Hate speech, facebook, la censura e gli autobus

In germania è stata approvata una legge che punisce con pesanti sanzioni i social network che non cancellano i “messaggi di odio”.

Sorgente: Germania, ecco la “legge Facebook”: multe fino a 50 milioni ai giganti del web – Cronaca – L’Unione Sarda.it

L’hanno già ribattezzata “legge Facebook” ed è un unicum al mondo, il nuovo codice approvato in Germania contro lo hate speech, ovvero il linguaggio dell’odio che sempre più spesso spopola su Internet e in particolare sui social network. (…)

I social network con oltre due milioni di iscritti che non cancellano offese e contenuti diffamatori dovranno pagare una multa molto salata, che può arrivare fino a 50 milioni di euro.

Il contenuto “manifestamente criminale” va cancellato o bloccato entro 24 ore dalla denuncia, nei casi un po’ più controversi c’è una settimana di tempo.

Inutile dire che a temere la legge sono soprattutto Facebook e Twitter, che hanno tre mesi di tempo per abituarsi al nuovo codice: dal 1 gennaio 2018 pagine offensive, contenuti con insulti, minacce, bullismo, fake news, vanno rimossi obbligatoriamente.

A controllare il rispetto delle norme sono 50 dipendenti del ministero della Giustizia.

Devo dire che non condivido questa legge; principalmente perché ho paura che il pretesto dell’ “hate speech” verrà utilizzato come una mannaia per censurare contenuti che non si condividono.  In primo luogo vorrei avere una definizione precisa di “hate speech”; i reati di “parola” come diffamazione, calunnia, apologia di reato, sono normati in maniera precisa ed è un giudice, in tribunale con il contraddittorio fra le parti, che decide se il reato è stato commesso. I social invece dovrebbero diventare contemporaneamente giudici e giustizieri. Non mi sembra corretto.

Seconda cosa: molti purtroppo considerano “hate speech” il semplice non condividere le loro idee e appena qualcuno commenta con un “no ma…” alle loro affermazioni fanno partire le accuse di *-fobia, anche se i commenti sono espressi in maniera corretta e non ingiuriosa. Questa frase dell’onorevole Scalfarotto è emblematica: “Ivan Scalfarotto definisce “inaccettabile una manifestazione come quella contro le unioni civili che si tiene oggi a Roma“, che è “contro i diritti dei propri concittadini dà l’idea di quanto la battaglia per i diritti lgbt nel nostro Paese sia molto complessa”.  Come avevo già scritto, io sarei anche stato d’accordo se avesse definito inaccettabili le richieste della manifestazione, ma non la manifestazione in sé. Nelle polemiche per il figlio avuto dal compagno di vendola grazie all'”utero in affitto”, l’argomentazione principale a chiunque obiettasse era: “critichi perché sei omofobo”.

Il rischio di avere una censura tremenda, in nome del politically correct, è altissimo. Perché il politically correct con il suo vittimismo e il suo frignare “non sei d’accordo con me perché sei un *-fobo” tende a voler usare lo strumento dialettico della censura per costringere l’altro al silenzio e vincere per abbandono.

Sto vedendo le polemiche sul “bus antigender“, imho una pubblicità cretina che però ha causato tante accuse di LGBTXYZαβγ – fobia. Mi ricordano le polemiche che a suo tempo ci furono quando l’UAAR si pubblicizzò con dei manifesti sui bus. Buffo che le polemiche siano esattamente le stesse, solo che chi allora protestava ora è un paladino della libertà e viceversa i credentofobi hanno sposato Voltaire.

E’ “discorso d’odio” l’uno? lo è stato l’altro? lo sono entrambi? chi lo sa; so solo che le polemiche, se si astrae un poco, sono esattamente le stesse. E sinceramente preferisco la libertà di parola anche a costo di vedere qualche pubblicità cretina che dover parlare, o scrivere, solo se autorizzato da un comitato di paladini della rete.

 

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7 pensieri su “Hate speech, facebook, la censura e gli autobus

  1. “Il rischio di avere una censura tremenda, in nome del politically correct, è altissimo”

    No, non è che siamo a rischio. In realtà succede già. Basta pensare a come siamo partiti. Il cosiddetto “hate speech” è partito come una versione “mild” dell’istigazione alla violenza/a delinquere.
    Insomma, per fare un esempio. Istigazione a delinquere (violenza) “vera”: “I Tizi coi capelli rossi non si possono vedere. Prendete un machete e massacrateli tutti. Dio, la giustizia e la Nazionale di Calcio sono con voi”.
    Hate Speech: “Ma quanti tizi coi capelli rossi ci sono in giro?! A parte che fanno schifo a vedersi, lo sapete che per la cura del loro pel di carota costano alla comunità 300 milioni di euro l’anno? Una pallottola costa 50 centesimi!”

    E oggi, con vari passaggi intermedi, si parla di (e in certi casi si applicano) leggi per punire chi esprime opinioni di minoranza (che poi è da vedere, ma fingiamo pure sia cosi) per “non offendere i sentimenti altrui”.

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  2. Due considerazioni:

    1) mi piace come i giornali titolino “Germania: una legge contro lo Hate Speech”, in realtà è una legge contro la libertà di parola, ma faceva brutto scriverlo. Come hai detto bene tu, istigazione a delinquere, calunnia, diffamazione, sono tutti reati che esistono e contro i quali si può fare regolare denuncia.Ma i contenuti restano online fino all’emissione della sentenza? Beh velocizzare la giustizia.

    2) scommetti che stavolta non ci sarà la levata di scudi dei social-paladini-influencerdistocavolo a mettere i badge su facebook contro la “legge bavaglio”?

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  3. Sono l’unico a pensare che una fake news virale con 24 ore di tempo prima di essere censurata abbia ampio margine per fare danni e venire ripresa “a cascata” da mille altri siti/spacciatori di fake news virali? Prevedo un grosso lavoro per i 50 censori 😀

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    • Minimo siamo in due. Poi cosa censuri? il messaggio originale su FB? anche i post che hanno un link al messaggio originale, copiato fuori da FB? anche i post che hanno un link ad una pagina, esterna a FB, contenente un link al post censurato? Fai prima a vietare in toto FB…

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      • Ammettiamo pure che Facebook sia in grado di seguire la traccia dal post di riferimento di un eventuale denuncia a questa “corte di censori” fino all’originale, e poi possa eliminare l’originale insieme a tutti i repost, ai commenti, ai relink ecc. Ma sicuramente non può andare a monitorare tutti quelli che “fanno girare” la cosa senza usare mezzi “ufficiali e tracciabili” come il repost.

        Perché un conto è pubblicare su facebook una “cosa” che sta su un sito, usando il link “pubblica su facebook”, un altro conto è fare un copia incolla del link del sito, altro ancora semplicemente propagare la fuffanotizia “con parole proprie”.

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