my 2 cents su alternanza scuola lavoro.

Stavo leggendo le polemiche sull’alternanza scuola lavoro; alcune le ho trovate giuste e motivate, altre invece mi son sembrate un pretestruoso piagnisteo.

Premessa: l’alternanza deve essere svolta a norma di legge, usare gli studenti come sostituti dei dipendenti o in progetti che non c’entrano niente con gli accordi stretti dalla scuola è reato e sia chi compie tali azioni, sia chi omette di controllare andrebbe chiamato a rispondere delle sue manchevolezze, come è giusto che sia. Però il fatto che possano esistere pirati della strada di per sé non è un valido motivo per revocare la patente a tutti e vietare, in toto, i veicoli a motore. Se ci son storture è giusto vengano denunciate e perseguite. Ma ciò non significa che tutto sia stortura.

Prima cosa: a cosa serve l’alternanza scuola lavoro. Non serve per imparare un lavoro o una professione; in quattrocento ore in tre anni è impossibile farlo, a meno che non si parli di lavori a bassissima professionalità. Serve per vedere, vedere non fare, vedere, come funziona il mondo del lavoro, quali sono le sue logiche, che ovviamente son diverse da quelle della scuola, capire cosa sia una consegna, capire, vedendo degli esempi cosa sia l’organizzazione del personale, la distribuzione del lavoro, come si porta avanti un progetto od un lavoro, quali son le fasi di lavoro. Si ha la possibilità di vedere da vicino tali cose, e, spesso l’averle viste da vicino è una marcia in più nel CV. Le così dette soft skills, che sono “trasversali” e comuni a tutto il mondo del lavoro. Sapere che il mondo del lavoro ragiona in maniera diversa dal mondo accademico è un vantaggio.
Sapere, e vedere, cos’è una mansione, come ci si rapporta fra colleghi e con i superiori e gli inferiori, capire quali siano le logiche ed i vincoli di una impresa è un bagaglio di esperienze utili da acquisire. Ed, imho, è meglio acquisirle quando si è ancora in formazione, aiutati dalla scuola, che dover poi far tutto da soli dopo.
Anche il mcDonald ha i suoi pregi: vedere come è organizzato un punto vendita, come funziona la logistica degli approvvigionamenti, la turnazione, anche come ci si deve rapportare con i clienti, è un bagaglio di esperienza prezioso. Qualcuno potrebbe dire: perché devo farlo gratis durante l’alternanza scuola lavoro? La risposta è semplice: perché devo pagarti per imparare quando posso chiamare qualcuno che è già stato ben formato?

Seconda cosa: è molto gettonata l’accusa di sfruttamento e che i ragazzi vengano costretti a lavorare gratis. C’è da fare una piccola considerazione: se una azienda riesce a macinare utili grazie al lavoro degli studenti allora è una azienda “di servizi” i cui servizi sono lavori a basso o nullo valore aggiunto come raccolta pomodori, pulizia, call center telefonico; lavori che può fare chiunque con qualsiasi preparazione, o impreparazione. Oppure è una azienda costruita solo per arraffare incentivi. Il primo caso è comunque utile perché ti rendi conto del “potere contrattuale” praticamente nullo che hai in quel tipo di lavori, nel secondo caso impari a riconoscere quali sono le aziende da cui diffidare, perché prima o poi arriva la grande inc…
Chi, docente, sostiene che una azienda, non dei due tipi precedenti, possa macinare utili su utili grazie al lavoro di manodopera non qualificata1 è uno che ha visto più da vicino proxima centauri che il mondo del lavoro al di fuori dell’ambiente scolastico o universitario2.
Il tirocinio non è lavoro; uno studente non ha, ed è giusto che non abbia, le responsabilità, gli obblighi e i doveri che invece ha un dipendente.  Se uno studente si sente sfruttato o se l’azienda non rispetta l’accordo con la scuola, lo studente ha tutto il diritto di ricusarlo protestando con chi dovrebbe vigilare. Peccato che ciò porti a scontrarsi con manchevolezze scolastiche. Meglio scaricare la colpa a Renzi ed alla Fedeli.

Terza cosa, un poco cinica, quanti fra quelli che stanno protestando che son sfruttati con l’alternanza scuola lavoro pensano che domani, ottenuto, magari per pietà o per “promoveatur ut amoveatur” un titolo le aziende faranno la lotta nel fango per assumerli come CEO? Se io devo investire in una nuova assunzione su chi mi conviene puntare? su chi, referenze alla mano, mi dimostra che certe cose le ha viste e magari le ha capite o su chi dice di averle ma non può dimostrare alcunché? Chi parla di stage passati solo a servire il caffè e/o a fare fotocopie dimostra, impietosamente, di non essere capace di vedere cosa sta capitando sotto i suoi occhi; di essere incapace di vedere cosa sia un ciclo produttivo o quali siano gli scopi del reparto, o dell’ente, cui sta lavorando. Di dire cosa stanno facendo i colleghi per i quali stava facendo fotocopie. Più che un “poverino costretto a fare fotocopie (nonostante un curriculum mirabolante3)” vedo un: “persona incapace di cogliere le opportunità di imparare”.
Immaginiamo la scena;
caso A: “buongiorno, vedo che ha fatto uno stage nella società X/al comune Y; cosa le è rimasto dello stage?” “ho visto come funziona il ciclo di produzione ho visto come si svolgono gli incontri con i fornitori/clienti, ho visto come si prepara una determina, un regolamento, una gara d’appalto.”
caso B: “buongiorno, vedo che ha fatto uno stage nella società X/al comune Y; cosa le è rimasto dello stage?” “ho fotocopie.”
Si nota qualche differenza? faccio notare anche che nel caso A quello che viene risposto è: “ho visto questo e quell’altro”, non “ho fatto quello e quell’altro”. Il caso A è qualcuno pronto a cogliere le occasioni per imparare; il caso B invece è il classico studente che se non viene ordinato esplicitamente di imparare si limita a fare il minimo per arrivare al sei. Se foste il direttore del personale di una azienda, su chi investireste?

Anche a me è capitato di dover fare tirocini lavorativi ove sì son stato sfruttato ma ho anche imparato, ovviamente più le soft skill che gli aspetti puramente tecnici. Ho visto come funzionava il ciclo lavorativo, ho fatto qualche lavoretto, palloso come correggere indirizzi web e semplici lavori da HTML-ista, lavori che avrebbe potuto fare anche una scimmia, però ho visto come funziona, da dentro, un ente pubblico, quali son le dinamiche e le logiche. Ho capito, a grandi linee, come funziona un bando di gara di un ente pubblico, dalla scrittura del bando alle riunioni pubbliche della commissione di gara (per ovvi motivi non ho potuto partecipare a quelle riservate). Ho imparato cose che poche scuole sarebbero state in grado di insegnare, perché non è il loro campo, perché per ovvi motivi i docenti non le avevano viste “dal di dentro”. Mi è stato utile anche successivamente, come funzionino i giochi sia lato pubblica amministrazione sia lato aziende.


  1. Gli studenti non son qualificati, fossero già superbamente qualificati e con le capacità che millantano cosa cazzo ci stanno a fare ancora a scuola? 
  2. una differenza fra i miei docenti universitari di linguaggi di programmazione “puramente accademici” e quelli provenienti dal mondo del lavoro era che per i primi dovevi studiare “tutto” e non potevi usare manuali o prontuari, cioè dovevi ricordarti a memoria la sintassi del linguaggio e le principali funzioni di libreria mentre per i secondi se non avevi il manuale potevi anche evitare di sostenere l’esame che tanto non ne avresti cavato piede. In effetti in ufficio nessuno si scandalizza se vede sulla tua scrivania i prontuari (la collana “in a nutshell”) della o’reilly o testi simili.
    Per uno studente lo scoprire che quello che serve è capire come funziona l’ereditarietà e quale sia la classe migliore da cui ereditare per risolvere il problema più che ricordarsi tutti i parametri di formattazione del printf, cui teneva tanto il professore, può essere traumatizzante. 
  3. infatti uno studente delle superiori è immediatamente pronto ad essere impiegato dall’azienda in attività “mission critical”  da subito. Serve un nuraghe seminuovo? 
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8 pensieri su “my 2 cents su alternanza scuola lavoro.

  1. Ciao, scusa ma non ho seguito molto il dibattito (da bravo emigrato all’estero seguo le notizie italiane solo per farmi passare la nostalgia di casa). Pensavo a una cosa che era stata detta molti anni fa durante un tentativo abortito di organizzare un’iniziativa come questa: in Italia ci sono molte zone dove non c’è proprio imprenditoria privata, e tutta quella che c’è è di qualità scarsissima. Si può stare certi che in quelle zone gli studenti verranno visti solo come schiavi da sfruttare, e che la presenza di tutti questi schiavi manderà ancora più in merda il mercato del lavoro locale. Insomma, già a Parma hanno difficoltà a trovare aziende per gli studenti, chi dovrebbe impiegare gli studenti di una scuola di una vallata desolata o di una periferia urbana degradata?

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    • almeno si rendono conto che non c’è nulla e che se vogliono battere chiodo devono andare via. E se ne rendono conto subito invece di dormire per 13+10 anni fra superiori e università.

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      • Primo, la Ka$ta non vuole che i giovani se ne vadano. Dove li trovano i rincoglioniti che si iscrivono a scienze dell’interculturalita’, pagano tasse esosissime per sette anni, e poi vanno a lavorare nei call center in cambio di uno sputo in faccia e di un voucher?

        Secondo, in questo modo mandi tutti gli insegnanti delle superiori e delle universita’ a casa! Chi ci pensa a loro? Cattivaccio! Antidemocratico! Elitario! Ka$ta!

        Seriamente, tale proposta in teoria sarebbe ottima ma in pratica e’ insostenibile, particolarmente per il modo in cui verrebbe realizzata!

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  2. By the way per lavoro giro quotidianamente in diverse aziende e li vedo gli studenti.
    Uno su mille ce la fa. Gli altri 999 passano la giornata a sbirciare di nascosto FB o chattare credendo che gli adulti lavoranti non se ne accorgano: generalmente questi sono ottimi portatori di caffè o fotocopiatori.
    L’uno che invece dimostra di voler imparare solitamente viene coccolato più dei figli da quelli che si sentono valorizzati da qualcuno interessato al loro lavoro.
    In più di un caso aziende hanno aspettato anche per un paio d’anni che terminasse la scuola per poter assumere quell’uno.
    Poi ci sarebbe da aprire un capitolo titanico sull’idea di merda degli italiani che una laurea, fosse anche in osservazione scrotale, vale più di un ITIS ben fatto.
    Comunque quando la vita prima o dopo comincia a prenderti a colpi di minchia sulla fronte impari.

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    • per la laurea, imho, da parte di molti c’è l’inversione di causa (l’essere bravi e capaci) con l’effetto (prendere il titolo): ovvero se son bravo e capace allora merito la laurea, non se prendo (grazie ai punti del supermercato) una laurea in nientologia teoretica del vuoto spinto allora sono un dio in terra che merita, come minimo, il pil del Rwanda come stipendio mensile (+ benefit a parte).
      I concorsoni per l’assunzione degli insegnanti son stati emblematici, molti laureati bloccati da un test cretino a livello di scuola media inferiore, “orrori” di italiano. E quale datore di lavoro assumerebbe per lavori, diciamo da terza media in su, uno incapace di scrivere in italiano o di capire cosa sta leggendo?

      Per il resto, io nello stage ho fatto anche fotocopie ma ho anche sbirciato cosa fotocopiavo, posso dirti che assistere, anche solo da spettatore, a come si svolge una gara d’appalto o come si contratta con il fornitore/cliente sono esperienze “formative” utili poi per essere rivendute, soprattutto se poi chiedi al collega perché si fa così invece che cosà. Dimostri di essere sveglio e non uno scazzato che mira solo a tracciare X sul calendario in attesa del 27.
      Trovo tragico che i docenti, invece di far capire agli studenti quello che tu hai scritto, lottino e sobillino gli studenti contro lo “sfruttamento”. Alla fine l’impressione è che la scuola sia un sistema chiuso la cui mission reale è distribuire buste paga ai dipendenti, non “formare” i ragazzi,

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  3. Qualche tempo fa, nell’azienda per cui sono consulente, sono arrivati due studenti di informatica delle superiori per uno stage di un paio di mesi. Premetto che personalmente non ero coinvolto nella loro attività. Ovviamente per l’azienda era difficile decidere quale incarico affidare loro che avesse qualche valore una volta completato e che comunque avesse un senso.
    Bè gli fu affidato un incarico pallosissimo e di valore formativo veramente limitato (come si dice, un lavoro da scimmia), ma loro si rivelarono una vera sorpresa: lo portarono avanti per settimane con una determinazione e precisione inaspettata per dei diciassettenni.
    Incuriosito, ho tentato dopo un po’ di giorni di capire come stessero prendendo la cosa: per loro era NATURALE che fosse così, erano perfettamente coscienti di non saper fare assolutamente nulla, ma erano felici di sapere che quello che stavano facendo sarebbe servito a qualcosa.
    Bè, mi sono sentito di premiare questo atteggiamento togliendo per qualche giorno un paio d’ore al mio lavoro per fargli un po’ di formazione tecnica utile, che non avrebbero mai avuto a scuola.
    E’ assolutamente inutile dire che se dovessi imbattermi nel loro CV sarebbero i primi che sceglierei.

    p.s. la qualità del loro lavoro è stata così alta che è stato utilizzato tutto. Praticamente nessuna delle persone in azienda deputate a lavori di profilo basso sarebbe stata in grado di portarlo a termine così bene.

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    • Quando facevo lo stage uno dei lavori che mi affidarono era di spostare alcune cartelle in un sito web correggendo, a mano, tutti i link delle pagine del sito. Parlo del 1999 ove non avevi i CMS, che erano in stato embrionale, e le pagine web erano spesso pagine statiche preparate a mano.
      Siccome il lavoro era solo un “trova e sostituisci” colsi l’occasione per imparare il PERL e le espressioni regolari in modo da preparare semplici script che aprivano la pagina HTML, trovavano i link con il vecchio percorso e lo correggevano al nuovo percorso, velocizzandomi enormemente il lavoro.
      Fu un’occasione per apprendere un nuovo linguaggio e le “espressioni regolari” cose che poi mi son servite all’università sia quando ho dovuto scrivere dei programmi che analizzavano dei testi per estrarre informazioni sia nel corso di teoria dei linguaggi di programmazione visto che i linguaggi funzionali (come LISP o OCAML) usano moltissimo il pattern matching.

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