Malagiustizia o malainformazione?

Ottimo articolo di Davide Giacalone che analizza l’ennesima sentenza “scandalo” della corte di cassazione; scandalo dovuto ad una lettura approssimata della sentenza e dall’esigenza, da parte della stampa di sparare il titolo scandalistico ad effetto.
Da notare anche che puntualmente per sentenze, come quelle su Riina o sui jeans e lo stupro, platealmente sbagliate e ovviamente “cassate” dalla corte di cassazione, si polemizzi contro quest’ultima e non contro le corti che invece hanno materialmente scritto gli strafalcioni individuati e corretti.
Da notare anche l’assenza dell’ANM e del CSM a difendere la Corte di Cassazione; a malignare direi che la Corte di Cassazione ha le spalle più robuste del giudice di primo o secondo grado e lo star zitti nel difenderla evita anche di dover evidenziare che l’errore da essa corretto è stato fatto da un magistrato dei gradi inferiori.

Sorgente: Davide Giacalone.it (grassetti miei)

Orrore adottivo

La Corte di cassazione ha dunque stabilito che se si ammazza il figlio si merita l’ergastolo, ma se il figlio è adottivo no, perché vale meno. Tale bestialità è stata detta e ripetuta, nell’informare l’opinione pubblica circa il caso di un moldavo, che aveva accoppato il figlio, “solo” adottivo, a coltellate. Condannato all’ergastolo in primo e secondo grado, salvo vedere cancellare tutto da una cassazione in preda al delirio. Inutile meravigliarsi se l’Italia è un Paese sempre più orfano di giustizia, dato che questo è il livello di chi riporta e commenta le notizie.

La questione è del tutto diversa e, per quanto possibile, ben più grave di quel che si vuol fare apparire. Per capire si deve partire dall’articolo 577 del codice penale, che riporto integralmente (depurato dal giuridichese), essendo chiaro a chiunque lo legga. Il presupposto è l’assassinio: “Si applica la pena dell’ergastolo se (…): 1. contro l’ascendete o il discendente; 2. col mezzo di sostanze venefiche, ovvero con altro mezzo insidioso; 3. con premeditazione; 4. con concorso di talune circostanze aggravanti (…)”. Ascendenti e discendenti sarebbero genitori e figli. Le aggravanti da ultimo richiamate si riferiscono all’avere agito per motivi “abietti o futili”, oppure all’avere inferto sevizie. Secondo comma, quello decisivo: “La pena è della reclusione da ventiquattro a trenta anni, se il fatto è commesso contro il coniuge, il fratello o la sorella, il padre o la madre adottivi, o il figlio adottivo, o contro affine in linea retta”. L’affine è il coniuge o un suo parente.

Dunque: l’ergastolo può ben essere dato anche se il morto ammazzato è un perfetto sconosciuto all’assassino, ma se quella pena è motivata con il fatto che il morto è un ascendente o discendente, mentre quello non lo è, la cassazione ha il dovere di annullare la condanna.Sono le Corti di merito ad avere sbagliato nel motivare l’ergastolo, non la cassazione nell’averlo fatto rilevare. L’ergastolo è la pena che si assegna quando c’è un omicidio e ci sono le aggravanti, se si sbaglia a contestare le aggravanti resta l’omicidio, ma cade la condanna all’ergastolo. Non è finita.

L’assassino ha accoltellato il figlio perché quello stava difendendo la madre adottiva, tanto che il moldavo è anche accusato di tentato omicidio. In più la signora lo aveva più volte denunciato, per i suoi atti di violenza, rivolgendosi sia alle forze dell’ordine che al comune. Dopo il tragico epilogo la signora ha denunciato l’Italia alla Corte europea per i diritti dell’uomo, ottenendone la condanna, proprio perché tutte quelle sue denunce erano cadute nel vuoto. Quindi: abbiamo un uomo violento, più volte denunciato, che torna a casa e prova ad ammazzare la moglie, si mette in mezzo il figlio adottivo e lui lo ammazza. A fronte di tutto questo i tribunali di merito lo condannano all’ergastolo contestando l’aggravante sbagliata. Questa sì che è roba da far gridare al cielo. Questa e le denunce inutili.

Ma la grande e monocorde macchina dell’informazione non trova di meglio che dire: la cassazione cancella l’ergastolo perché ritiene l’adottivo meno importante del naturale. Per forza che in Italia la giustizia divorzia dal diritto. (…)

Ricordo le tante proteste per la sentenza dei jeans e stupro, le polemiche su riina. Uno dei problemi dell’italia è il dogma dell’infallibilità del giudice; dogma duramente messo alla prova quando due corti sullo stesso fatto sentenziano in maniera perfettamente opposta. Serve una seria riforma della giustizia e serve anche poter tirare le orecchie a chi, vuoi per malafede vuoi per banale dabbenaggine, sbaglia.

Sicuramente c’è stata malagiustizia, non nella corte di Cassazione ma in quella precedente, e sicuramente c’è malainformazione. Malainformazione che mira a creare scandali ad effetto per vendere. E pazienza se per vendere si crea tanta altra sfiducia sulla magistratura.

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Un pensiero su “Malagiustizia o malainformazione?

  1. La malagiustizia è grave… ma la malainformazione è peggio, visto che quest’ultima opera pressioni che provocano la prima mentre il viceversa non c’è (o se c’é non ha certo effetti di pari entità).

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