la piramide dell’odio

Ho letto questo documento: http://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/shadow_primapagina/file_pdfs/000/007/099/Jo_Cox_Piramide_odio.pdf

sui lavori riassuntivi della commissione Jo Cox (fonte):

La Commissione sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, istituita il 10 maggio 2016, ha il compito di condurre attività di studio e ricerca su tali temi, anche attraverso lo svolgimento di audizioni.

La Commissione è presieduta dalla Presidente della Camera e, sul modello già sperimentato per la Commissione di studio sui diritti e i doveri dei cittadini in
Internet, include un deputato per ogni gruppo politico, rappresentanti di organizzazioni sopranazionali, di istituti di ricerca e di associazioni nonché esperti. (
…)

Nella seduta del 4 luglio 2016, la Commissione ha deciso di inserire nella propria denominazione il riferimento a “Jo Cox”, deputata presso la Camera dei Comuni del Regno Unito, uccisa il 16 giugno 2016 mentre si apprestava a partecipare ad un incontro con gli elettori. (…)

Vediamo il primo trucco dialettico: il riferimento ad una politica inglese uccisa da un neonazista inglese. A parte il giusto rispetto per la persona e la politica mi chiederei come mai la commissione italiana debba “onorare” una politica inglese battezzando in suo onore la commissione parlamentare, perché? Per portare un politico ucciso come esempio di vittima di crimine d’odio. Probabile. La Cox ha due vantaggi: non c’entrava nulla con la politica italiana; provate ad immaginare se la commissione si fosse chiamata “aldo moro” o “roberto ruffilli”? Ci si sarebbe scannati subito in commissione ed in parlamento. Inoltre era stata uccisa da un demente neonazista che si richiamava ad idee xenofobe ed isolazioniste.  Cinicamente potrei dire: la vittima perfetta.

Il resto del documento è la solita serie di artifizi retorici per sostenere una tesi con dati parziali. Non voglio negare che esistano gli imbecilli che scrivono stupidaggini su internet e che i social siano delle cloache a cielo aperto. Però vorrei umilmente far notare che leggi che puniscono i comportamenti violenti già esistono; dire che non vengono applicate perché non esiste “il reato di odio” che sanziona l’idea alla base significa dire due cose non molto belle, cioè che la giustizia in italia viene applicata “a caso” e che più che sanzionare l’azione si mira a sanzionare le motivazioni dell’azione. Come scrissi nei dibattiti sull’omofobia: picchiare Tizio perché omosessuale è più o meno grave di picchiare Caio perché obeso o picchiare Sempronio perché secchione?

La parte sugli stereotipi mi ha fatto ridere:

il 49,7% ritiene che l’uomo debba provvedere alle necessità economiche della famiglia e che gli uomini siano meno adatti ad occuparsi delle faccende domestiche. (pag. 4)

risponderei con una sola parola: “babbomat”; confrontiamo quello stereotipo con la percentuale di donne che in caso di separazione hanno l’affidamento di figli e della casa.

56,4% Ritiene che “un quartiere si degrada quando ci sono molti immigrati” e il 52,6 che “l’aumento degli immigrati favorisce il diffondersi del terrorismo e della criminalità”. (pag. 4)

Sarebbe interessante confrontare questa percentuale con la suddivisione dei reati per quartiere e situazione socioeconomica prevalente. Logico che in quartieri degradati sia maggiore il numero di reati legati alla microcriminalità rispetto ad un quartiere “bene”. Parimenti è logico che i clandestini o persone che hanno un basso reddito vadano a vivere nei quartieri “popolari” invece che nei quartieri di lusso. In conclusione mi chiedo: quella percezione quanto è falsa o quanto è semplicemente una constatazione “empirica”?

Interessante anche la parte sull’odio a pagina 6

Questi fenomeni sono alimentati dalla rappresentazione delle donne nei media, dalla pubblicità agli spettacoli di intrattenimento, dove le donne sono spesso presenti solo come corpi più o meno denudati da esibire e guardare, o come figure di contorno (“vallette”) e raramente come veicolatrici di informazioni o opinioniste. Vi è una sola direttrice donna di un quotidiano nazionale (il Manifesto) e molte giornaliste finiscono nelle pagine di costume.

La domanda che mi porrei è: chi legge prevalentemente le pagine di moda e costume? guardacaso il pubblico femminile. Donne che scrivono per donne; dov’è lo scandalo? Il discorso comunque vallette/opinioniste ha poco senso; dipende dallo spettacolo e dal contesto. Da vespa le opinioniste son di entrambi i sessi, nei reality pure. In qualche quiz ci son le vallette ed il conduttore ma i veri protagonisti son i concorrenti ed anche lì vedo un 50% per sesso. Mah.

Integrerei quel dato con un altro dato: quanti “assessoresse lui alle pari opportunità ci sono in italia?” perché le pari opportunità invece di essere 50% lui/50% lei son dominio femminile?

Il resto son le solite lagne sull’odio nei social. Beh che siano una cloaca è banalmente vero ma più che con leggi liberticide bisogna intervenire in due fronti: il primo è una maggiore educazione delle persone ai loro diritto ed al modo corretto per chiedere rispetto, il secondo è banalmente far funzionare la giustizia anche nel caso ordinario lontano dai media. Ricordo che spesso il “dici così perché mi odi” è frequentemente usato come trucco dialettico per rispondere a qualsiasi critica anche se espressa in termini corretti e garbati senza insulti.

Riporto quanto scrissi riguardo alla legge Fiano:

Ricordo che vendola, a seguito delle polemiche riguardo al figlio che il suo compagno ha avuto grazie all’utero in affitto, rispondeva dando dell’omofobo a chiunque lo criticasse. Qualsiasi critica alla Kyenge, anche se corretta e validamente motivata, era a causa del razzismo, qualsiasi critica alla Boldrini, anche se corretta e validamente motivata, un attacco a tutte le donne.
Ci vuol poco a bollare come “fascista” e razzista chiunque non sia d’accordo all’accoglienza totale ed incondizionata di chiunque raggiunga in un modo o nell’altro il suolo italico o chiunque avanzi qualche dubbio sulla legge per lo ius soli.  Il solito sogno di vincere per squalifica dell’avversario. Si son visti i danni che tale tecnica ha creato quando è stata usata per eliminare politicamente mr. B.

Insomma, il riassunto della relazione non mi è piaciuta: troppa denuncia e poca comprensione dei fenomeni. Mi sembra un tentativo di creare un babau allo stesso modo del femminicidio per giustificare, con ottime intenzioni, pessime leggi. Vediamo cosa succederà.

PS

sulla difesa del discorso d’odio segnalo questo, ottimo, articolo di Mattia.

 

 

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3 pensieri su “la piramide dell’odio

  1. A me sebra tutto un escamotage sctrumentalizzato per imbavagliare le opinioni altrui, e si badi si parla di opinioni non lesioni fisiche a qualcuno, quindi un pensiero, un qualcosa di immateriale da minority report.
    E’ una cosa molto ma molto perisolosa, un campo minato, e non sarei sopresa se venisse fatta una legge proprio per avere più potere di censurare le opinioni contro il governo e le due politiche usando come grimaldello l’hater di turno.

    Mi piace

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