Lavorare non Rende – Corriere.it

Bellissima sbroccata di gramellini che dimostra come i giornalisti talvolta vivano nell’iperuranio e parlino “del boschetto della (loro) fantasia e del fottio di animaletti un po’ matti” più che di interpretare la realtà.

Sorgente: Lavorare non Rende – Corriere.it

Immagina di avere trentacinque anni e di guadagnarti ancora da vivere in un call center. Avevi cominciato da ragazzo per metterti in tasca qualche euro in attesa di meglio. Ma il meglio non è mai arrivato e adesso ti ritrovi adulto con le cuffie a molestare telefonicamente degli sconosciuti o a fare da capro espiatorio alla loro ira per la memorabile somma di 750 euro al mese.

Mario, (nome di fantasia) hai iniziato a lavora in un call center e sei rimasto fermo lì per un sacco di tempo. Spiace dirlo ma nei lavori a bassissima qualità intellettuale, quelli dove le persone le sostituisci alla perfezione in cinque minuti non hai molto potere “sindacale”; l’unica forza è il numero. Ergo non son lavori sui quali ci puoi fare affidamento. L’ho appreso io lavorando nel mondo dell’informatica e non riesce a capirlo un signor giornalista?
Io mi chiederei perché si è rimasti fermi; problemi familiari? incapacità, dovute magari ad una scuola che ti ha illuso di essere preparatissimo ma che ti ha fatto uscire più ignorante di quando ci sei entrato? Pigrizia?

Soldi comunque irrinunciabili, perché nel frattempo persino tu ti sei azzardato a mettere su famiglia. Sul mercato del lavoro sei un numero fungibile. Su quello della politica un numero e basta, perché nessun partito si occupa di te: non vai di moda. Ti resta la dignità con cui rifiuti un accordo sindacale che ti avrebbe ridotto all’osso i già dimagriti diritti e dimezzato i magrissimi straordinari.

Per “alzare la posta” occorre avere merce di scambio. Quanto vale per l’azienda il lavoro di Mario? se Mario porta un saldo positivo di 1.000 euro fra quanto “costa” all’azienda e quanto “fa guadagnare” all’azienda è una cosa, se il saldo è di 1 solo euro, il discorso, lato azienda cambia.

Per tutta risposta l’azienda — che in questa storia si chiama Almaviva, ma ha altri mille nomi ogni giorno, in ogni parte del mondo — ti recapita a casa una lettera in cui annuncia il tuo trasferimento immediato da Milano a Rende, provincia di Cosenza. Tu pensavi che nell’era della banda larga non fosse necessario andare dall’altra parte della penisola per continuare a rispondere a una telefonata.

Magari a Cosenza gli affitti della sede di lavoro non costa come milano, magari i servizi accessori: pulizie, ristorazione, non costano come a milano. Magari spostandosi l’azienda aumenta gli utili. Mario è indispensabile ed è indispendabile che stia a Milano o per un Mario che molla si trovano immediatamente cento Luigi pronti a fare il suo lavoro?

Magari tuo padre era salito a Milano dal Meridione per trovare un lavoro, e ora a te si chiede di compiere il cammino inverso, separandoti dalla tua famiglia senza neanche una prospettiva di crescita economica o professionale.

Per avere prospettive devi avere le capacità di crescere, altrimenti resti fermo al palo. E cinicamente quanto può essere capace di “crescere” uno che è già rimasto al palo per un sacco di tempo?  Perché le squadre di serie A cercano, come titolari, campioni giovani e non giocatori trentacinquenni di media carriera?

Ti senti sconfitto dalla vita e ti domandi: ma un sistema che si basa sul malessere della maggioranza quanto ancora potrà durare?

Quanto può durare un sistema che illude gli ignoranti di essere dei dottoroni, che illude gli incapaci di essere dei guru indispensabili, che fa credere agli studenti che qualsiasi lavoro al di sotto del ruolo di amministratore delegato sia becero sfruttamento? Mario ha forza non per quello che sa fare o per quello che può portare all’azienda, ha forza perché è un numero e basta. E un numero “piccolo” soccombe sempre davanti ad un numero grande.

PS

Se si ama tanto il bel tempo andato perché allora non propone al corriere di mandare al diavolo l’informatica e di tornare ai vecchi linotype? Si ha idea di quanti vecchi tipografi ed impaginatori si potranno impiegare?

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