Università, non entri a Medicina? Vai in Albania. L’esodo degli italiani: “Qui il test è più facile, poi torno a lavorare in Italia” – Il Fatto Quotidiano

Questo articolo paradossalmente è la prova che i test per l’accesso alla facoltà di medicina funzionano bene scremando abbastanza fra compententi ed incompetenti.

E la prova è che gli incompetenti “danarosi” scappino all’estero ove è più facile, se hai i soldini, prendere il titolo.

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Almeno 500 quelli che si sono presentati per sostenere la prova di ingresso all’ateneo cattolico “Nostra signora del buon consiglio” di Tirana: nel 2015 erano stati 100. Un’altra meta, meno gettonata ma sempre più attrattiva, è la Bulgaria: “Da noi pochi posti e c’è la lobby dei baroni”

“Perché scegliere di studiare Medicina in Albania deve essere un tabù? Per me è un’opportunità, se a Roma non passo il test d’ingresso mi gioco un’altra carta là, così non perdo l’anno”. Giacomo ha 19 anni e un grande sogno, quello di fare il medico. A tutti i costi. La valigia per volare a Tirana è già pronta. La data della prova di ammissione è fissata per il 28 settembre. Non sarà l’unico a partire da Salerno. “Ci andrò con un amico. La voce ormai si sta diffondendo, sono stati altri amici in comune a dirci di questa possibilità, anche loro hanno fatto così”. Basta avere i soldi. All’università cattolica “Nostra signora del buon consiglio” di Tirana, l’eldorado dei silurati italiani, la retta annua costa circa ottomila euro. Alla facoltà di Medicina insegnano professori esclusivamente italiani, gli stessi dell’Università Tor Vergata di Roma grazie a una convenzione tra l’ateneo italiano e quello albanese, che è privato.

In pratica se “sbagli” il test in italia basta pagare e vai a studiare, in italiano, ad una università privata e poi tentare il trasferimento in italia. Per “bloccare” questo giochetto basterebbe mettere il concorso anche per i trasferimenti dall’estero. E molti spendono e rimangono fregati.

“In pratica è come fare l’università in Italia con la differenza che qui il test è più facile”, ci racconta Giuseppe, 23 anni, napoletano, che sta per iniziare il terzo anno. “Non ci sono domande di cultura generale, né di logica. Io in Italia avevo tentato l’esame tre volte senza superarlo”.

le domande di cultura generale son solo 4 su 60, le altre son domande sulle materie, la logica e la comprensione del testo. Chi si farebbe curare da un medico che ha avuto difficoltà con logica e comprensione del testo?

 

(…) “A Bari sono stato scartato per due volte di fila, ero stanco. Oggi Tirana è la mia seconda casa”: Giammarco si è laureato in Odontoiatria a giugno. “Mi sono trovato benissimo, eravamo una trentina, pochi e ben seguiti”. Ora sta facendo un master a Bologna. “Potrei lavorare nello studio dentistico di mio padre, ma l’idea è di tornare a Tirana e trovare un posto in una clinica, là va forte la chirurgia plastica e avrei più successo”.

Buffo; una delle accuse ai test era che “passavano solo i figli dei medici”…

Anche Clelia viene da Bari e dopo sei tentativi falliti di entrare nell’università della sua città, in Albania finalmente ce l’ha fatta. “L’ho vissuta malissimo, avevo perso la speranza, ero disperata giuro. Si sa che se non sei raccomandato a Bari non sempre ti va bene.

Sei fiaschi al test, sei. La domanda sorge spontanea: colpa degli accozzati o colpa di una scarsa preparazione dovuta alle superiori?

Mentre Giuseppe è ormai al quinto anno. “Pago settemila euro di tasse l’anno e no, non mi pesa. Voglio diventare un chirurgo ma in Italia per pochi punti non mi hanno preso, ho provato l’esame due volte a Napoli e una volta a Siena”. In Bulgaria la storia cambia: “Il quiz non ha domande trabocchetto, una preparazione liceale è sufficiente per ottenere un buon punteggio”. Di rientrare nel suo Paese lui non ne ha nessuna voglia. “Pochi posti e poi c’è la lobby dei baroni, in pratica inizi a operare quando hai già i capelli bianchi. Punto a una carriera in America, in Germania o in Francia”.

Certo la lobby dei baroni…

Il ministero dell’Istruzione preferisce non commentare la fuga nell’Europa dell’Est dei nostri giovani per bypassare le selezioni in Medicina negli atenei della Repubblica. Nemmeno davanti all’emorragia di neodiplomati in Romania per saltare a piè pari i quiz e magari essere riammessi dopo qualche mese o anno in una delle università italiane. Lorenzo, scartato a Milano, ha studiato due anni a Targu Mures, nel cuore della Transilvania, punto di riferimento per la Medicina da ottomila euro l’anno: “Per essere ammesso devi sostenere una conversazione in inglese di venti minuti, ti fanno delle domandine stupide, del tipo ‘dove sei andato in vacanza’ e ‘quali sono i tuoi hobby’. Ma se non stai al passo con gli esami ti fanno saltare l’anno, come è capitato a me. Ne ho approfittato per girarmi la Romania e intanto ho chiesto il trasferimento in Italia, all’università Vanvitelli”.

Commento io: son delle scappatoie come le scuole private cinque anni in uno, specializzate nel dare una parvenza di preparazione e far prendere il diploma a casi “disperati”. Da notare che nell’articolo son citati figli di medici con studi ben avviati cui il titolo serve per “ereditare” il posto di lavoro di babbo. Gente che non è stata in grado di superare la selezione in italia.
Imho rischiano; perché pagare 1.000 per essere curato da un dentista italiano laureato in albania quando posso essere curato per 100 (viaggio compreso) da un dentista albanese laureato nella stessa università?

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5 pensieri su “Università, non entri a Medicina? Vai in Albania. L’esodo degli italiani: “Qui il test è più facile, poi torno a lavorare in Italia” – Il Fatto Quotidiano

  1. Anche il figlio di Bossi era laureato a Tirana, lui a sua insaputa però. E’ divertente quello che dice che paga settemila euro all’anno e non gli pesa. Certo, pagano i genitori… ai quali comunque farei pagare dieci volte tanto per allevare quelle belle testine.

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  2. è curioso che quelli che più si lamentano del fatto che non esiste meritocrazia, che il mondo del lavoro è in mano ai raccomandati, che la scuola non vale niente e roba simile, siano tipicamente nel bel mezzo della mediocrità più offensiva.

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