Intercettazioni e deroghe alla costituzione…

Diciamolo chiaramente: la pubblicazione delle intercettazioni, anche se penalmente irrilevanti, anche se solo a scopo di sputtanamento o di soddisfazione di curiosità morbosa è un affarone per certi giornali. Giornali che senza tali “informazioni” pubblicherebbero a malapena l’oroscopo, le previsioni del tempo e, nel caso, il santo del giorno.

Gli articoli in difesa del “diritto del bobolo di sapere” li trovo molto istruttivi dal punto di vista delle arrampicate sui vetri per aggirare la costituzione. Infatti, la costituzione sulla riservatezza delle comunicazioni è decisamente chiara:

Articolo 15
La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Non esiste alcuna deroga in nome del diritto del bobolo a sapere.

Sorgente: Intercettazioni: caro politico, se non vuoi essere controllato cambia mestiere – Il Fatto Quotidiano

La lettura dei testi delle intercettazioni di conversazioni disposte da un magistrato in cui si riportano le parole di personaggi pubblici, non è indice di curiosità morbosa o di gusto per il pettegolezzo ed è grave, come di recente si è cercato di fare, confondere la difesa della privacy con il divieto per i governati di conoscere l’attività dei governanti e di verificare che l’immagine confezionata nel periodo pre e post elettorale corrisponda alla sostanza.

E non lo puoi verificare dagli atti pubblici del politico? se il politico promette “subito” una strada e dopo cinque anni c’è una mulattiera dissestata hai bisogno delle intercettazioni per accorgerti che c’è stato qualcosa sotto?

Chi riveste una carica che comporta decisioni che hanno ricadute sulla vita degli altri non può sottrarsi al controllo del pubblico, non può invocare la difesa della privacy come un cittadino qualsiasi. Se non se la sente è meglio che cambi mestiere: nessuno lo obbliga a rimanere nella sua posizione.

Politici e personaggi ai vertici di aziende pubbliche o private che abbiano rapporti con il pubblico si trovano in condizioni che li espongono a tentazioni ignote al cittadino comune. In questo senso sono soggetti a rischio e un controllo rafforzato nei loro confronti non è un’offesa, ma una necessità. Respingere l’esercizio di questo controllo con la scusa della privacy solleva sospetti pesanti.

Ecco la prima arrampicata sui vetri: i controlli rafforzati son quelli disposti dalla legge non quelli che si inventa il primo pirla di passaggio.  Per me è lecito buttare giù la porta del mio vicino per assicurarmi che non stia molestando la figlia o menando la moglie? Manco per il BIP! Se ho forti sospetti denuncio, chiamo le forze dell’ordine o faccio un esposto alla magistratura altrimenti rischio di passare immediatamente dalla parte del torto.

Solo tre mesi fa è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90 di “Attuazione della direttiva (Ue) 2015/849 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo…”

(…)

Se dunque le banche e gli intermediari finanziari hanno l’obbligo di esercitare un controllo rafforzato nei loro confronti (perché “I flussi di denaro illecito possono minare l’integrità, la stabilità e la reputazione del settore finanziario e costituire una minaccia per il mercato interno dell’Unione nonché per lo sviluppo internazionale”), sarebbe anche ragionevole chiedere che non vengano nascoste ai cittadini di uno Stato democratico tutte le notizie, comprese le trascrizioni di intercettazioni telefoniche e ambientali, che riguardano chi ha un potere sulla vita di tutti.

Ed ecco il salto logico: i controlli “rafforzati” sono una cosa che ha una sua ratio, ovvero la tutela della società. Però tale tutela non è lasciata all’arbitrio di Tizio o Caio ma è normata in maniera precisa. Non è che se una persona è una persona politicamente esposta io possa pretendere di entrare a casa sua per verificare che non nasconda soldi dentro al puff. Per i politici è la stessa cosa: è giusto un controllo maggiore ma il controllo maggiore non può andare contro la legge e contro la costituzione.

Si vuole che per i politici si deroghi dall’articolo 15 della costituzione? benissimo si abbia il coraggio di chiederlo esplicitamente senza la solita cortina fumogena di buone intenzioni e fantadiritti come il diritto del bobolo a sapere. Ma si sia consapevoli che fatta una eccezione per Tizio poi diventa facile farla per Caio, Mevio ed anche Sempronio…

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3 pensieri su “Intercettazioni e deroghe alla costituzione…

  1. Tutto sacrosanto.
    Aggiungerei solo un “piccolo” dettaglio.
    Deroghe alla legge possono – in circostanze eccezionali e previa decisione delle autorità competenti – essere ammesse.
    Deroghe alla Costituzione mai. Qualsiasi siano le circostanze e qualsiasi autorità decida qualsiasi cosa.

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    • Infatti; le “deroghe” alla costituzione valide son tutte e sole quelle scritte a chiare lettere nella costituzione stessa, come ad esempio nella XII disposizione transitoria e finale: “(…) In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.” o l’art. 98: “ Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero.”.
      Se vogliono deroghe all’articolo 15 anche in nome del diritto del bobolo a sapere, abbiano il coraggio di proporre una modifica alla “costituzione più bella del mondo”.

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