere.

Punto di partenza, scrive, è l’informazione “manipolata”: da uno screenshot si legge la probabile risposta di un giornalista che le dice “l’intervista è interessante, ma il direttore ha deciso di non pubblicarla”. “Vi pare normale?”, commenta Rossella.

Ti pare normale che dei giornalisti ammettano di aver narrato una storia invece di aver fatto informazione (ovvero enunciando i fatti nella maniera più oggettiva e poi inserito le loro idee in maniera che fosse chiaro quale fosse il fatto e quale l’interpretazione da parte del giornalista)?

“Sono 6 anni – aggiunge – che l’informazione intorno alla vicenda di mio padre è manipolata, a partire da quella telefonata di De Falco hanno iniziato a costruire la verità di comodo”.

La vicenda, nota, è quella relativa alla conversazione telefonica avvenuta la notte del naufragio tra Schettino e Gregorio De Falco, all’epoca alla capitaneria di Livorno, in cui quest’ultimo ordinava: “Vada a bordo c…” al comandante che, invece, era sceso dalla nave e si trovava su una scialuppa.

“In questi anni – prosegue il post della figlia del comandante – ho letto titoli di giornale che non avevano nessuna attinenza con la verità. Virgolettati attribuiti a mio padre su cose mai dette. Ancora in questi mesi ho dovuto leggere cose al limite del ridicolo. Hanno scritto che porto bottiglie di acqua di mare a mio padre e che se le versa in testa. È una cosa assurda ed anche totalmente inverosimile, non si può portare nessun liquido all’interno di un carcere. Questo solo per farvi un esempio delle totali falsità che si sono inventati per portare a termine quel progetto di demolizione personale e mediatica finalizzata allo scopo di creare il colpevole perfetto.”

“Credere essere informati – conclude – perché si leggono i giornali o si vede la televisione è un’illusione”.

Ha ragione: Schettino doveva essere il colpevole perfetto per salvare tutti gli altri attori nella vicenda; compagnia di navigazione, capitaneria di porto, autorità locali dell’isola del giglio. Questo giochetto è lo stesso che capitò con il processo dell’Aquila ai sismologi ed alla protezione civile. Anche in quel caso i colpevoli dovevano essere loro e prendersi le colpe delle omissioni fatte da comune e provincia(4). Se la son cavata, condanna demenziale in primo grado a parte, bene perché completamente innocenti. Purtroppo nel caso di Schettino, lui paga il fatto di avere un pezzo di colpa, di non essere completamente innocente.

E poi, ancora, punta il dito contro De Falco dopo la diffusione delle notizie su una presunta aggressione nei confronti della propria moglie e della figlia.

“Al di là di quale sia la realtà dei fatti e la misura dell’episodio mi indigna sentire che lui e la moglie si lamentino di essere vittime di strumentalizzazione mediatica. Lamentano inoltre che fatti famigliari e personali vengano riportati dai giornali, la signora De Falco dice ora che vuole siano tutelate le figlie. Ciò che mi indigna – prosegue Rossella Schettino – è che sia proprio De Falco a ritenersi vittima di una strumentalizzazione mediatica. Proprio lui che con la celebre telefonata del ‘Vada a bordo ca..o’, crocifisse mediaticamente mio padre”.

Oramai i processi vengono svolti mediaticamente e i media fanno a gara a costruire narrazioni, calpestando tutto e tutti, per vendere copie e convincere della validità delle loro idee. Non informano ma manipolano l’informazione per pilotare l’opinione pubblica ed in certi casi, emblematico il processo dell’Aquila, avere una condanna morale che giustifichi e richieda la condanna “giudiziaria”. Comportamento che io ritengo essere una pura barbarie.

Faccio però notare che, come dice giustamente Rossella Schettino, se uno abusa della tecnica “lancio della merda contro il ventilatore” ed ha successo, poi anche altri imiteranno. Umoristico che certi giornali che in tale prassi son diventati “campioni olimpionici” siano i primi a lagnarsi di tali comportamenti.

(…) “Ma la cosa più grave – aggiunge – fu la divulgazione di quella telefonata nell’esclusivo interesse di De Falco. Fu utile solo a lui che ottenne la visibilità e la notorietà cui ambiva. Quella telefonata doveva rimanere agli atti processuali come tutte le telefonate intercorse quella notte. Invece, stranamente, il file venne fatto pervenire alla stampa come se una lunga mano sapesse esattamente dove attingere. Ricordo che a seguito di quella divulgazione venne aperto un fascicolo per fuga di notizie dimenticato poi chissà dove e chissà perché. Non dimentico neppure che accusò mio padre di aver portato via la scatola nera della nave, salvo poi dover ritrattare quell’accusa il giorno successivo”.

Anche qui son d’accordo: oramai le intercettazioni escono al solo fine del supporto al lancio della merda contro il ventilatore.

(1): fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/17/news/inchini-28311018/

Da anni è in funzione l’Ais, un sistema internazionale per controllare il traffico marittimo. Che rivela: ben 52 volte la Costa Concordia aveva fatto passaggi ravvicinati all’isola. Comportamento mai sanzionato. Per evitare la tragedia, bastava garantire il rispetto delle norme sulla navigazione
di FRANCESCO VIVIANO

Lo sono stati fino a qualche ora prima della tragedia sulla Costa Concordia che ha provocato morti e feriti incagliandosi sulla scogliera davanti al porto dell’Isola del Giglio. Repubblica.it lo ha documentato nei giorni scorsi: nei registri delle capitanerie di porto che dovrebbero controllare il traffico marittimo, emerge che la “Costa Concordia” – così come tutte le altre navi in zona e in navigazione nel Mediterraneo e nei mari di tutto il mondo – era “seguita” da Ais, un sistema internazionale di controllo della navigazione marittina che è stato attivato da alcuni anni e reso obbligatorio da accordi internazionali dopo gli attentati dell’11 settembre (in funzione anti-terrorismo) e dopo tante tragedie del mare avvenute in tutto il mondo.

L’Ais viene utilizzato (e lo è stato anche nel caso della Costa Concordia) proprio per evitare collisioni tra navi in navigazione o altri tipi di incidenti. E questi sistemi, allestiti dalla società Elman Srl di Pomezia, sono attivi in tutte le capitanerie di porto italiane. Con un comando centrale a Roma – al comando generale della Guardia Costiera – e giù giù fino ai grandi porti ed i piccoli centri della Guardia Costiera sparsi in tutte le isole del Mediterraneo. Come provano i tracciati, registrati dal sistema Ais, quindi visibili a tutti, anche la “Costa Concordia” era sotto monitoraggio. Ma nessuno, alle 21.24 di quella tragica sera, quando quel bestione di acciaio ha virato improvvisamente di 45 gradi dirigendosi verso l’isola del Giglio, ha ritenuto di intervenire chiamando via radio il comandante Francesco Schettino, anche per sapere se era accaduto qualcosa di anomalo. (…)

Si è scoperto così che quel passaggio così vicino all’isola del Giglio era un omaggio all’ex comandante della Costa Concordia Mario Palombo ed al maitre della nave che è dell’isola del Giglio. Si è scoperto anche che per ben 52 volte all’anno quella nave aveva fatto gli “inchini”. Inchini che fino all’altro giorno, fino a prova contraria, erano stati tollerati: nessuno fino ad allora aveva mai chiesto conto e ragione ai comandanti di quelle navi. Nessuno aveva cercato di capire perché passassero così vicini alla costa dove per legge è anche vietato (se una piccola imbarcazione sosta a meno di 500 metri dalle coste, se beccata dalle forze dell’ordine, viene multata perché vietato). Figuriamoci se a un bestione come la Costa Concordia è consentito “passeggiare” in mezzo al mare a 150-200 metri dalla costa. Il comandante Schettino, come confermano le indagini e le conversazioni radio con la capitaneria di porto di Livorno, ha fatto errori su errori, ma nessuno prima gli ha vietato di avvicinarsi troppo all’isola del Giglio. Quando si è incagliata era troppo tardi.

(2) fonte: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2012/01/16/news/tra_poco_la_nave_passa_vicino_vicino_in_rete_l_annuncio_del_passaggio_al_giglio-28209882/

“Tra poco la nave passa vicino vicino” In rete l’annuncio dell’ ‘inchino’ al Giglio
La sorella del maitre della Concordia invita gli amici a guardare la nave avvicinarsi all’isola. E ad agosto il sindaco ringraziava il comandante di un’altra imbarcazione Costa per l’omaggio all’isola

(3) Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/25/costa-concordia-capitano-de-falco-trasferito-in-un-ufficio-e-mobbing/1132689/

Che nonostante “l’eroismo” è poi stato trasferito.  a voler malignare penserei per evitare che si scavasse a fondo sulle responsabilità della capitaneria di porto di livorno.

5 pensieri su “Media e narrazione giudiziaria; dichiarazioni interessanti della figlia di Schettino.

  1. Mi pare che si dimentichino due cose:
    – A Schettino sono state imputate diverse “mancanze”, non solo l’inchino;
    – A parlare è la figlia, notoriamente parte terza indipendente.

    Sul fatto che ci siano da punire anche altre persone e da condannare vari atteggiamenti diffusi… completamente d’accordo.

    Ma Schettino capito espiatorio?
    Non offenderti, ma su questo posso solo farmi una grassa amara risata.

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    • Preciso meglio il “capro espiatorio”. Schettino ha fatto cazzate colossali. Il fatto che molti abbiano battuto solo sulle cazzate colossali di schettino per far passare sotto silenzio le colpe degli altri attori rende schettino un capro espiatorio, quello che paga anche per colpe non sue. Per capro espiatorio non intendo, almeno non in questo caso, un innocente accusato ingiustamente per salvare altri. Diciamo che qui è mancata la chiamata dei correi.

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      • Fa anche più scena una condanna esemplare di un individuo che si becca tutte le colpe, incluso il buco nell’ozono, piuttosto che N condanne più miti perchè ognuno si prende la sua fetta di colpa e non la somma.

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    • il punto non è che schettino sia innocente. non lo è. ma sentire che qualcuno suona il tamburo sul fatto che era un pericoloso coglione, mi infastidisce. perché non era uno che è salito ubriaco su un autobus e lo ha schiantato su una scolaresca. era uno che stava facendo un lavoro per il quale era stato selezionato ed accuratamente preparato — il che significa che la lista dei pericolosi coglioni, dovrebbe essere significativamente più lunga: se vogliamo credere alla teoria che è lui che è un incapace e che mai avrebbe dovuto trovarsi in quella posizione, allora c’è una abbondante quantità di ben più pericolosi incapaci (quelli che l’hanno formato, esaminato e scelto) ancora liberi ad ancora in grado di fare danni.

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