Se le tue idee non reggono ad un contraddittorio…

… allora sono idee che non valgono un cazzo.

Stavo leggendo questo articolo di Mattia: http://www.butta.org/?p=20517.

Oppure, prendete questo caso. Ben Shapiro (non proprio un tizio incendiario, eh) va a parlare all’università (?!?) di Berkely, e l’università cosa fa? Ti scrive sul proprio sito cose di questo tipo:

Support and counseling services for students, staff and faculty

We are deeply concerned about the impact some speakers may have on individuals’ sense of safety and belonging. No one should be made to feel threatened or harassed simply because of who they are or for what they believe. For that reason, the following support services are being offered and encouraged:

Student support services
Employee (faculty and staff) support services

Tradotto: siccome nell’università ci sono delle povere stelline che si mettono a frignare se sentono qualcuno dire cose tipo… la verità (quando la verità si scontra con le loro ideologiche masturbazioni mentali) allora l’università ti offre un servizio di assistenza con uno psicologo che ti aiuta a superare il trauma.

Son rimasto sconvolto ed ho pensato alla mia prof. di Filosofia. Qualsiasi bestialità tu dicessi, anche per provocare e per contestarla, ti chiedeva con fare disarmante: “perché? puoi argomentare la tua affermazione?” e spesso non riuscivi a rispondere e la finivi a contorcerti nel patetico “è così perché è così”.
Quella è stata una lezione molto preziosa; alla conoscenza si arriva mediante il dibattito ed il confronto, anche con chi ha idee diametralmente opposte alle tue.

Per sostenere le tue idee devi essere pronto ad affrontare un contraddittorio; se non ha il coraggio di sentire le idee diverse, se non hai il coraggio di argomentare le tue, di chiedere all’altro quali argomenti porta a supporto delle sue significa solo che le tue idee non valgono niente e che l’unico modo di sostenerle è dichiarare eretiche le idee diverse ed invocare la censura. La storia è piena di esempi. Trovo buffo che spesso chi si scandalizza per il rogo della biblioteca di Alessandria alla fine si comporti allo stesso modo di chi ha appiccato il fuoco. Fuoco appiccato perché si temeva quanto scritto in tali libri.

Invece il vivere in un giardino d’infanzia dove vieni abituato a sentire solo quello che vuoi sentire e giustificato se frigni che non vuoi sentire certe cose, significa essere destinato a finire a pezzi quando quelle cose sarai costretto a sentirle.  Da questo punto di vista il web con la sua possibilità di comunicare direttamente è stato devastante. Prima del web, se leggevi magari il giornale ti arrivava la realtà filtrata da tale giornale, le lettere dei lettori erano accuratamente scelte per supportare le tesi del giornale1 mostra la realtà vera e reale e non la versione filtrata dai giornali o dai media. Esistono gli imbecilli, esistono i bifolchi ignoranti convinti di essere grandi dottori. Tante cose che esistevano già ma delle quali vedevi solo pochi casi sporadici, troppo pochi per elevarli a regola generale.

Spingere il politically correct agli eccessi ovvero l’evitare di usare qualsiasi parola che possa evocare qualcosa di spiacevole per qualcun altro, come ad esempio il pronome “lui” per chi, dotato di pisello, si sente una donna oppure il festeggiare la festa della mamma in una classe dove un ragazzo ha la sfortuna di non aver, per un motivo o per un altro, la mamma, significa tentare di far vivere tutti in un immenso giardino d’infanzia dove senti solo quello che ti piace e vieni protetto dalla realtà brutta e cattiva. Peccato che così facendo non impari a confrontarti con la realtà e non impari a crescere, resti solo un bambino frignone che ha bisogno dello psicologo se ti dicono che babbo natale non esiste, perché tale rivelazione può mandare in crisi la tua fragile psiche.

E finisci “distrutto” semplicemente se vieni costretto a sentire qualcosa che non condividi.


  1. un poco come capita in certi forum dove fra i commenti di un articolo che sostiene una tesi T vengono fatti passare un 70% circa di messaggi pro T, un 20% contro e un 10% neutri. E fra i commenti contro passano solo quelli che sembrano scritti da trogloditi sgrammaticati mentre vengono censurati quelli scritti bene che in maniera corretta confutano T. Tanto per fare un esempio, in un articolo pro ius soli un commento come “no ai bingo bongo” verrà fatto passare mentre un commento come “son contrario perché considero poco accorto far sì che un minore abbia una cittadinanza diversa da quella dei suoi genitori/tutori” verrà cassato. 
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13 pensieri su “Se le tue idee non reggono ad un contraddittorio…

  1. SBEM!
    Tra l’altro, dopo l’onomatopeico furore, un mondo piatto, in cui non si festeggia la mamma perché qualcuno, ahilui (generico, mi venga passato il termine), è orfano, dove porta?
    Ad un mondo piú bello o ad un inferno di finzione e dolore in un giardino d’infanzia.
    Una specie di Big Whoop.

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  2. Non ho letto l’articolo, ma Mattia è uno che le sue idee le porta avanti grazie a un sapiente uso della “moderazione” dei commenti.
    Buona giornata Mattia.

    –edit; il cognome non serve; si capisce di chi si parla.

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      • Non è questo il punto. In casa d’altri mi aspetto di non essere aggredito se esprimo civilmente una opinione che non sia conforme, che il mio commento non venga manipolato e tante altre cose che avvengono tra persone civili. Non mi interessa particolarmente del signor Mattia, del quale ribadisco non aver letto l’articolo, ma visto che l’argomento è il confronto tra idee mi sono sentito di scrivere il precedente commento. Non ho nulla contro la moderazione quando è un modo per evitare i rompicoglioni che in rete abbondano, non è l’uso che alcuni ne fanno.

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        • Vero, tutto quello che non gli piace o a cui non sa come controbattere lo censura. Pienamente legittimo, per carità, ma poi quando fa di questi bei discorsi mi sembra altrettanto legittimo commentare: “Da che pulpito viene la predica!”

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          • A me non è capitato e poi, se anche fosse, in casa d’altri si fa quello che gradisce il padrone di casa.
            Comunque stiamo andando OT; l’argomento era il supporto psicologico garantito agli universitari americani che ho trovato assurdo.

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          • L’argomento, mi pare, era anche il fatto che ci sia gente che ha bisogno di sentirsi dire solo le cose che gli piacciono. Stigmatizzato da uno che censura perfino commenti in cui qualcuno dimostra di essere più informato di lui sull’argomento che sta trattando: avrà sicuramente tutto il sacrosanto diritto di censurare quello che gli pare, ma dovrebbe almeno avere il pudore di non mettersi ad additare le pagliuzze negli occhi altrui.
            PS: senza offesa: il fatto che a te non sia capitato ti sembra un argomento? A me, per esempio, non è mai capitato di essere violentata da un africano…

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    • Problemi di ordine pratico; il più evidente è: a che diritto di famiglia devi fare riferimento? quello della nazione dei genitori o quello italiano? Potrebbero capitare rogne se, ad esempio, i genitori decidono di divorziare. Chi deve decidere l’affidamento del minore, un giudice del paese di origine dei genitori o un giudice italiano? Potrebbero sorgere problemi con il diritto internazionale; già ne capitano se un minore ha due genitori di differente cittadinanza e magari, il minore, ha doppia cittadinanza. Figuriamoci se il minore ha una cittadinanza diversa da quella del genitore.

      Un altro caso che potrebbe capitare è che il minore Tizietto, diviene cittadino italiano e il nucleo familiare cui fa parte perde il diritto al permesso di soggiorno; che fare di Tizietto? andrà da cittadino italiano nel paese di origine della famiglia o rimarrà qui in italia? O sarà il vincolo che impedirà la perdita, per il nucleo familiare, del permesso di soggiorno.

      Un altra criticità verosimile è che non ha “potere legale” di scegliere la cittadinanza e quindi la richiesta la dovrebbe presentare in ogni caso un tutore; e se il minore non vuole la cittadinanza italiana? o viceversa se il minore la vuole e il tutore non da il suo assenso? Caso che può sembrare assurdo ma potrebbe capitare: se il padre decide di chiedere per Ahmed la cittadinanza italiana e non per la sua gemella Amina?

      Questi sono i miei principali dubbi.

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      • La mia voleva essere una battuta per riprendere il tuo post.
        Rispondendoti, anche io non sono d’accordo sullo ius soli. In linea di principio, nel breve periodo non cambierebbe nulla (e questa è un’ulteriore motivo per NON farlo) ed è estremamente inopportuno pensare in un momento del genere di accendere una pentola a pressione pronta ad esplodere quando non saremo in grado di estradare un terrorista che è anche cittadino italiano.
        Un miglioramento per arginare questa eventualità è possibile: imporre la scelta fra le due cittadinanze, e chi vuole la cittadinanza italiana deve rifiutare quella del paese di origine.

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        • Quella del terrorismo la vedo una motivazione debole rispetto alle altre; per estradarlo devi aver un paese estero che lo ricerca. Se Tizio, cittadino del docazzostan, fa un attentato in italia deve essere in ogni caso giudicato dalla legge italiana e deve scontare la pena in italia, poi puoi valutare se espellerlo verso il suo paese ma dopo che ha espiato la pena, a meno che non ci siano accordi diversi con il docazzostan. Vedi ad esempio il caso di Alì Agca. Anzi in certi casi è meglio tenere la “testa calda” al sicuro dietro le sbarre in italia che libero in qualche nazione farlocca.

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          • «Per estradarlo devi aver un paese estero che lo ricerca». No, basta conoscere la nazionalità e poi glielo spedisci a prescindere, con lo ius soli invece il culo del terrorista non lo scolli più dal bel Paese.
            Non ci sono altri casi, almeno a quanto io sappia fino ad ora, in cui lo ius soli influisce. La maggior parte delle domande che hai posto tu, ad esempio, sono problemi ordinari di competenza che esistono a prescindere dallo ius soli.

            «Se Tizio, cittadino del docazzostan,[…], a meno che non ci siano accordi diversi con il docazzostan». Anche questo avviene a prescindere dal riconoscimento dello ius soli.

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